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Documento: Ermia e la metempsicosi (Irrisio, 3-5)
Messo in linea il giorno Mercoledì, 01 gennaio 2003
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Ermia e la metempsicosi (Irrisio, 3-5)

di Mario Maritano

All'interno dell'opera di scherno della filosofia antica, il cristiano Ermia, intorno all'anno 200, critica e rigetta la teoria pagana della metempsicosi (trasmigrazione delle anime).



Introduzione

Articolo di Mario Maritano pubblicato in A. Amato, - G. Maffei, (edd.), "Super fundamentum Apostolorum". Studi in onore di S. Em. il Cardinale A. M. Javierre Ortas (Biblioteca di Scienze Religiose 125), Ed. LAS, Roma 1997, 181-204.

Edizione a stampa dell'Irrisio di ErmiaErmia1, un autore di cui si conosce solo il nome, intorno al 200 d. C.2 scrisse un'opera nella quale irrideva la filosofia pagana. Con vivo senso dello "humour", con fine ironia, ma spesso anche con sarcasmo demolitore, egli sottolinea le contraddizioni dei filosofi pagani e il loro disaccordo sulle questioni più importanti, critica in modo distaccato e sereno le loro teorie, evoca immagini pittoresche per mettere in evidenza i conflitti delle argomentazioni, reagisce con sorridente vivacità di fronte all'arroganza e alle pretese di risolvere i grandi problemi dell'uomo e di misurare l'universo.

Una teoria derisa da Ermia è la metempsicosi o trasmigrazione dell'anima in successivi corpi:3 problema discusso in relazione all'origine dell'anima e alla sua sorte in vista di una eventuale nuova incarnazione. La tematica dell'anima aveva un ruolo centrale nella filosofia antica del II e III secolo d. C., soprattutto d'ispirazione platonica.4 Su alcuni punti essenziali diversi filosofi (e i loro seguaci) si differenziavano e si contrapponevano, come ci testimonia il nostro Autore, pur nel contesto polemico e satirico. Il dibattito poco alla volta si era codificato attorno ad un complesso di quaestiones,5 che, specialmente dal II secolo d. C. in poi, costituirà lo schema tradizionale dei trattati sull'anima, ed era fondato prevalentemente su materiale dossografico molto diffuso e utilizzato.6


1 Per i problemi preliminari riguardanti il contesto e le fonti dell'opera, l'autore e il suo scritto, la data e la storia del testo, e per una bibliografia essenziale cf la parte introduttiva all'edizione critica a cura di R. P. C. HANSON et alii, Hermias. Satire des philosophes païens (Sources Chrétiennes [=SCh] 388) Paris 1993, 9-94. Ne seguiamo anche la suddivisione in paragrafi.

2 Cf la citata parte introduttiva all'ed. critica, pp. 12-15 (sono esposte le principali ipotesi - sulla data - presentate dagli studiosi); pp. 66-67: per la datazione del 200 circa sono valorizzati i seguenti indizi: Ermia ha utilizzato i Placita d'Aezio (databili verso il 150), ha subíto l'influsso di Luciano (al più tardi verso il 130), si può stabilire una relazione con l'Oratio di Taziano (verso il 170); il nostro Autore propone al cap. 1 la teoria dell'apostasia degli angeli (teoria diffusa presso i cristiani del II sec. e agli inizi del III, respinta poi da Clemente Alessandrino); il modo con cui Ermia si è avvalso della tradizione dossografica non riflette una data tardiva; è evidente una interdipendenza tra l'Irrisio e la Cohortatio ad Graecos dello Ps-Giustino (tra l'inizio e la metà del III sec.); l'atteggiamento dell'autore dell'Irrisio verso la filosofia di Platone è caratteristico del II secolo; l'ignoranza o il poco interesse verso il medioplatonismo e la non menzione del neo-platonismo indica una data anteriore a questo movimento filosofico; cf anche pp. 123-128 (a proposito della "apostasia degli angeli, sorgente della filosofia" per trarre conclusioni sulla datazione dell'Irrisio).

Cf inoltre A. DI PAULI VON TREUHEIM, Die "Irrisio" des Hermias (Forschungen zur christlichen Literatur- und Dogmengeschichte 7/2) Paderborn 1907, 53 che indica come datazione il periodo tra il 180 e il 220. Anche A. RIZZO, Ermia il filosofo. Lo scherno dei filosofi gentili (Classici cristiani) Siena 1929, pp. VI-XIV: discute varie tesi e conclude che Ermia è da collocare tra il II e il III secolo; così pure L. ALFONSI, Ermia filosofo, Brescia 1947, 9-40: La vita di Ermia e la datazione dell'opera. Secondo J. F. KINDSTRAND, The Date and Character of Hermias'Irrisio, in "Vigiliae Christianae" 34 (1980) 341-357 [particolarmente pp. 347-350], date le affinità d'argomento, di stile, di atteggiamento tra Massimo di Tiro ed Ermia, l'Irrisio sarebbe stata scritta nella seconda metà del II secolo. Possiamo infine anticipare come conclusione che anche il modo con cui egli presenta a grandi linee la teoria della metempsicosi ben si adatta agli apologisti del II secolo.

3 Su Ermia e la metempsicosi - oltre alle edizioni e traduzioni che riportano il testo - vi sono generalmente pochi cenni: cf L. BUKOWSKI, La réincarnation selon les Pères de l'Église, in "Gregorianum" 9 (1928) 83; J. A. FISCHER, Studien zum Todesgedanken in der Alte Kirche, München 1954, 249; L. SCHEFFCZYK, Die Reinkarnationsgedanke in der altchristlichen Literatur, in "Bayerische Akademie der Wissenschaften. Philosophisch-historische Klasse" Sitzungsberichte 1985, Heft 4 (München 1985) 18; C. SCHÖNBORN, Quelques notes sur l'attitude de la théologie paléochrétienne face à la réincarnation, in C.-A. KELLER (ed.), La réincarnation. Théories, raisonnements et appréciations. Un symposium, Berne 1986, 178 note 2 e 22 [si limita a ricordare il titolo dello scritto di Ermia] (traduzione it. col titolo Che atteggiamento assunse il cristianesimo delle origini nei confronti della reincarnazione?, in C. SCHÖNBORN, Risurrezione e reincarnazione (Risposte nella fede) Casale Monferrato 1990, 40 nota 2 e p. 53 nota 22); H. FROHNHOFEN, Reinkarnation und frühe Kirche, in "Stimmen der Zeit" 207 (1989) 241 [anche questo studioso accenna solo il titolo dell'opera del nostro Autore].

4 Cf H. DÖRRIE, - M. BALTES, Platonismus in 2. und 3. Jahrhundert nach Christus (Der Platonismus in der Antike: Grundlage-System-Entwicklung, begr. von H. DÖRRIE, Bd. 2) Stuttgart / Bad Constant 1993. Per i commenti al De Anima di Aristotele nel II e III secolo d. C., (di Plutarco di Atene, Siriano, Marino, Simplicio, Giovanni Filopono, Olimpiodoro e Stefano di Alessandria), cf ivi, pp. 300 e 345 e, per un periodo più ampio, cf P. MORAU, Le "De anima" dans la tradition grecque. Quelques aspects de l'interprétation du traité, du Théophraste à Thémistius, in G.E.R. LLOYD, - G.E.L. OWEN, (edd.), Aristotle on mind and the senses. Proceedings of the Seventh Symposium Aristotelicum, Cambridge 1978, 281-324. Si sa che il "De anima" d'Aristote a marqué profondément la réflexion philosophique et la penséé scientifique aux siécles suivants": L. ELDERS, Le commentaire de Saint Thomas d'Aquin sur le De anima d'Aristote, in A. LOBATO (a cura di), L'anima nell'antropologia di S. Tommaso d'Aquino. Atti del Congresso della Società internazionale S. Tommaso d'Aquino, Roma 2-5 gennaio 1986 (Studia Universitatis S. Thomae in Urbe 28) Milano 1987, 34. Per il periodo dell'età imperiale, cf H. DÖRRIE, Kontroversen um die Seelenwanderung im kaiserzeitlichen Platonismus, in "Hermes" 85 (1957) 414-435, ristampato anche in ID., Platonica minora (Studia et Testimonia Antiqua) Münich 1976, 406-419 [citerò sempre le pp. della rivista].

5 Sono ravvisabili, a partire dai Placita di Aezio (un autore di età augustea), nelle discussioni sull'anima nelle opere di Albino, Tertulliano, Porfirio, Giamblico e nello stesso Gregorio di Nissa: cf E. PEROLI, Il Platonismo e l'antropologia filosofica di Gregorio di Nissa. Con particolare riferimento agli influssi di Platone, Plotino e Porfirio (Platonismo e filosofia patristica. Studi e Testi 5) Milano 1993, 65-69: Le "quaestiones disputatae de anima". Cf anche R. POLITO, I quattro libri sull'anima di Sorano e lo scritto De Anima di Tertulliano, in "Rivista di storia della filosofia" ns. 49 (1994) 423-468.

6 Cf A. J. FESTUGIÈRE, La révélation d'Hermès Trismégiste. III. Les doctrines de l'âme, Paris 1953, 1-26; cf anche B. WYSS, s. v. Doxographie, in Reallexikon für Antike und Christentum IV, Stuttgart 1959, 197-210. Si vedano anche le puntualizzazioni di D. E. HAHM, The Ethical Doxography of Arius Didymus, in W. HAASE, - H. TEMPORINI, (hrsgg.), Aufstieg und Niedergang der römischen Welt II,36,4, Berlin / New York 1990, 2935-3055, e di J. MANSFELD, Doxography and Dialectic. The Sitz im Leben of the 'Placita', ivi, pp. 3056-3229. Secondo P. KESELING, Justins "Dialog gegen Tripho" (c. 1-10) und Platons "Protagoras", in "Rheinisches Museum" 75 (1926) 229, sarebbe esistito nel II sec. un florilegio platonico utilizzato dagli apologisti. Per le relazioni tra la tradizione dossografica ed Ermia, cf R. P. C. HANSON et alii, nella parte introduttiva alla sopracitata edizione critica dell'Irrisio in SCh 388, pp. 25-37: Tradition doxographique.




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