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Documento: Maria Maddalena e il codice da Vinci
Messo in linea il giorno Sabato, 06 maggio 2006
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Che valore storico hanno le notizie tratte dai Vangeli gnostici?

Nel racconto di Dan Brown, ulteriore prova del matrimonio di Gesù è tratta dai Vangeli apocrifi:

Teabing finalmente trovò un enorme libro e lo tirò verso di sé. L'edizione, rilegata in cuoio, era grossa come un atlante. La copertina diceva: I vangeli gnostici. Teabing lo aprì e Langdon e Sophie si avvicinarono. Il libro conteneva fotografie di brani ingranditi di antichi documenti: pezzi di papiro con il testo scritto a mano. Sophie non riconobbe la lingua, ma sulla pagina di fronte c'era la traduzione. «Queste sono fotocopie dei Rotoli di Nag Hammadi e del Mar Morto, a cui ho accennato prima» spiegò Teabing. «I più antichi documenti cristiani. Purtroppo non concordano molto con i vangeli della Bibbia.» (p. 288)

Le inesattezze sono molte. Altri errori si ritrovano qualche pagina prima:

Alcuni dei vangeli che Costantino cercò di cancellare riuscirono a sopravvivere. I Rotoli del Mar Morto furono trovati verso il 1950 in una caverna nei pressi di Qumran, nel deserto della Giudea. E abbiamo anche i Rotoli copti scoperti nel 1945 a Nag Hammadi. Oltre a raccontare la vera storia del Graal, questi documenti parlano del ministero di Cristo in termini profondamente umani. Naturalmente, il Vaticano, per non smentire la sua tradizione di disinformazione, ha cercato di impedire la diffusione di questi testi. Come ci si poteva aspettare. I rotoli evidenziano i falsi e le divergenze storiche, confermando così che la Bibbia moderna è stata scelta e corretta da uomini che seguivano un ordine del giorno politico, per promuovere la divinità dell'uomo Gesù Cristo e usare la sua influenza per consolidare la base del proprio potere. (p. 275).

Si parla di rotoli di Nag Hammadi, ma in verità essi sono codici. Non è una differenza da poco: i primi venivano conservati arrotolati e andavano svolti durante la lettura, mentre gli ultimi avevano forma di libro ed erano racchiusi tra copertine di cuoio.

Rotolo di Qumràn

Rotolo di Qumran


Codici di Nag Hammadi

Codici di Nag Hammadi

I rotoli del Mar Morto, peraltro, non sono di papiro, bensì di pelle, scritta sul lato del pelo: evidentemente Dan Brown non ha mai neppure visto una fotografia né dei rotoli di Qumran né dei codici di Nag Hammadi. Si tratta di fotografie, peraltro, non di fotocopie; i manoscritti non sono carta d’ufficio che si passa tranquillamente in una fotocopiatrice.

Inoltre, i manoscritti di Qumran non c'entrano assolutamente nulla con i Vangeli gnostici, né con alcun genere di Vangeli: sono testi ebraici, aramaici ed in piccola misura greci, nessuno dei quali ha una forma che assomigli anche solo vagamente ad un Vangelo. Non solo: nessuno dei testi di Qumran può essere considerato cristiano. Nei manoscritti di Qumran, insomma, non si parla mai né di Gesù né di alcun personaggio della sua cerchia[1].

In nessuna delle due raccolte, ovviamente, si parla del Graal, che è una invenzione medievale. Né Costantino né il Vaticano hanno nulla a che fare con l’insabbiamento di Vangeli. E, infine, l’idea che questi testi “parlino del ministero di Cristo in termini profondamente umani” è altrettanto errata: il Gesù degli gnostici ha quasi del tutto perso ogni carattere di umanità, e tale caratteristica diventa ancor più evidente se lo si mette a confronto con il Gesù assai più umano dei Vangeli canonici.

I codici - non rotoli - di Nag Hammadi, comunque, contengono Vangeli gnostici. Ma trattasi davvero dei più antichi documenti cristiani? In realtà tutti questi testi sono meno antichi di qualunque scritto contenuto nella Bibbia. Il nuovo Testamento, infatti, contiene testi composti nella seconda metà del secolo I; la prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi è stata scritta intorno all’anno 50, mentre i testi più tardivi (probabilmente l’Apocalisse o la seconda lettera di Pietro) sono datati alla fine del medesimo secolo[2]. Tra i Vangeli gnostici di Nag Hammadi quelli più antichi non possono essere fatti risalire più in là del II o III secolo (anche se la datazione del Vangelo di Tommaso è discussa) mentre tutti gli altri sono più tardivi. La maggioranza di essi non ci è pervenuta nella sua redazione originaria, ma solo attraverso una traduzione in lingua copta che talora è stata portata a termine nei secoli successivi.

Così continua il romanzo:

Sfogliando le pagine verso la metà del libro, Teabing indicò un brano. «Il Vangelo di Filippo è sempre un ottimo punto per iniziare.»

Il Vangelo di Filippo è contenuto nel II codice di Nag Hammadi. Il codice è scritto in copto saidico ed è datato tra il 330 ed il 340, ragion per cui il testo deve essere precedente a questa data. Probabilmente una parte del materiale può risalire al II secolo, ma il tutto pare aver subito una definitiva sistemazione più tardi, per opera di un compilatore, nella seconda metà del III secolo[3]. Nella sua forma attuale il testo non assomiglia per nulla a un Vangelo, ma è una antologia priva di un ordine evidente, una raccolta di passi estratti da sermoni, catechesi, trattati o epistole degli gnostici seguaci di Valentino[4], i quali dall'Egitto avrebbero raggiunto la Siria, forse Antiochia, probabile regione di origine di questo scritto. Essendo posteriore al Nuovo Testamento, questo testo allude ad esso abbastanza spesso, e ne cita esplicitamente una dozzina di passi.

