La datazione dei reperti di Qumràn
di Andrea Nicolotti
I sistemi di datazione dei reperti e i risultati raggiunti. Esposizione di alcune proposte di datazione respinte.
Datazione dei manoscritti
Datazione o allusione interna
La datazione esplicita presente in un manoscritto è il metodo di collocazione temporale più sicuro. Ma, in mancanza di essa, anche la citazione di personaggi noti, ci permette di ricostruire la collocazione temporale di un documento. Se un documento di Qumràn cita un personaggio, esso è certamente databile tra il momento in cui tale personaggio visse, e il 68 d.C., data di distruzione della regione. Tra i personaggi citati, Demetrio III Eucero, Antioco IV, Alessandra Salome, Ircano, Emilio Scauro, re Gionata. Pare che nessun personaggio del I secolo d.C. sia stato citato nei manoscritti.
Paleografia
La paleografia si occupa di decifrare e descrivere le scritture antiche. Poiché ogni scrittura ha uno stile che si sviluppa coerentemente nel tempo, è possibile studiare l’evoluzione della medesima, e collocare i documenti ad un determinato punto di tale evoluzione. Importantissima è la presenza di documenti datati, tramite i quali si possa istituire un paragone con quelli da datare, esaminandone la scrittura e notandone le caratteristiche proprie. Il fatto che i testi antichi fossero redatti da scribi di professione con una grafia che tendeva a seguire modelli convenzionali, ci permette di ottenere datazioni con un certo grado di precisione, che aumenta a seconda della quantità di documenti consimili pervenuti.
Lo studio classico sulla paleografia degli scritti di Qumràn è stato preparato nel 1961 da Frank M. Cross1; egli ha distinto tre periodi: arcaico (250-150 a.C.), asmoneo (150-30 a.C.) ed erodiano (30-68/70 d.C.). Quanto ai tipi di scrittura, sono stati definiti quattro tipi di grafia, formale, semiformale, corsiva e semicorsiva. I pochi scritti del primo periodo probabilmente sono stati portati a Qumràn da un altro luogo; tra quelli del periodo asmoneo, si ricordano il grande rotolo di Isaia e la Regola della Comunità della grotta 1, mentre la maggior parte dei testi è di epoca erodiana. Cross ritiene che lo scarto di errore possibile nella datazione dei testi di Qumràn non superi i 25-50 anni.
Carbonio 14
Nel 1950 alcuni involucri in lino che avvolgevano i rotoli della grotta 1Q sono stati sottoposti all’esame del carbonio 14; l’indagine fu compiuta dal premio Nobel W. F. Libby, della Chicago University, l’ideatore della tecnica (1947). La datazione ottenuta fu dal 14 al 33 d.C., con uno scarto possibile di 200 anni2. Il risultato non era così preciso, ma la datazione ottenuta si mostrò attendibile. Nessun manoscritto è stato sottoposto a tale analisi, poiché essa richiedeva di sacrificare da uno a tre grammi di materiale. Si preferì ricorrere, più recentemente, alla spettrometria di massa, che necessita al massimo di un milligrammo di materiale.
W. F. Libby durante la datazione con il C14 di un oggetto rinvenuto a Qumràn |
Spettrometria di massa
Nel 1991 alcuni frammenti dei rotoli provenienti da Qumràn e dalle vicinanze sono stati sottoposti all’esame nell’Institut für Mittelenergiephysik di Zurigo. Di quattro di essi si conosceva già la datazione, e fungevano da verifica della garanzia per l'attendibilità del risultato. Nel 1994 si fece una seconda datazione alla University of Arizona, Tucson. In tutto, furono esaminati ventitrè manoscritti3. Le datazioni ottenute dalla spettrometria, che vengono fornite con un intervallo di limite massimo e minimo, hanno generalmente confermato quelle proposte dalla paleografia o dalla datazione interna.(per alcuni manufatti l'analisi è stata ripetuta due volte).
Ecco i risultati calibrati (T = Tucson; Z = Zurigo):
N° | Lab | Descrizione | Datazione proposta |
1 | Z | Oggetti di Wadi-Daliyeh | 408-203 a.C. |
2 | Z | Testamento di Qahat | 395-181 a.C. |
3 | T | 1QIsa | 351-295 o 230-53 a.C. |
4 | Z | Frg. 3 (da 4Q365?) | 351-296 o 230-53 a.C. |
5 | Z | 1QIsa | 351-296 o 230-48 a.C. |
6 | Z | 4Q213 | 344-324 o 203-53 a.C. |
7 | T | 4Q249 | 349-304 o 228 a.C.-18 d.C. |
8 | Z | 4Q53Samc | 349-318 o 228 a.C.-18 d.C. |
9 | T | 4Q208 | 172-48 a.C. |
10 | T | 4Q267 | 198-3 a.C. |
11 | T | 4Q317 | 196-1 a.C. |
12 | T | 1QpHab | 160-148 o 111 a.C.-2 d.C. |
13 | T | 4Q22 | 342-324 o 203 a.C.-83 d.C. o 105-115 d.C. |
14 | T | 1QS | 344-323 o 203 a.C.-122 d.C. |
15 | Z | 11Q19 | 166 a.C.-67 d.C. |
16 | T | 4Q22 | 161-146 o 113 a.C.-70 d.C. |
17 | Z | 1QApGen | 89 a.C.-118 d.C. |
18 | T | 4Q521 | 49 a.C.-116 d.C. |
19 | Z | 1QH | 47 a.C.-118 d.C. |
20 | T | 4Q258 | 50 a.C.-130 d.C. |
21 | T | 4Q266 | 44 a.C.-129 d.C. |
22 | T | 4Q171 | 3-126 d.C. |
23 | T | 4Q258 | 129-255 o 303-318 d.C. |
24 | T | 4Q lini e cintura di cuoio | 197 a.C.-46 d.C. |
Conclusioni
In conclusione, tutte le analisi convergono a confermare la datazione paleografica proposta dagli studiosi: tra il III sec. a.C. e il I sec. d.C. La maggior parte dei testi è collocabile tra l’ultimo terzo del II sec. a.C e il I sec. d.C.
1 F. M. CROSS, The Development of the Jewish Scripts, in G. E. WRIGHT (a cura di), The Bible and the Ancient Near East: Essays in Honour of W. F. Albright, Doubleday, 1961, pp. 133-202.
2 W. F. LIBBY, Radiocarbon Dating, Chicago, 1952, p. 72.
3 Risultati in G. BONANI – S. IVY – W. WÖLFLI – M. BROSHI – I. CARMI – J. STRUGNELL, Radio Carbon Dating of Fourteen Dead Sea Scrolls, in «Radiocarbon» XXXIV (1992), pp. 843-849; A.J.T. JULL - D.J. DONAHUE - M. BROSHI - E. TOV, Radiocarbon Dating of Scrolls and Linen Fragments from the Judean Desert, in «Radiocarbon» XXXVII(1995), pp. 11-19.