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Documento: Dai Vangeli alle più antiche letture patristiche del Padre Nostro
Messo in linea il giorno Martedì, 03 gennaio 2006
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4) Origene

L’ultimo autore che prendiamo in esame è Origene di Alessandria, forse il più grande esegeta e teologo dell’antichità cristiana, del quale considereremo qui per sommi capi la parte riguardante la preghiera di Gesù entro il trattato Sulla preghiera (Perì Euchès = PE), composto attorno al 234.[35] Si tratta di un commento di grande spessore sia esegetico che spirituale. Egli non ha dubbi nell’identificare la novità più sostanziale del PN nella franchezza filiale con cui il Signore insegna a rivolgersi a Dio.

Nella preghiera [dell’Antico Testamento]non abbiamo in alcun modo trovato quella libertà di parola dimostrata dal Salvatore nel chiamare Dio “Padre”.[36]

Per non essere bestemmia demoniaca, tale invocazione suppone una vera figliolanza, ossia la libertà dal peccato e la conformità a Cristo.[37] A tale condizione, non solo l’orazione ma l’intera esistenza dei figli di Dio si tradurrà in una incessante invocazione ed adorazione del loro Padre.

Tutta la vita di noi oranti dica incessantemente: “Padre nostro che sei nei cieli”,non avendo affatto sulla terra la cittadinanza, ma completamente nei cieli che sono i troni di Dio, perché il regno di Dio è fondato in tutti coloro che portano l’immagine del Celeste.[38]

È tipico del metodo origeniano fare avanzare la riflessione ponendosi questioni sul testo laddove esso pare presentare delle difficoltà; la conclusione approda per lo più alla proposta di un tipo di interpretazione differente da quella letterale, ossia ad una lettura allegorica. Giacché, ad esempio, non si può realmente pensare che Dio abiti in senso fisico un luogo creato, i “cieli” indicheranno i santi,[39] ossia coloro tra i quali Dio può liberamente dimorare, ed in particolare Cristo stesso, nel quale il Padre è pienamente glorificato[40] Dal momento che il Signore insegna a cercare anzitutto le cose celesti,[41] non si capisce poi perché chiedere nella preghiera il “pane” per la vita terrena. Origene risponde introducendo una chiave di lettura fondamentale, valida per tutte le petizioni del PN: nella preghiera si deve sempre privilegiare il senso spirituale della richiesta, poiché le grazie materiali non sono se non l’ombra, l’immagine sfuocata ed oscura, dei veri doni che Dio intende concedere.Come l’ombra del corpo, che ci sia o non ci sia, né rallegra o addolora chi cerca i raggi del sole ed ha tutto il necessario una volta che sia stato illuminato, anche se è privo dell’ombra o ne avesse di più o di meno; allo stesso modo, se noi abbiamo i beni spirituali e siamo stati illuminati da Dio sul possesso completo dei veri beni, non daremo più importanza a ciò che è effimero, al pari dell’ombra. (…) Orsù si preghi quindi per le cose sostanziali, veramente grandi e celesti; per quanto riguarda le ombre che ne tengon dietro si lasci fare a Dio che conosce i bisogni del corpo mortale prima ancora che chiediamo.[42]

Decisamente interiore è quindi anche il significato che Origene attribuisce alla glorificazione del nome di Dio,[43] al compiersi del suo Regno, in opposizione a quello del peccato e del principe di questo mondo,[44] al realizzarsi della sua volontà in terra come in cielo. Si prega dunque affinché anche i peccatori giungano alla piena conversione.

Il peccatore, infatti, dovunque si trovi è “terra” in cui… in qualche modo si trasformerà se non si pente; chi invece fa la volontà di Dio e non trasgredisce le spirituali leggi di salvezza è “cielo”. Sia che quindi siamo ancora “terra” a motivo del peccato, preghiamo che anche su di noi si estenda così la volontà di Dio disposta ad emendarci, come toccò a quelli che prima di noi furono fatti “cielo” o sono “cielo”.[45]

Anche il significato del “pane” andrà letto per Origene anzitutto come riferito al Cristo, colui che, essendo Verbo e Sapienza di Dio, nutre la mente e l’anima dell’uomo. Tale pane, che i vangeli chiamano con un neologismo “soprasostanziale”, è donato agli uomini nella Parola di Dio fatta carne, e si addice ai perfetti ed ai santi.[46] Un’approfondita riflessione suscita infine la domanda di essere liberati dalla tentazione, dalla quale nessuna vita umana può dirsi esente.[47]Bisogna… pregare non d’essere senza tentazione - cosa impossibile -, ma di non venire presi nel laccio della tentazione: destino che tocca a quanti vi sono impigliati e sono stati vinti.(…)[48]

Va inoltre considerato come esista nella tentazione un vantaggio spirituale: quello di porre in luce la vera natura di chi è tentato e, di riflesso, di fortificare la virtù dei giusti che sono tentati, invitandoli a non confidare nelle proprie forze, ma solo in Dio:Eva… si dimostrò quella che già prima era quando le si accostò ò il serpente, sorprendendo con la propria astuzia la sua debolezza. Ma nemmeno in Caino cominciò ad esserci malvagità quando uccise il suo fratello, poiché anche prima il conoscitore dei cuori, Dio, non guardò a Caino e ai sui sacrifici. (…) E noi non conosceremmo la luminosa castità di Giuseppe, disposto a non lasciarsi allettare da alcuna concupiscenza, se non fosse stato amato dalla sua padrona.[49]


[35] Ci serviremo della traduzione di N. Antoniono, nel volume curato dallo stesso: Origene, La preghiera, Collana di Testi Patristici 138, Città Nuova, Roma 1997.

[36] PE 22, 1.

[37] Cf. PE 22, 3 - 4.

[38] PE 22, 5; sono riconoscibili le allusioni a Fil 3, 20; Mt 5, 34; 1Cor 15, 49.

[39] Cf. PE 23, 1.

[40] Cf. PE 23, 4.

[41] Origene sembra riferirsi liberamente a Mt 6, 33 (“cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia”) nel citare per due volte il comando del Signore nella forma: “Chiedete le cose grandi, le piccole vi saranno aggiunte; chiedete le celesti e vi saranno aggiunte anche quelle della terra”); cf. PE 2, 2 e 24, 1

[42] PE 17, 1 - 2; si riconosce nel finale un’allusione a Mt 6, 8, ossia al contesto dell’insegnamento del PN. L’idea che le realtà sensibili possano solo adombrare quelle spirituali è a sua volta una libera ripresa di Col 2, 17 ed Eb 10, 1.

[43] Cf. PE 24, 4.

[44] Cf. PE 25.

[45] PE 26, 6; tutta questa interpretazione fa perno su senso allegorico dei “cieli” che è stato sopra illustrato.

[46] Cf. PE 27.

[47] Cf. PE 29, 1 - 10.

[48] PE 29, 11.

[49] PE 29, 18.




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