Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Gli ebrei di fronte allo Stato
Messo in linea il giorno Domenica, 25 dicembre 2005
Pagina: 3/10
Precedente Precedente - Successiva Successiva


L’esilio: sacerdoti e re (IV sec. a.c.)

La radicalità del pensiero di Osea non apparirà più in Israele, ma ciò non toglie che certi contrasti intorno al potere, sorti al tempo dell'esilio babilonese, non si radicassero proprio nel desiderio di creare una società svincolata dal potere del re, che si fondasse solo sull'obbedienza alla Legge. Che poi sotto l'etichetta della Legge si nascondesse un altro potere, questo è un altro discorso.

In terra d'esilio, a Babilonia, durante il VI sec. a.C. ci fu aspra polemica tra l'elemento sacerdotale e la casa regnante. La polemica si sviluppa intorno al concetto di Patto, un'idea caratteristica di Israele: il Patto era il legame concreto che legava Dio al suo popolo. Ciò di cui si discuteva era quale fosse la sostanza del Patto. Ezechiele lo concepiva come un patto matrimoniale sui generis, col duale Dio aveva legato a sé Israele (16,6-8)[1]. È una formula, nella quale non c'è spazio per il re, almeno in maniera diretta. L'autorità reale non fa parte delle strutture salvifiche di Israele; se un re c'è, è puramente occasionale. Più chiaro ancora è il passo seguente: dopo aver detto che Dio strapperà le sue pecore dalla bocca vorace dei suoi pastori (34,10), Ezechiele dice esplicitamente che Dio stesso condurrà al pascolo il suo gregge (34,15). Allora, nel tempo felice del futuro, Dio farà sorgere il suo servo David. Questo David del futuro non è un discendente del primo, ne è solo l'antitipo: sarà lo strumento che realizzerà sulla terra la sovranità di Dio (34,23).

Quando Ezechiele scrisse la sua costituzione ideale di Israele, concepì il re come capo militare, dotato di possedimenti amplissimi che gli permettessero di mantenere corte ed esercito, ma senza alcuna autorità sugli ebrei: «Questo sarà il suo terreno, la sua proprietà in Israele, affinché i miei re non opprimano più il mio popolo, ma lasceranno il paese alla gente di Israele, alle sue tribù» (45,8). La condanna di tutto il periodo monarchico è chiara, come è chiaro il suo ideale di libertà dal potere (monarchico): il potere sarà nelle mani delle tribù, cioè degli anziani.

Dalla parte opposta l'anonimo storico di corte, che mise insieme la storia di Israele fino al 561 a.C., insisteva invece che il regno stava in piedi ed era salvato da Dio per la promessa fatta a David: «La tua casa e il tuo regno sussisteranno sempre davanti a me, il tuo trono durerà per sempre» (2Sam 7,17). La dinastia davidica non solo regnava per volere divino, ma era la garanzia che il favore divino non sarebbe mai mancato.

Si trattava tuttavia di un discorso che non sembrava investire direttamente il rapporto tra Dio e popolo: non era chiaro quale fosse la posizione del re di fronte a quel Patto che legava Dio a Israele. E la formulazione teorica e perfetta non mancò, frutto del pensiero di uno dei più grandi geni di Israele, il Secondo Isaia. Riferendosi al Servo, cioè al re, egli fa dire a Dio: «Io ti ho fatto Patto del popolo» (42,6). Dunque, il re non solo non era estraneo alle strutture salvifiche di Israele, ma ne era l'essenza stessa. Il potere storico dei Davididi non è sopraffazione, è la rivelazione nella storia della volontà di Dio. Il potere monarchico e davidico è indispensabile alla salvezza di Israele.


[1] «lo passai accanto a te e ti vidi. Vidi che eri nel tempo dell'amore. Allora stesi il mio mantello sopra di te, coprii la tua nudità, ti feci un giuramento, feci con te un patto ... e fosti mia» (Ezechiele 16,8). Israele è femminile in ebraico.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il giudaismo
Il giudaismo

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke