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Documento: L'argomentazione scritturistica di Origene contro la metemsomatosi
Messo in linea il giorno Domenica, 29 febbraio 2004
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L'argomentazione scritturistica di Origene contro la metemsomatosi

di Mario Maritano

Origene, contro i sostenitori della metensomatosi, trae dalla Sacra Scrittura le proprie argomentazioni per confutare tale teoria, sia citando il testo biblico, sia appoggiandosi sull'antropologia biblica (l'uomo come immagine di Dio), sia infine richiamando la dottrina sulla risurrezione, come è presentata specialmente nel Nuovo Testamento.



Introduzione

Pubblicato in Gilles Dorival et Alain Le Bolluec (edd.), Origeniana Sexta. Origène et la Bible /Origen and the Bible. Actes du "Colloquium Origenianum Sextum", Chantilly 30 août - 3 septembre 1993 (Bibliotheca Ephemeridum Theologicarum Lovaniensium 118), Peeters /University Press, Leuven 1995, 251-276

Origene allo scrittoio in una miniatura, Schaftlarn, 1160 circa

Una questione che si ponevano gli autori dei trattati Perì psychês - specialmente di ispirazione platonica1 - riguardava la (eventuale?) trasmigrazione dell'anima in successivi corpi. Origene,2 attento alle problematiche filosofiche e teologiche, non poteva esimersi dall'accennare ad una simile dottrina, ed esplicitamente la richiama, nel quadro di possibili "quaestiones" sull'anima, nel Commento al Vangelo di Giovanni3 e nel Commento al Cantico dei Cantici.4 Numerose volte, poi, marginalmente cita tale teoria per evidenziarne l'assurdità e per confutarla o per distinguerla dalla risurrezione.5

Per metensomatosi Origene intende il passaggio di una stessa anima umana in successivi e diversi corpi,6 che possono essere animali,7 umani,8 astrali.9

Varie persone, per sostenere tale teoria, citavano passi biblici, suscettibili di essere interpretati - ovviamente secondo loro - in un senso favorevole alla trasmigrazione dell'anima.10 Dalle opere di Origene deduciamo che quattro gruppi di persone richiamavano episodi e affermazioni bibliche per avvalorare la loro tesi.

1) Alcuni cristiani - o che si pretendono tali - forse a livello "popolare", lettori poco avveduti e per nulla critici (di scritti apocrifi?), come ricorda in Fragmenta in Prouerbia,11 nella parte finale di Perì Archôn I,8,4,12 in un frammento del De resurrectione, interpretando un passo paolino.13 Addirittura durante un'omelia (rivolta quindi ai cristiani), Origene vuole premunirsi contro alcuni suoi ascoltatori - malevoli o troppo semplici - che rischiano di fraintendere o interpretare erroneamente certe allusioni e simboli.14

2) Vari eretici gnostici, come Basilide e i suoi seguaci, i quali traggono insegnamenti errati da una falsa interpretazione di frasi evangeliche,15 e distorcono le parole dell'apostolo Paolo.16

3) Alcuni ebrei, che si ricollegavano a dottrine esoteriche.17

4) Persino qualche pagano, che fraintendendo espressioni bibliche (soprattutto a proposito della risurrezione), attribuiva ai cristiani la dottrina della metensomatosi.18

In questo mio contributo, mi limiterò a presentare l'argomentazione che Origene trae dalla Sacra Scrittura per confutare tale teoria, sia citando il testo biblico, esegeticamente interpretato in modo corretto, sia appoggiandosi sull'antropologia biblica (l'uomo come immagine di Dio), sia infine richiamando la dottrina sulla risurrezione, come è presentata specialmente nel Nuovo Testamento.


1Si vedano soprattutto gli autori citati in A. J. Festugière, La révélation d'Hermès Trismégiste. III. Les doctrines de l'âme, Paris 1953, 1-26; per lo schema dei trattati De Anima, cf ivi p. 3; cf anche J. H. Waszink nell'introduzione all'edizione critica di Tertullianus. De Anima, Amsterdam 1947, 15*-20*.

2Per una bibliografia riguardo al problema della metensomatosi in Origene si veda la nota bibliografica in appendice al presente contributo.

3Cf Commentarii in Iohannem VI,14,85-86 (SCh 157, 190-192), in cui afferma che si dovrebbe esaminare se "sia possibile che l'anima entri una seconda volta nel corpo ... nel medesimo corpo o in uno diverso... se l'anima si servirà sempre dello stesso corpo così com'è o lo cambierà. Si dovrà esaminare che cosa significhi propriamente la metensomatosi e in che cosa si distingua dall'ensomatosi e se chi afferma la metensomatosi debba affermare anche di conseguenza l'incorruttibilità del mondo". Cf anche la nota di E. Corsini al Commento al vangelo di Giovanni di Origene, Torino 1968, 312-314, nota 15 [di questo studioso utilizziamo o riecheggiamo la traduzione del Commentarii in Iohannem]; cf anche C. Blanc, Les questions sur l'âme, nell'edizione a Origène. Commentaire sur saint Jean, t. II (SCh 157), Paris 1970, 26-27. Origene tratta dell'anima anche in Perì Archôn I,8-9, ma ivi non parla della metensomatosi (un cenno è presente in Perì Archôn I,8,4).

4Cf Commentarii in Canticum Canticorum II,5,24 (SCh 375, 368): "..non sembra esservi incertezza che nella condizione attuale di vita l'anima non può venire nel corpo una seconda e una terza volta".

5Ecco un elenco dei passi (secondo l'ordine cronologico delle opere origeniane): De resurrectione 2 (in Pamphilus, Apologia Origenis 10); Perì Archôn I,8,4; Fragmenta in Prouerbia (in Pamphilus, Apologia Origenis 10); Commentarii in Iohannem VI,10,64; VI,11,67-71; VI,12,72-73; VI,13,75; VI,14,82-86; Perì Euchês 29,14; Homiliae in Lucam 4 [greco]; Fragmenta in Lucam 1,17 [Rauer 17]; Homiliae in Ieremiam 16,1; Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1; 5,9; 6,8; Selecta in Ezechielem 14,13; Commentarii in Canticum Canticorum II,5,24; Commentarii in Matthaeum 7 (in Pamphilus, Apologia Origenis 10); Commentarii in Matthaeum 10,20; 11,17; 12,9; 13,1; 13,2; Commentariorum series in Matthaeum 38; Contra Celsum 1,13; 1,20; 1,33; 3,75; 4,17; 4,30; 4,40; 4,83; 5,29; 5,49; 6,8; 6,36; 7,32; 8,30; 8,53.

6Cf ad esempio Commentarii in Iohannem VI,10,64 (SCh 157, 176,22-24); Contra Celsum 1,20 (SCh 120, 126,16-19); Contra Celsum 3,75 (SCh 136, 170,38-40). Anche nella versione latina di Rufino si incontrano spiegazioni della metensomatosi, che non sembrano soltanto esplicitazioni fatte dal traduttore per i suoi lettori latini, ma potrebbero risalire allo stesso Origene: Commentarii in Ep. ad Romanos 6,8 (PG 14, 1083A); Fragmenta in Prouerbia in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (PG 13, 17A o PG 17,613D); Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 (PG 14, 1015B): "Metensomatoseos dogma, id est quod animae in alia atque alia corpora transfundantur" (per alcuni studiosi questa potrebbe essere però una glossa dello stesso Rufino).

7Cf ad esempio De resurrectione 2 in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (PG 11,94D o 17,596C); Perì Archôn I,8,4 (SCh 252, 232,163-166); Fragmenta in Prouerbia in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (PG 13, 174A o 17, 613D-615A); Homiliae in Ieremiam 16,1 (SCh 238, 132,30-34); Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 (PG 14, 1015B); 6,8 (PG 14, 1083A); Commentarii in Matthaeum 11,17 (GCS 40, 64,19-20) [cf anche la traduzione latina in Pamphilus, Apologia Origenis 10]; Contra Celsum 1,20 (SCh 132, 126,16-19); 3,75 (SCh 136, 170,39-40); 4,83 (SCh 136, 392,41-43); 8,30 (SCh 150, 238,24-25). Cf in generale G. Dorival, Origène a-t-il enseigné la trasmigration des âmes dans les corps d'animaux? (à propos de "P Arch I,8,4), in H. Crouzel, A. Quacquarelli (edd.), Origeniana secunda, Second Colloque internationale des études origéniennes, Bari 20-23 sept. 1977 (Quaderni di "Vetera Christianorum" 15) Roma 1980, 11-32.

8Cf soprattutto a proposito di Elia / Giovanni Battista: Commentarii in Iohannem VI,10,64 (SCh 157, 176,20-24); VI,11,66 (ivi, p. 157,176,1-3); Homiliae in Lucam 4 (GCS 492, 27,7 [greco]); Fragmenta in Lucam 1,17 [= Rauer 17] (GCS 492, 233-234 [greco]); cf anche a proposito di Gesù / uno dei profeti: Commentarii in Iohannem VI,10,64 (SCh 157, 176,24-27); Commentarii in Matthaeum 12,9 (GCS 40, 83,25-84,16); Gesù / Giovanni Battista: Commentarii in Matthaeum 10,20 (GCS 40, 27,25-27); per i peccatori non vi sarebbero altre pene che le trasmigrazioni dell'anima: Commentarii in Ep. ad Romanos 5,9 (PG 14, 1047C); Commentariorum series in Matthaeum 38 (GCS 382, 73,11-12); Pitagora sarebbe stato stato prima Euforbo: Contra Celsum 6,8 (SCh 147, 196,17).

9Cf ad esempio De resurrectione 2 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 11, 94D o 17, 596C). Sulla metensomatosi "astrale" cf l'affermazione di G. Dorival, Origène et la résurrection de la chair, in L. Lies (hrsg.), Origeniana quarta. Die Referate des 4. Internationalen Origeneskongress, Innsbrück 2-6 september 1985 (Innsbrücker Theologische Studien 19) Innsbrück / Wien 1987, 318: "A l'époque d'Origène, des chrétiens d'Alexandrie professent la métensomatose astrale, qu'Origène écarte, comme il écarte la métensomatose bestiale". Per una visione più ampia su Origene e gli astri, cf A. Scott, Origen and the Life of the Stars: A History of an Idea (Oxford Early Christian Studies), Oxford 1991, particolarmente pp. 113-167.

10Cf A. Orbe, Textos y pasajes de la Escritura interesados en la teoria de la Reincorporación, in "Estudios eclesiásticos" 33 (1959) 77-91.

11Cf Fragmenta in Prouerbia in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (PG 13,17A o 17,613D). I testi scritturistici utilizzati sono: Psalmus 39,1 (il "cavallo" o il "mulo"), Psalmus 48,13.21 ("gli altri animali" possono richiamare gli "animali bruti" dei due versetti salmici citati), Psalmus 57,4-5 (il "serpente), Ieremias 5,8 (i "cavalli"); Matthaeus 3,7 e 23,33 (la "vipera"). Infine, anche nei confronti del diavolo, questi sedicenti cristiani ne prospettavano l'incorporazione nel leone e nel drago, interpretando in tal senso i riferimenti biblici di Psalmus 90,13; 103,16; 1 Petri 5,8; Apocalypsis 12,3s.

12Cf Perì Archôn I,8,4 (SCh 252, 232,161-173). Costoro adducevano quattro argomenti scritturistici, cioè Leuiticus 20,16; Exodus 21,29; Numeri 22,28; 2 Petri 2,16; e presupponevano che tali testi implicassero l'identità di natura tra l'anima umana e quella animale. I primi due infatti ordinavano di condannare l'animale, in certi casi, alla stessa pena cui era sottoposta la persona umana (la lapidazione). Gli altri due testi introducevano animali capaci di parlare in speciali occasioni: da ciò, "alcuni" deducevano implicitamente che le bestie fossero anch'esse dotate di "logos", come gli uomini, che lo manifestano tramite la parola.

13De resurrectione 2 in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (PG 11, 94D o 17, 596C). Il passo paolino citato è 1 Ep. ad Corinthios 15,39: "Alia caro animalium, alia volucrum, alia piscium". Anche in questo caso, con un alto grado di probabilità, ci troviamo di fronte ad un gruppo di cristiani, sia perché si richiamavano esplicitamente ad un passo scritturistico, sia perché credevano nella risurrezione, dottrina cristiana.

14Cf Homiliae in Ieremiam 16,1 (SCh 238, 132,30-39) [abbiamo anche il testo in una traduzione latina di Hieronymus, Translatio Homiliarum Origenis in Ieremiam 12 (GCS 6, 132,17ss)]. Origene, commentando il passo di Ieremias 16,16 ("Io mando molti pescatori"), messo in relazione con quello di Matthaeus 4,20 (Gesù dice a Pietro e Andrea: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini"), illustra la differenza tra i pesci che muoiono quando sono tratti fuori dall'acqua e colui che è stato preso dai pescatori inviati da Gesù: anch'egli muore, però al mondo e al peccato, ed è vivificato dalla Parola di Dio e riceve un'altra vita. Poi subito il nostro predicatore precisa: "Se tu per ipotesi hai potuto pensare un'anima di pesce che cambia (metabállousan), dopo essere uscita dal corpo ittico e diviene qualcosa di meglio di un pesce - porto un esempio, nessuno prenda pretesti per [attribuirmi] parole che non ha ascoltato - tu penserai qualcosa di simile...". Sulla predicazione origeniana, cf A. Monaci Castagno, Origene predicatore e il suo pubblico, Milano 1987, in particolare la difficile scelta tra il silenzio e la parola a proposito di certi argomenti, cf pp. 221-256.

15In Commentariorum series in Matthaeum 38 (GCS 382, 73,7-13), Origene, quasi per inciso, spiegando Matthaeus 24,7 (prima della fine del mondo "vi saranno pestilenze, carestie, terremoti..."), reagisce di fronte alle "pestifere" idee di Basilide e dei suoi seguaci a proposito del martirio e della testimonianza da rendere davanti agli uomini (cf Matthaeus 10,32): tali eretici infatti "docent non esse alias peccatorum poenas nisi transcorporationes animarum post mortem".

16In Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 (PG 14,1015AB), commentando Ep. ad Romanos 7,9-10, - ove l'Apostolo Paolo afferma che un tempo viveva senza legge, ma, sopraggiungendo il precetto si rifece vivo il peccato ed egli morì e gli venne imputato il peccato, - Origene precisa: "Sed haec Basilides non advertens de lege naturali debere intelligi, ad ineptas et impias fabulas sermonem apostolicum traxit, et in metensomatoseos dogma, id est quod animae in alia atque alia corpora transfundantur, ex hoc Apostoli dicto conatur astruere". Poco dopo, in Commentarii in Ep. ad Romanos 6,8 (PG 14,1083AB), Origene confuta nuovamente una simile errata esegesi del suddetto passo paolino, interpretato come favorevole alla metensomatosi, e pur senza nominare espressamente Basilide e i suoi seguaci, tuttavia respinge concetti conformi alla dottrina di questo eresiarca.

17Cf in Commentarii in Iohannem VI,10,64 e VI,12,73 (SCh 157, 176,20-27 e p. 183,13-184,19) commentando il passo evangelico riguardante Giovanni Battista, che nega di essere Elia (cf Iohannes 1,21), Origene afferma che alcuni tra i giudei seguivano la dottrina della metensomatosi. Cf anche in Commentarii in Matthaeum 10,20 (GCS 40,27,25-27), a riguardo delle perplessità di Erode, il quale afferma che Gesù è Giovanni Battista risuscitato dai morti (cf Matthaeus 14,1-2 e paralleli), Origene scrive: "Qualcuno dirà che l'errore della metensomatosi fece credere a Erode e ad alcuni del popolo, che colui che per sua nascita era stato una volta Giovanni era ritornato dai morti e riviveva nella persona di Gesù".

18Cf Contra Celsum 4,17 (SCh 136, 222,12-17): se Celso avesse compreso quale destino attende l'anima e che cosa si deve pensare della sua essenza ed origine, "non avrebbe messo in burla, come fa, la venuta di un essere immortale in un corpo mortale [in riferimento a Gesù Cristo], inteso non secondo la teoria platonica della metensomatosi, ma in una prospettiva più alta". Per la resurrezione cf in Contra Celsum 7,32 (SCh 150, 86,12-14): "Non è certo - come pensa Celso "per aver frainteso la dottrina della metensomatosi che noi parliamo di risurrezione"" (la frase tra virgolette e in corsivo, secondo gli studiosi, è una citazione di Celso).




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