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Approfondimento: Ancora sul cosiddetto Testimonium Flavianum
Messo in linea il giorno Domenica, 11 febbraio 2007
Pagina: 5/6
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Il fatto che Giuseppe aggiunga che Gesù «era» (non «è») Cristo non obbliga il lettore a postulare la sua appartenenza alla nuova fede né la presenza di un interpolatore cristiano. Il nostro storico può ritenere che il nome di Gesù non sia familiare a lettori di lingua greca; mentre potrebbe esserlo quello di Cristo. Una costruzione parzialmente affine si trova in un altro testo greco di origine e impronta ebraica. “E Simone era a ispezionare le città nel paese e a pensare alla loro amministrazione e scesero a Gerico lui, Mattatia e Giuda, i suoi figli, l’anno 177 nel mese undecimo; questo è il mese di Sabat” (outos o mēn Sabat).[19] In ogni caso, l’identificazione di Gesù con Cristo non significa adesione alla fede cristiana. Altrimenti dovremmo concludere che, poiché Tacito o Plinio il Giovane lo chiamano Cristo, essi siano passati alla fede cristiana[20]. I più antichi autori pagani usano Cristo esclusivamente come nome proprio. Nomi non greci trovano scarsa ricezione. Giuseppe stesso preciserà più oltre che Cristo doveva essere l’appellativo più comune: Ananos trascina in giudizio Giacomo, fratello di Gesù, quello detto Cristo[21]. Altro argomento da non sottovalutare: specificare che Gesù era Cristo è un modo per distinguerlo e identificarlo fra i tanti Gesù della storia narrata nelle Antichità Giudaiche (Giuseppe, nell’opera, menziona 19 personaggi con questo nome).

Degno di nota il dettaglio che i primi della nazione avrebbero esercitato contro Gesù un’azione legale (endeixis), nota dal diritto attico, che consiste nella richiesta all’autorità competente di procedere all’arresto e all’eventuale condanna di chi, interdetto da certe attività o luoghi, avesse violato la disposizione. L’ œndeixiz poteva colpire quanti, banditi dalle autorità dal territorio, vi fossero rientrato illegalmente. Questa è la definizione del termine contenuta nel lessico del grammatico e retore alessandrino Arpocrazione (II secolo d.C. probabilmente): edoj d…khj dhmos…aj, Øf' ¿n toÝj ™k tîn nÒmwn e„rgomšnouj tinîn À tÒpwn À pr£xewn, e„ m¾ ¢pšcointo aÙtîn, ØpÁgon. A questo riguardo, risulta interessante un’annotazione al lessico, riportata nell’edizione Dindorf: «scholium ad illa Iosephi de Christo: kaˆ aÙtÕn ™nde…xei tîn prætwn, sic habet: Ôti œndeiz…j ™sti kathgor…aj Ônoma kat¦ pleiÒnwn men lambanomšnhj m£lista kat¦ tîn ÑfeilÒntwn tî dhmos…w kaˆ politeÚesqai mellÒntwn». L’anonimo scoliasta ha collegato il termine del Testimonium Flavianum con la procedura indicata. Nel Vangelo di Giovanni è fatta allusione alla clandestinità di Gesù, come è stato messo in rilievo da un articolo di Elias Bickerman[22]. Si pensi soprattutto a Gv. 7,10: «Quando i suoi fratelli salirono per la festa, allora salì anche lui di persona; non pubblicamente, però, ma come di nascosto». Quando Gesù si ritira nel deserto prima dell’ultima Pasqua, egli cerca di eludere l’arresto (Gv. 11,54). Per questo, nel suo Vangelo, Gesù, in quanto considerato ricercato, una volta catturato, è direttamente arrestato e di conseguenza «legato». Nessuna ricerca di eventuali capi di imputazione, come avviene invece nel Vangelo di Marco. Alla dichiarazione di status di ricercato poteva seguire la richiesta all’autorità competente di procedere all’arresto e alla condanna. Le autorità della nazione hanno avviato un’azione legale contro Gesù, collegata al suo status di proscritto. «I sommi sacerdoti e i farisei avevano dato disposizioni affinché, se qualcuno avesse saputo dove fosse, lo denunciasse per catturarlo» (Gv. 11,57).

Giuseppe aggiunge che Gesù apparve ai discepoli «di nuovo in vita» il terzo giorno. L’espressione non significa che egli creda a questo evento; semmai, il nostro storico suggerisce che l’apparizione sarebbe stata sollecitata dall’amore dei discepoli. L’accenno generico alle infinite cose mirabili contenute nei divini profeti è congruente con l’atteggiamento disincantato del nostro storico sulle profezie in generale. Le infinite cose mirabili, contenute nelle Scritture cui qui si accenna, avranno riscosso il suo personale assenso ed adesione tanto quanto quella antica profezia, presente nelle Scritture, che sarebbe stata all’origine della guerra del 66 d.C. Questa genericità è in sintonia con il razionalismo, se non agnosticismo, in materia del nostro autore. Sono rilevanti i suoi ripetuti interventi, in materia di fatti miracolosi che non si limitano alla Scrittura, sulla libertà e legittimità dell’opinione personale. Come sottolineato esplicitamente nella parafrasi del libro di Daniele, il sacerdote gerosolimitano esclude la profezia dall’ambito della sua opera e dei suoi interessi[23].

 

 


[19] I Maccabei 16,14 con il commento di P.-M. Abel, Les Livres des Maccabées, Paris 1949, p. 281.

[20] Tacito, Annales XV,44,3; Plinio il Giovane, Epistulae X,96,5-7.

[21] Contro l’interpretazione proposta, cfr. P.A. Gramaglia, art. cit., pp. 158-159: «Dal punto di vista grammaticale tale frase non si può intendere nel senso di: “costui si chiamava Cristo”. Infatti «Cristo» con l’articolo non è in questo caso un nome proprio come Pietro o Giacomo; indica con evidenza il Messia, in quanto specifico titolo religioso. Nella frase in questione il soggetto può essere solo il pronome «questi» e Cristo svolge la chiara funzione di un predicato nominale anaforico, evidenziato sia dalla sua posizione davanti alla copula verbale sia dall’articolo individuante. Infatti per esprimere un nome proprio Giuseppe Flavio usa sempre ben altri sintagmi; se tale fosse stata la sua intenzione, egli avrebbe certamente scritto Christos to omoma oppure Christos omoma oppure onomati Christos comunque sempre con Christos senza articolo». Cfr. Antichità Giudaiche XX,200. Tacito, Annali XV,44,3; Svetonio, Claudio 25,4; Plinio, Epistole X,96,7.

[22] J.J. Keaney, Harpocrationis Lexeis of the Ten Orators, Amsterdam 1991, p. 93; Harpocrationis Lexicon in decem oratores atticos (ed. Dindorf), Oxford 1953, vol. II, p. 221. E. J. Bickerman, Utilitas crucis. Observations sur les récits du procès de Jésus dans les Evangiles canoniques, in Studies in Jewish and Christian History, vol. III, Leiden 1986, pp. 113-138. Thalheim in RE V (1903), s.v. endeixis.

[23] Guerra Giudaica VI,312; VII,432. Svetonio, Vespasiano 4,5 con il commento di M. Stern, Greek and Latin Authors on Jews and Judaism, vol. II, Jerusalem 1980, No. 312 (pp. 120-121) e No. 281 (pp. 60-62). Antichità Giudaiche X,210 e 281; XVII,354.




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