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Documento: Chi erano gli abitanti di Qumrn
Messo in linea il giorno Sabato, 29 settembre 2001
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Identificazioni rigettate

Secondo una vecchia opinione di Cecil Roth e Godfrey R. Driver, gli abitanti di Qumràn erano Zeloti. Tale opinione non è supportata dallo studio dei reperti archeologici e dalla datazione dei manoscritti.

Secondo Lawrence H. Schiffman della New York University gli abitanti di Qumràn erano Sadducei1; tale posizione deriva da un suo studio della Lettera del Maestro di Giustizia (4QMMT). In essa, che contiene un elenco di prescrizioni giuridiche sulla purità, quattro di esse coincidono con alcune istruzioni citate nei codici rabbinici della Minah nel contesto delle dispute tra Farisei e Sadducei, e attribuite a quest’ultimi. Ma la coincidenza su alcuni punti di due correnti distinte, non basta a stravolgerne l’identificazione, n fa specie, essendo sia Esseni sia i Sadducei movimenti di origine sacerdotale. I Sadociti di Qumràn concordavano certamente su alcuni punti con i Sadducei, ma su altri le opinioni sono assai differenti, come nell’angelologia, nell’escatologia e riguardo al problema della predestinazione. La vita comune, la povertà e la castità degli Esseni è ben diversa dai costumi dei Sadducei di cui ci parla il Nuovo Testamento e Giuseppe Flavio.

Anche l’identificazione con i Farisei è stata tentata negli anni ’50 da Chaim Rabin2. Egli ha identificato nei qumraniani una corrente farisaica purista e originaria, che si oppose inutilmente, con una spaccatura, al fariseismo che divenne trionfante, più annacquato, largheggiante. Anche Rabin è costretto però a spostare la datazione dei manoscritti al I sec. d.C. La sua teoria non si preoccupò di identificare le persone citate dai manoscritti, e ritenne la differenza di calendario tra le due correnti di Farisei una aggiunta posteriore. Anche questa identificazione non ebbe seguito.

Norman Golb ha proposto una insostenibile identificazione delle rovine di Qumràn con una fortezza. Le grotte, a suo parere, sarebbero svincolate dal sito abitativo di Qumràn, e sarebbero servite solamente come nascondiglio di manoscritti di varia provenienza trasportati qui da Gerusalemme prima dell’assedio del 70 d.C3. È una ipotesi già ventilata da Karl H. Rengstorf, che parlava di un trasferimento a Qumràn della biblioteca del Tempio4. In questo modo Golb spiegherebbe alcune difficoltà mosse all’ipotesi essena. La sua ricostruzione si basa sul fatto che a Qumràn manchino testi di natura documentaria (lettere, contratti), cosa insolita per una biblioteca di una comunità organizzata, e che ad eccezione del Rotolo di Rame non vi siano documenti di prima mano, autografi, ma solo copie trascritte da altri modelli. Mentre la seconda affermazione non può essere certo sostenuta con tanta sicurezza, a causa dello stato in cui ci sono pervenuti i manoscritti, è certo che sono stati ritrovati a Qumràn testi di natura documentaria (Q342-358). È poi assai strano che in quelle grotte, piene di documenti salvati dalla descrizione di Gerusalemme, ci siano moltissimi testi chiaramente riconducibili alla setta essena, e nessun testo chiaramente fariseo o sadduceo; si dovrebbe pensare che dalla biblioteca del Tempio siano stati messi in salvo i documenti esseni “eretici”, e lasciati quelli “ortodossi”. Il ritrovamento di materiale scrittorio nelle rovine di Qumràn, inoltre, conferma l’ipotesi dell’esistenza di uno scriptorium.

La difficoltà della tesi aumenta quando Golb è costretto a ribadire l’erronea convinzione secondo cui le rovine di Qumràn siano una fortezza, e quando cerca di togliere valore alla testimonianza di Plinio sulla localizzazione degli Esseni sul Mar Morto.


NOTE AL TESTO

1 L. H. SCHIFFMAN, The New Halakhic Letter (4QMMT) and the Origins of the Dead Sea Sect, in «Biblical Archaeologist» LIII (1990), pp. 64-73. Una risposta critica è quella di J. C. VANDERKAM, The Qumràn Residents: Essenes not Sadducees!, in Z. J. KAPERA (a cura di), Qumràn Cave 4. Special Report on 4QMMT, Cracovia, 1991, pp. 105-108.

2 C. RABIN, Qumràn Studies, Oxford, 1957.

3 Cfr. ad esempio N. GOLB, Who Wrote the Dead Sea Scrolls? The Search for the Secret of Qumràn , New York, 1995. Una breve critica alle sue tesi in con indicazioni bibliografiche in O. BETZ – R. RIESNER, Gesù, Qumràn e il Vaticano. Chiarimenti, Roma, 1995, pp. 80-86.

4 K. H. RENGSTORF, Hirbet Qumràn und die Bibliotek vom Totem Meer, Stuttgart, 1960.







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