Prima di commentarne il testo, è opportuno dare qualche indicazione sui caratteri generali dello gnosticismo, in particolare quello valentiniano professato dal Vangelo di Filippo[5]. Esso si caratterizza per un infinito disprezzo del mondo creato, descritto come una prigione in cui gli uomini - che conservano nel loro profondo una traccia della luce celeste - sono costretti a vivere. Il creatore del mondo non sarebbe stato l'unico Dio onnipotente dei cristiani, ma un secondo Dio, detto demiurgo, invidioso dell'uomo; il demiurgo è spesso identificato con il Dio dell'Antico Testamento, parte della Bibbia che per questo motivo viene rigettata come falsa e deviante. Di qui ne derivano un'assoluta condanna del corpo e della carne umana, viste come prigioni dalle quali occorre fuggire, e spesso un rifiuto della riproduzione ed anche della sessualità, intesa come impurità.

Proprio perché la carne è impura, gli gnostici generalmente rifiutano l'idea della nascita di Cristo da una donna e dipingono Gesù come uomo apparente, non dotato di vero corpo carnale (docetismo). Conseguentemente, anche la sua passione sarebbe stata solamente apparente, una beffa messa in scena a discapito del demiurgo e dei suoi arconti. Quando invece si ammette una qualche dimensione materiale in lui, essa è considerata puramente esteriore, un involucro della sua reale consistenza psichica o spirituale, e fondamentalmente estranea alla sua vera natura.

Secondo gli gnostici la salvezza non è per tutti, ma è riservata a quegli eletti che tramite la conoscenza (gnosi) sono riusciti a riconoscere e perseguire la scintilla di divinità che sta in loro; questi eletti, stranieri in questo mondo, sarebbero i veri interpreti dell’autentico messaggio di Gesù, trasmesso segretamente a qualche personaggio privilegiato della sua cerchia (Tommaso, Filippo, Maria Maddalena o Giacomo). Ed ecco il motivo per cui questi scritti di tradizione gnostica sono stati attribuiti a questi personaggi, che - a differenza di quanto avviene nei quattro Vangeli canonici - sarebbero stati i destinatari di una rivelazione privata e segreta.

Il Vangelo di Filippo è una fonte interessantissima per conoscere il pensiero gnostico antico; non è certamente una fonte dalla quale trarre insegnamenti sulla persona e sull'insegnamento di Gesù. Gesù era un predicatore ebreo vissuto in Palestina nel primo secolo, e la sua vita e il suo messaggio non hanno nulla in comune con il pensiero gnostico dell'autore di questo Vangelo attribuito a Filippo. Nessuno storico serio pretenderebbe di poter presentare questo Vangelo come una fonte storicamente attendibile sulla vita di Gesù.


[1] I manoscritti di Qumran sono tutti tradotti in italiano: F. García Martínez - C. Martone, Testi di Qumràn, Brescia, Paideia, 1996; L. Moraldi, I manoscritti di Qumràn, Torino, Utet, 19862. Per una introduzione sul loro contenuto e sul loro ambiente, Julio Trebolle Barrera - Florentino García Martínez, Gli uomini di Qumràn, Brescia, Paideia, 1996; James C. Vanderkam, Manoscritti del Mar Morto, Roma, Città Nuova, 1995; Alberto J. Soggin, I manoscritti del Mar Morto, Roma, Newton Compton, 19942; Joseph. A. Fitzmyer, Qumràn. Le domande e le risposte essenziali sui Manoscritti del Mar Morto, Brescia, Queriniana, 1994. In rete, una mia breve introduzione.

[2] È quanto si può ricavare dalla consultazione di qualunque manuale; ad esempio A. Wikenhauser - J. Schmid, Introduzione al Nuovo Testamento, Brescia, Paideia, 19812; R. E. Brown, Introduzione al Nuovo Testamento, Brescia, Queriniana, 2001; Daniel Marguerat (a cura di), Introduzione al Nuovo Testamento. Storia, redazione, teologia, Torino, Claudiana, 2004. In rete, si vedano alcune nostre pagine.

[3] Per un bilancio degli studi aggiornato alla metà degli anni ’80, cfr. G. Sfameni Gasparro, Il Vangelo secondo Filippo: rassegna degli studi e proposte di interpretazione, in «Aufstieg und Niedergang der römischen Welt» II.25.5 (1988), pp. 4107-4166. Per gli anni successivi, vedasi la Bibliographia gnostica di David M. Scholer.

[4] Valentino nacque sul delta del Nilo verso l'anno 100 e studiò ad Alessandria. Giunto a Roma verso il 140 cercò di diventare vescovo della città, ma non gli riuscì, probabilmente a causa delle sue idee eterodosse. Abbandonò dunque la città tra il 154 e il 165 e probabilmente si ritirò a Cipro.

[5] Sul pensiero gnostico, cfr. Giovanni Filoramo, L'attesa della fine. Storia della gnosi, Bari, Laterza, 1983; Madeleine Scopello, Gli gnostici, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline, 1993; Kurt Rudolph, La gnosi. Natura e storia di una religione tardoantica, Brescia, Paideia, 2000.




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