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Documento: Maria Maddalena e il codice da Vinci
Messo in linea il giorno Sabato, 06 maggio 2006
Pagina: 7/12
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Compagna significa moglie?

Il romanzo continua così:

Queste parole sorpresero Sophie, ma non le parvero decisive. «Non parla di matrimonio.» «Au contraire.» Teabing sorrise e le indicò la prima riga. «Come ogni esperto di aramaico potrà spiegarle, la parola "compagna", all'epoca, significava letteralmente "moglie".»

Questa argomentazione è completamente falsa. Il Vangelo di Filippo fu scritto in greco, anche se di esso ci è pervenuta solo la traduzione copta (cioè egiziana). Ma, come ho già detto, il copto contiene moltissime parole greche; nel caso di testi tradotti dal greco in copto, queste parole greche sono probabilmente le parole greche che comparivano nell’originale e che tali sono rimaste, immutate; è proprio il caso della parola compagna, cioè koinōnos. L’aramaico, cioè la lingua parlata in Palestina al tempo di Gesù, non c'entra assolutamente nulla; il greco o il copto stanno all’aramaico come l'italiano sta al russo.

Koinōnos è colui che prende parte insieme o condivide qualche cosa, il partecipe, il compartecipe, il compagno e qualche volta anche il congiunto. Ma questa parola non significa letteralmente né maritomoglie. E il termine ad esso associato, cioè koinōnia, significa partecipazione, compagnia, rapporto, affinità, unione, associazione, e per i cristiani in particolare unione, fratellanza.

Nel Nuovo Testamento il termine koinōnos è usato spesso. Giacomo e Giovanni erano compagni di lavoro di Simone (Luca 5,10); coloro che sacrificano ai dèmoni sono detti loro colleghi (1 Corinzi 10,20) e chi mangia la carne dei sacrifici è partecipe dell’altare (Ivi, 10,18). Si può essere partecipi della sofferenze e della consolazione (2 Corinzi 1,7) o della gloria divina (1 Pietro 5,1), oppure associati a qualcuno nel versare il sangue di qualcuno (Matteo 23,30). Talora, infine, il termine è semplicemente sinonimo di amico, socio (2 Corinzi 8,23; Filemone 1,17).

Di per sé, ciò non significa che nel Vangelo di Filippo koinōnos debba essere inteso per forza in un senso che escluda del tutto una relazione particolare tra due individui (relazione che comunque andrà poi interpretata alla luce del contesto gnostico in cui è descritta). È però opportuno notare che in tutti i passaggi in cui si parla chiaramente di una consorte di qualcuno, il testo del Vangelo di Filippo adopera un altro termine: è il copto

che significa appunto donna o moglie[1].


[1] Cfr. II, 65,20; 70,19; 76,7; 82,1. Basterà un esempio dove compare il termine citato: “La moglie si unisce con suo marito sul letto nuziale” (II,70,19)




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