Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: I generi letterari ed il linguaggio del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Sabato, 22 marzo 2003
Pagina: 3/7
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Lettere

La lettera è il genere più rappresentato nel NT: su 27 scritti, 21 sono qualificati come lettere, ma ci sono lettere anche negli Atti e nell’Apocalisse.

Il genere era ben noto nel mondo ellenistico, sia nella forma della lettera privata o di circostanza, che conosciamo attraverso i ritrovamenti papiracei, sia nella forma dell’epistola, cioè di composizione letteraria, con contenuto polemico o filosofico, indirizzata a un pubblico generico, ma colto, e destinata alla pubblicazione (ad es., le epistole di Seneca). La maggior parte delle lettere paoline e cattoliche sono vere lettere di circostanza inviate a destinatari precisi, e non epistole. Alcune sono biglietti a persone private (ad esempio, 3 Gv e in parte Fm), ma per lo più sono lettere rivolte a comunità o rappresentanti di comunità, hanno carattere pubblico e autoritativo. Talora dovevano essere lette nelle assemblee liturgiche. Paolo insiste qualche volta perché le sue lettere siano lette a tutti (cfr. 1 Ts 5,27) e passino di comunità in comunità (cfr. Col 4,16). Rispondono a situazioni e problemi concreti, pur superando il contingente nell’insegnamento. Lo scopo è religioso, secondo un genere molto conosciuto nel mondo giudaico (cfr. Ger 29,1-23: lettera ai deportati; 2 Mac 1 e 2: tre lettere ai giudei di Egitto).

Confrontando il procedimento degli autori neotestamentari con quello corrente in età ellenistica, possiamo appurare che le formule epistolari vengono modificate e cristianizzate. Normalmente, nell’uso greco l’intestazione comprendeva nome dello scrivente (al nominativo), nome del destinatario (al dativo) e il saluto (per lo più chairein, «salve»). Questa forma si trova in lettere riportate in At 15,23; 23,26 e in Gc 1,1. Il formulario semitico-orientale dava invece per saluto un’espressione come «la pace a voi». Paolo adotta il formulario orientale (il suo saluto diventa per lo più «grazia a voi e pace»), ma lo amplia con titoli di intonazione cristiana per il mittente e i destinatari e vi aggiunge quasi sempre (tranne che in Gal, 1 Tm e Tt) un ringraziamento, una specie di lunga preghiera eucaristica in cui sono già annunciati i motivi della lettera.

La formula conclusiva era normalmente «state bene» (Errôsthe: cfr. At 15,29); Paolo introduce una benedizione di origine liturgica, come «la grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi». Egli adatta inoltre le formule ai singoli destinatari e alle singole circostanze.

Come mittenti talora Paolo presenta anche suoi collaboratori (Silvano e Timoteo in 1 e 2 Ts; Sostene in 1 Cor, ecc.). Risulta che egli si serviva di un segretario a cui dettava (questi si nomina come Terzio in Rm 16,22), ma firmava di suo pugno (cfr. 1 Cor 16,21). In Fm 19 Paolo di aver scritto invece personalmente tutta la lettera.

L’importanza di questo genere letterario è legata, da una parte, alla situazione della missione itinerante, in cui è forte, e permane, il bisogno di mantenere il contatto tra comunità e apostolo, dall’altra, al profondo senso di unione tra le comunità di credenti.

Il contenuto delle lettere è vario e comprende elementi di genere diverso, anche appartenenti al patrimonio della tradizione: profetici, catechetici (formule e professioni di fede), omiletici, liturgici (formule eucaristiche, battesimali, preghiere, dossologie, inni), parenetici (cataloghi di virtù e vizi, «codici familiari», precetti per vescovi, presbiteri, vedove, ecc.), esegetici, ma anche autobiografici, narrativi, ecc.

Non tutte le lettere del NT però appartengono effettivamente al genere epistolare.

Eb ha solo la finale propria della lettera (13,22-25); all’inizio invece mancano i nomi dell’autore e dei destinatari e la formula di saluto. Anche nel corpo dello scritto sono assenti elementi epistolari (appelli diretti ai destinatari); presenta un’intonazione oratoria. È stata definita un’epistola e talora è stata ritenuta un trattato apologetico o un’omelia: sembra che fosse effettivamente un sermone, prima pronunciato oralmente davanti a un’assemblea, poi inviato per iscritto a una comunità con un biglietto di invio (l’attuale finale): sarebbe il solo sermone che il NT ci abbia conservato integralmente. Ha un’organizzazione più rigorosa ed accurata rispetto ad una lettera ed è un vero testo di prosa letteraria.

Non è una vera lettera neppure Gc, che offre, della lettera, solo il saluto iniziale. Contiene esortazioni morali universali che la apparentano al genere della parenesi, quale si ritrova sia nella diatriba cinico-stoica (Seneca, Epitteto) sia in scritti giudaici (Tobia, Proverbi, Testamenti dei XII Patriarchi, ecc.).

Caratteri anomali rispetto a quelli del genere epistolare sono presenti anche nelle due lettere di Pietro, in 1 Gv e in Gd: si pensa anche per queste lettere a forme omiletiche o trattatistiche.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke