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Documento: Dai Vangeli alle più antiche letture patristiche del Padre Nostro
Messo in linea il giorno Martedì, 03 gennaio 2006
Pagina: 3/6
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2) Tertulliano

Il primo grande autore cristiano latino, vissuto a Cartagine tra il secondo ed il terzo secolo compose, negli anni tra il 200 ed il 206, il suo trattato Sulla preghiera (De Oratione = DO) un’ampia sezione del quale (i capp. 2 - 9) consiste di un commento alla preghiera di Gesù[14]. Tertulliano sottolinea anzitutto in termini generali la novità dell’insegnamento di Gesù, il quale con la sua venuta ha instaurato la nuova alleanza, compiendo e superando quanto era proprio di quella precedente.Anche sotto questo aspetto infatti era necessario raccogliere vino nuovo in otri nuovi e cucire su una veste nuova. Del resto, tutto quanto appartiene al passato, o è stato abolito come la circoncisione, o è stato sostituito come ciò che rimaneva della legge, o è stato compiuto come la profezia, o è stato perfezionato come la stessa fede. La nuova grazia di Dio, attraverso la buona novella, ha rinnovato tutto, trasferendolo dal piano materiale a quello spirituale [15] (…) Le cose terrene hanno fatto spazio a quelle celesti (…) Ora tutto quello che è di Gesù Cristo, compresa anche questa forma di preghiera, è dal cielo.[16]

Il PN realizza quel culto spirituale e perfetto che lo stesso Gesù aveva preannunciato (cf. Gv 4, 23 - 24): è dunque la più piena realizzazione del dovere umano di adorazione, quale solo Dio stesso era in grado di insegnare. In esso il cristiano trova anzitutto una perfetto compendio dottrinale dell’insegnamento di Gesù, sicché - con un’espressione divenuta celebre - Tertulliano definisce il PN quale “sintesi (breviarium) dell’intero Vangelo.[17] Di più, allorché queste parole sono recitate con fede, divengono esse stesse l’espressione concreta di una religiosità vissuta.

In quante poche parole (…) quanti nostri doveri vengono espletati! Nell’invocare il Padre, l’onore di Dio; nel Nome la testimonianza della fede; nella sua volontà l’offerta dell’obbedienza; nel regno il ricordo della speranza; nel pane la domanda della vita; nella richiesta del perdono la confessione dei peccati; nella richiesta di una protezione la preoccupazione per le tentazioni.[18]

Ci limitiamo nel seguito ad alcune sottolineature dei tratti interpretativi più originalmente caratteristici di Tertulliano. La santificazione del Nome non può riferirsi che agli uomini, perché solo in essi non è ancora piena la presenza di Colui la cui gloria riempie l’universo:

Se Dio santifica tutti, il suo Nome è sempre santo e già santificato in se stesso. A Lui l’assemblea degli angeli canta incessantemente: ‘Santo, santo, santo’. (…) Quando diciamo ‘sia santificato il tuo Nome’, chiediamo che Esso sia santificato in noi che viviamo di Lui, come in tutti coloro che sono ancora attesi dalla grazia di Dio.[19]

Domandando il compiersi della volontà di Dio, veniamo avvertiti della necessità di essere disposti alla sofferenza, ad imitazione di Cristo, perfetto esecutore di tale volontà:

La volontà di Dio è quella che il Signore ha compiuto attraverso la predicazione, le opere e la sofferenza. Egli in persona ha detto di non fare la sua ma la volontà del Padre.[20] (…) E con tutto questo veniamo anche preavvertiti della sofferenza, dal momento che il Signore stesso, vicino alla passione, ha voluto dimostrare la debolezza del corpo nella sua stessa carne. Egli disse: (…) ‘non si faccia però la mia, ma la tua volontà’.[21]

Secondo un’interpretazione destinata a larga fortuna negli autori successivi, il significato della petizione sul “pane quotidiano” è anzitutto spirituale: il cristiano è colui che ricerca il Cristo, pane celeste, al di sopra di tutte le cose. Come è stato giustamente osservato, lo slittamento del significato del “pane” verso il suo senso sacramentale riflette l’impiego - che viene codificandosi nei primi secoli e permane fino ai nostri giorni - della spiegazione e consegna (traditio) del PN quale momento essenziale della catechesi precedente l’iniziazione cristiana,[22] il cui vertice, dopo la celebrazione del battesimo e della confermazione, era appunto la comunione eucaristica. Ma questa domanda si accorda per Tertulliano con il restante insegnamento evangelico anche nel suo senso materiale: si deve attendere da Dio ciò solo che è veramente necessario all’oggi, senza preoccuparsi di ciò che si potrà mangiare domani.[23]

Infine la richiesta di essere liberati dalla tentazione e dal maligno ricorda come la vita umana sia necessariamente esposta al confronto con il male, cui anche il Signore volle come uomo sottomettersi, e come tale confronto abbia per la nostra fede un valore di prova e di perfezionamento.[24]


[14] La traduzione italiana dei trattati di Tertulliano e Cipriano è tratta da V. Grossi (ed.), Tertulliano - Cipriano - Agostino. Il Padre Nostro. Per un rinnovamento della catechesi cristiana sulla preghiera, Borla, Roma 1983.

[15] DO 1, 1 - 2.

[16] DO 1, 3.

[17] DO 1, 6.

[18] DO 9, 1 - 2.

[19] DO 3, 3 - 4; cf. Is 6, 3.

[20] DO 4, 3; cf. Gv 4, 34 et passim.

[21] DO 4, 5; cf. Mc 14, 35 et parr.

[22] Cf. A.Hamman, Le Notre Père…, cit. pp. 43 - 44.

[23] Cf. DO 6; cf. Mt 6, 25 - 34 et par.

[24] Cf. DO 8.




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