Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Il Vangelo di Giuda
Messo in linea il giorno Sabato, 29 aprile 2006
Pagina: 2/4
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Storia del ritrovamento e della pubblicazione

Il codice, come ho detto, fu ritrovato quasi sicuramente nel 1978. Finito nelle mani di un commerciante antiquario di Elipoli, di nome Hanna, fu rubato e trasportato illegalmente in Europa; soltanto nel 1982 Hanna riuscì a recuperarlo, per porsi alla ricerca di un compratore. A Ginevra per la prima volta il codice fu mostrato ad un giovane studioso, Stephen Emmel, il quale era stato inviato dal suo maestro prof. James Robinson a trattare l'acquisto, con la disponibilità di 50.000 dollari. L'affare andò in fumo, in quanto l'antiquario pretendeva una cifra enormemente più alta (3.000.000 di dollari), ma Emmel poté esaminare brevemente il manoscritto e fissare nella propria mente alcuni particolari del suo contenuto; non poté però accorgersi che il codice conteneva, tra le altre cose, il testo di maggior pregio, quello del Vangelo di Giuda. Fallito questo tentativo, il manoscritto fu depositato in una cassetta di sicurezza di una banca statunitense, ove rimase per sedici anni, sottoposto ad un inesorabile processo di deterioramento. Solo il 3 aprile del 2000 l'antiquaria Frieda Tchacos Nussberger poté acquistare il codice al prezzo di 300.000 dollari. La signora tentò di rivendere il manoscritto alla biblioteca Beincecke dell'Università di Yale, presso la quale il coptologo Bentley Layton fu in grado di identificare come Vangelo di Giuda il terzo trattato contenuto nel codice; ma l'università rifiutò di acquistare il manoscritto, in quanto esso risultava privo della regolare documentazione necessaria per stabilirne la lecita provenienza. Era evidente che il manoscritto era fuoriuscito illegalmente dall'Egitto, e non poteva essere acquistato senza problemi. La signora Nussberger lo vendette allora al collezionista statunitense Bruce Ferrini per l’astronomica cifra di 2,5 milioni di dollari; Ferrini, però, non avendo potuto completare il suo pagamento, fu in seguito costretto a restituirlo alla Nussberger, non senza averlo prima ulteriormente danneggiato: egli, infatti, per porre rimedio alla decomposizione dei fogli che visibilmente avanzava, ebbe la bella idea di metterlo in un congelatore, pensando che ciò potesse servire a ricompattare le fibre papiracee (!). Inutile dire che le conseguenze furono disastrose per l’integrità dei fogli. Ferrini, inoltre, smembrò il codice e ne trattenne presso di sé alcuni frammenti, probabilmente per venderli separatamente. Entrò allora in gioco Mario Jean Roberty, avvocato della Nussberger, che suggerì di trasferire la proprietà del manoscritto alla Maecenas Stiftung (più nota con il nome inglese di Maecenas Foundation); fondazione che, però, apparteneva a lui stesso.

Diversamente da quanto viene affermato nella ricostruzione edulcorata della National Geographic, Frieda Nussberger non ha certamente agito nel pieno rispetto della legge e con l'innocente intenzione di restituire al mondo un documento antico finora perduto (da questo punto di vista, non possono che far sorridere le dichiarazioni in cui ella si presenta come la donna prescelta da Giuda Iscariota per riabilitarlo di fronte alla storia). La Nussberger, peraltro, era già nota alle autorità giudiziarie, essendo stata arrestata a Cipro nel 2001, su mandato della polizia italiana, per aver illegalmente esportato dall’Italia e messo in vendita antico materiale etrusco, e condannata a diciotto mesi di reclusione. La disastrosa vendita del manoscritto all'antiquario Ferrini le rese otto volte il prezzo che ella aveva speso per acquisirlo dal mercante egiziano, e l'allettante prospettiva di un così ingente guadagno la spinse anche a compiere gesti inconsulti per ottenerlo (ad esempio, trasportare il manoscritto chiuso dentro una valigia tra i bagagli di un aereo). Anche la successiva vendita del contenuto del manoscritto alla National Geographic (del contenuto e non del manoscritto, perché quest'ultimo, provenendo dal mercato clandestino non può essere facilmente commercializzato!) ha aumentato i guadagni della Nussberger e della Fondazione di proprietà del suo avvocato: essi, infatti, conservano tuttora i diritti di percentuale sugli imponenti profitti editoriali. L'imponente macchina mediatica scatenata nella Pasqua del 2006 sui canali televisivi e la messa in vendita di due libri e di un documentario realizzati dalla National Geographic hanno ampiamente superato ogni più ottimistica previsione. Nel documentario e nelle presentazioni giornalistiche ci si affanna a presentare questa scoperta in maniera tendenziosa, con argomentazioni insostenibili - e altrove negate dagli stessi editori e commentatori ufficiali del testo - ma abilmente confezionate per garantire un grande successo editoriale: il Vangelo di Giuda viene così presentato come "la più grande scoperta archeologica di tutti i tempi", in grado di "sconquassare le fondamenta del cristianesimo", "riabilitare la figura di Giuda" e "mettere in crisi la Chiesa".

Il sopra citato James Robinson - già professore alla Claremont Graduate University, noto esperto del settore ed editore della più nota traduzione inglese dei manoscritti di Nag Hammadi (The Nag Hammadi Library in English) - ha ricostruito i lati più oscuri della vicenda con dovizia di particolari (vedi la bibliografia al fondo). La seconda edizione del suo libro dedicato al Vangelo di Giuda contiene numerose critiche di quella che egli nella sua prefazione chiama "una redditizia avventura" capace di creare "costernazione, perfino disgusto". La sua critica si rivolge anche al prof. Rodolphe Kasser, direttore del comitato di edizione del testo, che ha accettato di lavorare sul testo con segretezza, sottomettendosi senza riserve al desiderio espresso dai proprietari dei diritti sul manoscritto, i quali hanno voluto escludere qualunque altro studioso non autorizzato. Per lungo tempo, infatti, il codice non è stato liberamente consultabile. Ciò appare in contrasto con una risoluzione dell'Associazione Internazionale di Studi Copti (I.A.C.S.), sottoscritta dallo stesso Kasser nel 1976, secondo la quale i proprietari di materiale copto devono essere esortati a garantire “libero accesso per tutti i membri, a condizioni favorevoli per entrambi, e le massime facilitazioni possibili per il loro studio”. Inoltre, secondo la medesima risoluzione, lo I.A.C.S. si oppone “alla concessione di diritti di pubblicazione esclusiva per più di 5 anni. I membri della I.A.C.S. da questo momento rinunciano ad ogni diritto di pubblicazione esclusiva attualmente in essere, fatta eccezione per i manufatti e le altre scoperte archeologiche compiute da una spedizione autorizzata"[1]. Solo alcuni mesi dopo l’uscita delle pubblicazioni della Nag Hammadi Society sono state messe in rete, sul medesimo sito, le riproduzioni fotografiche digitali del codice (quelle che corredano l’edizione critica, uscita nel 2007, pur di buona qualità, non sono a grandezza naturale, quindi scarsamente utili).

Quella di Robinson è stata nell’immediato la pubblicazione scientifica dedicata al Vangelo di Giuda che ha manifestato più energicamente il dissenso nei confronti dei possessori e degli editori del manoscritto. La lettura di questo volume, unitamente alla lettura di quanto pubblicato dalla National Geographic, permette di farsi un'idea abbastanza equilibrata di tutta la vicenda. In questo libro, ma non solo, si troveranno tutti i riferimenti a quanto esposto finora (riferimenti che io stesso ho verificato). Quella di Robinson non fu, però, l’unica voce a denunciare dal versante accademico l’operazione messa in atto dalla Maecenas Stiftung. Nei mesi immediatamente successivi alla diffusione del testo, altri studiosi esternarono la loro perpessità sul fatto che fosse stato precluso il consueto confronto scientifico prima della comparsa di una sua traduzione, una traduzione che, peraltro, si mirava a far apparire come l’unica “autorizzata”. Fu in seguito a questa situazione, per loro comprensibilmente imbarazzante, che gli studiosi reclutati dalla Maecenas Stiftung, quale segnale di apertura, vollero diffondere tra la comunità scientifica internazionale le bozze dell’edizione critica del Codex Tchachos, a cui stavano lavorando. Il beau geste avvenne nel corso del primo convegno internazionale sul Vangelo di Giuda, organizzato da Madeleine Scopello, che si tenne nell’ottobre del 2006 alla Sorbona. Ma il vero colpo di scena del convegno fu un altro: in quell’occasione, per la prima volta, alcuni studiosi, che nel frattempo avevano tradotto per conto proprio la trascrizione del testo messa in rete, segnalarono che sulla traduzione e sulla lettura sostenute dai loro colleghi che stavano lavorando per la Maecenas Stiftung - fino ad allora generalmente prese per buone -, gravavano seri problemi fattuali. Non senza una certa sorpresa generale, questi studiosi mostrarono come, al netto di tali errori, il senso del testo fosse molto lontano da quello che si credeva. La lettura che vedeva nel testo un’inequivocabile riabilitazione di Giuda, in altre parole, fu messa in crisi. Per rendere conto della questione è opportuno fornire alcune informazioni di carattere generale.

 


[1] Risoluzione n° 2 votata il 17 dicembre 1976: “The International Association for Coptic Studies asks its Board to contact the various authorities in charge of collections of Coptic source materials in order to arrange with them the free access, on mutually agreeable conditions, for all the members and the best possible facilities for their study. The I.A.C.S. goes on record as being opposed to giving exclusive publication rights for more than 5 years. The members of I.A.C.S. hereby renounce any exclusive publication right they may have at present, except for artifacts and other archaeological discoveries made by an authorized expedition. (Editions now in preparation are exempt if published within 12 months from the date of this resolution.) The members of I.A.C.S. urge such expedition to publish within the stated period of 5 years after the final exploration and thereafter to make their discoveries to the scholarly world at large” (International Association of Coptic Studies, Newsletter 1 (1977), p. 11, disponibile in pdf sul sito della I.A.C.S.).




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Gli apocrifi
Gli apocrifi

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke