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Documento: Le origini della festa di Natale
Messo in linea il giorno Mercoledì, 01 gennaio 2003
Pagina: 3/4
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Postilla: studi e novità recenti

[L’articolo originale di Mario Righetti precedentemente riportato risale al 1969. Viene qui corredato di una postilla di aggiornamento, a cura di Andrea Nicolotti, che rende ragione di alcuni progressi recenti.]

Gli studi di Thomas Talley sul Natale e sulla diffusione del culto del Dies natalis solis invicti, hanno ridimensionato la predominanza della teoria legata alla sostituzione della festa pagana. Talley sulla base di alcune indicazioni di Agostino e del citato De solstitiis et aequinoctiis, opera anonima di origine africana, ha suggerito la possibilità che il Natale abbia fatto la sua prima apparizione nell’Africa donatista piuttosto che a Roma, forse tra il 243 e il 3111.

Nuove ed interessanti prospettive sono state aperte dagli studi calendariali. Occorre notare che la liturgia pone al 25 marzo la festività dell'annunciazione dell'angelo a Maria, nove mesi prima della nascita di Gesù festeggiata il 25 dicembre; infatti l’angelo, secondo il Vangelo di Luca, apparve a Maria quando Elisabetta, futura madre di Giovanni Battista, era al sesto mese di gravidanza2; di conseguenza la festa della nascita di Giovanni Battista è collocata al 24 giugno, tre mesi dopo l’annunciazione e sei prima del Natale di Gesù. L’Oriente bizantino celebra il 23 settembre l’annuncio a Zaccaria, nove mesi prima della nascita del Battista in giugno.

Un tentativo di giustificazione storica di queste date la si ritrova nel famoso sermone In diem Natalem di Giovanni Crisostomo: egli riteneva - scorrettamente - che Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, fosse sommo sacerdote, sulla scia di una tradizione già attestata nel protoevangelo di Giacomo. Egli riteneva altresì che l'offerta dell'incenso di cui parla l'evangelista Luca fosse l'offerta del sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione. Poiché il giorno dell'espiazione cadeva il 10 di Tishri (il mese che corrisponde al nostro settembre-ottobre), ecco che la natività di Giovanni veniva a cadere a giugno. Si tratta di una spiegazione che il Crisostomo elabora per giustificare la data del 25 dicembre, o si trattava di un'interpretazione altrimenti diffusa?

Questi rapporti di date convergenti solitamente vengono spiegati come frutto di un calcolo basato sulla data - ritenuta già stabilita - del 25 dicembre; manca d’altra parte un chiaro riscontro nel testo evangelico che possa confermare anche solo una di queste date. Esiste però l’indicazione di Luca 1,5-8, il quale parlando di Zaccaria padre di Giovanni ci informa che egli apparteneva alla classe sacerdotale di Abia (ex efêmerias Abia), e che quando gli apparve Gabriele per annunciare lo stato di gravidanza della moglie egli “esercitava sacerdotalmente nel turno del suo ordine” (en tôi hierateuein auton en têi taxei tês efêmerias autou). A. Ammassari ritiene che l’indicazione del turno di Abia risalga ad una antica tradizione giudaico-cristiana registrata da Luca3; così il rito bizantino, che il 23 settembre fa memoria dell’annuncio a Zaccaria, avrebbe conservato una data storica abbastanza precisa.

È noto che nel santuario di Gerusalemme Davide stesso aveva disposto che i sacerdoti ebrei fossero distinti in 24 tàxeis, ebraico sebaot (1 Cr 24, 1-19); queste classi, avvicendandosi l’una all’altra, dovevano prestare servizio liturgico per una settimana ciascuna, “da sabato a sabato”, per due volte l’anno4. Purtroppo l'evangelista ci informa riguardo al turno al quale apparteneva Zaccaria, ma non ci dice in che periodo dell’anno questo turno prestava servizio al Tempio.

Il progresso nello studio dei calendari in uso presso gli Ebrei5 ha portato ad alcuni tentativi di ricostruire l'ordine di successione di queste classi sacerdotali. La difficoltà più grande, è capire in che modo avvenissero gli avvicendamenti delle classi. Esse, infatti, prestavano servizio per sette giorni ciascuna, e conseguentemente un ciclo completo delle 24 classi ricopriva 168 giorni. Ci si domanda quindi se la successione delle classi fosse ininterrotta, indipendentemente dal sopraggiungere dell’anno nuovo, provocando un continuo sfasamento rispetto all’anno precedente, o se ogni anno, ad un determinato punto, l’ordine delle classi sacerdotali ripartisse dal principio, con la prima classe (Jehoiarib); le testimonianze talmudiche in proposito non sono univoche.

Già nel XIX secolo Henry Browne e Thomas Lewin, assumendo come valida l’ipotesi della successione ininterrotta, avevano tentato di stabilire la data della nascita di Gesù sulla base dei turni sacerdotali. Il punto di partenza dei loro calcoli fu il dato accertato che il secondo Tempio di Gerusalemme fu distrutto tra il 5 e il 6 agosto del 70, e che il 4 agosto era iniziato il corso sacerdotale di Jehoiarib6. Andando a ritroso con la successione delle classi che precedevano, se Gesù fosse nato il 7 a.C. (come essi ritenevano), il turno di Zaccaria in quell’anno sarebbe caduto il 16 maggio, e la nascita di Gesù sarebbe conseguentemente da collocare in agosto7. È ovvio che, a seconda dell’anno prescelto per la nascita di Gesù, il turno di Abia viene a cadere in un momento diverso, il che rende questo sistema poco affidabile. Recentemente, Roger T. Beckwith8 si è decisamente orientato per la soluzione dei cicli sacerdotali annualmente interrotti; egli ritiene che l’arrivo del mese di Tishri fosse il momento in cui si dava inizio ogni anno al ciclo, come era già avvenuto dopo la ricostruzione dell’altare del Tempio dopo l’esilio9. Ciò sembra essere confermato anche dai calendari rinvenuti a Qumran10, dove si seguiva un calendario solare (ideale?) di 364 giorni con un giorno intercalare ogni terzo mese. Qui era previsto un ciclo di avvicendamenti dei turni sacerdotali che durava sei anni, in modo che, allo scadere di ogni ciclo, nella prima settimana del primo anno fosse di servizio il medesimo sacerdote11. Ha destato interesse il fatto che secondo questo calendario il turno di Abia, prescritto per due volte l’anno, nel primo dei sei anni ricorre la prima volta dall’8 al 14 del terzo mese del calendario, e la seconda volta dal 24 al 30 dell’ottavo mese del calendario. Ora, questa seconda volta corrisponde all’incirca all’ultima decade di Settembre; ciò permetterebbe di pensare che Zaccaria una volta ogni sei anni avesse il suo turno di servizio in questo periodo di tempo, che è del tutto compatibile con la tradizionale data delle natività di Giovanni Battista e di Gesù. Certo è che non è così facile pensare che nel Tempio di Gerusalemme fosse applicato un calendario solare, a meno che non si pensi che Zaccaria non seguisse il calendario ufficiale.

Ritornando invece al calendario lunare farisaico, sulla base della notizia che il Tempio fu distrutto il 5-6 agosto (9-10 di Ab) durante il turno di Jehoiarib, possiamo vedere quale sarebbe stata la successione nelle settimane successive, se il servizio avesse potuto continuare normalmente. Jehoiarib sarebbe stato seguito da Jedaiah, Harim, Seorim, Malchijah e Mijamin, ed Hakkoz avrebbe iniziato il proprio turno il 21 Elul (15 settembre). Se arrivati a questo punto, in vista dell’inizio di Tishri, la successione sacerdotale fosse ricominciata da principio, ecco che Jehoiarib avrebbe ricominciato il ciclo dal 28 di Elul (22 settembre), e l’ottavo turno di Abijah (quello di Zaccaria) sarebbe cominciato il 17 Heshvan (10 novembre). Se invece si fosse proseguito senza curarsi dell’inizio dell’anno, dopo Hakkoz sarebbe toccato subito ad Abijah, dal 28 di Elul (22 settembre) al 4 di Tishri (29 settembre).

Si assuma che il sistema dei turni sacerdotali del 70 d.C. fosse il medesimo utilizzato al tempo di Gesù: nel caso di turni in continua successione, sarebbe assai difficile risalire al periodo ricoperto da Abijah in quell’epoca, non conoscendo né l’anno preciso della nascita di Gesù, né quando vennero fatti cadere gli anni embolismali, ossia gli anni in cui veniva aggiunto un mese in più (un secondo mese di Adar) per riallineare il calendario. Invece, ammesso che il servizio ricominciasse ogni anno, risulterebbe che Zaccaria ha sempre esercitato il suo turno intorno alla seconda decade di novembre. Collocando la nascita di Gesù dopo 15 mesi, si ricavano queste possibilità: in caso di anno ordinario, Gesù sarebbe nato a gennaio-febbraio; in caso di anno con mese embolismale (con il II di Adar), la Natività andrebbe spostata a dicembre-gennaio12. Naturalmente occorre tener conto del fatto che le indicazioni evangeliche non sono matematiche: una indicazione come “al sesto mese di gravidanza” si riferisce ad un tempo generico, con un margine di una trentina di giorni. Allo stesso modo, i calcoli si basano sul presupposto - inverificato - che Gesù e Giovanni siano nati dopo nove mesi precisi di gravidanza. Qualora si volesse considerare seriamente la possibilità di un tal genere di difficile ricostruzione cronologica, occorrerebbe pertanto considerare i dati con una certa elasticità, senza pretendere di ricavarne delle date assolutamente precise. Jack Finegan, ad esempio, ritiene che Gesù sia nato in inverno, ma rinuncia ad ogni collocazione eccessivamente puntuale13.

Riassumendo, la nascita di Gesù alla fine di dicembre (o all’inizio di gennaio, come è festeggiata in Oriente), potrebbe essere una data ricavata sulla base di una serie di calcoli congiunti, quindici mesi dopo l’annuncio a Zaccaria, nove mesi dopo l’annunciazione a Maria, sei mesi dopo la nascita di Giovanni il Battista. Un calcolo basato sui turni sacerdotali al Tempio, pur con tutti i suoi limiti, pare non opporsi alla cronologia tradizionale. Il fatto che vi fossero dei pastori con le loro greggi all'aperto nella notte in cui nacque Gesù14 non è un motivo per escludere che fosse inverno; ancor oggi a Betlemme è possibile vedere ovini al pascolo nei freddi giorni natalizi15. Certamente queste argomentazioni, in mancanza di documenti più precisi, non hanno un valore assoluto.

In conclusione, manca ancora una soluzione definitiva per il problema della data del Natale, ma gli studi degli ultimi decenni hanno aperto nuove prospettive finora trascurate. Certamente la volontà di cristianizzare una festa pagana ha rivestito una certa importanza; ma non è escluso che la collocazione di questa festività al 25 dicembre abbia seguito un proprio percorso, indipendente dalla festa del sole, facendo invece riferimento alla data dell’annunciazione. Non è nemmeno da escludersi che la nascita di Gesù in dicembre sia frutto di una tradizione che si propose di richiamare da vicino i racconti evangelici.


1Le origini dell'anno liturgico, Brescia, 1991, pp. 93-101.

2 Luca 1,26-27: “Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”.

3 Alle origini del calendario natalizio, in «Euntes Docete» XLV (1992), pp. 11-16.

4 Cfr. Giuseppe Flavio, Antiquitates, VII,365.

5 Per una presentazione generale della questione calendariale con bibliografia si rimanda a: "Il calendario giudaico: la misura del tempo nell'ebraismo" in www.christianismus.it.

6 Ad esempio, Flavio Giuseppe, Bellum iudaicum, VI,220-270.

7 H. BROWNE, Ordo saeclorum, London, 1844; T. LEWIN, Fasti sacri, London, 1865.

8 The Date of Christmas and the Courses of the Priests, in Id., Calendar & Chronology, Jewish and Christian, Leiden, 1996, pp. 79-92.

9 Esdra 3,2-6: “Giosuè figlio di Iozadàk con i fratelli, i sacerdoti, e Zorobabele figlio di Sealtiel con i suoi fratelli, si misero al lavoro per ricostruire l'altare del Dio d'Israele, per offrirvi olocausti, come è scritto nella legge di Mosè uomo di Dio [...] Cominciarono a offrire olocausti al Signore dal primo giorno del mese settimo, benché del suo tempio non fossero ancora poste le fondamenta”

10 I testi calendariali sono editi e raccolti in TALMON DJD XXI

11 Per un commento di questi testi (principalmente 4Q320-321), cfr. S. TALMON, The Calendar Reckoning of the Sect from the Judæan Desert, in «Scripta Hierosolyminitana» IV (1958), pp. 162-199; C. MARTONE, Un calendario proveniente da Qumran recentemente pubblicato, in «Henoch» XVI (1994), pp. 49-76; Id., Calendari e turni sacerdotali a Qumràn, in F. ISRAEL - A. M. RABELLO - A. M. SOMEKH (a cura di), Hebraica. Miscellanea di studi in onore di Sergio J. Sierra per il suo 75° compleanno, Torino, 1998, pp. 325-356; J. FINEGAN, Handbook of Biblical Chronology, Peabody, 19982, pp. 275-278. Sui difficili problemi di intercalazione del calendario qumranico, che comunque risultava imperfetto, R. T. BECKWITH, The Perpetual Calendar of the Dead Sea Scrolls, in Id., Calendar & Chronology, Jewish and Christian, Leiden, 1996, pp. 120-140; U. GLESSMER, Calendars in the Qumran Scrolls, in P. W. FLINT - J. C. VANDERKAM (a cura di), The Dead Sea Scrolls After Fifty Years, Leiden, 1999, pp. 376-395.

12 Per le tabelle e i calcoli basati su diversi computi calendariali, cfr. J. FINEGAN, Handbook of Biblical Chronology, Peabody, 19982, pp. 275-278.

13 Handbook of Biblical Chronology, pp. 278-279.

14 Lc 2,8: “C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge”.

15 È quanto testimoniato ad esempio dal biblista Harry Mulder, che passò il Natale del 1967 a Betlemme e prestò attenzione a questo particolare, registrando la presenza di pecore ed agnelli nel villaggio, e concludendo con queste parole: “Non è impossibile che il Signore Gesù sia nato a Dicembre”. Lo scritto di Mulder è anche riportato nel commentario del Vangelo di Matteo di W. HENDRIKSEN, Exposition of the Gospel according to Matthew. New Testament Commentary, Baker Book House, 1973, vol. I, p. 182.




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