Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Maria negli Apocrifi
Messo in linea il giorno Domenica, 08 gennaio 2006
Pagina: 4/5
Precedente Precedente - Successiva Successiva


3. Vangeli della passione e risurrezione di Gesù

 

Vangelo di Gamaliele I-VI

 

Presentazione del Vangelo

Il testo, prima noto solo attraverso frammenti, è stato scoperto e pubblicato di recente (1959), a partire dalla recensione etiopica di un'omelia del vescovo medievale Heryaqos, che era originariamente in copto. Si conoscono anche versioni arabe e frammenti copti. Nella chiesa etiopica lo scritto era entrato nell'uso liturgico durante la settimana santa, in quanto il contenuto riguarda appunto la passione, morte e risurrezione di Gesù. La versione etiopica chiama lo scritto Lamento di Maria, titolo pertinente soprattutto ai primi sei capitoli. Il titolo di Vangelo di Gamaliele è stato coniato da alcuni editori, in base al fatto che l'autore stesso pone il racconto in bocca a Gamaliele, che si presenta come testimone oculare (VIII,16; XI,6.8). Si deve trattare di quel Gamaliele di cui parlano anche gli Atti degli apostoli, oltre alla Mishnà: da At 22,3 risulta che era un famoso rabbino di cui Paolo era stato allievo; membro del sinedrio, aveva assunto una posizione moderata in occasione dell'arresto degli apostoli ordinato dalle autorità giudaiche (5,34-39). Perciò la tradizione cristiana poté ipotizzare una sua conversione occulta al cristianesimo: questa opinione è già presente nelle Pseudoclementine (Recogn. I,65-67), ed è sottesa a questo Vangelo.

Il testo che conosciamo comprende quindi il Vangelo apocrifo mescolato ai commenti omiletici del vescovo, non sempre facilmente distinguibili. Le parti attribuibili al Vangelo, secondo l'editore, sono: I,36-44 (con qualche dubbio); 49-51 (forse in riassunto); 56-59; II,13-21 (forse in riassunto); 27-34; 39-41; 52-III,25; 40-IV,4; V,2-XI,11. Erbetta riproduce il testo completo dell'omelia, mentre Moraldi riproduce solo i passi attribuibili al Vangelo.

I primi sei capitoli (passione, morte e risurrezione) hanno come protagonista Maria e l'autore mostra di dipendere dai Vangeli canonici, soprattutto da Giovanni, pur con significativi cambiamenti. Nella parte successiva i protagonisti sono Pilato (presentato in una luce molto favorevole), le autorità giudaiche (attaccate duramente), il buon ladrone (è la storia più romanzesca: il suo cadavere, gettato in un pozzo, viene indicato dai giudei come quello di Gesù trafugato dai discepoli,[18] ma, dopo che Pilato, ormai credente, lo ha fatto deporre nel sepolcro di Gesù, risorge e rende testimonianza). In questa parte vengono introdotti molti elementi folclorici e leggendari; certe affinità con gli Atti di Pilato fanno supporre che l'autore già li conosca e che quindi l'opera sia del VI sec.

Maria nei capp. I-VI

Gli episodi relativi a Maria sono i seguenti: Maria cerca gli apostoli (I,36-44); rimprovera Pietro (I,49-51); Giovanni le parla di Pietro (I,56-59); sotto la croce (II,13-21); con le altre donne (II,27-28); la morte di Gesù (II,39-41); colloqui con Giovanni (III,24-25; 40-41); al sepolcro (III,42; IV,3-4); con Gesù risorto (V,2-20).

Erbetta nota "la sensibilità, tenera e sincera, dell'autore e quindi dei suoi compatrioti per la Mater dolorosa. Ella prende parte attiva, umana, alla passione di Gesù, mentre agonizza in croce, e, dopo la resurrezione, sostituendo la Maddalena, riceve per prima l'apparizione del figlio". In effetti due sono gli aspetti che spiccano nel ritratto di Maria:

 

1. la presenza durante la passione, la crocifissione e alla tomba: un tratto che manca nei Vangeli canonici, a parte l'accenno di Giovanni (Gv 19,25-27). Tale presenza è caratterizzata da una profusione di lamenti e lacrime che sono invece assenti nei Vangeli canonici, dove mai Maria è descritta in pianto; questo tratto patetico, presente anche, e ancor più, nel Vangelo di Nicodemo (o Atti di Pilato),[19] viene ulteriormente sviluppato dal predicatore medievale che commenta il Vangelo di Gamaliele;

 

2. l'appropriazione del ruolo delle donne dei Vangeli:

- Innanzitutto, si può notare che questo avviene nei confronti del gruppo delle discepole di Gesù di cui parlano i sinottici. Mentre i sinottici dicono che queste donne si recano la mattina del primo giorno dopo il sabato (= la domenica) alla tomba di Gesù, chiedendosi chi avrebbe potuto rimuovere il masso di ingresso e lo trovano poi, inaspettatamente, già rimosso (cfr. Mc 16,1-4), questa scena è nel nostro Vangelo applicata a Maria (IV,3). Non solo: già precedentemente (II,27) queste donne, menzionate per nome (combinando nomi di diverse liste sinottiche), e definite "sante donne", sono descritte come semplici compagne di Maria che hanno la funzione di sostenerla piangendo anch'esse,"a causa del dire di lei pieno di sentimento". Perdono completamente il ruolo autonomo e prestigioso di seguaci di Gesù, che lo avevano seguito in tutta la sua missione, fin dalla Galilea (cfr. Mc 15,40-41). La tradizione successiva, che parla di "pie donne", si conformerà al ritratto degli apocrifi più che a quello canonico; e l'iconografia delle rappresentazioni della Passione se ne ispirerà ampiamente.

Nel nostro scritto viene anche introdotto, per contrasto, un gruppo di donne giudee che deridono il dolore di Maria e si sentono vendicate della sofferenza provata al tempo della strage dei bambini comminata da Erode (II,28: cfr. Mt 2,16): questo motivo si collega alla polemica contro i giudei, soprattutto contro le autorità giudaiche, che permea tutto lo scritto.

- Ancora più clamorosa è l'appropriazione del ruolo giovanneo di Maria Maddalena come prima testimone della risurrezione e inviata da Gesù a riferire la notizia agli apostoli: sono numerosi i riscontri tra il Vangelo di Gamaliele e il Vangelo di Giovanni (IV,3: cfr. Gv 20,1; IV,4: cfr. Gv 20,11; V,3: cfr. Gv 20,14; IV,4: cfr. Gv 20,15; IV,17: cfr. Gv 20,17; VI,5-6: cfr. Gv 20,15; VI,14-15: cfr. Gv 20,17). E' possibile che qui per la prima volta avvenga questa sostituzione[20]. Maria Maddalena viene sminuita: mentre nei Vangeli sinottici era sempre al primo posto nel gruppo delle donne seguaci di Gesù (cfr. Mc 15,40; Mt 27,56; Lc 8,3), qui compare al secondo posto (II,27)[21].

 

Maria soppianta ormai ogni altra figura femminile importante e si pone su un piano superiore a tutte. L'unica interlocutrice privilegiata di Gesù e mediatrice diventa lei: questo fatto presuppone un culto di Maria ormai sviluppato.

Ella assume funzione di contrasto rispetto agli apostoli, che si dimostrano tutti, perfino Pietro, ancora più deboli di lei perché fuggono, mentre lei non rinuncia a rimanere attaccata al figlio. Solo Giovanni le resta al fianco con costanza ed attaccamento filiale in tutti i momenti, in adempimento del mandato di Gesù in Gv 19, che qui viene puntualmente richiamato (II,20). Abbiamo tutta una serie di dialoghi tra Maria e Giovanni, che fanno da contrappunto al racconto. L'abbinamento di Maria e Giovanni sotto la croce diventerà un tratto tipico delle scene della crocifissione nei raffigurazioni artistiche.

Nella riscrittura dell'episodio giovanneo dell'apparizione del Risorto a Maria Maddalena, spiccano alcuni ampliamenti (talora di tono retorico) e modifiche. Gli sviluppi sono orientati soprattutto ad arricchire la conoscenza dell'identità di Gesù e degli effetti della sua risurrezione, in particolare il descensus ad inferos (cfr. VI,8 ss.; 15 ss.), però alcuni riguardano anche Maria. Gesù rimprovera alla madre di piangere e lamentarsi troppo e di credere che potrebbe trovare conforto se potesse vedere il figlio morto (V,6-8); ma la elogia pure per il suo coraggio, dato che ha osato recarsi alla tomba nel buio della notte, mentre c'è grande agitazione in città (VI,2), la consola con la notizia della sua risurrezione (VI,9.11). E Maria alla fine effettivamente si riempie di forza e di coraggio e smette di piangere (VI,13) e adempie al comando di portare la notizia agli apostoli e alle donne (VI,19).

Il titolo con cui viene comunemente indicata è "la Vergine". In un punto ella stessa puntualizza: "Egli non ha né fratelli né sorelle. ... Egli non ha padre sulla terra" (II,21). D'altra parte, Gesù viene più volte definito "il buon Dio" (cfr. II,20; V,3), sicché Maria risulta implicitamente madre di Dio, conformemente al titolo che le era stato riconosciuto nel Concilio di Efeso (413).

 


[18] Questa storia sviluppa un dato già presente nel Vangelo di Matteo: i giudei sospettavano che i discepoli potessero trafugare il corpo di Gesù per sostenere la tesi della risurrezione (Mt 27,64); in seguito pagarono le guardie perché dichiarassero che effettivamente questo era avvenuto (28,12-15). Mt dice di riferire dicerie che circolavano.

[19] Lo scritto è del IV o V sec. Cfr. in particolare il testo greco B, capp. 10-11: "Si levò, come intontita, e corse nella strada, piangendo. ... La madre di Dio svenne e cadde a terra riversa, e giacque piuttosto a lungo, mentre le donne che l'accompagnavano stavano attorno a lei, piangendo. ... Poi battendosi il petto, gridava, dicendo: Ahimè, ahimè, dolcissimo figlio. ... Poi di nuovo diede un acutissimo grido e disse ... Pertanto i giudei, avendo visto che ella piangeva e si lamentava a quel modo ..." (10,2); "Udendo queste parole, la madre di Dio, contristata, diede in un gemito profondo: Ahimè! ... Poi gridò di nuovo a gran voce, tra i gemiti e i pianti ..." (10,4). Maria arriva a lamentarsi anche dell'annuncio di Gabriele: "O Gabriele, dove sei, perché io possa discutere con te? Questo è l'augurio che tu mi hai rivolto? Perché non mi hai detto già allora dei martirii senza misura del mio dolcissimo e dilettissimo figlio e della ingiusta morte del mio unigenito? ..." (10,4).. Pagine simili devono aver ispirato il Pianto della Madonna di Jacopone da Todi (XIII sec.). Ma vengono riecheggiate ancora nel monologo di Franca Rame (Dario Fo ha attinto molto alla tradizione apocrifa nelle sue ricerche).

[20] Cfr. però anche il Libro della risurrezione di Gesù Cristo, dell'apostolo Bartolomeo, uno scritto copto databile non prima del V secolo, in cui abbiamo pure Maria madre di Gesù nel ruolo della Maddalena (cfr. Norelli, p. 41).

[21] La figura della Maddalena aveva avuto un ruolo di rilievo nella letteratura gnostica; talora viene presentata in competizione con lo stesso Pietro. Esiste anche un Vangelo di Maria, gnostico, intitolato a lei.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Gli apocrifi
Gli apocrifi

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke