La storia del Secondo Tempio e le origini cristiane -2
Data: Lunedì, 22 novembre 2010 @ 07:10:00 CET
Argomento: Il giudaismo




[parte 1]

L’enochismo

La prima teologia enochica ci è nota dall’apocrifo Libro dei Vigilanti, composto fra V e IV[17] sec. a.C.  e si caratterizza di fronte alla teologia sadocita sotto molti aspetti. Ricordo qui i più caratteristici.

1 - Il più importante elemento della teologia enochica è forse la concezione dell’anima, della quale affermarono l’esistenza come entità disincarnabile. La novità enochica non consiste nel fatto che gli altri ebrei non credessero in una forma di sopravvivenza, ma piuttosto nel concepire la sopravvivenza in maniera totalmente diversa. Nell’Israele classico l’anima era detta ’ob, tradotto normalmente in italiano con “larva, ombra” ed era concepita allo stesso modo che nel mondo greco o in quello mesopotamico: era cioè un’entità destinata dopo la morte a scendere sotterra, a vivere una vita sciagurata nella tenebra, corrosa dai vermi. In ogni caso, il destino della larva era uguale per tutti: non c’era differenza fra un destino dei buoni e uno dei malvagi. Dio non giudicava le larve dei morti, che si raccoglievano nello sheòl, lontane per sempre dalla luce e da Dio. Giobbe, per sfuggire alla persecuzione di Yahweh, pensa di rifugiarsi nel mondo dei morti, perché là l’ira di Yahweh non lo raggiungerà mai (Giob 14, 13). 

È ovvia conseguenza della concezione enochica dell’anima la prima confusa credenza nell’esistenza del paradiso e dell’inferno (1H [LV] 22).

2 - Un altro punto fondamentale della teologia enochica fu la credenza che il male non derivasse dalla libera volontà umana che infrangeva la legge divina, come era antica credenza in Israele e come continuavano a ritenere i sadociti. Nell’Israele sadocita la morte che giunga in buona vecchiezza non è un male e i mali che possono affliggere la vita sono frutto della punizione divina per le colpe dell’individuo o della sua famiglia[18]. Il discorso enochico non nega né la libertà di scelta dell’uomo, né la sua responsabilità, ma vede il problema in maniera molto più complessa dei sadociti. Il male deriva sì dalla trasgressione, ma la sua radice prima, la sua origine, va cercata in una trasgressione al di sopra dell’umano. Nel quarto giorno della creazione, quando Dio creò gli astri che dovevano servire col loro moto a misurare il tempo, gli angeli che dovevano guidare i sette pianeti intorno alla terra, portarono questi in orbite da loro volute, diverse da quelle volute da Dio[19].  In questo modo il cosmo enochico non è un ordine, quello voluto da Dio, ma un disordine prodotto da un peccato angelico di ribellione a Dio, cioè di superbia, peccato che investe, con le sue conseguenze, tutto quanto il cosmo. I sadociti potevano ritenere che il cosmo fosse un ordine, quello stabilito dalla creazione; per gli enochici, almeno per quelli più antichi, il mondo era il disordine prodotto dal peccato angelico. 

Ben presto, però, l’enochismo abbandonò l’idea del cosmo disordine e l’astronomia, che nel Libro dei Vigilanti è considerata un segreto celeste che non deve essere svelato agli uomini, diventa in seguito, con rare eccezioni, la scienza fondamentale del sapere buono. Così già nel Libro dell’Astronomia il cosmo è ordine. In seguito resterà sempre ordine, sia pure con forti presenze demoniache (vedi Giub 5,11-12; 10,7-10).

 L’uomo, posto in questa condizione, resta sì responsabile delle sue azioni, ma il male gli preesiste e lo condiziona. Il senso della limitatezza, o almeno del condizionamento della libertà umana, fu ereditato dalla più antica teologia cristiana, quella paolina (Rom 7, 19).

È notevole che gli enochici nella loro credenza circa l’origine del male da cercarsi in una situazione anteriore all’uomo storico, non si siano mai appoggiati sul racconto genesiaco del peccato di Adamo. Anzi, nel Libro dei Sogni, opera enochica composta intorno al 160 a.C., Adamo è dichiarato giusto. Non c’è nessuno spazio nel racconto delle origini per l’esistenza del giardino dell’Eden. Il primo peccato fu angelico e l’uomo ne fu sempre vittima, fin dal tempo di Adamo.

3 - Un altro tratto che caratterizza l’enochismo più antico, in pratica il Libro dei Vigilanti, è l’assenza di un qualsiasi riferimento alla Legge di Mosè[20]. Nel Libro dei Sogni (circa 160 a.C.), che è una sorta di riassunto di tutta la vicenda biblica a partire da Adamo, l’episodio di Mosè che sale sul Monte è narrato con riferimento soltanto al Tabernacolo, non alla Legge (1H [LS] 89,27-38).

L’enochismo conosce, ma non nell’antico Libro dei Vigilanti, un codice di leggi particolare, che era scritto nelle Tavole Celesti. Le Tavole Celesti erano tavole misteriose, nascoste in qualche parte del Cielo, dove stava scritto tutto ciò che riguardava il mondo: le leggi fisiche che lo governavano e la sua storia intera, dalla creazione del mondo fino al momento della fine. Queste tavole furono lette solo da pochi eletti, in particolare da Enoc. In queste tavole si cominciò a leggervi anche la legge eterna, distinta da quella di Mosè che cominciò ad essere riconosciuta solo a partire dal libro dei Giubilei (seconda metà del II sec. a.C.). Le leggi delle Tavole Celesti sono ancora menzionate nell’Epistola di Enoc[21] (I sec. a.C.). Poi non se ne trova più traccia nella letteratura che ci è restata[22]. Nel testo più recente dell’enochismo, il libro dei Segreti di Enoc (metà del I sec. d.C.) si sviluppa l'idea dell'amore (2H/B[23] 44,4; 50,5-6; 52,7-13; anche verso gli animali: 58, 6) come unico criterio etico[24].

Quando la Legge mosaica fu accettata dagli enochici (seconda metà del II sec. a.C.), essa fu considerata valida solo in quanto corrispondeva a leggi delle Tavole Celesti, o almeno non le contraddiceva. Il valore della Legge mosaica era puramente storico. Questo elemento della rivelazione che avviene a tappe, per cui esistono comandamenti destinati ad essere sostituiti, avrà molta importanza nella setta qumranica. Anche nell’insegnamento di Gesù appare il criterio del valore puramente storico di certe prescrizioni mosaiche, vedi la normativa del divorzio concessa da Mosè «per la durezza dei vostri cuori» (Mc 10, 5 e passi paralleli).

Di fatto nell’enochismo l’etica sembra appoggiarsi più su ciò che noi oggi chiameremmo «il senso comune della morale» che su un codice preciso. In altri termini l’enochismo sembra avere di fronte alla morale il medesimo atteggiamento che ebbero i primi profeti. Amos dice genericamente che bisogna fare il bene e non il male (Am 5, 14-15). 

4 - Poiché nelle opere enochiche la Legge di Mosè è assente, non c’è nessun accenno all'esistenza delle norme di purità. Fanno eccezione il divieto di mangiare il sangue, che è ricordato più volte: 1H [LV] 7,5; Giub 7,31; 1H [EE] 98,11), il rito di purificazione della puerpera (Giub 3,10-11 uguale a quello di Lev 12, 2-5) e il generico riferimento alle offerte impure di 1H [LS] 89,73. Comunque, l'impuro esiste realmente in natura come conseguenza del peccato angelico. Il peccato angelico rappresenta l'origine del male permanente nella storia sia attraverso l’impurità sia attraverso l’opera diabolica stessa.

5 - In quanto al Tempio, l’enochismo riconosce il tabernacolo del deserto e il Tempio di Salomone, ma non il Tempio sadocita contemporaneo (1H [LS] 90, 28;  cfr. anche Giub 1,17; RT 29, 8-10). 

6 – Per quanto l’individuo sia libero e responsabile,  la storia è predeterminata da Dio che la conduce al fine da lui stabilito. Il tempo della storia è suddiviso in segmenti, sempre preordinati da Dio, detti eoni. Questa concezione dei segmenti storici appare nell’enochismo nel II sec. a.C., ma doveva essere antica concezione di Israele se appare già nella cronologia della storia di Israele composta in esilio.

7 - Nei testi più recenti la salvezza sembra legata esclusivamente al pentimento, che può avvenire anche dopo la morte (1H [LP] 50; 63; 68,5; vedi anche il non enochico ApSof 10,11).

8 – Gli enochici restarono sempre fedeli al più antico calendario postesilico, quello solare di 360 giorni + 4, del quale esistette una forma più recente, in cui i quattro giorni fuori computo e privi di valore liturgico diventarono i 4 giorni fondamentali del tempo dell’anno: erano i giorni senza movimento del sole, i due equinozi e i due solstizi. Non accettarono mai il calendario civile lunisolare che fu accolto dai farisei e è divenuto il calendario del giudaismo odierno. L’accettazione del calendario lunisolare dovrebbe essere avvenuta intorno agli anni 160 a.C. L’assunzione di questo calendario si spiega in quanto era il calendario di tutti i popoli di allora, dalla Mesopotamia fino alla Grecia: faceva eccezione solo l’Egitto, che aveva un calendario diverso.

9 - In quanto al messianismo, esso è documentato nell’enochismo solo nella fase più tarda, col Libro delle Parabole (circa 30 a.C.) e ha carattere superumano. La figura di Enoc nei libri precedenti non è quella di un Messia di salvezza, ma solo di un rivelatore sia pure di misteri di salvezza. Solo nel Libro delle Parabole Enoc, uomo nato e non morto (anche secondo il testo canonico della Genesi [5, 24]), è dichiarato Messia. Ma è un Messia che vive in cielo, dove farà il Grande Giudizio alla fine dei tempi.

Un’ultima opera enochica è il libro detto dell’Enoc Slavo o dei Segreti di Enoc e fu composto intorno alla metà del I secolo, in ogni caso prima della distruzione del Tempio (2H/B).L’opera fu ampiamente riscritta verso il V sec. d.C.  in ambiente greco (2H/A). Appare anche un terzo libro di Enoc o Enoc Ebraico, ancora più tardo, segno che una qualche tradizione enochica deve essere sopravvissuta sia pure in maniera piuttosto sotterranea.

 


[17] Così  Sacchi e Boccaccini. Collins e Nickelsburg preferiscono abbassare la data di un secolo.

[18] Per quanto Ezechiele (cap. 18) avesse affermato che le colpe dei padri, a partire da quel momento, non sarebbero più ricadute sui figli, ma ciascuno avrebbe pagato per le sue colpe, tuttavia l’idea che le colpe dei padri possano cadere sui figli deve essere restata nella mentalità ebraica. Cfr. l’episodio del cieco nato e la domanda dei discepoli a Gesù in Gv  9, 2.

[19] C’è anche un primo racconto enochico del peccato angelico molto più semplice. È il racconto della caduta degli angeli, del quale c’è traccia anche nel testo cano

[20] Il Libro dei Vigilanti conosce qualche episodio narrato nel Pentateuco, ma non lo considera Legge

[21] La documentazione più antica delle Tavole celesti è in 1H (LA) 81. Ma in questa citazione non si parla della Legge.

[22] I Giubilei citano qualche legge come letta nelle Tavole Celesti (4,5. 32; 23,32; 30,9), ma nessuno ha mai fatto una trascrizione completa di queste leggi, che appaiono essere inventate di volta in volta a seconda delle esigenze.

[23] Il libro dei Segreti di Enoc ci è giunto in due redazioni: la più antica è quella che ci interessa qui (metà del I sec. d.C.). L’altra recensione è molto più tarda e appartiene a un ambiente diverso.

[24] L’amore è chiamato “pietà e dolcezza” , formalmente sulla base di prov. 31,26 (2H 42,13), ma il punto di vista dell’autore di 2H è molto diverso. Un’altra virtù fondamentale in 2H è la pazienza.

Il periodo ellenistico

È curioso come gli ebrei sembrarono non avvertire la grande rivoluzione che stava sconvolgendo il mondo greco e orientale, cambiandone il volto. Non c’è traccia nei testi ebraici né canonici, né apocrifi del passaggio dalla Palestina di Alessandro Magno. Comunque la presenza dell’ellenismo a Gerusalemme è documentabile nell’opera di Qohélet della seconda metà del III sec. a.C. I problemi cominciano ad essere affrontati in maniera filosofica, ignota prima agli autori ebrei. L’influsso dell’ellenismo va colto soprattutto nella tendenza a portare i problemi alle estreme conseguenze nel campo del pensiero e, nel campo della politica, all’affermarsi di capitani di ventura, padroni di eserciti che potevano combattere per Israele, ma anche mettersi al servizio di sovrani della zona.   

Durante il II sec. a.C. l’enochismo subì una crisi profonda dividendosi in vari gruppi a seconda delle posizioni che prendevano riguardo a vari problemi. Si poteva portare alle estreme conseguenze il concetto di onnipotenza divina e andare verso forme di predeterminismo, accettare la legge mosaica, accettare l’attesa messianica, sviluppare forme di halakah diverse nei riguardi del matrimonio e delle relazioni con gli stranieri.

Poiché le opere a noi pervenute, se non sono pseudepigrafe, sono tutte anonime, ne consegue una certa incertezza nell’attribuzione di questa o quell’opera a un determinato movimento. Anzi, è difficile stabilire anche quanti fossero in realtà i movimenti realmente costituiti, perché differenze teologiche non fondamentali possono bene essere convissute all’interno dello stesso gruppo. Perciò è in uso parlare, più che di gruppi precisi, di aree.  

 

Il qumranesimo

Un gruppo di enochici cominciò a differenziarsi all’interno del movimento intorno al 200 a.C. e nella seconda metà del II secolo finì addirittura col distaccarsi dal resto degli enochici e di tutti gli altri ebrei, per ritirarsi in solitudine sulle rive del Mar Morto, dove volle vivere separato in attesa del grande intervento di Dio che scatenasse la battaglia definitiva contro Satana e contro gli angeli e gli uomini che lo seguivano.

Un anno intorno al 100 a.C. fu di capitale importanza nella vita del gruppo di Qumran. Infatti le opere giudaiche più antiche sono tutte presenti nella biblioteca di Qumran; dopo quella data si trovano nella biblioteca solo opere ignorate dal resto degli ebrei: sono per lo più le opere caratteristiche del gruppo, quelle che ci forniscono le sue idee più particolari. Fra i libri biblici mancano Ester e Neemia completamente; di Ezra è presente solo un frammento contenente parti della prima sezione, quella anteriore alle “memorie” di Ezra. Degli apocrifi sono presenti solo quelli composti prima del 100 a.C., cioè il Libro dei Vigilanti, il Libro dell’Astronomia, Il Libro dei Sogni, l’Apocalisse delle Settimane e il libro dei Giubilei.

Il qumranesimo è, pertanto, una sorta di eresia enochica con una teologia che si andò distinguendo sempre più da quella enochica sia perché accoglieva motivi sadociti sia perché portò alle estreme conseguenze motivi enochici.

Il qumranesimo credeva nel predeterminismo assoluto, sia storico sia individuale.  Dio creò due angeli, per amare l’uno e le sue opere e per odiare l’altro e le sue opere. Sono i due angeli detti Principe della Luce e Principe della Tenebra, ciascuno dei quali è a capo di un suo regno (1QS 4,1b). L’uomo viene assegnato da Dio all’uno o all’altro regno al momento della nascita con atto ovviamente insindacabile. 

I qumranici accettavano pienamente la Legge mosaica (1QS 5,8), che cercarono di unificare eliminando contraddizioni. Accanto alla Legge documentata nel Pentateuco si trova a Qumran anche una legge unificata e scritta in un’opera nota come Rotolo del Tempio. Quale sia il rapporto fra questa legge e quella della Torah mosaica vera e propria non è chiaro. Probabilmente il testo unificato rappresenta un primo stadio del qumranesimo: apparteneva cioè al gruppo che non si era ancora distaccato dall’enochismo. Comunque la Legge mosaica non è vista come definitiva e avente valore assoluto; il suo valore è cogente, ma legato al tempo. Scopo della setta è indagare nella scrittura, attraverso lo studio e la preghiera assidua, per arrivare all’illuminazione divina che fa conoscere nuovi comandamenti e concede la retta interpretazione di quelli della tradizione.

Accettando la Legge mosaica, il qumranesimo accettò anche tutta la normativa relativa all'impurità, ma ne esasperò il valore seguendo l’idea enochica che l’impurità era qualcosa di negativo di per sé. Nel qumranesimo impurità e male coincidono chiaramente. L'uomo è peccatore e impuro fin dal concepimento (1QH 12 [4][25], 29-30). Da questa impurità che è connaturata col suo essere l’uomo può liberarsi soltanto aderendo all’insegnamento della setta. Non esiste nessun’altra purificazione possibile da questa impurità ontica. Questa purificazione diventa espiazione ed è fatta dallo spirito divino stesso che vive nella setta[26].

Il qumranesimo sviluppa una certa concezione della giustificazione. L’uomo può essere giusto solo con la purificazione che si ha aderendo alla setta. Ma l’adesione alla setta dipende solo dal misterioso piano di Dio sulla storia. La salvezza è per pura grazia (1QS 11,3). Il qumranesimo tende a dare alla fede (emunah) in Dio dei contenuti ideologici precisi (pHab 8,3). Tutti questi motivi trovano qualche eco nelle prime teologie cristiane.

In quanto al calendario, i qumranici restarono sempre fedeli al calendario tradizionale, come, del resto, gli enochici.

Come gli enochici, continuano a non riconoscere il Tempio di Gerusalemme e, come gli enochici credono nell’esistenza dell’anima immortale; anzi, secondo i qumranici l’anima degli aderenti alla setta vive già nell’eterno, per cui la morte quasi non ha valore. Questa idea si può confrontare con certa teologia cristiana delle origini. Si veda Giov 5, 24; Ef 2, 5-6.

A differenza che nell’enochismo, a Qumran ebbe particolare sviluppo, con soluzioni non sempre omogenee, l’attesa messianica. Lo schema più probabile sembra essere questo: verrà un profeta che annuncerà la venuta di due messia, uno laico, discendente di Giacobbe Israele, e uno sacerdote, discendente di Aronne[27]. Il messia sacerdotale sarà il sommo sacerdote della setta che sarà in carica al momento della rivelazione del messia laico. Questi è detto generato da Dio[28] e, una volta riconosciuto, si metterà a disposizione del sommo sacerdote, che saprà di essere l’altro messia. Il discendente di Giuda sarà, per così dire, il braccio secolare del messia sacerdote, cui spetterà il grado più alto. 

Accanto a questi messia, ne esiste un terzo, una figura angelica, il cui nome è Melchisedek ‘Re di Giustizia’, che avrà compiti altissimi come far pentire gli ebrei e raccoglierli in patria, forse compiere il Grande Giudizio, certamente applicarne la sentenza. Quale sia il rapporto fra le funzioni dei due messia e di Melchisedek non è chiaro, anche perché non esistono testi nei quali si parli di tutti e tre contemporaneamente.

 


[25] La colonna oggi numerata come 12 era una volta la n. 4. Dipende dalle edizioni.

[26] Cfr. 1QS 3, 6-9: «Infatti è per mezzo dello spirito del consiglio della Verità di Dio che sono espiate tutte le azioni dell'uomo, tutte le sue colpe, cosicché egli possa contemplare la Luce della Vita. Per mezzo dello spirito santo della Comunità (fondata) sulla Sua Verità egli è purificato da tutte le sue colpe. Il suo peccato sarà espiato in spirito di rettitudine e di umiltà; con l'umiltà del suo animo di fronte a tutti i comandamenti di Dio sarà purificato il suo corpo, quando è asperso di acqua lustrale ed è santificato con l'acqua della contrizione».

[27] «Essi (i membri della setta di Qumran) si governeranno secondo le prime norme, nelle quali cominciarono ad essere istruiti i membri della Comunità, e questo fino alla venuta del profeta e dei messia di Aronne e di Israele» (1QS 9, 10-11).

[28] Cfr. 1Qsa 2, 11-12: «Quando (Dio) genererà il messia fra di loro». Così a lettera. Viene interpretato come «Quando Dio farà nascere», ma il testo mi sembra molto più impegnativo e l’interpretazione letterale era possibile anche nell’antichità.

L’essenismo

Dalla frammentazione dell’Enochismo, oltre al movimento qumranico sorsero vari movimenti dei quali è impossibile stabilire il numero preciso e che oggi sono presentati genericamente come appartenenti all’area essenica. L’essenismo si distingue  dall’enochismo per l’accettazione fin dal II sec. a.C. del messianismo e dal qumranesimo per il rifiuto del predeterminismo individuale. Il messianismo è normalmente duplice come nel qumranesimo, ma senza messianismo celeste. C’è un messia di Levi e un messia di Giuda, che corrispondono evidentemente a quelli di Aronne e di Israele dei qumranici e la superiorità di quello sacerdote è nettissima: «Come il cielo è più alto della terra, così il sacerdozio di Dio è più alto del regno terreno» (TestGiuda 21,4). Il messia di Levi avrà il compito di dare l’interpretazione definitiva della Legge (problema vivo a Qumran), e quello supremo di legare Satana. Questo sacerdote del futuro non ha nulla a che vedere col sacerdozio storico di Israele. Ci sarà un sacerdozio nuovo: «Allora il Signore farà sorgere un sacerdote nuovo, al quale tutte le parole del Signore saranno rivelate. Egli farà sulla terra un giudizio di verità (cioè: governerà con giustizia)… Ai suoi giorni i cieli esulteranno… La gloria dell’Altissimo sarà pronunciata sopra di lui e lo spirito di santità e di intelligenza riposerà su di lui… Egli non avrà successori, di generazione in generazione e per sempre… Sotto il suo sacerdozio scomparirà il peccato… Darà da mangiare dell’albero della vita ai santi… Beliar sarà legato da lui» (TestLevi 18, 1-12, passim).

 

I farisei e i sadducei

Il movimento farisaico è percepibile nella storia solo a partire dalla fine del II sec. a.C. I farisei sono, insieme coi sadducei, gli eredi del sadociti­smo; al tempo di Gesù 1) hanno al centro della loro teologia il valore della Legge mosaica sia scritta, sia orale[29]. 2) Credono nella piena libertà di scelta dell'uomo e quindi nella sua piena responsabilità. 3) Credono nella resurrezione e/o immortalità dell'anima; 4) vedono probabilmente già al tempo di Gesù il Giudizio dopo la morte come conto sugli atti di osservanza e di trasgressione della Legge (Pirqe Avot 3,16). 5) Al tempo di Gesù usano anche nel Tempio il calendario lunisolare ellenistico e laico (probabilmente solo dalla seconda metà del I sec. a.C.). 6) Non è chiaro come interpretassero le norme di purità. Già alla fine del I sec. d.C. esisteva la tendenza a considerarle semplici comandamenti da osservare come tutti i comandamenti, senza che l'impurità avesse una sua realtà. In ogni caso al tempo di Gesù il problema della realtà dell'impuro, che cosa fosse, era molto sentito.

Come si vede il farisaismo si contrappone nettamente all'e­nochismo (e ancor più al qumranesimo) su un punto fondamentale: il rapporto fra l'opera di Dio e quella dell'uomo nella creazione della salvezza. L'intervento di Dio è maggiore nelle opere dell’area essenica che in quelle a tendenza farisaica. Nel farisaismo l'uomo salva se stesso per mezzo dell'osservanza dei comandamenti, perché gli atti di osservanza cancellano gli atti di trasgressione e la giustizia praticata (sedaqah, quello che noi chiameremmo “le opere buone”) cancella le ingiustizie commesse (bSukkah 49b[30]). Nell'enochismo (Libro delle Parabole; 30 a.C.) le ingiustizie commesse possono solo essere perdonate per mera bontà divina, purché il peccatore si penta. 

Dei sadducei sappiamo poco per la scarsezza delle notizie che li riguardano, scarsezza dovuta un po’ al loro aristocratico appartarsi, un po’ al fatto che la loro teologia si andò appiattendo su quella farisaica. 

Vale comunque la pena di ricordare che 1) non riconoscevano la validità della legge orale e con molta probabilità limitavano la scrittura alla sola Torah. 2) Non accettavano né l'esistenza dell'anima immortale e destinata al Giudizio, né la resurrezione. 3) Circa la liturgia del Tempio avevano una tradizione che discordava in parte da quella che usavano al tempo di Gesù, la quale doveva essere di origine farisaica. Gli indizi esistono, ma sono frammentari.

             


[29] I farisei accettavano accanto alla Legge di Mosè una seconda Legge, detta Legge orale, che, secondo la tradizione, sarebbe risalita anch’essa a Mosè stesso almeno per alcune formulazioni. Della Legge orale, detta «tradizione dei padri o degli antichi» c’è menzione anche nel Nuovo Testamento. Vedi Mc 7, 3.8.13; Mt 15, 2.36

[30] Cfr. Cohen A., Il Talmud, Bari 1935, pp. 140-146 e 266-274

Il Libro delle Parabole e il Figlio dell’Uomo

Un discorso tutto particolare per la storia delle origini cristiane merita un libro enochico tardo, che ho già menzionato, il Libro delle Parabole. Composto intorno al 30 a.C. sulla base di un materiale molto eterogeneo, ha notevole importanza per la comprensione delle origini cristiane e della figura stessa di Gesù. In questo libro Enoc è dichiarato Messia e creato prima del tempo con il titolo di Figlio dell’Uomo.

«In quel momento quel Figlio dell’uomo fu chiamato presso[31] il Signore degli spiriti. Il suo nome era davanti al Principio dei giorni; prima ancora che fossero creati il sole e gli astri, prima ancora che fossero fatte le stelle del cielo, il suo nome fu chiamato davanti al Signore degli spiriti. Egli è un bastone per i giusti, affinché si appoggino su di lui e non cadano; egli è luce dei popoli ed è speranza per coloro che soffrono nel loro cuore. Davanti a lui si prostreranno e adoreranno tutti i popoli della terra; benediranno, daranno gloria e canteranno al nome del Signore degli spiriti. Per questo fu nascosto ed eletto davanti a Lui prima ancora che fosse creato il mondo e (resterà) per l’eternità» (1H [LP] 48, 2-6; traduzione S. Chialà, Libro delle Parabole di Enoc, Brescia, Paideia 1997).

