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Documento: Gli ebrei di fronte allo Stato
Messo in linea il giorno Domenica, 25 dicembre 2005
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Inizio della repubblica (fine IV sec. a.c.)

Intorno al 520 a.C., subito dopo l'avvento al trono di Dario I, ci fu un compromesso tra sacerdozio in esilio e casa regnante: il re e il sommo sacerdote (questo titolo comparve allora per la prima volta) ebbero entrambi il titolo di "unti" e Israele fu governato per alcuni anni da una diarchia, due parti che erano espressione di due concezioni diverse del potere e in ogni caso decise alla sopraffazione reciproca. La vinsero i sacerdoti e il potere fu secondo Giuseppe Flavio tutto nelle loro mani. In realtà indizi numerosi lasciano pensare che il posto del re fosse occupato da un governatore, normalmente ebreo: in qualche modo la diarchia continuava[1] e soprattutto continuava una concezione dello Stato, per cui esso aveva nel Patto il suo centro e fulcro.

Espressione di questa concezione del Patto come struttura centrale dello Stato si ha nel Deuteronomio, che penso redatto all'inizio della repubblica. Si legge in 5,2-3: «Yahweh Dio nostro fece un Patto con noi al monte Horeb. Egli ha fatto questo Patto non con i nostri padri, ma con noi che oggi siamo qui in vita». Segue il decalogo. Le leggi basilari di Israele diventano così le clausole del Patto fra Dio e Israele: sembra una concezione simile a quella di Ezechiele, ma in realtà fu diversa. Questa Legge/Patto univa il popolo a Dio direttamente, era il cardine della repubblica, dove ancora i sacerdoti non avevano il predominio.

Nel corso del V sec. in Malachia appare l'espressione «Patto di Levi», dalla quale si può dedurre che il sacerdozio si considerava il nuovo depositario del potere.

Verso la fine del V secolo a.C., Neemia, a conclusione e sigillo della sua riforma, scrisse e firmò un «impegno», sottoscritto poi da tutti i maggiorenti, ad osservare le leggi con cui aveva riordinato Israele. La parola Patto non c'è, ma il verbo che vuole indicare la stesura dell'impegno (krt) è quello tecnico che si usa per il Patto. A parte questo, il Patto è per Neemia un concetto per interpretare e capire la storia. Dio è colui che osserva il Patto e la misericordia (1,5 e 9,32); che ha fatto con Abramo il Patto. Neemia pensa nel solco del Deuteronomio. Il Patto è il fulcro dell'autocoscienza di Israele, è il perno della società e dello Stato, della società in quanto Stato.
 


[1] Cfr. Neemia 5,15: «i governatori che mi hanno preceduto...». Un governatore di Gerusalemme è nominato nella lettera n. 30 di Elefantina. Nomi di governatori appaiono anche nelle bullae di Avigad (Bullae and Seals from a Post-Exilic Judean Archive, Jerusalem 1976), ma sono sospettate di essere dei falsi.




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