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Documento: Ermia e la metempsicosi (Irrisio, 3-5)
Messo in linea il giorno Mercoled, 01 gennaio 2003
Pagina: 2/5
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Il testo di Ermia

Così scrive Ermia, alludendo ai filosofi e alle loro varie teorie:1

«§ 2. Alcuni di essi infatti dicono che l'anima è fuoco, altri che essa è aria, altri intelletto, altri movimento, altri effluvio, altri una energia venuta dalle stelle, altri un numero motore, altri l'acqua generativa, altri un elemento un composto di elementi, altri l'armonia, altri il sangue, altri il soffio, altri la monade, e gli antichi dicono che essa è composta di elementi contrari. Quante parole sono state dette su questo soggetto, quante argomentazioni, quanti ragionamenti di sofisti in lotta tra loro più che in ricerca della verità?

§ 3. E sia pure! essi non sono d'accordo sull'anima... Ma su altre questioni che la riguardano, si sono trovati d'accordo. A proposito del piacere dell'anima, uno lo definisce un bene, un altro un male, un altro qualcosa di mezzo tra il bene e il male. Riguardo all'angoscia, uno la qualifica buona, un altro cattiva, un altro qualcosa di mezzo tra il bene e il male. Sulla sua natura, alcuni dicono che essa è immortale, altri mortale; altri che essa sopravvive per poco tempo, alcuni la trasformano in bestia selvaggia (apoteriosin), altri la disgregano in atomi, altri la fanno reincarnare tre volte (tris ensomatousin), altri le limitano la sua vita a periodi di tremila anni. Oh! Ecco persone che non vivono nemmeno cento anni e che promettono tremila anni futuri!

§ 4. Come si devono dunque qualificare queste idee? A mio parere, ciarlataneria, o stoltezza o follia o macchinazione, o tutte queste cose insieme. Se essi hanno scoperto qualche verità, pensino allo stesso modo o si accordino, allora io, lieto, darò il mio assenso. Ma se essi smembrano l'anima, se la tirano in diverse nature, in differenti sostanze, se la fanno passare da una materia ad un'altra, confesso che mal sopporto questa fluttuazione delle cose. Ora sono immortale e gioisco, ora sono mortale e piango; sono dissolto in atomi, divento acqua, divento aria, divento fuoco. Poco dopo non sono n aria, n fuoco, chi mi fa bestia (therion me poiei), chi mi fa pesce: e dunque ho di nuovo per fratelli i delfini! Tutte le volte che mi guardo, sono atterrito dal mio corpo e non so come chiamarlo: uomo, cane, lupo, toro, uccello, serpente, dragone, chimera. Dai filosofi infatti sono trasformato (metaballomai) in tutte le specie di animali: terrestri, acquatici, alati, multiformi, selvatici, domestici, muti, canori, irragionevoli, ragionevoli: io nuoto, volo, striscio, corro, mi poso. E talvolta Empedocle mi fa anche cespuglio (thamnon me poiei)!

§ 5. Bene! poich i filosofi sono incapaci di mettersi d'accordo per scoprire l'anima dell'uomo, ancor meno possono svelare la verità sugli dèi e sull'universo. Ebbene! Essi hanno l'audacia, per non dire la stupidità di farlo: essi che non possono scoprire la natura della propria anima (ten idian psychen), cercano di definire quella degli stessi dèi, essi che non conoscono il proprio corpo (to idion soma), si arrischiano a scoprire la natura dell'universo».


1 Riporto il testo di Ermia dal paragrafo 2 al 5, per avere la visione completa della problematica, anche se poi fermerò l'attenzione unicamente sull'argomento della metempsicosi.

Oƒ mn g£r fasin aÙtîn yuc¾n enai tÕ pàr, oƒ d tÕn ¢ra [oƒ Stwiko…], oƒ d tÕn noàn, oƒ d t¾n k…nhsin, [`Hr£kleitoj] oƒ d t¾n ¢naqum…asin, oƒ d dnamin ¢pÕ tîn ¥strwn ·ousan, oƒ d ¢riqmÕn kinhtikÒn [PuqagÒraj], oƒ d Ûdwr gonopoiÒn [“Ippwn], oƒ d stoice‹on ¢pÕ stoice…wn oƒ d ¡rmon…an [De…narcoj], oƒ d tÕ aŒma [Krit…aj], oƒ d tÕ pneàma, oƒ d t¾n mon£da [PuqagÒraj], kaˆ oƒ palaioˆ t¦ ™nant…a. PÒsoi lÒgoi perˆ totwn, ™piceir»seij pÒsai, pÒsai d…kai sofistîn ™rizÒntwn m©llon À t¢lhqj eØriskÒntwn;

'All¦ g¦r œstw: stasi£zousi mn perˆ tj yucj *** t¦ d loip¦ perˆ aÙtj Ðmonooàntej ¢pef»nanto: kaˆ ¥lloi t¾n ¹don¾n aÙtj Ð mn tij ¢gaqÕn kale‹, Ð d tij kakÒn, Ð d' aâ mson ¢gaqoà kaˆ kakoà, t¾n d fsin aÙtj, oƒ mn ¢q£natÒn fasin, oƒ d qnht»n, oƒ d prÕj Ñl…gon ™pidiamnousan, oƒ d ¢poqhrioàsin aÙt»n, oƒ d e„j ¢tÒmouj dialousin, oƒ d trˆj ™nswmatoàsin, oƒ d triscil…wn ™tîn periÒdouj aÙt Ðr…zousin. Kaˆ g¦r oƒ mhd ˜katÕn œth zîntej perˆ triscil…wn ™tîn mellÒntwn ™paggllontai.

Taàta oân t… cr¾ kale‹n; æj mn ™moˆ doke‹, terate…an À ¥noian À man…an À st£sin À Ðmoà p£nta. E„ mn t¢lhqj eØr»kasin, Ðmonohs£twsan À sugkatatiqsqwsan, k¢gë tÒte ¥smenoj aÙto‹j peisq»somai, e„ d ¢ntispîsi t¾n yuc¾n kaˆ ¢nqlkousin ¥lloj e„j ¥llhn fsin, ›teroj d e„j ˜tran oÙs…an, Ûlhn d ™x Ûlhj metab£llousin, Ðmologî Øper£cqesqai t palirro…v tîn pragm£twn. Nàn mn ¢q£natÒj e„mi kaˆ gghqa, nàn d' aâ qnhtÕj g…nomai kaˆ dakrw· ¥rti d e„j ¢tÒmouj dialomai, Ûdwr g…nomai, [kaˆ] ¢¾r g…nomai, pàr g…nomai: eta met' Ñl…gon oÜte ¢¾r oÜte pàr, qhr…on me poie‹, „cqn me poie‹, p£lin oân ¢delfoj œcw delf‹naj. “Otan d ™mautÕn ‡dw, foboàmai tÕ sîma kaˆ oÙk oda pwj aÙtÕ kalsw, ¥nqrwpon À kna À lkon À taàron À Ôrnin À Ôfin À dr£konta À c…mairan: e„j p£nta g¦r t¦ qhr…a ØpÕ tîn filosofontwn metab£llomai, cersa‹a œnudra pthn¦ polmorfa ¥gria tiqass¦ ¥fwna eÜfwna ¥loga logik£: n»comai †ptamai [ptomai] ›rpw qw kaq…zw. ”Eti d Ð 'Empedoklj kaˆ q£mnon me poie‹.

“Opou to…nun t¾n ¢nqrèpou yuc¾n ÐmognwmÒnwj eØre‹n oÙc oŒÒn te to‹j filosofoàsi, scol g' ¨n perˆ tîn qeîn À perˆ kÒsmou dnainto t¢lhqj ¢pof»nasqai. Kaˆ g¦r tathn ¢ndre…an œcousin, †na m¾ t¾n ™mplhx…an e‡pw. Oƒ g¦r t¾n „d…an yuc¾n eØre‹n oÙ dun£menoi, [oÙ] zhtoàsi t¾n tîn qeîn aÙtîn, kaˆ oƒ tÕ ‡dion sîma oÙk e„dÒtej t¾n toà kÒsmou fsin perierg£zontai.

Ed. H. Diels, Doxographi Graeci, Berlin, 1879.




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