Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Autori degli scritti del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Venerdì, 15 agosto 2003
Pagina: 2/9
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Epistole paoline

Per quanto riguarda le lettere di Paolo, anticamente non ci fu grande discussione, in quanto Paolo stesso si nomina all’inizio delle sue lettere e si definisce «apostolo» (cfr. Rm 1,1; 1 Cor 1,1, ecc.). Sente di essere apostolo - sebbene «l’infimo tra gli Apostoli, indegno di essere chiamato apostolo» (1 Cor 15,9) in quanto un tempo fu persecutore dei cristiani - perché, come i Dodici, è stato reso degno di conoscere direttamente Gesù Cristo nella rivelazione straordinaria che ebbe sulla via di Damasco e perché, come loro, è stato inviato ad annunciare il vangelo ai pagani da Gesù stesso (cfr. Rm 11,13), dotato dei medesimi carismi degli Apostoli (cfr. 2 Cor 12,12). Si noti che i dodici Apostoli erano stati scelti da Gesù, secondo la tradizione sinottica, proprio per questi due scopi: per essere inviati ad annunciare il vangelo e per esercitare il potere di cacciare i demòni (e guarire i malati: le due cose sono strettamente unite, perché anche le malattie sono sentite come effetto dell’opera demoniaca): cfr. Mc 3,15 e par.; 6,12-13. Anche gli Atti, pur non chiamando per lo più Paolo «apostolo», gli attribuiscono un prestigio pari, se non superiore, a quello di Pietro, tanto da farne il protagonista assoluto di tutta la seconda parte dell’opera. E la tradizione successiva, fin dai primi secoli, chiama Paolo «l’Apostolo» per antonomasia.

Solo nella Lettera agli Ebrei il mittente non si presenta col nome di Paolo, e questo è stato uno degli elementi che hanno fatto dubitare della paternità paolina di essa. Altri elementi sono stati di tipo linguistico e stilistico.

I moderni comunque, a partire dal sec. XIX, hanno sottoposto a critica l’autenticità anche di tutte le altre lettere paoline, arrivando talora a negarla per tutte. Si può dire che la paternità paolina sia stata generalmente ammessa per Rm, 1 e 2 Cor, Gal; oggi si tende ad ammetterla anche per 1 Ts, Fil e Fm, mentre gravano sospetti su 2 Ts e soprattutto su Col, Ef e Pastorali. I sospetti nascono spesso dal fatto che si riconoscono incongruenze storiche e contraddizioni di contenuto tra queste ultime lettere e i testi più sicuramente paolini; talora si mettono innanzi ripetizioni, discordanze stilistiche e linguistiche, non sempre con criteri solidi e oggettivi. Per Ef i dubbi nascono anche dal problema filologico dell’intestazione, in cui la menzione dei destinatari manca nella maggior parte della tradizione manoscritta. Le Pastorali sono generalmente ritenute scritti tardi perché riflettono un’organizzazione delle comunità ecclesiali più avanzata, con la presenza di diaconi, vescovi o presbiteri, regole per la loro elezione, ecc. Inoltre sembra che siano state conosciute più tardi rispetto alle altre: pare che Marcione le ignorasse. Ma neppure questo è un argomento molto forte: si potrebbe osservare che le lettere di Ignazio, che risalgono al secondo decennio del secolo, talora mostrano somiglianze significative proprio con queste lettere.

Per le lettere la cui attribuzione a Paolo risulta dubbia si pensa all’opera di discepoli di Paolo. Si tratterebbe, cioè, di opere pseudoepigrafe o pseudonime. La pseuodoepigrafia era un’usanza piuttosto comune nella letteratura ellenistica e in quella giudaica: si tendeva, cioè, specialmente nell’ambito di scuole filosofiche o mediche o religiose, ad attribuire ai fondatori o alle personalità più insigni della scuola anche opere composte da discepoli e seguaci, senza che questo implicasse un’intenzione di falsificazione vera e propria1. Già in ambito biblico gruppi omogenei di scritti erano attribuiti a singole figure autorevoli: il Pentateuco a Mosè, la letteratura sapienziale (Pr, Sap, Ct, Eccle, Eccli) a Salomone, i Salmi a Davide. L’intera letteratura apocalittica, a partire dal libro canonico di Daniele e poi con i vari apocrifi (Apocalisse di Baruc, Apocalisse di Esdra, ecc.), è pseudonimica. L’usanza continuerà in ambito cristiano (cfr. la Lettera di Barnaba, uno degli scritti dei Padri apostolici).


1 Cfr. W. SPEYER, Die literarische Fälschung im heidnischen und christlichen Altertum, München, 1971.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke