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Documento: Maria Maddalena e il codice da Vinci
Messo in linea il giorno Sabato, 06 maggio 2006
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Il graal e la Maddalena

Il tentativo di descrivere Maria Maddalena come una principessa della tribù di Beniamino e moglie di Gesù serve a dare una pezza d’appoggio alla strampalata teoria del santo graal come sang real, sangue reale, detto della discendenza di Gesù e della sua presunta amante. Sarebbero queste le origini di una dinastia che, passando attraverso i sovrani merovingi, sarebbe giunta sino a noi. La teoria, rivela Leigh Teabing nel romanzo, sarebbe stata descritta da “decine di storici” in numerosi libri, il più noto dei quali è il seguente:

Sulla copertina, molto consumata dalle ripetute consultazioni, c'era scritto: "Il Santo Graal. Il grande successo internazionale" [...] Questo libro ha suscitato un vespaio quando è uscito originariamente nel 1982. A parer mio, i tre autori si concedono qualche salto un po' temerario nella loro analisi, ma la premessa è valida e va detto a loro credito che hanno finalmente portato a conoscenza del grande pubblico l'idea della discendenza di Cristo.» (pp. 296-297).

Si tratta di un libro realmente esistente, opera di Michael Baigent, Richard Leigh ed Henry Lincoln, intitolato The Holy Blood and the Holy Grail[1] e subito tradotto in italiano[2]. Tempo fa Umberto Eco, elencando i libri che “raccontano panzane” sui Templari e sul Graal, indicava questo libro come “il modello di fantastoria più sfacciato”, affermando riguardo agli autori che “la loro malafede è così evidente che il lettore vaccinato può divertirsi come se facesse un gioco di ruolo”[3]. I nomi di questi tre scrittori sono noti agli esperti di fantastoria: essi hanno scritto libri altrettanto insulsi su Qumran, sull’inquisizione e sul nazismo[4].

Dall’opera di costoro Dan Brown ha tratto l’idea secondo cui esisterebbe una società segreta chiamata Priorato di Sion, la quale sarebbe stata a conoscenza dell’esistenza dei discendenti di Cristo. La paternità dell’idea è palese: il nome di Leigh Teabing non è altro che l’accostamento del nome Leigh con l’anagramma di Baigent.

Tutto quanto segue è frutto della fantasia più sfrenata:

«Maria Maddalena era incinta all'epoca della crocifissione. Per proteggere il figlio che doveva ancora nascere, non ebbe altra scelta che lasciare la Terrasanta. Con l'aiuto di Giuseppe di Arimatea, zio di Gesù e suo fedelissimo, Maria Maddalena raggiunse segretamente la Francia, allora nota come Gallia, dove trovò un rifugio sicuro nella comunità ebraica. E fu in Francia che diede alla luce una figlia a cui venne dato il nome di Sarah.» Sophie alzò la testa. «Conoscono anche il nome della figlia?» «Molto di più. La vita di Maddalena e di Sarah è stata accuratamente descritta dai loro protettori ebrei. Ricordi che la figlia di Maddalena apparteneva alla dinastia dei re dei giudei, Davide e Salomone. Per questa ragione, gli ebrei della Francia consideravano Maddalena come una principessa sacra e la onoravano come progenitrice della dinastia reale. Innumerevoli studiosi di quell'epoca hanno fatto la cronaca dei giorni di Maria Maddalena in Francia, compresa la nascita di Sarah e il successivo albero genealogico.» (pp. 298-299).

Giuseppe di Arimatea non era assolutamente zio di Gesù. Era un membro del sinedrio, che dopo la morte di Gesù ne chiese a Pilato il corpo e curò la sua sepoltura assieme a Nicodemo[5].

Per quanto concerne la venuta della Maddalena in Francia, è un’idea che si ispira ad alcune leggende medievali dal valore storico assai dubbio[6]. Il Vangelo apocrifo di Nicodemo, noto in occidente, aveva messo in bocca alla Maddalena ai piedi della croce queste parole: “Io andrò da sola a Roma, da Cesare. Gli racconterò quanto male ha fatto Pilato cedendo agli empi Giudei”[7]. Ma prima del secolo X non vi è traccia alcuna di qualche luogo di culto in occidente dedicato alla Maddalena, anche perché la tradizione più antica riteneva che il corpo della santa fosse stato conservato prima a Efeso, poi a Costantinopoli; proprio a Efeso, si credeva, la Maddalena aveva terminato la sua esistenza terrena, vivendo accanto a Maria Vergine e a Giovanni. Ma a partire dal secolo XI iniziano in occidente i primi segnali di un culto di Maria Maddalena. Intorno al 1050 l’abbazia di Vézelay in Borgogna, prima dedicata alla Vergine Maria e abitata da monache, fu messa sotto il patrocinio della Maddalena e destinata ai benedettini maschi; a partire da quest’epoca si cominciò a parlare di una presenza in quel luogo del corpo della santa, notizia che diede inizio a numerosi pellegrinaggi[8]. Da tutt’altra parte, in Provenza, a partire dal secolo XII si incomincia invece a narrare una leggenda secondo la quale la Maddalena sarebbe vissuta, come eremita, in una grotta del monte della Sainte-Baume[9]. Di qui ne nacque un contrasto tra Vézelay e St-Maximin: entrambe le città rivendicavano il possesso delle autentiche reliquie. Nel 1265-1267 a Vézelay fu organizzata una ostensione e traslazione del presunto corpo di Maria, per ravvivare il culto della santa[10]; dall’altra parte, il 9 dicembre 1279 Carlo di Salerno - servendosi di falsi documenti - affermò di avere rinvenuto nella chiesa di St-Maximin, presso la Sainte-Baume, il vero corpo delal santa[11]. I monaci di Vézelay reagirono producendo altri falsi documenti per dimostrare che il corpo della Maddalena si trovava presso di loro, traslato da Aix-en-Provence molto tempo prima; quelli di St-Maximin invece tentarono di mostrare che a Vézelay non si trovava il corpo di Maria, bensì quello di San Cedonio. La documentazione falsa e gli strafalcioni storici abbondano da entrambe le parti.

La leggenda della permanenza di Maria Maddalena in una grotta francese, è dovuta ad una confusione tra due sante. Era nota infatti la storia di una certa Maria Egiziaca, che dopo un passato di prostituzione avrebbe scelto di vivere come eremita nei pressi di Gerusalemme, secondo un racconto attribuito al patriarca Sofronio di Gerusalemme (VII secolo)[12].

Jusepe de Ribera (lo Spagnoletto), Santa Maria Egiziaca.

Jusepe de Ribera (lo Spagnoletto), Santa Maria Egiziaca

La Vita di Sofronio era stata tradotta in latino già tre volte, da Paolo Diacono, da Anastasio il Bibliotecario e da un terzo anonimo; ed è proprio sulla base di un estratto di questa vita di Maria Egiziaca che nel secolo IX si operò la confusione tra le due prostitute pentite. A partire dal secolo XII, pertanto, l’eremo del racconto di Maria Egiziaca fu identificato con la grotta della Maddalena nella Sainte-Baume. Quando Jacopo da Varagine attorno al 1265 scrisse la sua fortunatissima Legenda aurea, ripetendo il racconto della venuta di Maria Maddalena a Marsiglia e ad Aix-en-Provence, le varie tradizioni si erano ormai fuse in un unico racconto che metteva insieme tutto il materiale precedente e lo consegnava ormai immutato alla storia[13].

Questa, in sintesi, la vicenda leggendaria medievale di Maria Maddalena; ma del fatto che la Maddalena abbia avuto da Gesù una figlia di nome Sarah nessuno di questi racconti, nemmeno il più fantasioso, ha mai fatto menzione. L’unica stranezza a cui Jacopo da Varagine fa riferimento, senza però prestarvi fede, è che la Maddalena fosse la sposa promessa dell’apostolo Giovanni, il quale poi avrebbe rifiutato di sposarla perché deciso a seguire Gesù nella castità; ed ella, sdegnata, si sarebbe data alla prostituzione.

Il nome di Sarah è stato preso da un altro personaggio della medesima leggenda medievale; a Saintes-Maries-de-la-Mer si commemora il presunto sbarco di Maria di Giacomo, Maria Salome, Lazzaro, Massimino, Marta, Maria Maddalena ed altri. Le due Marie avrebbero avuto una serva negra di nome Sara, secondo una versione del racconto; oppure, Sara si trovava già sul luogo, e le avrebbe accolte sulle rive della Francia, secondo un’altra versione. Di questa Sara c’è una statua di carnagione nera, nella cripta della chiesa della città.

Statua di Sara Kali

Statua di Sara Kalì

È considerata dagli zingari loro patrona, nota come Sara Kalì e festeggiata ogni anno il 24 maggio. Nulla di sospetto, per chi abbia la cura di indagare le fonti con un approccio seriamente storico.


[1] London, Cape, 1982.

[2] Il Santo Graal, Milano, Mondadori, 1982.

[3] La bustina di Minerva, in «L’Espresso» del 23 agosto 2001, p. 166.

[4] Il rumore che il loro volume sui manoscritti di Qumran ha provocato ha lasciato il suo segno: quasi ogni seria introduzione a questi testi ha dedicato qualche pagina alla confutazione delle loro teorie. Otto Betz e R. Riesner, professori di Nuovo Testamento a Tubinga, hanno persino scritto un volume-antidoto alle scempiaggini che circolano sull’argomento Qumran: Gesù, Qumràn e il Vaticano. Chiarimenti, Roma, Editrice Vaticana, 1995. Qualche esempio anche in rete.

[5] Matteo 27,57-60; Marco 15,43-46; Luca 23,50-53; Giovanni 19,38-41.

[6] Gli studi più importanti su questo argomento sono opera di Victor Saxer. Per il culto in oriente, Les saintes Marie Madeleine et Marie de Béthanie dans la tradition liturgique et homilétique orientale, in «Revue des Sciences religieuses» XXXII (1958), pp. 1-37 ; per l’occidente, Le culte de Marie Madeleine en Occident, des origines à la fin du moyen âge, Paris, Clavreuil, 1959. Un riassunto in Bibliotheca Sanctorum, volume VIII (1967), coll. 1078-1107. La monografia di Lilia Sebastiani, Tra/Sfigurazione, Brescia, Queriniana, 1992, segue lo svolgersi di queste leggende dall’antichità sino ai giorni nostri.

[7] Pars I, recensio graeca B, XI,5. Traduzione di Mario Erbetta.

[8] Si può visitare il sito della basilica.

[9] Si può visitare il sito del santuario.

[10] I documenti di questo episodio sono stati raccolti da Victor Saxer, Le dossier vézelien de Marie Madeleine. Invention et translation des reliques en 1265-1267, Bruxelles, Société des Bollandistes, 1975.

[11] Si trattava probabilmente dei resti di una religiosa del secolo VIII, chiamata suor Sainte Madeleine.

[12] Su questa santa si veda l’articolo della Bibliotheca Sanctorum, volume VIII (1967), coll. 981-994, riprodotto parzialmente in internet. Una (vecchia) versione italiana del racconto di Sofronio si può trovare in linea.

[13] Vi sono numerose edizioni e traduzioni della Legenda. La più recente ed affidabile edizione è: Iacopo da Varazze, Legenda aurea; edizione critica a cura di Giovanni Paolo Maggioni, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 1998.




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