Il compito fondamentale di questo Figlio dell’uomo è compiere il Grande Giudizio in nome di Dio. Il giudizio sarà spietato contro i «potenti della terra»[32], ma disposto al perdono verso tutti gli altri. «(I giusti) non avranno merito[33] davanti al Signore degli Spiriti: si salveranno nel Suo nome e il Signore degli spiriti userà loro misericordia perché è grande la Sua misericordia. (Il Figlio dell’uomo) è giusto nel suo giudizio e davanti alla Sua gloria[34]; l’ingiustizia non può resistere al suo giudizio. Colui che non si pentirà davanti a lui, sarà perduto. “Dopo di allora non userò più misericordia” dice il Signore degli spiriti» (1H [LP] 50, 3-5, traduzione Chialà).

Per il Libro delle Parabole il pentimento era possibile fino al momento del Grande Giudizio. Ciò che salva è l’umiltà di ritenersi peccatori e di essere quindi capaci di accogliere il perdono divino. E’ per questo che i «potenti della terra», coloro che hanno messo l’uomo e il suo potere al posto di Dio, non potranno essere perdonati.

 


[31] Presso, davanti: queste preposizioni o altre simili, quando riferite a Dio, danno all’espressione risultante, secondo il contesto, il valore di complemento d’agente

[32] L’espressione indica i potenti secondo il potere politico e secondo la ricchezza, ma si tratta di due categorie abbastanza vaghe nei limiti.

[33] Merito: secondo l’interpretazione in nota di Chialà.

[33] Frase dura, ma chiarissima ed è merito di Chialà non averla modificata con congetture che sono sempre lectiones faciliores: il senso è che il Giudizio del Figlio dell’Uomo è giusto, perché è fatto secondo il volere di Dio. Per il significato di davanti, vedi nota 31.

Il cristianesimo

Anche nel campo delle origini cristiane la rivoluzione apportata dalla scoperta dei Manoscritti del mar Morto ha fatto sentire le sue conseguenze.

Il quadro tradizionale delle origini cristiane vedeva Gesù predicare la sua religione agli ebrei, i quali avevano tutti, più o meno, una medesima teologia, della quale gli esponenti più dotti e più attivi erano i farisei. Da Giuseppe Flavio, uno storico ebreo che scrisse in greco verso la fine del I sec. d.C., sapevamo che accanto ai farisei c’erano anche i sadducei, menzionati abbondantemente anche nel Nuovo Testamento, e gli esseni. Ma la nostra conoscenza diretta delle tre sette era molto disuguale. Degli esseni non avevamo nessuno scritto; dei sadducei notizie sporadiche; al contrario dalla letteratura rabbinica dei primi secoli di derivazione essenzialmente farisaica potevamo avere notizie dell’ideologia farisaica.  

La maggior parte delle notizie riguardanti i farisei ci vengono dalla Mishnah, una raccolta di discussioni e detti rabbinici redatta agli inizi del III secolo dagli eredi più o meno diretti dei farisei del tempo di Gesù. L’uso delle fonti rabbiniche era facilitato agli studiosi del Nuovo Testamento da un’opera di grandi dimensioni e di uso relativamente facile anche per i non specialisti: Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrash, di Strack e Billerbeck[35]. L’opera presenta in calce al testo del Nuovo Testamento, versetto per versetto, i rimandi puntuali a tutti i testi rabbinici che potessero avere una qualche somiglianza con la forma o contenuto del versetto neotestamentario. La conseguenza della disponibilità di questa documentazione è stata la creazione di commenti che hanno dato del cristianesimo un’immagine necessariamente distorta, come se Gesù e tutti i rappresentanti delle origini cristiane si muovessero sullo sfondo di un giudaismo che coincideva di fatto col farisaismo. Tutta l’area essenica, con tutte le sue varianti e sfumature era assente. Pertanto, tutto ciò che distingueva Gesù dal farisaismo era interpretato come novità cristiana.

 


[35] H.L. Strack e P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testanent aus Talmud und Midrasch, 6 voll., München 1922-28.







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