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Documento: L'argomentazione scritturistica di Origene contro la metemsomatosi
Messo in linea il giorno Domenica, 29 febbraio 2004
Pagina: 2/6
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1. Argomentazione di Origene contro i fautori della metensomatosi, partendo dal testo biblico.

1.1. Le parole stesse della Bibbia, così come suonano, contrastano la teoria della metensomatosi. A proposito di Elia / Giovanni Battista, Origene specifica:

a) L'angelo Gabriele (cf Lucas 1,35) non parla dell'"anima" di Elia, ma del suo "spirito" e della sua "potenza":1 dunque non vi è stata trasmigrazione dell'anima di Elia nel corpo di Giovanni Battista.

b) La Scrittura distingue tra "spirito", "potenza", "anima",2 ed ammette che lo spirito possa essere trasferito da una persona ad un'altra,3 come per esempio da Elia si posò su Eliseo (cf 4 Regum 4,15). In questo caso si tratta di spirito profetico.4 Dunque in forza di questo spirito e di questa potenza, Giovanni Battista è chiamato da Gesù "l'Elia che deve venire" (Matthaeus 11,14; cf anche 17,10-13).5 A differenza di Eliseo, Giovanni Battista non ebbe solo lo spirito, ma anche la potenza di Elia.6

Come conciliare dunque l'apparente contraddizione tra le parole di Gesù che riconosce in Giovanni Battista l'Elia atteso (cf Matthaeus 11,14 e 17,12-13)7 e quelle dello stesso Precursore che nega di esserlo (cf Iohannes 1,21)? I sostenitori della metensomatosi ne traevano argomento per dire che il Battista non aveva coscienza di essere Elia, poiché - secondo loro - l'anima che si riveste di nuovi corpi dimentica le sue vite precedenti.8 Origene ribatte che l'uomo di Chiesa saprà presentare un'esatta esegesi del passo, in palese contraddizione con la teoria della metensomatosi: Giovanni non era Elia che ora tornava con un nuovo corpo, né l'Elia che precedeva la venuta del Messia alla fine dei tempi.9

1.2. Nella Sacra Scrittura si afferma chiaramente che i demoni e i peccatori subiranno il castigo minacciato dal Signore: "Andate nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Matthaeus 25,41), sebbene - puntualizza poi Origene - nella stessa pena sia diversa la quantità a seconda dei peccati più o meno gravi. Dunque le idee che le anime trasmigrino in corpi animali a punizione dei loro peccati o che il diavolo assuma corpi bestiali sono "invenzioni senza fondamento".10

Analoga idea in un contesto polemico: contro i presunti maestri di saggezza pagani, che vorrebbero essere i medici delle anime,11 Origene dichiara che la dottrina cristiana "non insegna che il malvagio subirà, come punizione, la perdita della sensibilità e della ragione ma dimostra invece che le pene e i castighi inflitti da Dio ai malvagi sono rimedi per condurli alla conversione".12

1.3. Dalle espressioni bibliche, interpretate in senso favorevole alla metensomatosi, deriverebbero assurdità e contraddizioni:

a) se Elia non era morto, ma era stato portato in cielo su un carro di fuoco (cf 4 Regum 2,11) non era possibile che "una sola anima, nel medesimo periodo, potesse animare due corpi (...): come può dunque un'anima che è incorporata trasmigrare in un altro corpo?".13

b) Se è a causa dei peccati - secondo le teorie dei fautori della metensomatosi - che un'anima è sottoposta alla trasmigrazione, per quale peccato l'anima di Elia dovette passare in Giovanni? Dunque, conclude Origene, è "una menzogna evidentissima" che Elia, tanto perfetto da non subire la morte comune a tutti14 dovesse andare incontro alla pena della metensomatosi.15

c) Alla sua nascita, il Battista fu chiamato "Giovanni" dal padre Zaccaria, come aveva ordinato l'angelo (cf Lucas 1,13). Origene controbatte agli assertori della metensomatosi: "se quest'anima era Elia, bisognava anche chiamarlo Elia, essendo nato una seconda volta o portare un motivo dello scambio del nome, come da Abramo Abraham, da Sarai Sara, da Giacobbe Israele, da Simone Pietro"; ma in tutti costoro il cambiamento del nome si verificò in un'unica e medesima vita.16

d) Confutando le calunnie di Celso riguardanti gli illegittimi natali di Gesù,17 Origene accenna18 alla nascita miracolosa del Salvatore dalla Vergine per opera dello Spirito santo (cf Matthaeus 1,18.20 e Lucas 1,35) e alla profezia dell'Emmanuele (cf Isaias 7,14 e Matthaeus 1,23). Argomentando dunque "ad hominem" Origene incalza: come è possibile che Gesù, il salvatore e il maestro abbia avuto una nascita più vergognosa di tutte? "Non è più logico che ciascuna anima, introdotta nel corpo per motivi misteriosi - io parlo qui secondo la dottrina di Pitagora, di Platone, di Empedocle, che Celso sovente cita - sia introdotta in un corpo secondo i suoi meriti e il suo carattere precedente?". Dunque, deduce Origene, l'anima di Gesù, che tanto influsso ed utilità avrebbe avuto sugli uomini, doveva essere unita ad un corpo superiore a tutti.19

e) A proposito poi di Erode, il quale, sentendo parlare di Gesù, disse ai suoi servitori: "Quest'uomo è Giovanni risuscitato dai morti" (Matthaeus 14,1-2, commentato da Origene in Commentarii in Matthaeum 10,20), alcuni dicono che l'errore della metensomatosi fece credere ad Erode e ad alcuni del popolo che "colui che per sua nascita era stato una volta Giovanni era ritornato in vita dai morti ed era Gesù". Origene risponde che tale "errore non ha alcuna verosimiglianza, poiché l'intervallo che separa la nascita di Giovanni da quella di Gesù non è oltre i sei mesi". Il Maestro alessandrino qui ovviamente vuol dire che il corpo di Gesù e quello del Battista erano animati dalla rispettiva anima fin dagli inizi della loro esistenza terrena e quindi era impossibile che all'età di circa trent'anni Gesù abbandonasse la propria anima per accogliere quella del Battista che era stato decapitato da poco tempo.20

f) Coloro che dicevano che Gesù era il Battista non facevano un'affermazione fondata su "sane dottrine", perché se avessero incontrato Gesù quand'era battezzato da Giovanni o se avessero sentito tale racconto da un altro, non avrebbero mai detto che Gesù era Giovanni. Se poi avessero compreso la frase di Gesù nei confronti del Battista: "se lo volete accettare egli è quell'Elia che deve venire" (Matthaeus 11,14) e se avessero inteso quelle parole come chi ha orecchi (cf Matthaeus 11,15), alcuni non avrebbero detto che egli [= Gesù] era lo stesso Elia.21

1.4. Alcune espressioni bibliche risulterebbero false, poiché l'evento da esse profetizzato non si realizzerebbe. La Scrittura afferma espressamente che il mondo è corruttibile:22 di conseguenza esso avrà un termine.23 Invece, nel caso fosse ammessa la metensomatosi, il mondo non andrebbe più alla fine, perché vi sarebbero sempre anime trasmigranti in successivi corpi a causa dei peccati della precedente vita. Il fatto poi che nessuna anima, una volta che tutte si fossero purificate dai peccati, venga più in questo mondo, sarebbe in contraddizione con le parole bibliche secondo cui vi sarebbero ancora peccatori alla venuta escatologica del Figlio dell'uomo (cf Lucas 18,8; Matthaeus 24,37s).24

1.5. Il testo biblico non deve essere interpretato in modo errato o secondo vedute personali, come fanno i sostenitori della metensomatosi.

a) Essi infatti non hanno compreso che nel linguaggio allegorico gli animali rappresentano gli uomini peccatori, che si sono talmente degradati in senso morale da essere assimilati agli animali irrazionali. Tra i vari testi origeniani,25 uno dei più chiari contro la metensomatosi26 è il commento all'episodio della donna cananea (Matthaeus 15,21-28, in Commentarii in Matthaeum 11,17). Gesù le dice: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini"; la cananea però, piena di fede e di umile attesa, replica: "E' vero Signore, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei padroni" (Matthaeus 15,26-27). Origene interpreta l'episodio anche in chiave allegorica: il pane è simbolo del nutrimento proprio di coloro che, per evoluzione spirituale, sono i figli e le briciole rappresentano il nutrimento di quelli simboleggiati nella cananea, che spiritualmente era assimilabile ad un cagnolino.

Poi con chiarezza dichiara l'Alessandrino: "Altri, estranei alla dottrina della Chiesa, pensino pure che le anime passano da corpi di uomini a corpi di bestie, secondo la loro diversa malvagità. Noi, che non troviamo affatto questo [concetto] nella divina Scrittura, diciamo che vi è passaggio da una condizione più spirituale ad una meno spirituale e che si subisce questo per la troppa noncuranza e negligenza. Ugualmente una volontà non spirituale, per aver trascurato il Logos, si converte a divenire spirituale, come colui che è stato un cagnolino accontentandosi di mangiare "le briciole che cadono dalla tavola dei suoi padroni" (Matthaeus 15,27), giunge alla condizione di figlio. Infatti la virtù contribuisce grandemente a renderci figli di Dio, invece la malvagità, il furore di parole violente e l'impudenza [contribuiscono] a farci trattare da cani secondo la parola della Scrittura: "il cane è tornato al vomito" (2 Petri 2,22, citando Prouerbia 26,11). E tu interpreterai allo stesso modo gli altri nomi tratti dagli animali privi di ragione".27

b) Interpretando passi biblici in modo personale e arbitrario, l'eretico Basilide28 pretendeva di confermare la teoria della metensomatosi.29 Anche in questo caso "non è il testo della Scrittura ad orientare la concezione del mondo e dell'uomo, ma è all'inverso: una certa teoria "preesistente" decide della lettura del testo sacro. Inevitabilmente sarà una lettura frammentaria, spezzata, operante delle scelte arbitrarie, delle fratture fittizie nel testo, senza riguardo per il contesto".30

Facendo l'esegesi del testo paolino di Ep. ad Romanos 7,9 ("Io però un tempo vivevo senza legge, ma non appena venne il precetto, il peccato rivisse e io invece morii") in Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 , Origene chiarisce che tale passo si riferisce all'infanzia di Paolo.31 A questa logica e coerente spiegazione, il nostro Autore oppone quella di Basilide, che si avvale della suddetta frase per confermare la teoria della metensomatosi. Per questo eretico infatti l'espressione: "un tempo vivevo senza legge" significa che "prima di entrare in questo corpo, vissi in una specie di corpo che non ricadeva sotto la legge, come per esempio un corpo di pecora o di uccello".32 A tale assurda spiegazione Origene rimprovera la non sufficiente attenzione al testo immediatamente seguente: "Ma non appena venne il precetto, il peccato rivisse", e precisando che il peccato era morto e si era rifatto vivo nello stesso individuo, conclude che le parole dell'Apostolo vanno riferite ad un'unica e medesima vita e tale interpretazione corrisponde alla "ortodossia delle dottrine ecclesiastiche".33

Poco dopo Origene confuta nuovamente una simile errata esegesi del suddetto passo paolino e, pur senza nominare esplicitamente Basilide e i suoi seguaci, tuttavia respinge concetti conformi alle teorie di questo eresiarca.34 Per il Maestro alessandrino dunque un'anima razionale, soggetta alla legge e alla responsabilità, non può essere vissuta nel corpo di un essere irrazionale.

1.6. Se il testo biblico è correttamente interpretato, non se ne traggono negative applicazioni e nefaste conseguenze, come fanno gli eretici. Origene, spiegando Matthaeus 24,7 (prima della fine del mondo "vi saranno pestilenze, carestie e terremoti"), reagisce di fronte alle pestifere idee di Basilide a proposito del martirio e della testimonianza da rendere "dinanzi agli uomini" (Matthaeus 10,32). Secondo il Maestro alessandrino, l'eresiarca denigra i martiri, insegna che il rinnegamento della fede è un atto indifferente,35 e che "non vi è altro castigo se non la trasmigrazione dell'anima [nei corpi] dopo la morte". In tal modo elimina dagli uomini il salutare timore delle future pene e alimenta l'empietà.36

1.7. La Sacra Scrittura consiglia l'astinenza dalle carni per praticare la virtù della mortificazione, non per il mito della metensomatosi.

Trattando dell'astinenza dalla carne, praticata da varie categorie,37 Origene conferma che anche i cristiani con equilibrio e misura, da una parte non si inorgogliscono della loro astinenza, dall'altra non si accostano al cibo con ghiottoneria: infatti "non quello che entra nella bocca contamina l'uomo" (cf Matthaeus 15,11.17), né sarà certo un alimento ad avvicinarci a Dio (cf 1 Ep. ad Corinthios 8,8).38 Poi si affretta a precisare: "Nota però la differenza del motivo per cui si astengono dalle carni di esseri viventi i discepoli di Pitagora e i nostri asceti.39 Quelli praticano l'astinenza dagli esseri viventi a causa del mito della metensomatosi. E chi dunque "sarebbe così pazzo da elevare verso il cielo il suo figlio diletto e immolarlo, con invocazioni"?40 Noi al contrario, che pure pratichiamo questa astinenza, castighiamo il corpo e lo riduciamo in schiavitù (cf 1 Ep. ad Corinthios 9,27) e vogliamo mortificare "le nostre membra appartenenti alla terra: fornicazioni, impurità, impudicizia, passione, cattivo desiderio" (Ep. ad Colossenses 3,5) e facciamo di tutto per mortificare "le opere del corpo" (Ep. ad Romanos 8,13)".41

Origene ritorna sull'argomento dell'astinenza dalla carni, soprattutto da quelle delle vittime sacrificate agli idoli, in Contra Celsum 8,28-32. Anzitutto nega che la Scrittura suggerisca di astenersi da certe vittime sacrificali "per seguire una tradizione patria", ma lo fa per "rendere più forte e più pura la nostra vita":42 a conferma di questo, egli cita vari passi biblici.43 I cristiani però si astengono assolutamente dalle carni offerte agli idoli, dagli animali soffocati e dal sangue (cf Acta Apostolorum 15,28-29) per non partecipare alla "mensa dei demoni" (1 Ep. ad Corinthios 10,21); inoltre condividono sì la bellissima sentenza di Sesto: "cibarsi delle carni è cosa indifferente, astenersene è cosa più ragionevole",44 tuttavia non mangiano né carne né qualsiasi altro cibo se ciò implica un peccato di ghiottoneria o di gola, nocivo alla salute del corpo. Conclude poi Origene: "Tuttavia non ammettiamo assolutamente la metensomatosi dell'anima e la sua caduta negli animali irrazionali e se noi talvolta ci asteniamo dalla carne di animali, non è sicuramente per lo stesso motivo per cui lo faceva Pitagora".45

1.8. Una giusta esegesi del testo biblico fa comprendere ai cristiani il vero significato delle azioni liturgiche: invece gli eretici lo stravolgono.

Il Maestro alessandrino, in Commentarii in Ep. ad Romanos 5,9, analizzando l'espressione paolina "corpo di peccato" (Ep. ad Romanos 6,6) e sostenendo che anche nei bambini vi sono innate macchie di peccato46 da lavare come confermano varie citazioni bibliche,47 ricorda che la Chiesa ha ricevuto dagli apostoli la tradizione di battezzare i bambini: appunto a causa di queste innate macchie, "il corpo stesso è chiamato "corpo di peccato" (Ep. ad Romanos 6,6), non (come ritengono alcuni tra quanti propongono la trasmigrazione delle anime in vari corpi) per quelle colpe che l'anima ha commesso stando in un corpo diverso,48 ma per il fatto stesso di essere stata generata in un corpo di peccato, di morte e di umiliazione, come anche ha detto quel tale: "Hai umiliato nella polvere l'anima nostra" (Psalmus 43,26)".49

1.9. La sapienza della Parola di Dio, superiore e spesso contrapposta a quella del mondo, non insegna errate dottrine, ma talora cela la verità sotto i misteri.

a) Citando la frase di S. Paolo: "Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio" (1 Ep. ad Corinthios 3,18-19) e puntualizzando le parole dell'apostolo, Origene dichiara che noi diciamo "sapienza di questo mondo" ogni filosofia fondata su falsi concetti e ridotta al nulla (cf 2 Ep. ad Corinthios 2,6). Tra gli esempi di questa falsa sapienza egli cita la dottrina del Platonico, il quale "crede nell'immortalità dell'anima e a ciò che si dice della metensomatosi": tale idea è derisa anche dagli Stoici.50

b) Un accenno indiretto alla superiorità delle Scritture è presente anche in un passo in cui l'Alessandrino contrappone i miti religiosi dei pagani alla verità "storica" della Bibbia sulla creazione e sulle vicende iniziali dell'umanità. "Se uno, che ammette la legge e il legislatore dei Giudei, riconduce tutto al Dio unico, creatore dell'universo, da Celso e dai suoi simili è considerato inferiore a colui che abbassa la divinità non solo a livello dei viventi razionali e mortali, ma anche a quello dei viventi irrazionali, il che sorpassa il mito della metensomatosi riguardante l'anima che cade dalla volta del cielo51 e discende fino agli animali irrazionali, non solo quelli domestici, ma anche quelli più feroci".52

c) Origene riferendosi alle ripartizioni delle regioni terrestri, richiamate in modo velato sia da leggende e storie del popolo greco e di popoli stranieri, sia dalla Bibbia,53 fa un accenno misterioso ed arcano, quasi non volesse alzare il velo, alla dottrina delle anime che si incarnano nei corpi, respingendo la dottrina della metensomatosi: "Lungo e misterioso è il discorso intorno a questi argomenti, a cui ben si adatta la frase: "E' bene tenere nascosto il segreto del re" (Tobias 12,7). Non sia affidata ad orecchie profane la dottrina delle anime che si legano ai corpi, non per metensomatosi, e non siano date ai cani le cose sante né le perle siano gettate ai porci (cf Matthaeus 7,6). Ciò sarebbe infatti un'empietà implicante un tradimento degli arcani oracoli della sapienza di Dio, della quale magnificamente è stato scritto: "In un'anima perversa non entrerà la sapienza, non abiterà in un corpo schiavo del peccato" (Sapientia 1,4)".54

1.10. La comprensione delle Scritture esige umiltà ed un animo ben disposto: chi invece si accosta ad esse con animo superbo o peggio le mette in ridicolo non può certo comprenderle.

Così Celso - constata Origene amaramente - "non ha capito affatto il pensiero delle nostre Scritture e perciò combatte la sua opinione personale, non quella delle Scritture. Se avesse compreso quale destino attende l'anima nella eterna futura vita e che cosa si deve pensare della sua essenza e della sua origine, egli non avrebbe messo in burla, come fa, la venuta di un essere immortale in un corpo mortale, inteso non secondo la teoria platonica della metensomatosi, ma in una prospettiva più alta". Tale prospettiva viene indicata subito dopo in riferimento ad "un'unica discesa straordinaria [= quella di Cristo], dovuta al grande amore per gli uomini, con lo scopo di ricondurre, come si esprime misticamente la Sacra Scrittura, "le pecore perdute della casa d'Israele" (Matthaeus 15,24), che erano discese dalla montagna".55


1Cf Commentarii in Iohannem VI,11,66 (SCh 157, 176,1-178,8); Homiliae in Lucam 4 [greco] (GCS 492, 27,7); Commentarii in Matthaeum 13,2 (GCS 40, 178,14-17).

2In Commentarii in Iohannem VI,11,66-67 (SCh 157, 178,8-14). Origene afferma che sono infiniti i passi scritturistici che documentano tale distinzione e si limita a citare Lucas 1,35; inoltre egli parlerà più diffusamente della distinzione tra anima e corpo, più avanti (XXXII, 18,218ss). Cf anche in Commentarii in Matthaeum 13,2 (GCS 40, 178,19-179,1), citando 1 Ep. ad Thessalonicenses 5,23; Daniel 3,86: "Elia dunque è chiamato Giovanni non per l'anima, ma per lo spirito e la potenza" e poco dopo aggiunge (ibidem, p. 182,25-28): "In questo passo [di Malachias 3,23: invierò a voi Elia il tisbita], intendo per Elia non l'anima di questo profeta, ma il suo spirito e la sua potenza".

Sull'antropologia tricotomica origeniana cf in particolare: H. Crouzel, L'anthropologie d'Origène dans la perspective du combat spirituel, in "Revue d'Ascétique et de Mystique" 31 (1955) 364-385; J. Dupuis, L'esprit de l'homme. Étude sur l'anthropologie religieuse d'Origène (Museum Lesssianum. Section théologique 62) Bruges 1967; M.-J. Pierre, L'âme dans l'anthropologie d'Origène, in "Proche Orient Chrétien" 34 (1984) 21-65; H. Crouzel, Origene (Cultura cristiana antica. Studi) Roma 1986, 129-144, traduzione italiana; limitatamente al Perì Archôn cf anche G. Watson, Souls and bodies in Origen's "Peri Archon", in "The Irish Theological Quarterly" 55 (1989) 173-192.

3Cf Commentarii in Matthaeum 13,2 (GCS 40, 179,1-180,7): "Non contraddice alla dottrina della Chiesa se essi [lo spirito e la potenza] furono dapprima in Elia e poi in Giovanni: "gli spiriti dei profeti sono sottomessi ai profeti" (1 Ep. ad Corinthios 14,32), non le anime dei profeti sono sottomesse ai profeti, e "lo spirito di Elia si è posato su Eliseo" (4 Regum 2,15)". Cf anche Commentarii in Iohannem VI,11,67 (SCh 157, 178,14-18) citando questi medesimi due passi biblici.

4Cf Fragmenta in Lucam 1,17 [= Rauer 17] (GCS 492, 234, 16-17): ""nello spirito" (...), intendo nello spirito profetico"; cf anche Commentarii in Matthaeum 13,2 (GCS 40, 180,17-28).

5Cf Homiliae in Lucam 4 [greco] (GCS 492, 27,17-18): "Lo spirito dunque che era in Elia si manifestò in Giovanni". La versione latina (ivi, p. 27,16-19) è più ampia: "Spiritus ergo qui fuerat in Helia venit in Iohannnem et virtus quae in illo erat, in hoc quoque apparuit". In Fragmenta in Lucam 1,17 [= Rauer 17] (GCS 492, 233,1-5 e 234,16-17), il nostro Autore offre ulteriori precisazioni per questa uguaglianza di spirito e di potenza. Cf anche Commentarii in Matthaeum 7 in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (GCS 41/I, 7,22-25) e Commentarii in Matthaeum 10,20 (GCS 40,28,3-8).

6Cf Commentarii in Matthaeum 13,2 (GCS 40, 182,1-16).

7I sostenitori della metensomatosi concludevano che questa loro tesi era addirittura confermata dalle parole stesse di Gesù! Cf Commentarii in Matthaeum 7 in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (GCS 41/I, 6,4-6: alcuni, da queste affermazioni di Gesù "dogma introduxerunt metensomatoseos (id est transmutationis animarum), quasi etiam ipso hoc Iesu confirmante".

8Cf Commentarii in Iohannem VI,11,64 e VI,12,73 (SCh 157, 176,20-24 e p. 184,18-19).

9Cf rispettivamente Commentarii in Iohannem VI,11,71 e VI,13,78 (SCh 157, 182,51-53 e p. 186,29-34).

10Fragmenta in Prouerbia in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (PG 13,17A-18A o 17,613D-616A).

11Era un'idea abbastanza comune che la filosofia fosse una medicina per le anime e conseguentemente il filosofo ne fosse il medico. Filone di Larissa, secondo Stobaeus, Eclogae 2,40, aveva elaborato tutto uno schema allegorico tra il medico e il filosofo: cf V. Brochard, Les sceptiques grecs, Paris 19232, 205-206.

12Contra Celsum 3,75 (SCh 136, 170,42-45). Subito prima così aveva esordito Origene (ivi, p. 170,37-42).: "Anche se noi guarissimo gli uomini malati di quella follia della metensomatosi, proveniente da quei medici [cioè i filosofi] che degradano la natura razionale ora fino ad una natura priva di ragione, ora perfino ad una priva di percezione, non renderemmo forse migliori le anime di quelli che accolgono la nostra dottrina?".

13Fragmenta in Lucam 1,17 [= Rauer 17] (GCS 492, 233,10 e 234,15-16).

14Cf sul tema della morte H. Crouzel, Mort et immortalité selon Origène, in "Bulletin de littérature ecclésiastique" 79 (1978) 19-30; 81-96; 181-196; cf anche E. Dal Covolo, Appunti di escatologia origeniana con particolare riferimento alla morte e al martirio, in "Salesianum" 51 (1989) 769-784; L. R. Hennessy, Origen of Alexandria: The Fate of the Soul and Body after Death, in "The Second Century" 8 (1991) 163-178.

15Cf Commentarii in Matthaeum 7 in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (GCS 41/I, 6,12-19); cf anche Commentarii in Matthaeum 13,1 (GCS 40, 173,22-25).

16Commentarii in Matthaeum 13,2 (GCS 40, 177,19-29).

17Secondo tali infamanti accuse Gesù sarebbe nato dall'unione adulterina tra un soldato di nome Pantera e Maria: cf Contra Celsum 1,32. Su questo argomento, cf M. Maritano, La Vergine Madre negli scritti di Giustino Martire. Miti pagani e mistero cristiano, in S. Felici (a cura di), La mariologia nella catechesi dei Padri (età prenicena), Roma 1989, 82-87: Negazione della maternità verginale di Maria (e accuse di adulterio).

18Cf Contra Celsum 1,32 e 1,34-35.

19Cf Contra Celsum 1,32 (SCh 132, 164,24-38). Tali concetti, con velati cenni sulla metensomatosi, sono sviluppati da Origene anche nel successivo capitolo 33.

20Origene poi spiega che l'opinione di Erode poteva essere piuttosto la seguente: "“Le potenze che avevano agito” (cf Matthaeus 14,2) in Giovanni erano passate in Gesù, per cui si pensava tra il popolo che egli fosse Giovanni Battista": Commentarii in Matthaeum 10,20 (GCS 40, 27,20-28,4). Per un'allusione a questo passo biblico e alla spiegazione origeniana, cf anche Hieronymus, In Euangelium Matthaei 14,1-2 (SCh 242, 296,3-11).

21Commentarii in Matthaeum 12,9 (GCS 40, 83,26-84,10).

22In Commentarii in Matthaeum 13,1 (GCS 40, 173,7-14), Origene dichiara che la metensomatosi è contraria alla Scrittura la quale afferma: "le cose visibili sono di un momento" (2 Ep. ad Corinthios 4,18) e che questo mondo avrà una fine (cf Matthaeus 13,39-40) e che "il cielo e la terra passeranno" (Matthaeus 24,35) e "passa la scena di questo mondo" (1 Ep. ad Corinthios 7,31) e "i cieli periranno" (Psalmus 101 [102],27).

23Cf Commentarii in Iohannem VI,14,86 (SCh 157, 192,59-60): si dovrà esaminare "se chi afferma la metensomatosi debba affermare di conseguenza anche l'incorruttibilità del mondo"; Commentarii in Canticum Canticorum II,5,24 (SCh 375, 368): "Et si quidem secundum auctoritatem scripturarum consummatio immineat mundi et corruptibilis status hic in incorruptibilem commutabitur, ambiguum non videri quod in praesentis vitae statum secundo aut tertio in corpus venire non possit. Nam si recipitur hoc, necessario sequitur, ut huiusmodi successionibus consequentibus finem nesciat mundus".

