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Documento: Questioni scottanti su Qumràn e il cristianesimo primitivo
Messo in linea il giorno Lunedì, 04 marzo 2002
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Frammenti del Vangelo o delle lettere di Paolo a Qumràn?

Un’ipotesi seria: O’ Callaghan

Nessun frammento ritrovato a Qumràn è attribuibile con certezza al Nuovo Testamento. Tuttavia, non sono mancate le ipotesi di attribuzione di questo genere per quanto riguarda alcuni frammenti greci della grotta 7Q. È necessario distinguere subito queste proposte dalla pura ricerca dell’effetto che caratterizzava le teorie di Wilson, Allegro, Baigent e Leigh, Eisenman e Thiering: nel presente caso, si tratta di serie proposte introdotte nel dibattito scientifico.

Il papirologo gesuita José O’ Callaghan, allora professore di papirologia nel Pontificio Istituto Biblico di Roma, poi direttore del seminario papirologico in Sant Cugat del Vallès (Barcellona) fino alla morte, si occupò di alcuni frammenti greci della grotta 7, esplorata nel 1955, la cui edizione risale al 1962, già paleograficamente datati ad un periodo precedente l’anno 50 d.C.1. Di diciannove frammenti, solo due erano stati attribuiti (7Q1 e 7Q2) alla Bibbia greca dei LXX.

O’ Callaghan, dopo aver inutilmente tentato un’attribuzione ai LXX facendo uso dei nuovi strumenti informatici, tentò per curiosità una verifica sul Nuovo Testamento, e credette di poter identificare in tal modo nove frammenti, con diverso grado di probabilità, due dei quali considerò più «sicuri»: 7Q4 (1 Timoteo 3,16 – 4,1.3) e 7Q5 (Marco 6,52-53). I risultati delle sue attribuzioni, dopo una certa incertezza, furono pubblicati nella prestigiosa rivista del Pontificio Istituto Biblico, Biblica, nel 1972, e poi riproposti fino ai giorni nostri2.

Se tale attribuzione fosse vera comporterebbe, come conseguenza più clamorosa, la conferma delle ipotesi di una datazione alta della redazione dei vangeli e delle lettere paoline, precedente e non successiva all’anno 50 d.C., già sostenuta contro l’opinione corrente, per quanto riguarda i vangeli, da studiosi quali Jean Carmignac3 e John A. T. Robinson4.

Thiede rilancia la discussione.

Per molti esperti, la questione venne considerata chiusa quando alcuni stimati studiosi si schierarono contro queste attribuzioni, soprattutto Kurt Aland a Münster5 e Maurice Baillet, il primo editore dei testi6, sebbene altri fossero favorevoli. Tuttavia nel 1984 il prof. Carsten Peter Thiede, papirologo di Paderborn, difese l’attribuzione di O’ Callaghan, dandola per certa, e riaccese la discussione7. Subito alcuni si schierarono contro Thiede, rigettando completamente l’attribuzione, come Hans Udo Rosenbaum8; altri la considerarono non impossibile, ma neppure certa, come Camille Focant9. Nondimeno alcuni, tra cui la grande papirologa italiana Orsolina Montevecchi, avevano accettato l’attribuzione senza riserve10.

Ipotesi allo studio.

Nell’ottobre del 1991 venne indetto all’Università Cattolica di Eichstätt un convegno, nel quale si schierarono a favore dell’identificazione Ferdinand Rohrhirsch, Harald Riesenfeld ed Eugen Ruckstuhl, e contrariamente Camille Focant e Stuart R. Pickering; grande eco ebbe il parere favorevole di Herbert Hunger, papirologo dell’Università di Vienna11. Nel 1992 Thiede ottenne un’analisi microscopica del frammento 7Q5 che venne effettuato dal laboratorio della polizia israeliana, e ritenne confermata la lettura di una lettera avanzata da O’ Callaghan12.

Numerosi gli interventi a favore o contro O’ Callaghan e Thiede; poiché questa attribuzione, se provata, costringerebbe a riesaminare le datazioni dei vangeli, anche molti esegeti presero parte al dibattito; Padre O’ Callaghan lamentò anche alcuni attacchi eccessivi da parte di certi studiosi13.

Pertanto, si formò una sorta di divisione in due partiti: da una parte coloro che si appigliavano a questa presunta prova archeologica per rimettere in discussione le teorie diffuse sull’origine del Nuovo Testamento, dall’altra coloro che negavano il valore di questa prova, e delle sue conseguenze. Un ottimo esempio di questa contrapposizione lo abbiamo in Italia dalla pubblicazione di due volumi antologici: nel primo sono contenute esclusivamente le traduzioni di alcuni studi sull’argomento, con netta predominanza di quelli contrari alla ricostruzione di O’ Callaghan e Thiede14. Il secondo è un florilegio di contributi di vario genere, che da ampio spazio all’opinione opposta15.

Proposte differenti.

Nel frattempo, nel 1988 G. Wilhelm Nebe aveva ipotizzato che alcuni dei frammenti della grotta 7 fossero passi di un apocrifo dell’Antico Testamento a noi noto, I libro di Enoc; egli propose l’identificazione di 7Q4,1 con I Enoc 103, 3-4, di 7Q4,2 con I Enoc 98, 11, e con maggior circospezione di 7Q8 con I Enoc 103, 7-816. Padre Émile Puech dell’École Biblique di Gerusalemme accettò questa lettura di 7Q4,1, proponendo invece per 7Q4,2 l’identificazione con I Enoc 105, 117.

Ernest A. Muro18, rifacendosi a questi studi, ha proposto nel 1997 la seguente identificazione: 7Q4,1, 7Q8 e 7Q12 = Enoc 103, 3-4, 7-8; il suo articolo pubblicato sulla Revue de Qumràn fu accompagnato da un articolo di Émile Puech, nel quale egli ripropone le conclusioni di Muro, riaffermando quanto precedentemente ipotizzato e avanzando anche altre identificazioni: 7Q14 = I Enoc 103, 3-8; 7Q11 = I Enoc 100, 12; 7Q13 = I Enoc 103, 1519.

Ecco le due identificazioni di Muro-Puech e O' Callaghan messe a confronto:

Attribuzione per Ernest Muro ed Émile Puech
Attribuzione  proposta da O' Callaghan
Attribuzione per Ernest Muro ed Émile Puech Attribuzione proposta da O' Callaghan

[…] poiché cose buone, la gioia e l’onore sono state preparate e scritte per le anime dei pii defunti; ed essi gioiranno, e non moriranno le loro anime né la memoria […]

[…] ma lo Spirito delle parole dice che in tempi posteriori apostateranno alcuni dalla fede aderendo a spiriti ingannatori e ad insegnamenti di demoni […]

L’attribuzione proposta da O’ Callaghan per 7Q5, era:

Attribuzione di 7Q5 secondo O’ Callaghan Attribuzione di 7Q5 secondo O’ Callaghan

[…] infatti non avevano capito riguardo ai pani, ma era il loro cuore accecato. Ed avendo attraversato, giunsero a Genezaret ed approdarono.

La questione è ancora aperta.

Anna Passoni dell’Acqua, autrice di un trattato sul testo del Nuovo Testamento, senza prendere posizione sull’attribuzione, esprime riserve sulla datazione del frammento:

“Essa, su base sia paleografica che archeologica, è stata posta intorno al 50 d.C. […] Esistono esempi anche più tardi dello stile (detto Zierstil, cioè «ornato») a cui appartiene la grafia del documento e altri esempi potrebbero essere scoperti in seguito, e va tenuto presente che la Palestina è area periferica per la cultura greca e come tale può avere mantenuto più a lungo abitudini scribali altrove già sorpassate. Per quanto concerne l’archeologia, ci si appella innanzitutto al fatto che le grotte di Qumràn siano state chiuse nel 68 d.C. per l’arrivo delle truppe d’occupazione romane. Ma, oltre al fatto che la grotta 7 presenta una tipologia particolare (solo frammenti greci e solo papiri, il che induce a pensare ad un suo utilizzo differente) la zona di Qumràn e Feshkha presenta tracce di abitazione durante la rivolta di Bar Kocheba nel 132-135 d.C. e nessuno ci può assicurare che la grotta 7 non sia stata riutilizzata in anni successivi al 68”20.

