Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Qumràn e le origini cristiane
Messo in linea il giorno Domenica, 29 febbraio 2004
Pagina: 5/10
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Il problema del Figlio dell'Uomo

E ora guardiamo un caso in cui i testi di Qumràn ci hanno aiutato a capire il Nuovo Testamento in maniera indiretta, cioè attraverso la valorizzazione degli apocrifi e attestazioni di credenze parallele. È il caso del Figlio dell'Uomo. Gesù nei vangeli non chiama mai se stesso Messia, ma indica se stesso con l'appellativo di «Figlio dell'Uomo». Poiché la comunità primitiva non usò mai questo titolo per indicare Gesù, è certo che l'espressione è tipicamente gesuana. Il problema è che cosa significasse.

I commentatori fanno riferimento a Daniele 7,13-14. Ma dal libro di Daniele non si ricava molto per capire come Gesù interpretasse se stesso. Nel libro di Daniele la figura del Figlio dell'Uomo è manifestamente un simbolo che sta ad indicare il popolo di Israele, il popolo dei santi di Dio (Dn 7,27). Ma per Gesù il termine non è una metafora per indicare Israele, è un titolo o qualcosa del genere che egli applica a se stesso. La maggior parte dei critici ha sempre cercato di capire il valore del termine deducendolo dal contesto stesso dei vangeli e arrivando a una delle conclusioni seguenti: Gesù chiama se stesso Figlio dell'Uomo per una sorta di umiltà (cf. Bonsirven1 e Lagrange2). Altri ci ha visto un'assolutizzazione dell'uso che fece di questo termine Ezechiele (Procksch3). Altri (Vermes4) ha cercato di spiegare il termine come una forma dialettale giudaica che vorrebbe dire soltanto «io». Altri ancora hanno cercato addirittura nella letteratura greca - il Poimandres - (Dodd5). E fa stupore che un'opera seria come quella recente di Conzelmann6 nelle pagine dedicate al Figlio dell'Uomo non menzioni nemmeno il Libro delle Parabole. Qualcuno (Mowinckel7) ha intuito che l'opera fondamentale da tenere presente per capire che cosa significasse l’espressione «Figlio dell'Uomo» è il Libro delle Parabole, ma resta piuttosto isolato. Ora il Libro delle Parabole è datato con sicurezza a circa l'anno 30 a.C. e vi appare una figura chiamata Figlio dell'Uomo che ha le seguenti caratteristiche: è una persona, non una collettività; ha natura superumana, perché è creato prima del tempo e vive tuttora; conosce tutti i segreti della Legge e perciò ha il compito di celebrare il Grande Giudizio alla fine dei tempi.

Questa figura dotata delle funzioni di giudice escatologico doveva essere ben nota alla gente, perché nessuno domanda mai a Gesù che cosa mai sia questo Figlio dell'Uomo. Alla luce di quanto abbiamo appreso dal Libro delle Parabole leggiamo qualche passo dei vangeli a proposito del Figlio dell'Uomo. Si legge in Giovanni 5,27: «Dio ha dato a Gesù il potere di giudicare, perché è il Figlio dell'Uomo». Dunque, Giovanni sapeva, e si rivolgeva a lettori che sapevano, cosa voleva dire «Figlio dell'Uomo» (in questo caso nel greco manca l'articolo, ma si tratta di un problema di sintassi greca, perché «Figlio dell'Uomo» è predicato nominale). Ed ora sentiamo le parole che un altro evangelista, Marco, mette in bocca a Gesù (2,1ss). È l'episodio della guarigione del paralitico. Gesù si trova in una casa e un gruppo di persone che trasporta un paralitico su una lettiga cerca di avvicinare Gesù, all'evidente scopo di ottenerne la guarigione. Poiché c'è troppa gente, scoperchiano il tetto e calano il paralitico davanti a Gesù, il quale, trovatosi davanti a quest'uomo, gli dice: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». A questa sortita alcuni dei presenti protestano osservando che solo Dio può rimettere i peccati. Allora Gesù interviene e continua così il suo discorso col paralitico: «Che cosa è più facile? Dire "ti sono rimessi i peccati" o dire "alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?”. Ora, perché sappiate che il Figlio dell'Uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, io ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua"». Dunque, per Gesù il Giudice escatologico (questo lo sapevano tutti) poteva rimettere i peccati al momento del Giudizio finale e questo appare ben chiaro dalla lettura del Libro delle Parabole; ma Gesù aggiunge «qui sulla terra». Se anche non si identificò col Figlio dell'Uomo delle credenze del tempo, Gesù affermò almeno di avere quei poteri che si attribuivano comunemente alla figura del Figlio dell'Uomo e li aveva già, cioè da sempre.

Ma Qumràn ci ha dato qualcosa in più oltre a imporci di leggere attentamente gli apocrifi: ci ha fatto vedere che la credenza nell'esistenza di figure angeliche superumane era ammessa. Esisteva un Melkisedek celeste che aveva funzioni simili a quelle del Figlio dell'Uomo del Libro delle Parabole. Sono nomi diversi che indicano funzioni analoghe8.

Un rapporto tra il Libro delle Parabole e Gesù era già stato notato sporadicamente, ma ora tutto deve essere approfondito. La via per capire l'autocomprensione di Gesù non è quella del titolo messianico col quale è passato alla storia, ma quella di far perno sul concetto di Figlio dell'Uomo. Così molte cose si chiariranno9.


1 Cf. J. BONSIRVEN, Teologia del Nuovo Testamento, Torino 1952, pp. 25-28.

2 Cf. M. LAGRANGE, Evangile selon Saint Marc, Paris 1947, pp. CXLIX-CLI.

3 Cf. O. PROCKSCH, Christentum und Wissenschaft, vol. III, 1927, pp. 425ss.

4 Cf. G. VERMES, Gesù l’ebreo, Roma 1983, pp. 187ss.

5 Cf. C.H. DODD, The Interpretation of the Fourth Gospel, Cambridge 1955, p. 54.

6 Cf. H. CONZELMANN e A. LINDEMANN, Guida allo studio del Nuovo Testamento, Genova, Marietti 1986, pp. 376-380. In una proposta di lavoro (p. 376) si consiglia di guardare tutti i passi in cui compare nel NT il titolo di Figlio dell'Uomo, cercando di individuare i casi in cui il titolo è aggiunto in un secondo momento e a quali fonti risalga (non è però indicato nessun metodo e si conta evidentemente sulla genialità degli allievi).

7 Cf. S. MOWINCKEL, He that Cometh; The Messiah Concept in the Old Testament and Later Judaism, Oxford 1956, pp. 346ss.

8 Il testo in questione è 11Q Melkisedek. Recentemente, vedi E. PUECH, La croyance des Esséniens en la vie future: immortalité, résurrection, vie éternelle? Histoire d'une croyance dans le judaïsme ancienne (Études Bibliques, NS 22), vol. II, Paris, Gabalda 1993, pp. 516ss.

9 Cf. oggi in Italia F. ARDUSSO, Gesù Cristo figlio del Dio vivente, Cinisello B., Edizioni Paoline 1992, p. 125.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Qumràn
Qumràn

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke