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Documento: La formazione di Gesù
Messo in linea il giorno Venerdì, 15 agosto 2003
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3) L'impurità (Marco 7).

Al tempo di Gesù l'impurità1 costituiva problema da tempo. Nella lettera di Aristea il problema della purità nasce dal contatto coi pagani e la risposta è dettata sia dal convincimento di essere nel giusto, sia dal desiderio di trovare una risposta adeguata alla mentalità pagana2. Ma in seguito il problema deve essere penetrato nella stessa società giudaica. Non ci si domandò più come rispondere ai pagani, ma in maniera più esistenziale che valore avesse la purità. R. Hanina ben Dosa (I a metà del I sec.d.C.), che fece un trato di strada portando sulle spalle la carcassa di un serpente (`arod), dette a suo modo una risposta al problema: l'impurità non esiste3. È interessante notare che noi deduciamo una concezione di R. Hanina da un suo gesto: forse anche alcuni gesti di Gesù potrebbero essere sottoposti a questo medesimo metodo di analisi.

L'essenismo sviluppò il concetto di impurità in senso opposto: non solo l'impurità esisteva, ma era sinonimo di peccato e in ogni caso una forza maligna. «L'uomo, diceva il Maestro di Giustizia, è nel peccato (`awon) fino dall'utero» (1QH 4, 29-30). In questo caso "peccato" non significa “trasgressione”, ma il suo significato è più vasto: doveva essere una forza, una res che in qualche modo invadeva l'uomo fino dal suo concepimento. Nella Regola della Comunità si legge che chi non entra nella setta «non sarà giustificato per la grande (?) durezza del suo cuore...non sarà santificato nemmeno da tutta l'acqua dei mari e dei fiumi..., ma resterà completamente impuro per tutto il tempo che rifiuterà la volontà (mishpatim) di Dio» (3, 3-6). La via di salvezza dal peccato coincide con la purificazione. Le norme di purità furono importantissime per gli esseni. L'impurità era il peccato stesso.

Ora, secondo Gesù, l'impurità esisteva realmente4. Si limitava a escludere che potessero esistere cibi impuri, o, in ogni caso, che la loro impurità fosse capace di contaminare l'uomo. Non esiste, in Gesù, una presa di posizione circa l'impurità da contatto5. Ma nell'insieme appare chiaro che per Gesù contaminava il peccato e solo quello. Ma resta aperto il problema di come interpretare il peccato, se anche la trasgressione delle norme di purità era in effetti un peccato.

Dall'insegnamento di Gesù ai discepoli si deduce che per lui le norme di purità dovevano essere considerate abrogate. D'altra parte il concetto di `norma di purità, che per noi che viviamo venti secoli dopo, è chiaro, doveva essere abbastanza complicato a esprimersi in quel tempo, in una società non abituata alla concettualizzazione. Un termine, che indicasse quelle cose che noi oggi chiamiamo "norme di purità", mancava. L'espressione moderna deriva proprio dalla concettualizzazione, posteriore a Gesù, dei termini del problema. Perché altro è dire «l'impurità esiste» o «non esiste»; altro è dire «l'impurità esiste, ma non tutto ciò che si crede che contamini, contamina». Ci voleva una parola che indicasse quelle cose che si credeva che contaminassero, ma che non contaminavano.

Ciò rese l'insegnamento di Gesù ambiguo e lo si vede bene dai problemi che ebbe la chiesa nascente su questo punto (vedi l'episodio di Pietro a Cesarea che non sa se entrare o meno nella casa del pagano e quello di Pietro ad Antiochia6). Resta comunque che l'impurità per Gesù esisteva ed era una forza negativa legata al peccato.

Nella II a metà del I secolo anche Ben Zakkai tornò sul problema dell'impurità, per affermare7, sulla linea di Hanina ben Dosa, che l'impurità non esiste («Il cadavere non contamina»; «l'acqua non purifica»), ma contemporaneamente insiste che tutto ciò che riguarda la purità è contenuto nella Torah e che quindi l'uomo ha l'obbligo di osservare la volontà di Dio.

Anche sul tema dell'impurità le diverse opinioni degli ebrei si dispongono intorno a due centri: coloro che credevano che l'impurità esistesse realmente e coloro che la consideravano solo un problema legato alla Legge. I gruppi ebraici sembrano disporsi sempre allo stesso modo. Da una parte i farisei, dall'altra gli esseni: non è chiaro da che parte stiano i testi che chiamiamo apocalittici, perché il problema non mi pare che vi appaia.


1 Cfr. BOOTH R.P., Jesus and the Laws of Purity, Tradition History and Legal History in Mark 7 (Journal for the Study of the New Testament Suppl. Series 13), Sheffield 1986.

2 Cfr. Lettera di Aristea, §§ 142 sgg.

3 Cfr. bTaanit 25a e bBerakot 33a. Vedi anche VERMES G., Gesù l'ebreo, Roma 1982, Roma 1983 (Seconda edizione inglese dello stesso anno).

4 Cfr. anche Matteo, 15. L'ideologia riguardante il puro e l'impuro è la stessa che in Marco, anche se i due brani non sono uguali. La mancanza del tema dell'impurità dei cibi si può spiegare in Luca pensando ai destinatari pagani.

5 Mi resta difficile interpretare alcuni gesti di Gesù che potrebbero riguardare questo problema, come l'episodio dell'emorroissa (Marco 5, 25-34) e certa facilità ad incontrare i peccatori. Si tratta di gesti che non sono così radicali come quello di R. Hanina, ma abbiamo visto che per Gesù l'impurità esisteva.

6 Cfr. Atti 10 e Galati 2, 11-14. Per un'interpretazione diversa degli avvenimenti narrati in questi passi, cfr. VERMES G., Gesù l'ebreo, op.cit., 31-32 e Idem, The Gospel of Jesus the Jew, Newcastle upon Tyne 1981, p. 39. Fra gli atti di Gesù che possono gettare qualche luce sulla sua concezione dell'impurità, penso che possano avere qualche importanza gli episodi del cap. 5 di Marco (22-43), sia tutti quegli episodi che mostrano una certa facilità di Gesù a intrattenersi anche con pubblici peccatori.

7 Questo testo è studiato dal NEUSNER, The Idea of Purity in Ancient Judaism (Studies in Judaism in Late Antiquity), Leiden 1973, p. 105-106. Egli ne mette in dubbio l'antichità. In effetti «if Yohanan ben Zakkai had said such a thing, then his opinion was everywhere ignored for the next four or five centuries... This to be sure is not a decisive argument, for his pro-gentile sayngs were similarly ignored». A favore dell'antichità del passo, o almeno delle sue idee, sta soprattutto il fatto che rispondeva a una esigenza precisa del giudaismo della fine del I secolo, nel quale, come abbiamo visto, il problema era stato posto ed esigeva una risposta. Una volta che l'allontanamento da pagani e da minim fu realizzato, il problema restò nell'ombra a lungo.




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