Una difficoltà per l’attribuzione del frammento in questione al Vangelo, è data dalla sticometria, ovvero dal calcolo delle lettere che devono comporre ogni riga di papiro; se le lettere di 7Q5 fossero parti del testo di Marco, occorrerebbe accettare nel testo che riportavano la mancanza di tre parole. Infatti, il testo marciano testimoniato da tutti i manoscritti è:

Infatti non avevano capito riguardo ai pani, ma era il loro cuore accecato. Ed avendo attraversato, giunsero a Genezaret ed approdarono sulla terra.

La mancanza dell’inciso sulla terra (epì tên gên) nel nostro papiro è una difficoltà, anche se non insormontabile: non sarebbe un caso unico una lezione attestata da un solo manoscritto.

Altro problema, la lettera tau della terza riga, che dovrebbe essere un delta; anche la lettera che Thiede asserisce essere una ni, in seguito all’analisi microscopica di cui sopra, per la maggioranza dei papirologi pare non poterlo essere. In effetti essa, nella parte che ne rimane, è notevolmente diversa dalla ni che chiaramente si legge alla riga quattro. Anche altre lettere sono di dubbia lettura. Se le prove a favore della tesi di O’ Callaghan – Thiede sono deboli, numerose sono quelle contrarie21.

Come si vede, la questione non è del tutto conclusa, sebbene i sostenitori dell’ipotesi di O’ Callaghan siano, tra gli studiosi, non molti22.




1 M. BAILLET - J. T. MILIK - R. DE VAUX, Les 'petites grottes' de Qumrân, Oxford, 1962, pp. 142-146, edizione riprodotta fotograficamente in questa pagina.

2 J. O’ CALLAGHAN, Papiros neotestamentarios en la cueva 7 de Qumràn?, in «Biblica» LIII (1972), pp. 91-100; trad. ital. in F. DALLA VECCHIA (a cura di), Ridatare i Vangeli?, Brescia, 1997, pp. 11-23; Id., 1 Tim 3,16; 4,1.3 en 7Q4?, in «Biblica» LIII (1972), pp. 362-367; Id., Los papiros griegos de la cueva 7 de Qumràn, Madrid, 1974; Id., Los primeros testimonios del Nuevo Testamento, Cordoba-Madrid, 1995. L’autore ricorda gli scrupoli che precedettero la pubblicazione in alcuni interventi riportati in S. ALBERTO (a cura di), Vangelo e storicità. Un dibattito, Milano, 1995, pp. 17-18 e 81-87.

3 J. CARMIGNAC, La nascita dei vangeli sinottici, Cinisello Balsamo, 1986.

4 J. A. T. ROBINSON, Redating the New Testament?, Londra, 19783.

5 K. ALAND, Neue neutestamentliche Papyri, in «New Testament Studies» XX (1974), pp. 357-381; Id., Über die Möglichkeit der Identification kleiner Fragmente neutestamentlicher Handschriften mit Hilfe des Computers, in J. K. ELLIOTT (a cura di), Studies in the New Testament Language and Text, Leiden, 1976, pp. 14-38.

6 M. BAILLET, Les manuscrits de la Grotte 7 De Qumràn et le Nouveau Testament, in «Biblica» LIII (1972), pp. 508-516, e LIV (1973), pp. 340-350. Il primo è tradotto in italiano in F. DALLA VECCHIA (a cura di), Ridatare i Vangeli?, Brescia, 1997, pp. 71-82.

7 C. P. THIEDE, 7Q – Eine Rückkehr zu den neutestamentlichen Papyrusfragmenten in der Siebten Höhle von Qumràn, in «Biblica» LXV (1984), pp. 538-559; trad. ital. in F. DALLA VECCHIA (a cura di), Ridatare i Vangeli?, Brescia, 1997, pp. 25-52; Id., Il più antico manoscritto dei vangeli? Il frammento di Marco di Qumràn e gli inizi della tradizione scritta del Nuovo Testamento, Roma, 1987.

8 H. U. ROSENBAUM, Cave 7Q5! Gegen die erneute Inanspruchnahme des Qumràn-fragments 7Q5 als Bruchstück der ältesten Evangelien-Handschrift, in «Biblische Zeitschrift» XXXI (1987), pp. 189-205; trad. ital. in F. DALLA VECCHIA (a cura di), Ridatare i Vangeli?, Brescia, 1997, pp. 97-126.

9 C. FOCANT, Un fragment du second évangile a Qumràn: 7Q5=Mc 6,52-53?, in «Revue théologique de Louvain» XVI (1985), pp. 447-454; trad. ital. in F. DALLA VECCHIA (a cura di), Ridatare i Vangeli?, Brescia, 1997, pp. 83-96.

10 Così nel suo diffusissimo manuale, O. MONTEVECCHI, La papirologia, Torino, 1973, p. 322.

11 Atti pubblicati a cura di B. MAYER, Christen und Christliches in Qumràn?, Regensburg, 1992.

12 Cfr. C. P. THIEDE, Il papiro Magdalen. La comunità di Qumràn e le origini del Vangelo, Casale, 1997, pp. 207-209.

13 Confronta una intervista fatta nel 1995 e reperibile in internet.

14 F. DALLA VECCHIA (a cura di), Ridatare i Vangeli?, Brescia, 1997.

15 S. ALBERTO (a cura di), Vangelo e storicità. Un dibattito, Milano, 1995.

16 G. W. NEBE, 7Q4 – Möglichkeit und Grenze einer Identifikation, in «Revue de Qumràn» XIII (1988), pp. 629-633.

17 É. PUECH, Notes sur les fragments grecs du manuscrit 7Q4 = 1 Hénoch 103 et 105, in «Revue Biblique» CIII (1996), pp. 592-600; trad. ital. in F. DALLA VECCHIA (a cura di), Ridatare i Vangeli?, Brescia, 1997, pp.149-162.

18 E. A. MURO, The Greek Fragments of Enoch from Qumràn cave 7 (7Q4, 7Q8 & 7Q12 = 7QEn gr = Enoch 103:3-4, 7-8), in «Revue de Qumràn» LXX (1997), pp. 307-312, anche in linea.

19 É. PUECH, Sept fragments grecs de la lettre d’Hénoch (1 Hén. 100,103 et 105) dans la grotte 7 de Qumràn (=7QHéngr), in «Revue de Qumràn» LXX, pp. 313-323. C'è anche una sintesi in inglese in linea.

20 Il testo del Nuovo Testamento, Torino, 1994, p. 35.

21 Una buona esposizione di queste difficoltà in G. STANTON, La verità del Vangelo, trad. ital., Cinisello Balsamo, San Paolo, 1998, pp. 34-50.

22 Per una breve rassegna dei problemi e delle soluzioni intorno a 7Q5 cfr. G. GHIBERTI, Marco a Qumran?, in «Parole di vita» XXXVII (1992), n. 2, pp. 126-132. Per una critica delle tesi di Thiede cfr. G. RAVASI, Matteo fu davvero testimone oculare?, in «Il Sole 24 ore» di domenica 2. 6. 1996, p. 21. Sull’argomento si veda inoltre la recente raccolta di studi dedicata appunto a «Il Vangelo di Marco e Qumran» in Marco e il suo Vangelo. Atti del Convegno internazionale di studi «Il vangelo di Marco». Venezia, 30-31 maggio 1995, a cura di L. CILIA, Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1997, pp. 117-156, con contributi di J. O’ Callaghan, C. P. Thiede, G. Ghiberti, J. Carrón e J.G. Núñez. Un ultimo intervento a favore dell'attribuzione a Marco è J.M. VERNET, in «Rivista Biblica» XLVI (1998), pp. 43-60. In linea, a favore dell'attribuzione marciana, un saggio di R.P. MASSANA, Acerca de una reciente publicación de José O'Callaghan sobre los papiros de la cueva 7 de Qumrán, in «Filología Neotestamentaria» IX (1996), pp. 51-60.







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