24Cf Commentarii in Matthaeum 13,1 (GCS 40, 173,14-175,10). Origene poi presenta la sua opinione: gli uomini che alla fine del mondo dovessero ancora scontare le loro colpe non saranno puniti con la metensomatosi, ma con un altro genere di pena, fuori dal corpo. I pagani greci che difendono la dottrina della metensomatosi, come sua conseguenza non ammettono la fine del mondo: ad essi, oppositori della Scritture attestanti la fine del mondo, non rimane che o non credere ad esse, o cercare di dare una spiegazione sulla fine del mondo: il che non potranno fare anche se lo volessero. Se il mondo non finisce, ma è infinito, allora Dio "non conosce tutte le cose prima che accadano" (Daniel 13,42), ma le conosce per parti, separatamente e non tutte: le cose infatti che sono per loro natura infinite non possono essere comprese con una conoscenza finita: cf Commentarii in Matthaeum 13,1 (GCS 40, 175,20-176,32). Notiamo che per Commentarii in Matthaeum 13,1, abbiamo altre due testimonianze in latino abbreviate rispetto al greco: quella di Rufino derivante da Pamphilus, Apologia Origenis 10 (GCS 41/1, 8,1-9,43) e l'anonima traduzione latina (GCS 40, 170,21-176,32).

25Per una trattazione su questo argomento con elenco di testi cf H. Crouzel, Théologie de l'image de Dieu chez Origène (Théologie 34) Paris 1956, 197-206: Images bestiales. Questo studioso conclude (p. 205): "Le théme des images bestiales est une véritable transposition de la métempsychose, professée par bien des philosophes grecs, mais étant symbolique et morale, cette transposition reste dans l'orthodoxie chrétienne".

Per i passi più specificatamente messi in relazione con la metensomatosi, oltre a Commentarii in Matthaeum 11,17, citiamo Perì Archôn I,8,4 [per cui rimandiamo alla magistrale trattazione di G. Dorival, Origène a-t-il enseigné la trasmigration des âmes dans les corps d'animaux? o. c. [alla nota 7], pp. 11-32; inoltre cf Homiliae in Ieremiam 16,1 (SCh 238, 132,30-39) [citato alla precedente nota 14], ove Origene si difende vigorosamente anche da una possibile falsificazione o malevola interpretazione delle sue parole; e ancora Selecta in Ezechielem 14,13 (PG 13,806D-808A): nel commentare la frase di Ezechiel 14,13 ("Se la terra pecca,..."), Origene anzitutto ricorda che comunemente la Scrittura usa la parola "terra", o paese, come equivalente alla parola "abitanti". Dunque la frase: "Se la terra pecca, [Dio] sterminerà da essa uomini e bestie" significa che se gli abitanti peccano, Dio annienterà "uomini e bestie". Poi il nostro Maestro alessandrino spiega il senso allegorico di queste due categorie di esseri viventi: "bestia" è "l'uomo simile alle bestie", per cui è moralmente degradato a livello bestiale, mentre "l'uomo" è "colui che è un po' più razionale". Poi continua: "Non si può dire che la terra che calpestiamo sia dotata di ragione (loghiken) e che essa pecchi, come alcuni si immaginarono. Se concediamo questo, dovremmo dire animate tutte le cose e sostenere coloro che ammettono la metempsicosi".

26R. Girod, in Origène. Commentaire sur l'Évangile selon Matthieu, tome I (SCh 162, 370-3711, nota 1) afferma che a sostegno del rifiuto origeniano della metensomatosi in corpi animali "le présent texte [= Commentarii in Matthaeum 11,17] y suffirait à lui seul".

27Commentarii in Matthaeum 11,17 (GCS 40, 64,18-29); cf anche in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (GCS 41/I, 7,1-17).

28In relazione alla metempsicosi cf U. Bianchi, Basilide o del tragico, in "Studi e Materiali di Storia delle religioni" 38 (1967) 78-85, ripubblicato in Id., Selected Essays on Gnosticism, Dualism and Mysteriosophy (Studies in the History of Religions. Supplements to "Numen" 38), Leiden 1978, 328-335; P. Nautin, Les fragments de Basilide sur la souffrance et leur interprétations par Clément d'Alexandrie et Origène, in AA. VV., Mélanges d'histoire des religions offerts à Henri-Charles Puech, Paris 1974, 398-403; A. Orbe, Cristología gnóstica. Introduccíon a la soteriología de los siglos II y III (Biblioteca de Autores Cristianos 385) Madrid 1976, Vol. II, pp. 573-597: Ascensión y reincorporaciones. 2 [Basilides: pp. 581-587].

Secondo alcuni studiosi, come ad esempio P. Nautin, Les fragments de Basilide sur la souffrance, o. c., Basilide non avrebbe mai sostenuto la dottrina della preesistenza delle anime e della metensomatosi, ma sarebbe stato Clemente ad imputargliele in base ad erronee ed arbitrarie deduzioni dagli scritti basilidiani; Origene poi non avrebbe letto le opere di Basilide (particolarmente le Exegetikà), ma si sarebbe fondato sugli scritti di Clemente. Altri studiosi però hanno contestato queste conclusioni del Nautin: così ad esempio A. Orbe scrive nell'articolo: Los "apéndices" de Basílides (un capítulo de filosofía gnóstica), in "Gregorianum" 57 (1976) 97: "Nadie puede seriamente discutir a los basilidianos la doctrina de las ensomatoseis". Pare più probabile questa seconda posizione, sia perché la metensomatosi, in genere, era nella logica delle teorie gnostiche ispirantesi al platonismo, sia perché Clemente ed Origene potevano avere una conoscenza di prima mano delle idee di Basilide, i cui scritti circolavano ad Alessandria ove era vissuto.

Ai fini del nostro lavoro interessa ciò che effettivamente Origene ha scritto sulla metensomatosi: noi dunque registriamo che egli l'ha attribuita a Basilide e ai suoi seguaci. Esaminare se ciò sia avvenuto, perché rispondente a verità storica, o in base ad una affrettata lettura / interpretazione degli scritti dell'eresiarca (anche tramite Clemente), non rientra negli scopi del nostro argomento (e in ogni caso non farebbe variare la conclusione a cui è giunto Origene: la confutazione della metensomatosi, "dogma impium": Commentarii in Ep. ad Romanos 6,8).

29Tra i passi addotti Numeri 14,18b e Deuteronomium 5,9: Dio punisce le colpe dei padri nei figli fino alla terza e quarta generazione: cf in Clemens Al., Excerpta ex Theodoto 28 (SCh 23, 118); Iob 14,4 (LXX): nessuno è mondo da sozzura, anche se vivesse un solo giorno sulla terra: cf in Clemens Al., Stromata IV, 12,83,1-2 (GCS 52 [15], 284,27ss); Ep. ad Romanos 7,9-10: un tempo vivevo senza legge...: cf in Origene, Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 (PG 14,1015AB) e fors'anche ibidem, 6,8 (PG 14,1083AB). Implicitamente, anche se non consta con certezza, Basilide citava anche Matthaeus 7,6: non gettare le perle ai porci e non dare le cose sante ai cani: cf però Epiphanius, Panarion 24,5,2 (CGS 25, 262). Potrebbe esserci un'allusione ai Basilidiani quando Origene, in Commentarii in Matthaeum 11,17 (CGC 40, 64,18-21), confuta l'errata interpretazione di Matthaeus 15,26-27 (i cagnolini che mangiano le briciole cadute dalla mensa dei padroni; per uomini assimilati o paragonati a cani: cf anche 2 Regum 16,9), ma non possiamo esserne sicuri. Qui noi esamineremo solo i passi riferiti da Origene.

30C. Schönborn, Risurrezione e reincarnazione (Risposte nella fede) Casale Monferrato 1990, 46, traduzione italiana (e subito dopo come esempio riporta il passo origeniano di Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 riguardante Basilide).

31Infatti in un bambino manca la coscienza della legge naturale e quindi la capacità di discernere tra bene e male: conseguentemente un'azione pur cattiva non è considerata peccato: il peccato infatti è imputato (e quindi rivive) solo quando si avverte il precetto della legge, come spiega appunto Origene in Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 (PG 14,1014C-1015A). Per una esegesi su questo passo paolino cf A. Orbe, S. Metodio y la exegesis de Rom. 7,9a: "Ego autem vivebam sine lege aliquando", in "Gregorianum" 50 (1969) 93-137; per Origene, cf pp. 94-111 (alle pp. 104-107 è commentata l'esegesi di Basilide, riportataci dallo stesso Origene).

32Commentarii in Ep. ad Romanos 5,1 (PG 14,1015B).

33Cf ibidem 5,1 (PG 14,1015B).

34Cf ibidem 6,8 (PG 14,1083AB): secondo i fautori della metensomatosi, l'anima, prima di giungere in un corpo umano, si sarebbe incarnata in corpi di animali, dove non c'è alcuna legge.

35Cf Commentariorum series in Matthaeum 38 (GCS 382, 73,7-11). Origine ricorda anche altrov analoghi consigli di Basilide sull'atteggiamento che i cristiani dovevano tenere di fronte al martirio: cf Homiliae in Ezechielem 3,4 (SCh 352, 134,25-26). Per altre testimonianze su questo argomento cf Irenaeus, Adversus Haereses 1,24,6; Ps-Tertullianus, Adversus omnes haereses 1,5; Philastrius, Diuersarum haereseon liber 32,7-8; Epiphanius, Panarion 24,4,1-2.

36Cf Commentariorum series in Matthaeum 38 (GCS 382, 73,12-16). Occorre però dire che questo passo origeniano per il suo contenuto è alquanto sospetto e non concorda con altre testimonianze su Basilide: cf A. Orbe, Cristología gnóstica, o. c. [alla nota 46], p. 583; cf anche P. NAUTIN, Les fragments de Basilide sur la souffrance..., o. c. [alla nota 46], pp. 401-402; S. Pétrement, Basilide, in Id., Le Dieu séparé. Les origines du Gnosticisme, Paris 1984, 460; A. Pourkier, La notice contre Basilide, in Id., L'hérésiologie chez Épiphane de Salamine (Christianisme antique 4) Paris 1992, 233 e 256.

37In Contra Celsum 5,49, Origene enumera: i Giudei che si astenevano dalle carni di maiale, i sacerdoti egiziani dalla carne suina ovina e bovina e dai pesci, i pitagorici e gli asceti cristiani da ogni tipo di carne.

38Passi citati in Contra Celsum 5,49 (SCh 147, 140,11-14).

39Cf anche Contra Celsum 7,48.

40Empedocles, Fragmenta 137 Diels.

41Contra Celsum 5,49 (SCh 147, 140,16-141,27). Per una bibliografia sulla metensomatosi in Pitagora ed Empedocle cf in M. Maritano, Giustino Martire di fronte al problema della metempsicosi (Dial., 4,4-7 e 5,5), in "Salesianum" 53 (1992) 244-245, note 54-55, ripubblicato anche in E. Ferasin (a cura di), Teologia e vita. Studi in occasione del 25° anno di attività della Sezione di Torino della Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana (Biblioteca di Scienze Religiose 102) Roma 1992, 174-175, note 54-55.

