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Documento: Dai Vangeli alle più antiche letture patristiche del Padre Nostro
Messo in linea il giorno Martedì, 03 gennaio 2006
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3) Cipriano

Attorno al 250 anche il vescovo cartaginese Cipriano compose un trattato sulla preghiera, focalizzandosi maggiormente sul PN, come indica lo stesso titolo dell’opera: La preghiera del Signore (De oratione dominica = DOD); le tematiche sono affini a quelle di Tertulliano, da lui conosciuto ed utilizzato, al quale fa eco anche nel chiamare il PN “una magnifica sintesi” (grande compendium), di ogni rivelazione di Gesù e preghiera dell’uomo.[25] La trattazione viene però svolta con maggiore ampiezza, grazie all’apporto di molte considerazioni personali. Come il suo predecessore, Cipriano ritorna più volte sull’idea che la novità della preghiera cristiana consiste nel fatto di scaturire dallo Spirito di Dio donato all’uomo e di domandare beni di ordine soprattutto spirituale.

Questa è l’offerta spirituale, che ha abolito tutti gli antichi sacrifici[26] (…) Dio, questo tipo di preghiera che nasce dallo Spirito e dalla verità ha chiesto, e ad essa non negherà nulla. (…) La preghiera antica liberava dal fuoco, dalle bestie e dalla carestia, essa tuttavia non aveva ancora ricevuto da Cristo la sua forma. Perciò quanto più ottiene la preghiera cristiana! Non manda l’angelo della rugiada in mezzo al fuoco, non chiude le fauci dei leoni (…), non toglie la forza del patire quando dà la grazia ma, attraverso la sofferenza istruisce i pazienti, i provati e i sofferenti e con la virtù rafforza la grazia, perché la fede sappia che cosa le verrà da Dio… [27]

Il fatto che l’autore ed il maestro di questa preghiera sia Gesù garantisce che essa risulti davvero conforme allo Spirito, espressione di un atteggiamento sobrio e non vaniloquente, perciò gradita al Padre ed efficace.

Colui che ci ha portati alla vita, ci ha anche insegnato a pregare con la stessa bontà con la quale si è degnato di darci e conferire tutte le altre cose, perché pregando il Padre come lui ci ha insegnato siamo più facilmente esauditi. (…) La preghiera spirituale, dunque, è soltanto quella che ci è stata insegnata da Cristo, dal quale anche ci viene il santo Spirito. Presso il Padre è vera soltanto la preghiera uscita dalla bocca del Figlio, che è la verità. [28]

Decisamente nuovo, rispetto al precedente tertullianeo, è l’accento che Cipriano pone sul carattere pubblico e liturgico della preghiera cristiana, che presuppone la pacificazione delle contese e la ricerca sincera dell’unità: egli legge tale esigenza comunitaria come iscritta in modo imprescindibile nel “noi” con cui Gesù insegna a rivolgersi a Dio.

Il Dio della pace e Maestro della concordia, che ha insegnato l’unità, ha voluto che uno preghi per tutti come Lui, uno, ci ha portato tutti in sè. (…) Così anche sappiamo che pregarono gli apostoli ed i discepoli dopo l’ascensione al cielo del Signore: ‘Erano - dice la Scrittura - tutti perseveranti e concordi nella preghiera, insieme alle donne e a Maria, che era stata la madre di Gesù, e ai fratelli di lui’.[29]Su questo concetto egli ritorna più volte con forza nel corso del trattato. Ne citiamo un passo giustamente famoso per la definizione della Chiesa come riflesso della comunione trinitaria:

Coloro che hanno ricevuto un solo Spirito, abbiano un’anima sola e un solo sentire. Dio non accetta il sacrificio del dissidente, e gli ordina di lasciare l’altare per riconciliarsi prima con suo fratello (…). Il sacrificio più grande davanti a Dio è la nostra pace, la concordia fraterna e un popolo radunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.[30]

Affinché la dignità di figli permanga nei battezzati nonostante le cadute, è continuamente necessario il perdono divino ed è proprio questo ciò che cerca la domanda sulla glorificazione del Nome divino: la santificazione incessante di coloro che già nel suo Nome sono stati santificati.

Chiediamo e imploriamo di perseverare in quello che abbiamo cominciato ad essere, una volta santificati nel battesimo. E questo lo chiediamo ogni giorno, ogni giorno infatti siamo bisognosi di santificazione. Noi che quotidianamente manchiamo, con un’assidua santificazione dobbiamo purificarci dai nostri peccati. (…) Preghiamo perché permanga in noi questa santificazione.

Caratteristico di Cipriano è anche il senso accentuatamente cristologico in cui egli propone di interpretare le petizioni inerenti il regno e la volontà di Dio.

Forse, fratelli carissimi, Cristo stesso è il regno di Dio, che ogni giorno desideriamo che venga. (…) Infatti, come egli stesso è la resurrezione, perché in Lui risorgiamo, allo stesso modo egli in persona può essere inteso [essere] il regno di Dio, perché noi in Lui regneremo.[31]

La volontà di Dio è quella che Cristo stesso fece ed insegnò: umiltà nel comportarsi, stabilità nella fede, modestia nel parlare, giustizia nelle opere, misericordia nelle azioni, disciplina nei costumi, non sapere fare ingiuria e sapere tollerare quando la si riceve, vivere in pace con i fratelli, amare Dio con tutto il cuore, amarlo come Padre e temerlo come Dio (…) rimanere fermi nella sua carità, stare forti e fedeli vicino alla sua croce.[32]

Si comprende perciò come la richiesta del pane non possa non essere intesa anche per Cipriano in un senso anzitutto spirituale ed eucaristico: con essa si chiede di ricevere Cristo per rimanere nella comunione con lui.

Come diciamo ‘Padre nostro’, perché egli è il padre di quelli che lo conoscono e credono in Lui, così chiamiamo Cristo ‘pane nostro’, perché egli è il pane di coloro che gustano il suo corpo. Chiediamo di avere ogni giorno questo pane per non separarci dal corpo di Cristo. Sopravvenendo infatti qualche grave delitto, a noi che siamo nel Cristo e riceviamo l’eucarestia quotidiana come cibo di salvezza, verrebbe impedito di comunicare al pane celeste.[33]

La necessità di essere mantenuti nella vita soprannaturale richiama infine strettamente quella del perdono divino, che di tale vita è il principio costantemente rinnovato.

Dopo il sostentamento materiale, chiediamo il perdono del male commesso, perché chi è nutrito da Dio viva in Dio, né pensi solo alla vita presente e temporale, ma anche a quella eterna, nella quale si può entrare soltanto attraverso la remissione dei peccati. (…) È cosa veramente necessaria, provvidenziale e salutare che ci venga ricordata la nostra condizione di peccatori. (…) Perché nessuno (…), insuperbendo, perisca con più facilità e più gravemente gli viene insegnato che egli pecca ogni giorno.[34]


[25] DOD 28.

[26] DOD 28, 1; si noti come Cipriano applica alla preghiera cristiana quel carattere di sacrificio definitivo che la lettera agli Ebrei riferisce alla morte di Cristo.

[27] DOD 29, 1; allusione all’aiuto divino inviato ai tre giovani giudei di cui Nabucodonosor aveva ordinato la morte, facendoli gettare nella fornace ; cf. Dn 3.

[28] DOD 2.

[29] DOD 8; la citazione è tratta da At 1, 14. Come per il paragrafo precedente, ci limitiamo nel seguito a sottolineare alcuni dei tratti più originali dell’interpretazione di questo Autore.

[30] DOD 23.

[31] DOD 31; cf . Col 2, 12 e 2Tim 2, 10.

[32] DOD 15.

[33] DOD 18; Cipriano completa il commento a questa petizione dedicando al senso letterale i parr. 19 - 21.

[34] DOD 22.




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