Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: L'argomentazione scritturistica di Origene contro la metemsomatosi
Messo in linea il giorno Domenica, 29 febbraio 2004
Pagina: 4/6
Precedente Precedente - Successiva Successiva


3. Argomentazione di Origene contro i fautori della metensomatosi, richiamando la dottrina biblica sulla risurrezione (specialmente il Nuovo Testamento).

3.1. La risurrezione non è assimilabile alla metensomatosi.

Trattando della risurrezione, Origene rimprovera Celso di non aver compreso questa “dottrina, ampia difficile da spiegare (cf Ad Hebraeos 5,11), che richiede più d’ogni altra un uomo sapiente e perspicace per dimostrare quanto essa sia degna di Dio e sublime”.1 Non intendo qui abbordare questo vasto e complesso argomento, già trattato da altri studiosi,2 ma solo soffermarmi sull’impossibilità che la resurrezione sia simile alla metensomatosi.

Anzitutto il nostro Autore afferma: “Tale dottrina insegna che la tenda dell’anima, così definita secondo le Scritture (cf 2 Ep. ad Corinthios 5,4), nella quale i giusti sospirano “oppressi”, non volendo “venire spogliati” di essa, “ma sopravvestiti” (ibidem) possiede un principio seminale (logon... spermatos)”.3 Esso è una forza di crescita e di individuazione, resta immutabile fra tutte le trasformazioni del corpo, assicura la continuità e l’identità tra il corpo terreno e quello spirituale.4 Celso non ha capito questo concetto, poiché ne ha sentito parlare da gente sprovveduta.5 Origene, che già precedentemente in questa stessa opera ha trattato della resurrezione,6 aggiunge questa osservazione: “Non è certo - come pensa Celso - “per aver frainteso la dottrina della metensomatosi che noi parliamo di resurrezione””.7 Volendo dunque spiegare come differiscano tra loro queste due dottrine, Origene richiama alcune idee fondamentali sulla risurrezione, dedotte dalla Sacra Scrittura e confermate poi da un ragionamento filosofico.

Egli dunque chiarifica che “l’anima, per sua natura incorporea e invisibile, ha bisogno, quando si trova in un qualsiasi luogo corporeo, di un corpo appropriato per sua natura a quel luogo”.8 Riprendendo poi la frase paolina (2 Ep. ad Corinthios 5,1), egli distingue tra il corpo e il vestito: quest’ultimo può essere tolto o sostituito con uno più adatto e migliore per giungere alle regioni celesti. In altre parole: il corpo è sempre il medesimo sia nella vita terrestre, sia nella vita dopo la resurrezione; cambiano però le qualità del corpo, da terrestri e corruttibili a spirituali e incorruttibili. Il cambiamento non riguarda dunque il corpo nella sua sostanza, ma le qualità di cui ci si riveste per vivere in una determinata situazione. Origene conferma poi questa tesi con un paragone utilizzato già dai Brahamani per indicare il cambiamento e il passaggio dalla vita terrestre a quella beata:9 l’anima, venendo in questo mondo ha lasciato la placenta che era necessaria per il suo sviluppo nel seno della madre e ha indossato ciò che era necessario per un essere destinato a vivere su questa terra. Il Maestro alessandrino riprende poi l’argomento scritturistico: “Essendoci una dimora terrestre “della tenda” (1 Ep. ad Corinthios 5,1), che è necessaria in qualche modo alla tenda, le Scritture affermano che la dimora terrestre “della tenda” sarà distrutta, ma che la tenda rivestirà “una dimora non costruita da mani di uomo, eterna nei cieli” (ibidem)”. Per Origene “la tenda” è dunque il corpo, che sussiste sempre, pur cambiando “le dimore”, cioè le qualità: quelle terrestri vengono “distrutte” e sostituite con qualità celesti. Un’ulteriore citazione biblica gli permette di esplicitare ancora di più il suo pensiero: “E gli uomini di Dio dicono: “Questo essere corruttibile si sarà vestito dell’immortalità” (1 Ep. ad Corinthios 15,53), la quale è differente da ciò che è incorruttibile; “questo essere mortale si sarà vestito dell’immortalità” (ibidem), che è cosa diversa da ciò che è immortale”. Essa viene così spiegata: “In realtà lo stesso rapporto che ha la sapienza con chi è sapiente, la giustizia con chi è giusto, la pace con chi è pacifico, esiste ugualmente tra l’incorruttibilità e ciò che è incorruttibile, tra l’immortalità e ciò che è immortale. Ecco dunque a che cosa ci esorta la Scrittura, dicendo che noi rivestiremo l’incorruttibilità e l’immortalità; come i vestiti per colui che li ha indossati e se ne è cinto, esse non permettono che colui il quale ne è avvolto si corrompa o muoia”.10

Origene richiama qui la distinzione tra sostanza e qualità che appare più volte nelle sue opere,11 ed è qui applicata ai corpi risorti. Vi è un elemento stabile, - la sostanza corporea appunto - che non è legato alle qualità e non può sussistere senza di esse, ma per volontà del Creatore può trasformarsi, cambiandole per adattarsi ad una nuova situazione.12 Le qualità sarebbero a loro volta l’elemento variabile, capace di trasformare il corpo da terrestre a spirituale. La risurrezione produce dunque una trasformazione definitiva: quello stesso corpo che era stato corruttibile e mortale riveste le qualità dell’incorruttibilità e dell’immortalità. Non vi è dunque cambiamento di corpo, (non ci si “sveste” di esso13), non vi è cessazione totale di una sostanza corporea e l’accesso dell’anima ad un diverso corpo - come sostenevano i fautori della metensomatosi - vi è solo la sostituzione di qualità con altre migliori: l’identità del corpo terrestre con quello spirituale è dunque assicurata.

3.2. Identità tra il corpo terreno e quello risorto.

Origene riporta e commenta varie espressioni bibliche che dimostrano l’identità tra corpo terrestre e corpo risuscitato, e la permanenza della sostanza corporea, pur nel cambiamento delle qualità. Quando l’apostolo Paolo in 1 Ep. ad Corinthios 15,44 scrive: “Si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale”,14 insegna che “nella risurrezione dobbiamo deporre ogni qualità terrena, mentre la forma (eidos) permane integra”.15 Dunque per Origene si tratta di una risurrezione corporea (il corpo da animale diventa spirituale) e di una trasformazione del medesimo corpo, con qualità migliori.16 Il nostro Autore ricorre ad un paragone tratto dalle creature razionali: “quelle che hanno meritato la beatitudine non sono di natura diversa rispetto a quelle che hanno vissuto nella indegnità a causa dei loro peccati, ma sono le stesse che prima hanno peccato e poi, convertite e riconciliatesi con Dio, sono state richiamate alla beatitudine, così anche della natura del corpo non dobbiamo pensare che un corpo è questo di cui ora ci serviamo nell’ignominia, nella corruttibilità e nella debolezza e un altro sarà quello di cui faremo uso nella incorruttibilità, nella potenza e nella gloria, ma sarà sempre lo stesso corpo che, deposte queste imperfezioni, nelle quali ora si trova, sarà trasferito nella gloria, così che quello che era stato un vaso per uso volgare, una volta purificato, diventerà vaso di lusso (cf Ep. ad Romanos 9,21) e dimora di beatitudine”.17 Ancora commentando Ep. ad Romanos 8,11: “[Dio] vivificherà i nostri corpi mortali”, Origene prende lo spunto per ribadire la trasformazione a cui saranno soggetti gli uomini: “Queste parole dell’Apostolo, poiché il corpo è mortale e non partecipa alla vera vita, possono indicare che la forma (eidos) corporea, di cui abbiamo parlato, che è mortale per natura, quando “sarà rivelato Cristo, nostra vita” (Ep. ad Colossenses 3,4), egli la trasformerà dall’essere “corpo di morte” (Ep. ad Romanos 7,24) e sarà vivificata dallo Spirito che dà la vita, cambiata da carnale in spirituale”.18 Dunque la forma corporea è mortale per natura, a differenza dell’anima che è immortale, essendo incorporea. Ma anche dal punto di vista morale il corpo è carnale, dominato dal male, ma quando è vivificato dallo spirito si trasforma in spirituale.

Il famoso testo paolino di 1 Ep. ad Corinthios 15,35-44 (sulla risurrezione, col paragone del chicco di grano che diventa poi spiga, passo richiamato più volte da Origene19), esprime allo stesso tempo l’identità e la diversità tra il corpo terrestre e quello glorioso, come vi è continuità e tuttavia differenza tra il grano e la spiga.20

Dunque utilizzando dati neotestamentari e dottrine filosofiche greche, il maestro alessandrino esprime in tre modi l’identità del corpo terrestre con quello risuscitato:

(a) con l’identità della sostanza corporea che riceve sulla terra qualità terrestri e nel cielo qualità celesti o eteree (cf Perì Archôn II,1,4).

(b) Con la forma (eidos) corporale:21 essa esprime come il corpo permanga il medesimo sulla terra, mentre i suoi elementi materiali si rinnovano costantemente nel corpo, che è come un fiume con acque sempre differenti e pur tuttavia sempre il medesimo fiume.22

(c) Per la dottrina del logos spermatikos, che dà una formulazione filosofica all’immagine paolina del grano e della spiga. La ragione seminale è la forza di sviluppo che, contenuta nel seme di grano, ne fa uscire una spiga o che, presente anche nel seme umano, darà poi origine ad un uomo, il quale passa attraverso le varie età della vita (bambino, adulto, vecchio). Quando il corpo sarà nella terra come il grano, questo logos spermatikos lo farà risorgere corpo spirituale.23 Si veda ad esempio il seguente testo: “Noi non diciamo dunque che un corpo putrefatto ritorni alla sua natura (physis) originaria così come “un chicco di grano” (cf 1 Ep. ad Corinthios 15,37) putrefatto non ritorna ad essere “chicco di grano”. Noi pensiamo che, come dal “chicco di grano” nasce la spiga, così nel corpo è insito un certo principio (logos), che non è sottomesso alla corruzione a partire dal quale il corpo “risorge nell’incorruttibilità” (1 Ep. ad Corinthios 15,43)”.24

Origene ribadisce con chiarezza l’identità tra il corpo glorioso e il corpo terrestre: “A Paolo ciò che è di Paolo, a Pietro ciò che è di Pietro, a ciascuno ciò che gli appartiene, perché non è conveniente che le anime abbiano peccato in un corpo e siano punite in un altro; non sarebbe proprio di un buon giudice che alcuni corpi abbiano versato il loro sangue per Cristo e la loro corona sia attribuita ad altri”.25

Ancora facendo l’esegesi di Matthaeus 22,30 (i risorti “saranno come gli angeli di Dio in cielo”), Origene commenta: “Ma io penso che con queste parole si dimostra che coloro i quali sono degni della risurrezione dai morti non solo sono come gli angeli in cielo perché non contraggono matrimonio, ma perché i loro (eautôn) corpi di umiliazione trasformati diventano tali e quali i corpi degli angeli, eterei, luce scintillante”.26 Dunque i risorti non riceveranno un corpo diverso da quello che avevano prima, ma è il loro corpo di umiliazione che è stato trasformato in corpo di gloria, quindi cambiato di qualità.

Appellandosi alla logica, Origene argomenta che sarebbe assurdo che questo corpo (hoc corpus), il quale a causa di Cristo ha sofferto persecuzioni, sia defraudato del premio e che la sola anima sia ricompensata.27

La permanenza dell’identità tra corpo terrestre e corpo risorto è rafforzata da Origene con la teoria del “veicolo (ochema)” dell’anima,28 facendo leva sulla descrizione - con tratti marcatamente corporali - della parabola di Lazzaro e del ricco epulone (cf Lucas 16,19-31) e dell’apparizione di Samuele a Saul presso la negromante (cf 1 Samuelis [1 Regum] 28,3-25). L’anima, tra la morte e la risurrezione, avrebbe un involucro corporeo, che nella filosofia medio- e neoplatonica,29 era definito “veicolo dell’anima”: esso faceva quasi da ponte tra l’anima e il corpo e sussistendo attorno all’anima spiegava anche le apparizioni dei fantasmi.

3.3. Nella Scrittura si afferma che Cristo è risorto con il proprio corpo.

In Commentarii in Psalmos 15,9, Origene commentando il versetto “la mia carne riposerà nella speranza” (Psalmus 15,9) spiega che il Cristo è stato il primo a dire queste parole avendole realizzate per la prima volta. Quando è stato elevato al cielo “portò con sè il suo corpo terrestre (secum terrenum corpus evexit)”. Né Elia né Enoch, che sono stati trasportati nelle regioni celesti, non sono propriamente ascesi al cielo. Cristo, come il primogenito dai morti, “per primo portò la carne nel cielo (primus carnem evexit ad coelum)”. Le potenze celesti vedono ciò che mai avevano visto prima: la carne era salita al cielo e comprendono dunque il detto di Isaias 63,1 (“Chi è costui che viene da Edom, da Bosor con le vesti tinte di rosso?”). Origene spiega: “esse vedevano nel suo corpo le tracce delle ferite di Bosor, cioè le tracce ricevute nella sua carne”.30 Anche in De resurrectione 2, l’Alessandrino, dopo aver citato 1 Ep. ad Corinthios 15,35-38 (come risuscitano i morti, con quale corpo verranno?, ecc...) afferma anzitutto che con tali parole l’apostolo Paolo significava chiaramente che i morti risorgono e che “è certo che il nostro Salvatore risorse con lo stesso corpo che aveva ricevuto da Maria (certum esse quod Salvator noster cum ipso corpore resurrexit quod susceperat ex Maria)”.31

Il Cristo porta nel cielo il corpo che ha sofferto32 e le potenze angeliche vedono il Cristo entrare nella “vera” Gerusalemme sul suo “veicolo corporeo”: l’asina e il puledro simboleggiano il corpo glorificato di Cristo.33 Non ha abbandonato il suo corpo nella “zona del sole”, ma è salito al cielo con il suo corpo.34

Il Cristo è risuscitato con la carne che aveva avuto,35 e se egli ha assunto un corpo, la sua risurrezione è avvenuta con il corpo e poiché egli è il primogenito dei nati, è necessario che la risurrezione dei risorti sia della stessa natura.36 Conseguentemente “per il fatto che la primizia è risuscitata dai morti (cf 1 Ep. ad Corinthios 15,20.23) ne segue che i morti risuscitano. La primizia è Cristo (cf 1 Ep. ad Corinthios 15,23)”.37 Dunque ciò che si afferma del Cristo va riferito anche agli altri uomini, essendo il Cristo il primo ad avere portato la carne in cielo: perciò anche gli altri uomini lo seguiranno, senza subire trasmigrazioni in altri corpi, ma cambiando le qualità del proprio corpo.


1Contra Celsum 7,32 (SCh 150, 84,1-4).

2Per una bibliografia cf sotto la voce: Resurrection, in H. Crouzel, Bibliographie critique d'Origène (Instrumenta Patristica 8), Steenbrugis 1971, con Supplément (I.P. 8A), ivi 1982. Tra gli ultimi studi cf G. Dorival, Origène et la résurrection de la chair, in L. Lies (hrsg.), Origeniana quarta. Die Referate des 4. Internationalen Origeneskongress, Innsbrück 2-6 september 1985, (Innsbrücker Theologische Studien 19) Innsbrück / Wien 1987, 291-321; M. Demura, The resurrection of the body and soul in Origen's Contra Celsum, in E. A. Livingstone (ed.), Studia Patristica XXVIII/3, Leuven 1989, 385-391.

3Contra Celsum 7,32 (SCh 150, 84,5-86,8). Mentre per gli stoici il logos seminale è principio di ripetitività dei periodi ciclici (cf Contra Celsum 5,20), per i cristiani esso è principio di risurrezione.

4Su questo logos (in latino ratio) cf anche Perì Archôn II,10,3 (SCh 252, 380,103-107); Contra Celsum 5,23 (SCh 147, 70,5); De resurrectione 2 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 11, 93A-94B o 17, 594C-596A); Stromata, Fragmenta[?] in Hieronymus, Contra Iohannem Hierosolymitanum 26 (PG 11, 97D-98A o PL 23, 393D).

5Cf le stesse lamentele anche in Perì Archôn II,10,3 (SCh 252, 380,79-82) e la relativa nota di H. Crouzel e M. Simonetti in SCh 253, 228-230 nota 11.

6Cf Contra Celsum 2,55-67; 5,18-20.57-58; cf M. Demura, The resurrection of the body and soul in Origen's Contra Celsum, o. c. [alla nota 88], 385-391. Antecedentemente Origene aveva svolto questo argomento soprattutto nel De resurrectione; Perì Archôn II,10,1-3; Selecta in Psalmos 1,5 (brani tramandati da Methodius, De resurrectione 1,20-24 e da Epiphanius, Panarion 64,10.12-16).

7Contra Celsum 7,32 (SCh 150, 86,12-14).

8Contra Celsum 7,32 (SCh 150, 86,14-16). La stessa idea in Selecta in Psalmos 1,5 (PG 12,1093C) [riportata anche da Methodius, De resurrectione. 1,22,4-5 e da Epiphanius, Panarion 64,14,7-8]: "E' necessario che l'anima, quando si trovi in luoghi corporei, usi corpi adatti a questi luoghi". Poi esemplifica: se vivessimo nel mare, noi dovremmo avere corpi marini.

9Cf Strabo, XV,5,9; cf anche Seneca, Epistulae 102,23; Marcus Aurelius, IX,3,4; Porphyrius, Epistula ad Marcellam 32; Eusebius Caesariensis, Theophaneia 1,72.

10Contra Celsum 7,32 (SCh 150, 88,29-39).

11Cf ad esempio Fragmenta in Genesim 1,12 (PG 12, 48s); Perì Euchês 28,8; Commentarii in Iohannem XIII,21,127; XIII,61,429; Perì Archôn II,1,4; II,2,2; II,10,1-2; III,6,4-5; III, 6,7; IV,4,5-8; Contra Celsum 3,41-42; 4,47.56-57; 6,77. Cf anche gli studi di H. Crouzel, La doctrine origénienne du corps ressuscité, in "Bulletin de Littérature Ecclésiastique" 81 (1980) 175-200; 241-266; D. G. Bostock, Quality and Corporeity in Origen, in H. Crouzel, A. Quacquarelli (edd.), Origeniana secunda, Second Colloque internationale des études origéniennes, Bari 20-23 sept. 1977 (Quaderni di "Vetera Christianorum" 15) Roma 1980, 11-32. Cf anche limitatamente al Perì Archôn, M. Alexandre, Le statut des questions concernant la matiére dans le "Perì Archôn, in H. Crouzel, G. Lomiento, J. Rius-Camps (edd.), Origeniana. Premier colloque internationale des études origéniennes, Montserrat 18-21 sept. 1973, (Quaderni di "Vetera Christianorum" 12) Bari 1975, 63-81. Cf infine L. Hennessey, A Philosophical Issue in Origen's Eschatology: The Three Senses of Incorporeality, in R. J. Daly, (ed.), Origeniana Quinta. Papers of the 5th International Congress, Boston College 14-18 August 1989, Leuven 1992, 373-380.

12Cf soprattutto Perì Archôn II,1,4; IV,4,8; Contra Celsum 3,41.

13Cf Contra Celsum 5,19 (SCh 147, 60,36-62,41): "[L'anima] comprende la differenza tra la dimora terrestre, ove si trova la tenda e che è destinata alla distruzione, e la tenda ove i giusti gemono "oppressi" non perché essi vogliano svestirsi della tenda, ma perché vogliono sopravvestirsene, affinché da questo "sopravvestirsi", "ciò che è mortale sia assorbito dalla vita" (2 Ep. ad Corinthios 5,1-4)".

14Per uno studio su 1 Ep. ad Corinthios 15,35-49 nell'esegesi di Origene cf F. Altermath, Du corps psychique au corps spirituel. Interprétation de 1 Cor 15,35-49 par les auteurs chrétiens des quatre premiers siècles (Beiträge zur Geschichte der biblischen Exegese 18), Tübingen 1977, 104-124.

15Selecta in Psalmos 1,5 (PG 12, 1096A, riportato da Methodius, De resurrectione I,23,2).

16Cf Perì Archôn II,10,1; Contra Celsum 5,19.22; cf anche ibidem 6,29 (SCh 147, 252,24-28): "Non diciamo affatto che Dio risusciterà gli uomini dai morti con la stessa carne e lo stesso sangue (...). Noi infatti diciamo che ciò che è stato seminato "nella corruzione, nel disonore e nella debolezza", "corpo animale" (cf 1 Ep. ad Corinthios 15, 42-44) non risorge tale quale è stato seminato".

17Perì Archôn III,6,6 (SCh 268, 248,180-192).

18Selecta in Psalmos 1,5 (PG 12, 1097B).

19Cf ad esempio Selecta in Psalmos 1,5 (PG 12,1097BC) oppure in Methodius, De resurrectione III,10,2 (GCS 27, 404,7-405,2); cf anche Perì Archôn II,10,1, II, 10,3; Contra Celsum 5,18; 5,22s; 7,32; De resurrectione 2 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 17,594ss); Stromata, Fragmenta[?] in Hieronymus, Contra Iohannem Hierosolymitanum 26 (PL 23,393B-394A). Per un elenco completo delle citazioni di questo passo biblico cf in J. Allenbach et alii (edd.), Biblia patristica, Vol. III. Origène, Paris 1980, 405s.

20Anche se - come fa notare H. Crouzel, Origene, traduzione italiana, o. c, [alla nota 20], p. 340: "L'insieme delle sue [= di Origene] opinioni sulla identità e l'alterità del corpo terrestre e del corpo risuscitato costituisce piuttosto una espressione del mistero che una spiegazione propriamente detta, che sarebbe impossibile" (corsivi nel testo).

21Questo eidos non è inteso nel senso di "apparenza esteriore", ma nel significato filosofico di "principio di unità e di individuazione" del corpo che si manifesta all'esterno con caratteristiche che fanno riconoscere il soggetto. Questa idea non compresa da Metodio ha causato gravi contraddizioni e incomprensioni della dottrina origeniana sulla risurrezione: cf H. Crouzel, Les critiques adressées par Méthode...., o. c. [alla nota 87], 679-716.

22Cf Selecta in Psalmos 1,5 (PG 12,1093), citati anche da Methodius, De resurrectione 1,24 e da Epiphanius, Panarion 64,16.

23Cf De resurrectione 2 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 11,93CD o 17,595BC); Selecta in Psalmos 1,5 [in Methodius, De resurrectione, 1,24 e in Epiphanius, Panarion 64,16]; Contra Celsum 5,23; 7,32.

24Contra Celsum 5,23 (SCh 147, 68,1-70,7). Cf anche una analoga idea in ibidem 5,18 (SCh 147, 58,10-13): "Né noi, né le sacre Scritture diciamo che i morti da lungo tempo, dopo essere risorti dalla terra, vivranno con la stessa carne, senza ricevere alcun mutamento verso il meglio". Anche commentando Psalmus 1,5 ("Perciò gli empi non risorgeranno al giudizio"), Origene richiama il dato biblico di 1 Ep. ad Corinthios 15,44) ("Si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale") e di 1 Ep. ad Corinthios 15,50 ("La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l'incorruttibilità"), per appoggiare una tesi filosofica: la distinzione nel corpo umano di due elementi: (a) il primo substrato (proton ypokeimenon) che cambia continuamente e quindi non risuscita; (b) la forma corporea (l'eidos somatikon), che permane sempre, caratterizza il corpo, è una qualità (poiotes) somatica nel senso stoico, è l'elemento corporeo che l'anima rivestirà al momento della risurrezione cambiandolo in meglio. Allo stesso tempo il Maestro alessandrino rettifica l'interpretazione di Ep. ad Romanos 8,11 ("Colui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi") data dai simpliciores: egli spiega che la forma (eidos) corporea è mortale per natura, poi precisa che alla risurrezione si verifica la stessa trasformazione che avviene dal chicco alla spiga (cf 1 Ep. ad Corinthios 15,35): il chicco, in forza del logos spermatikos si trasforma in spiga, così il corpo terrestre si trasforma in qualcosa di meglio e di più glorioso: cf Selecta in Psalmos 1,5 (PG 12,1096AB), riportato anche da Methodius, De resurrectione 1,20-24 e da Epiphanius, Panarion 64,10.12-16.

25Stromata, Fragmenta[?], in Hieronymus, Contra Iohannem Hierosolymitanum, 26 (PL 23,397): dopo queste parole così commenta Girolamo: "Udendo queste parole, chi crederebbe che Origene neghi la risurrezione?". Anche altrove l'Alessandrino esprime la convinzione dell'identità tra corpo terrestre e corpo risuscitato. Mettendo in parallelo la trasfigurazione e la risurrezione, assicura: "Quando i giusti risusciteranno nella gloria alla seconda venuta del Cristo, essi non avranno vestiti (imatia) sensibili, ma saranno rivestiti di involucri splendenti. Come la loro forma non era diversa alla trasfigurazione, così nella risurrezione la forma (eidos) che riguarda i santi sarà molto più gloriosa di quella che essi avevano in questa vita, ma non sarà una forma diversa": Fragmenta in Lucam 9,28 [= Rauer 140] (CGS 492, 283,13-284,17).

26Cf Commentarii in Matthaeum 17,30 (GCS 40, 671ss).

27De resurrectione 1 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 11, 91D-93A o 17, 594AB). Per esprimere l'identità dei corpi terrestri con quelli risorti, cf anche: Commentarii in Ep. ad Ephesios III,5,28-29 (PG 14, 1297B) citato da Hieronymus, Contra Rufinum I,28 (SCh 303, 76,20-26): "Diciamo che la carne deve vedere la salvezza di Dio (cf Isaias 40,5), l'anima deve amarla... e imitando Cristo che nutre la sua Chiesa e dice "Quante volte ho voluto radunare i tuoi figli, come la gallina raduna i pulcini sotto le sue ali" (cf Matthaeus 23,37), così le anime circondino di premure i loro corpi (corpora sua), perché questo essere corruttibile rivesta l'incorruttibilità (cf 1 Ep. ad Corinthios 15,53) e sostenuto da leggere ali possa entrare più facilmente nell'aria". Cf anche Perí Pascha 37,29-38,5 (ed. O. Guéraud, P. Nautin, Origène. Sur la Pâque, Paris 1979, 226,28-228,4) il fatto che gli Ebrei escano dall'Egitto, dopo aver mangiato l'Agnello pasquale, tenendo i sandali ai piedi (cf Exodus 12,11) viene inteso come riferibile alla "risurrezione della carne, poiché anch'essa viene con noi, quando usciamo dall'Egitto", dobbiamo perciò "mortificare le membra che sono sulla terra, fornicazione impurità (cf Ep. ad Colossenses 3,5), lascivia idolatria (cf Ep. ad Galatas 5,19-20) e così di seguito". Dunque alla risurrezione recheremo con noi il corpo che fin da questa terra (simboleggiata dall'Egitto) si è purificato.

28Cf in Methodius, De resurrectione III,17-18 (GCS 27, 413,17ss); in Photius, Bibliotheca 234,301a (ed. R. Henry, Paris 1967, tome V, 106,30) e, ispirato ad Origene, anche Procopius Gazaeus, Commentarii in Genesim 3,21 (PG 87/1, 221AB). Cf anche Origene, Commentarii in Matthaeum 16,18-19: l'entrata di Gesù in Gerusalemme nel giorno delle Palme raffigura la sua entrata nella "vera" Gerusalemme sul suo "veicolo (ochema) corporeo". Tra gli studi sull'argomento in Origene, cf H. Crouzel, Le thème platonicienne du "véhicule de l'âme" chez Origène, in "Didaskalia" 7 (1977) 225-237; L. R. Hennessey, A Philosophical Issue in Origen's Eschatology: The Three Senses of Incorporeality, in R. J. Daly, (ed.), Origeniana Quinta, o. c., 373-374 e 376-377; H. S. Schibli, Origen, Didymus and the Vehicle of the Soul, in R. J. Daly, (ed.), Origeniana Quinta, o.c., 381-391. Anche Agostino si troverà di fronte a tale problema: cf M. Baltes, Platonisches Gedankengut im Brief des Evodius an Augustinus (Ep. 158), in "Vigiliae Christianae" 40 (1986) 251-261; V. Zangara, Il "vehiculum animae" e le apparizioni dei morti nell'Ep. 158 di Evodio ad Agostino, in "Rivista di Storia e Letteratura Religiosa" 25 (1989) 234-258.

29Cf E. R. Dodds in appendice all'edizione critica del testo: Proclus. Elements of Theology, Oxford 19632, pp. 313-321; J. F. Finamore, Iamblicus and the Theory of the Vehicle of the Soul (American Classical Studies 14), Chico 1985; W. Deuse, Untersuchungen zur mittel- und neuplatonischen Seelenlehre, Wiesbaden 1983.

30Commentarii in Psalmos 15,9 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 12, 1215C-1216C o 17, 600AB).

31De resurrectione 2 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 11, 93C o 17, 595AB). Un corpo che aveva assunto le migliori qualità: "Noi affermiamo ancora che il suo [di Cristo] corpo mortale e l'anima che vi risiede hanno acquistato la massima dignità non solo per l'associazione, ma anche per l'unione e la funzione con lui e che partecipando alla sua divinità si sono trasformati in Dio"; dunque se la materia può rivestire tutte le qualità che il Creatore vuole attribuirle, perché meravigliarsi "se la qualità mortale del corpo di Cristo, per la Provvidenza di Dio che così stabilisce, sia stata cambiata in una qualità eterea e divina?": Contra Celsum 3,41 (SCh 136, 96,7-11). Altrove Origene presenta lo stato del corpo di Cristo come intermediario tra il corpo pesante e l'anima pura: cf Contra Celsum 2,62; cf anche 2,68; De resurrectione, Fragmenta, in Hieronymus, Contra Iohannem Hierosolymitanum 25 (PG 11,98D-100A o PL 23,395C).

32Cf Commentarii in Iohannem II,8,61 (SCh 120, 242,25-27): "Colui che siede sul cavallo bianco, cioè il Logos di Dio non appare nudo a Giovanni: egli infatti indossa un mantello intriso di sangue (cf Apocalypsis 19,13)".

33Cf Commentarii in Matthaeum 16,19 (GCS 40, 539,11ss).

34Cf Commentarii in Psalmos 18,6 in Pamphilus, Apologia Origenis 7 (PG 12, 1241-1244 o 17, 600C-601A): Origene rifiuta l'ipotesi di coloro i quali pretendono che il Cristo ascendendo al cielo abbia lasciato il suo corpo nella zona del sole e sia entrato in cielo senza di esso.

35Cf Fragmenta in 1 Ep. ad Corinthios 81, ed. C. Jenkins, in "The Journal of Theological Studies" 10 (1909) 44.

36Cf ibidem 84, edizione citata, p. 46,11ss.

37Disputatio cum Heracleida 5 (SCh 67, 66,14-16).




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Reincarnazione
Reincarnazione

Argomenti Correlati

Incredibile... ma falso!

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke