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Documento: La formazione di Gesù
Messo in linea il giorno Venerdì, 15 agosto 2003
Pagina: 3/8
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1) Marco 2, 1-11 (l'episodio del paralitico).

A un primo livello interpretativo, si nota che in questo passo Gesù identifica se stesso con la figura e, in ogni caso e soprattutto con le funzioni del Figlio dell'Uomo, un personaggio celeste che ci è noto dal circa contemporaneo Libro delle Parabole, dove ha funzioni di giudice universale alla fine dei tempi1. Conosce tutti i segreti della giustizia e fu creato prima del tempo. Non sappiamo se la gente conosceva la teologia del Libro delle Parabole, ma è certo che almeno questo sapeva, che il Figlio dell'Uomo era il giudice supremo; altrimenti il colloquio fra Gesù e la gente non avrebbe alcun senso.

In questo caso il rapporto fra il Libro delle Parabole e Gesù è chiaro, ma non andrà interpretato in maniera letteraria. Da questo testo non si deduce tanto che Gesù conoscesse il Libro delle Parabole, quanto che doveva esistere fra la gente, almeno nella Galilea, una conoscenza diffusa del Figlio dell'Uomo come Giudice supremo. Ora, il Libro delle Parabole è etichettato dai moderni come libro apocalittico. Purtroppo si tratta di una categoria di pensiero ignota agli antichi. Inventare categorie moderne di pensiero è legittimo, ma è indispensabile metterle in rapporto al pensiero antico. Altrimenti l'uso delle fonti diventa impossibile, perché il linguaggio nostro non coincide con quello antico e potremmo essere tentati a pensare che gli antichi ignorassero quelle opere che noi chiamiamo apocalittiche: un fenomeno troppo vasto e denso di pensiero per essere stato ignorato dai contemporanei. Vedremo in seguito come interpretare questo fatto.

Questo brano suscita anche un altro problema. Gesù dice di essere in grado di rimettere i peccati, cioè di "giustificare". Il problema della liberazione dal male e dal peccato in particolare era molto sentito all'epoca di Gesù e già da tempo; perché il peccato era sentito come l'unico vero ostacolo alla salvezza. Si pensi allo Yom Kippur e al rilievo che aveva questa festa nel libro dei Giubilei (5, 17-18).

Nell'essenismo esisteva una forma di giustificazione gratuita: chiunque aderiva alla setta e aveva fede ('emunah) nel Maestro di Giustizia otteneva la giustificazione (Pesher Hab. 8, 2-3), oppure secondo le parole della Regola (1QS 3, 6): «Perché per mezzo dello spirito del vero consiglio riguardante la condotta dell'uomo sono purificati tutti i suoi peccati». Ma si vedano anche le parole dell'autore anonimo di 1QS 11, 3 sgg: «Con la sua giustizia egli cancella i miei peccati, perché dalla fonte della sua conoscenza Egli ha fatto scaturire la mia luce...Dalla fonte della Sua giustizia deriva la mia giustificazione (mishpati)...Io, se sbaglio, la misericordia di Dio (hasde el) è sempre la mia salvezza e, se inciampo per il male della carne, il mio giudizio (si fonda) sulla giustizia di Dio che sempre sta salda .Egli sempre purifica tutti i miei peccati. Con la sua giustizia egli mi purifica dall'impurità dell'uomo e dal peccato dei figli dell'uomo». Nelle Hodayot si legge (1H 4, 37-38): «Tu purifichi (tekapper) l'iniquità e puri[fichi (tt[hr]) i figli dell'uo]mo dal peccato per mezzo della tua giustizia...ché hai creato il giusto e il malvagio». La traduzione di questi passi non sempre è sicura, specialmente per quanto riguarda le parole in corsivo, ma il senso generale è sicuro.

L'episodio del paralitico mostra come anche per Gesù (e a quanto pare all'inizio della sua predicazione, nell'interpretazione di Marco) la giustificazione gratuita dal peccato appariva come l'unica via di salvezza dal male. Certo la giustificazione del Maestro di Giustizia è legata al suo predeterminismo e alla sua particolare concezione dell'illuminazione; elementi che non ci sono nel pensiero di Gesù, ma l'idea che la via di salvezza consiste nell'ottenere attraverso un qualunque mezzo, che forse non è ancora chiaro nel suo pensiero, il perdono gratuito da parte di Dio, è propria anche di Gesù. Il tema della giustificazione gratuita mette il pensiero di Gesù in relazione con l'essenismo piuttosto che con l'apocalittica2 o col farisaismo.


1 Accetto l'interpretazione del Figlio dell'Uomo di Daniele 7 come simbolo collettivo di tutto il popolo di Israele. Comunque la figura del Figlio dell'Uomo, simbolica in Daniele, divenne in seguito figura autonoma e reale. Il tentativo recente di interpretare anche il Figlio dell'Uomo del Libro delle Parabole come simbolo collettivo per Israele non trova appoggio nel testo. Cfr. SEGALLA G., Le figure mediatrici di Israele tra il III sec. a.C. e il I sec. d.C.: progettazione e illustrazione del tema, in "Ricerche storico bibliche" 1, 1989, 13-66.

2 Cfr. l'Apocalisse Siriaca di Baruc e il Quarto Libro di Ezra, che hanno posizioni esplicite e contrarie a quelle di Gesù: la salvezza appartiene al giusto.





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