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Documento: L'argomentazione scritturistica di Origene contro la metemsomatosi
Messo in linea il giorno Domenica, 29 febbraio 2004
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2. Argomentazione di Origene contro gli assertori della metensomatosi, appoggiandosi sull’antropologia biblica.

L’uomo, creato “ad immagine” di Dio (cf Genesis 1,26-27 e Ep. ad Colossenses 3,10), non può perdere tale immagine - a livello ontologico - per assumerne altre.

Secondo Origene l’uomo, composto di spirito, anima e corpo1 è stato creato “ad immagine” di Dio o, per essere più precisi, “ad immagine dell’immagine di Dio”, cioè del Logos.2 Anzi è proprio la parte razionale dell’anima che contiene la partecipazione dell’uomo all’immagine di Dio, i cui segni si riconoscono nell’esercizio della virtù.3 “La nostra principale sostanza (proēgoumenē upostasis)4 consiste nell’essere “immagine del Creatore” (Ep. ad Colossenses 3,10; cf Genesis 1,27)” afferma Origene.5 Dunque l’uomo, nella sua natura più profonda si definisce per la sua relazione a Dio. Questa immagine divina, dipinta dal Figlio di Dio (cf Homiliae in Genesim 13,4) può essere oscurata dal peccato,6 ad essa possono sovrapporsi l’immagine del diavolo o immagini bestiali, simboli dei vizi,7 ma non può mai essere cancellata: essa è indelebile, in quanto l’immagine divina è costitutivo essenziale per definire l’uomo.8

Origene esprime con chiarezza la convinzione che l’anima umana non potrà mai trasmigrare negli animali. Contro Celso che da platonico sembra velatamente insinuare “che tutte le anime sono della stessa specie9 e che l’anima umana non differisce affatto da quella delle formiche e delle api”, egli reagisce: “Questa è la logica di chi fa discendere l’anima dalla volta del cielo non solo nel corpo umano, ma anche in altri corpi;10 però i cristiani non crederanno mai a tali dottrine, perché essi hanno già appreso che l’anima è stata creata “ad immagine” di Dio (cf Genesis 1,27) e vedono che è impossibile che una natura fatta “ad immagine” di Dio perda del tutto le sue caratteristiche e ne assuma altre, plasmate ad immagine di non so chi, negli animali irrazionali”.11

Anche in altri passi Origene esprime la distinzione tra gli esseri razionali, creati a titolo primario e principale, e gli animali, esistenti a titolo secondario,12 plasmati successivamente, in conseguenza della caduta delle creature razionali; quindi davanti a Dio la loro importanza è inferiore rispetto a quella dell’uomo. E’ evidente dunque - argomenta il Dorival13 - che una simile distinzione esclude la trasmigrazione in corpi animali: come potrebbe l’anima di un uomo, creatura principale, divenire l’anima di un animale, creatura seconda?

Origene si accorda con gli Stoici per dire che l’uomo è “al di sopra di tutti gli esseri irrazionali” e che “la Provvidenza ha fatto tutte le cose principalmente per la natura razionale”.14


1 Cf supra, nota 20.

2Cf Commentarii in Iohannem II,3,20 (SCh 120, 220,6); Homiliae in Lucam 8,2 (GCS 492 48,12-13); Perì Euchês 22,4 (GCS 3, 248).

3Cf Perì Archôn IV,4,10; Contra Celsum 7,66. Origene combatte coloro che facevano consistere l'immagine di Dio nel corpo umano: cf Selecta in Genesim 1,26 (PG 12,93ss); Disputatio cum Heracleida 12; Contra Celsum 6,63.

4Sul significato di proegoumenos, cf M. Giusta, Sul significato filosofico del termine "proegoumenos", in "Atti dell'Accademia delle Scienze di Torino. Classe di scienze morali storiche e filologiche" 96 (1961-62) 1-43 e la nota di E. Corsini alla traduzione italiana del Commento al Vangelo di Giovanni di Origene, o. c. [alla nota 3], 172, nota 56.

5Commentarii in Iohannem XX,22,182 (SCh 290, 248,54-55).

6Cf Homiliae in Genesim 13,4; Contra Celsum 2,11; 4,25.83.

7Cf per le citazioni in H. Crouzel, Théologie de l'image de Dieu chez Origène, o. c. [alla nota 43], 197-206. "Questa assimilazione alle bestie che rimane d'ordine morale chiarisce probabilmente la strana accusa di Girolamo che attribuisce a Origene la metempsicosi, malgrado i testi frequenti e indiscutibili, tratti da opere conservate in greco ove l'Alessandrino taccia questa dottrina di stupidità e la mostra in contraddizione con l'insegnamento della Chiesa": H. Crouzel, Origene, traduzione italiana, o. c. [alla nota 20], 141.

8Già lo affermavano autori cristiani precedenti ad Origene: cf in A. Orbe, La definición del hombre en la teología del s. II, in "Gregorianum" 48 (1967) 522-576.

9Cf precedentemente in Contra Celsum 4,52, parafrasando Timaeus 69 c-d; cf anche Alcinoos (Albinus), Didascalicus 25 [cf H. Dörrie, Kontroversen um die Seelenwanderung im kaiserzeitlichen Platonismus, in "Hermes. Zeitschrift für klassische Philologie" 85 (1957) 418]; cf Plotinus, Enneades VI,5,9.

10Cf Plato, Phaedrus 246b-247b. Origene ha alluso a questo testo già in Contra Celsum 1,20.

11Contra Celsum 4,83 (SCh 136, 392,39-48). Per di più, data la stretta relazione tra l'anima e il corpo, l'uomo è superiore agli animali anche per il corpo: "Se ... ciascun animale ha un corpo corrispondente alla sua anima, è evidente che il corpo, la cui anima è opera di Dio, supera il corpo in cui abita un'anima che non è opera di Dio. Così risulta falso dire che non vi è alcuna differenza tra il corpo di un pipistrello, di un verme, di una rana e quello di un uomo": Contra Celsum 4,58 (SCh 136, 334,17-22); cf anche ibidem 6,63.

12Cf Perì Archôn II,9,3 (SCh 252, 358,92-95): analizzando la diversità delle creature del mondo creato, spiegabile per la mutabilità degli esseri razionali, Origene si premura di notare alla fine: "De mutis uero animalibus et uolucribus atque de his quae in aquis habitant, requirere superfluum uidetur, cum haec non principalia sed consequentia accipi debere certum sit". Cf anche Contra Celsum 4,74 (SCh 136, 368,15-17): "Gli esseri razionali, che sono le creature principali, svolgono il ruolo dei bambini messi al mondo, mentre gli esseri irrazionali e inanimati quello della placenta creata con l'embrione" (l'immagine è di Crisippo, secondo Plutarchus, Platonicae quaestiones, 1000f = J. Von Arnim, Stoicorum Veterum Fragmenta, Leipzig 1903-1924, vol. II, II,1158). Cf anche più ampiamente Contra Celsum 4,74-99. In Contra Celsum 4,29 (SCh 136, 254,36-40), Origene afferma: "Nessun uomo onesto è un verme sguazzante in una palude, nessun uomo pio è una formica, nessun uomo giusto è una rana, e nessun uomo la cui anima brilla della splendida luce della verità può essere paragonato ragionevolmente a un pipistrello". Cf infine Selecta in Psalmos 1,3 (PG 12,1089C): "Tra gli esseri, alcuni esistono a titolo primario, altri a titolo di conseguenza a causa degli esseri esistenti a titolo primario. Infatti l'essere razionale esiste a titolo primario, gli animali e le piante della terra per il suo bisogno".

13Cf G. Dorival, Origène a-t-il enseigné la trasmigration des âmes, o. c. [alla nota 7], p. 22. Questo studioso ricorda (p. 21 nota 41) che circa un secolo fa già M. J. Denis, De la philosophie d'Origène, Paris 1884, passim, soprattutto pp. 190-196, 210 e 213 aveva rimarcato che questa distinzione era per Origene un argomento essenziale contro la metensomatosi. Possiamo solo aggiungere che questa dottrina aveva una radice profondamente biblica nella visione dell'uomo come "immagine di Dio".

14Contra Celsum 4,74 (SCh 136, 368,13-15). Per gli Stoici cf J. Von Arnim, Stoicorum Veterum Fragmenta, Leipzig 1903-1924, vol. II, 1152-1167.




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