Per una visione storica più generale su questo argomento nell'antica Grecia, cf J. Bremmer, The Early Greek Concept of the Soul, Princeton 1983, 125-131: Appendix One: The Soul of Plants and Animals.

42Cf Contra Celsum 8,28 (SCh 150, 234,15 e 17-18).

43In Contra Celsum 8,28, cita nell'ordine Ep. ad Romanos 14,21.15; 1 Ep. ad Corinthios 8,13. Nel capitolo seguente (8,29) afferma che mentre i Giudei osservano norme rigorose riguardo ai cibi, Cristo si è mostrato più comprensivo ed ha mirato soprattutto all'interiorità (cf Matthaeus 15,11.17-19), così pure san Paolo (cf 1 Ep. ad Corinthios 8,8).

44Cf Sextus, Enchiridion 109, ed. H. Chadwick, The sentence of Sextus: A contribution of the history of Early Church (Textes and Studies, 2 ser., 5) Cambridge 1959.

45Cf Contra Celsum 8,30 (SCh 150, 238,24-27).

46Sulle "macchie" (sordes) contratte alla nascita per la contaminazione con la carne - attribuite anche a Cristo, - cf pure Homiliae in Lucam 14,3-5. Cf su questo argomento: G. Sfameni Gasparro, Le sordes (/rhupos), il rapporto genesis-phthorà e le motivazioni protologiche dell'enkrateia in Origene, in Id., Origene. Studi di antropologia e di storia della tradizione (Nuovi Saggi 90) Roma 1984, 193-252, [saggio riedito, in modo più sintetico anche in R. Hanson R. and H. Crouzel, (edd.) Origeniana Tertia. The Third International Colloquium for Origen Studies (University of Manchester, September 7th-11th 1981), Roma 1985, 167-183]; P. F. Beatrice, Tradux peccati. Alle fonti della dottrina agostiniana del peccato originale (Studia Patristica Mediolanensia 8), Milano 1978, 212-221; M. Aveta, Alcune osservazioni sulla valutazione origeniana della corporeità e del coniugio, in L. Lies (ed.), Origeniana quarta. Die Referate des 4. Internationalen Origeneskongress, Innsbrück 2-6 september 1985, (Innsbrücker Theologische Studien 19) Innsbrück / Wien 1987, 336-343; P. Pisi, Peccato di Adamo e caduta dei NOES nell'esegesi origeniana, in L. Lies (ed.), Origeniana quarta, o.c., 322-335, particolarmente p. 326; A. Scognamiglio, Toû katharismoû autôn (Lc 2:22). Origene tra Cristologia ed Escatologia, in R. J. Daly, (ed.), Origeniana Quinta. Papers of the 5th International Origen Congress, Boston College 14-18 August 1989, Leuven 1992, 438-443.

47Origine in Commentarii in Ep. ad Romanos 5,9 (PG 14,1047AB) cita: Leuiticus 12,8 (per un neonato si offrono in sacrificio un paio di tortore o due piccioncini: uno per il peccato e uno in olocausto); Iob 14,4-5 (nessuno è esente da peccato, nemmeno se la sua vita è stata di un solo giorno); Psalmus 50,7 (Davide afferma: "nei peccati mi ha concepito mia madre").

48Origene ricorda spesso che, secondo i fautori della metensomatosi, l'anima trasmigra in vari corpi per colpe anteriori alla presente vita: cf ad esempio Commentarii in Matthaeum 7, in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (CGS 41/1, 6,12-13 e 17-19: "si pro peccatis ...trasmutatio fit animarum" e "veniret ad trasmutationem animae quae secundum illorum assertionem non potest accidere nisi ex peccatis"; Commentarii in Matthaeum 11,17 (CGS 40, 64,18-20) e la corrispondente citazione in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (CGS 41/1, 7,1-3); Commentarii in Matthaeum 13,1 (CGS 40, 173,19-176,1) e la relativa citazione in Pamphilus, Apologia Origenis 10 (CGS 41/1, 8,11-9,40; Commentariorum series in Matthaeum 38 (CGS 382, 73,11-13). Anche altri eretici affermavano che i peccati causavano la metensomatosi: cf in A. Orbe, Cristología gnóstica, o. c. [alla nota 46], 573-597.

49Cf Commentarii in Ep. ad Romanos 5,9 (PG 14, 1047BC), traduzione italiana di F. Cocchini, Origene. Commento alla lettera ai Romani. Libri I-VII ("Ascolta Israele" 2), Casale Monferrato 1985, Vol. I, pp. 291-292.

50Cf Contra Celsum 1,13 (SCh 132, 110,16-19).

51Cf Plato, Phaedrus 246B-D.

52Contra Celsum 1,20 (SCh 132, 126,12-19).

53Cf Contra Celsum 5,29: ricorda la contesa tra Atene e Poseidone per il possesso dell'Attica e la leggenda di Atena che, secondo gli egiziani ebbe in possesso Sais (cf Herodotus, Historiae 2,62; Plato, Timaeus 21e) e subito dopo riporta vari passi scritturistici che si riferiscono alle ripartizioni delle regioni terrestri: Deuteronomium 32,8-9; Genesis 11,1-2,5-9; Sapientia 10,5.

54Contra Celsum 5,29 (SCh 147, 88,39-48).

55Cf Contra Celsum 4,17 (SCh 136, 222,10-224,20).




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