Ancora sul cosiddetto Testimonium Flavianum
di Lucio Troiani
Una rilettura del famoso passo di Flavio Giuseppe, così come ci è pervenuto.
Considerazioni sul Testimonium Flavianum
[È consigliabile la previa lettura della pagina del sito dedicata al Testimonium Flavianum di cui questo articolo costituisce un approfondimento].
La testimonianza relativa a Gesù, contenuta nel libro XVIII delle Antichità Giudaiche di Giuseppe, non è che una delle tante vexatae quaestiones che sono specifiche degli studi antichistici. Date la gran mole di indagini, la sterminata e millenaria bibliografia, la complessità interdisciplinare degli approcci, è necessario anzitutto delimitare il campo dell’indagine per evitare equivoci. L’analisi si concentrerà esclusivamente sul cosiddetto Testimonium Flavianum ed eviterà qualsivoglia genere di esame di edizioni e rifacimenti successivi, concernenti il brano tratto dall’opera di Giuseppe; si soffermerà sul testo così com’è costituito nell’edizione di B. Niese e prescinderà dal problema dell’interpolatore e eventuali inserzioni o censure dell’anonimo scriba (o scribi).
È questa infatti questione che dovrebbe essere valutata in subordine all’analisi diretta del testo la quale è lo scopo fondamentale della mia nota. D’altra parte, il compito primario di chiunque analizzi un testo antico è quello di spiegarlo così com’è pervenuto dalla tradizione manoscritta e di compararlo con testi contigui nel tempo e nello spazio. Partire pregiudizialmente dall’interpolazione significa orientare l’indagine in termini, in definitiva, aprioristici e preconcetti. Non è questione di particolare credulità o ottimismo candido, perché isolare e identificare i passi genuini da quelli spuri, con una paziente opera di cesellatura, presuppone un approccio più ottimista di chi studia il testo così come si presenta, anche se un tale approccio è mascherato da spirito critico. Chiunque legga la bibliografia sul Testimonium Flavianum, contenuta ad esempio nel volume di H. Schreckenberg[1], è colpito dalla frequenza e continuità, nei secoli, di un esame del testo centrato quasi esclusivamente sulla sua autenticità o contaminazione e, nello stesso tempo, può misurare il livello della mia imprudenza per essere entrato in un sentiero tanto battuto, tanto ingarbugliato e spesso rinchiuso nelle gabbie delle teorie precostituite.
È forse superfluo aggiungere che le mie osservazioni, dato il tormentato status quaestionis e l’imponente messe di studi, non vogliono avere nulla di univoco, tanto meno risolutivo e non pretendono neppure di trattare e discutere in modo esaustivo la bibliografia precedente (questo progetto, da solo, richiederebbe uno o più volumi di grande ampiezza). Vogliono più semplicemente introdurre alcuni spunti ed elementi di giudizio e stimolare (se possibile) ulteriori approfondimenti.
[1] H. Schreckenberg, Bibliographie zu Flavius Josephus, Leiden 1968. Cfr. i recenti studi di P. A. Gramaglia, Il Testimonium Flavianum. - Analisi linguistica, «Henoch» 20 (1998), pp. 153-177. J. Carleton Paget, Some Observations on Josephus and Christianity, «Journal of Theological Studies» 52 (2001), pp. 539-624 e di S. Bardet, Le Testimonium Flavianum. Examen historique, considérations historiographiques, Paris 2002. Sull’uso di Giuseppe nella tradizione ecclesiastica e per una riaffermazione della tesi dell’interpolazione totale, F. Parente, Sulla doppia trasmissione, filologica ed ecclesiastica, del testo di Flavio Giuseppe: un contributo alla storia della ricezione della sua opera nel mondo cristiano, in «Rivista di Storia e Letteratura religiosa» 36 (2000), pp. 9-25. Discussione della sterminata bibliografia e osservazioni dotte e puntuali si trovano in G. Jossa, Jews, Romans and Christians: From the Bellum Judaicum to the Antiquities, in J. Sievers – G. Lembi (edd.), Josephus and Jewish History in Flavian Rome and Beyond, Leiden-Boston 2005, pp. 331-342. [Per ulteriore bibliografia, si veda la pagina del sito dedicata al Testimonium Flavianum ]