Serge Hutin, Lo gnosticismo
Data: Luned́, 10 gennaio 2011 @ 00:00:00 CET
Argomento: Recensioni e schede bibliografiche


Serge Hutin, Lo Gnosticismo. Culti, riti, misteri, Roma, Edizioni Mediterranee, 2007; ediz. orig. Les gnostiques, Paris, Presses Universitaires de France, 1959.

Recensione a cura di Augusto Cosentino



 

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Il volume “Lo Gnosticismo. Culti, riti, misteri”, pubblicato dalle Edizioni Mediterranee nel 2007, è la traduzione italiana dell’originale francese dal titolo "Les Gnostiques", pubblicato da Serge Hutin nella collana “Que sais-je?” nel 1959.

L’opera presenta una visione d’insieme abbastanza esaustiva di un fenomeno complesso quale lo gnosticismo, la cui origine e persino definizione costituiscono ancor oggi oggetto di dibattiti tra studiosi. Lo Hutin tenta di dar conto, nelle due parti in cui è composto il volume, delle varie dottrine gnostiche: la prima parte si intitola “Gli atteggiamenti gnostici”, composta da 6 capitoli sui temi fondamentali quali la soteriologia, la cosmogonia, il rito, l’etica, l’escatologia. Nella seconda parte invece il saggista francese tenta di delineare una “Storia della gnosi”, partendo dalle forme gnostiche precristiane, toccando nel secondo capitolo lo gnosticismo classico (cioè quello cristiano del II-III secolo), quindi il manicheismo e l’alchimia, le forme gnostiche islamiche, fino alle “rinascite” gnostiche contemporanee.

La trattazione ha il merito di attraversare con leggerezza la storia dello gnosticismo, anche se il ritenere aprioristicamente che tale storia abbia una sua consistenza unitaria tende a far perdere di vista il parametro storico e cronologico. I testi sono ampiamente citati, anche se si tratta sostanzialmente dei testi “classici” – di tradizione diretta e indiretta – dello (e sullo) gnosticismo, mancando, per ragioni cronologiche, una conoscenza dei preziosi testi di Nag Hammadi, che alla data di pubblicazione dell’opera erano appena stati scoperti e non ancora pubblicati. Ma spesso la citazione dei testi appare decontestualizzata, mancano ad essi i necessari parametri cronologici, senza i quali si rischia di mescolare riferimenti dottrinali di diversi ambienti e periodi in un quadro falsamente unitario. D’altro canto la frammentarietà è una delle caratteristiche precipue dello gnosticismo, ogni scuola e ogni gruppo gnostico tende ad essere autocefalo e autoreferenziale. Per questo motivo è sempre stato arduo fare una storia dello gnosticismo, e il tentativo di Hutin, come quello intrapreso da altri autori, riesce solo parzialmente a rendere conto dell’evoluzione di un movimento. Così, ad esempio, le reviviscenze gnostiche moderne, attribuite ai movimenti teosofici come a quelli massonici (non si dimentichi a questo riguardo come lo stesso Hutin fosse un esponente degli alti gradi della massoneria), ma anche a tendenze culturali maggioritarie come l’illuminismo o il romanticismo, restano inspiegabili alla luce dei legami storici analizzabili attraverso le fonti. Pur non volendo negare la possibilità della sopravvivenza di singole idee o dottrine, spesso “risorte” attraverso la ripresa o la riscoperta di testi dimenticati o perduti, ci sembra opportuno notare come tali movimenti moderni o contemporanei – persino l’insorgenza di vere e proprie chiese dichiaratamente gnostiche – non possono essere considerati in diretta continuità storica con lo gnosticismo antico.

Purtroppo la traduzione italiana (curata da Gianfranco de Turris e Pasquale Faccia) presenta alcune imperfezioni, ma parecchie imperfezioni erano già presenti nell’edizione originale francese[1].

In Appendice il volume italiano presenta una lunga postfazione di Ezio Albrile dedicata in larga parte a una storia degli studi gnostici (altrettanto complessa della storia stessa dello gnosticismo) dal ‘700 ai nostri giorni. La seconda parte di questa Appendice presenta poi una serie di suggestioni che percorrono anch’esse (come il volume di Hutin) la storia dello gnosticismo antico come i suoi echi nella cultura moderna.

In conclusione dunque il volume, pur con i limiti segnalati, anche grazie alle aggiunte dell’Appendice, è utile per farsi una prima idea del fenomeno gnostico.



[1] Cfr. F. Van Steenberghen Fernand, Recensione di Serge Hutin, Les gnostiques, in «Revue Philosophique de Louvain» 61/69, 1963, p. 117.







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