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Documento: Gesù nel suo tempo: i concetti di peccato, espiazione e sacrificio
Messo in linea il giorno Domenica, 29 febbraio 2004
Pagina: 5/8
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Gesù e il peccato

I contenuti della Legge non sono più quelli mosaici. L’insegnamento di Gesù avvicina la morale mosaica a quella enochica, ma il punto di partenza, la base del discorso di Gesù è la morale fondata sulla Legge di Mosè, alla quale, però, è tolto il valore assoluto che aveva per i farisei. Ovviamente, il concetto di peccato chiaramente resta, anzi è radicalizzato. Degno della Geenna non era solo chi uccideva, ma anche chi offendeva il prossimo. Si può dire che la situazione di Gerusalemme era per Gesù ancora più cupa che per il Battista. E in effetti alla «scure posta alla radice» di Giovanni, Gesù affianca il suo pianto sulla distruzione di Gerusalemme e del Tempio1. Gesù non pensava né che la sua predicazione, né che la sua morte, della quale era cosciente, avrebbero portato una soluzione al male del peccato. Gesù non pensò mai a una società senza peccato. La sua missione, evidentemente, non era quella di creare una tal società. Il perdono e l’amore cristiano sono strumenti umani che non realizzano lo scopo ultimo, che rimane la sconfitta del peccato e del male.


1 La distruzione del Tempio è motivo già antico nella letteratura giudaica. Una raccolta recente di questi passi è in PENNA R., I ritratti originali di Gesù il Cristo, inizi e sviluppi della cristologia neotestamentaria, I, Gli inizi, Cinisello B. 1996, p. 70.




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