M. Tabet, Collectanea Biblica
Data: Domenica, 20 aprile 2014 @ 02:14:24 CEST
Argomento:


Michelangelo Tabet, Collectanea Biblica, a cura di E. Gonzàlez, EDUSC, Roma, 2014.

Recensione di Armando Rolla



Con questo massiccio volume di 744 pagine la Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia della Santa Croce di Roma intende esprimere riconoscenza e gratitudine ad un suo professore di Sacra Scrittura in occasione del suo 70° compleanno. Credo che l’omaggio sia ben meritato perché, oltre l’insegnamento pluriannuale nella suddetta Facoltà, il festeggiato, come risulta dalla puntigliosa Nota biobibliografica in apertura di questo volume, ha pubblicato ben 23 libri, 117 articoli sui più disparati problemi della Bibbia e 75 recensioni di libri altrui; inoltre ha partecipato a 76 congressi e attività analoghe in Italia e all’estero e ha diretto 19 tesi dottorali e 11 di licenza nella suddetta Facoltà.

Il Curatore ha operato una selezione tra i 117 articoli del festeggiato con il doppio intento di tratteggiare nel modo più fedele possibile il ricco ventaglio dei suoi interessi che percorrono tutto l’Antico e il Nuovo Testamento e, nel tempo stesso, far conoscere suoi studi difficilmente raggiungibili da lettori attuali. A questo fine il libro è stato diviso in tre parti: uno generale di ermeneutica biblica e altri due dedicati agli scritti che riguardano rispettivamente l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento. Si tratta di ben 38 studi, di cui 10 in lingua spagnola (nn.1, 2, 4, 5, 10, 15, 23, 24, 28, 32), che, a mio avviso, potrebbero essere meglio ripartiti in sette articolazioni per consentire una più chiara percezione dei molteplici interessi dell’autore. 1) Introduzione generale alla Sacra Scrittura: Ispirazione e canonicità dei Libri Sacri (n. 8); Che cosa è l’esegesi canonica (n. 11); Le religioni e i Libri Sacri (n.12). 2) Magistero ecclesiastico: dalla “Nostra Aetate” alla soglia del terzo millennio: una visione cristiana del rapporto cristianesimo-ebraismo (n.6); Lo studio della Sacra Scrittura, anima della Teologia:”Dei Verbum” 24 (n.7); Nel 40° anniversario della “Dei Verbum”: una riflessione storica (n.9); Le Scritture d’Israele, Vangelo in Gesù Cristo (n. 10); Cristologia e storicità dei Vangeli nella Costituzione “Dei Verbum” (n.23). 3) Esegesi di passi biblici: La preminenza a Giuda, la primogenitura a Giuseppe (1Cr 5,1b-2) (n.19); La preghiera di Gesù “Abbà, Padre”(Mc 14,36) (n.28); La Scrittura e lo “Spirito di Cristo” (1Pt 1,10-12) (n.29); 1Tm 3,15: riflessioni sull’universalità del ministero apostolico (n.30); Cristo, Alfa e Omega della Storia (Ap 22,13) (n.31); Fede prepasquale e postpasquale: riflessioni su alcuni testi del Vangelo di san Giovanni (n.33); La situazione ordinaria di vita come “chiamata” in 1Cor 7,17-24 (n.34); Contemplare le cose di lassù (cf Col 3,2) (n.35). 4) Storia dell’esegesi biblica: La lettura cristiana della Bibbia secondo san Tommaso (n.1); L’ermeneutica biblica di sant’Agostino nella lettera 82 a san Girolamo (n.2); Un’antica polemica sui sensi biblici: Nicola di Lira e Paolo di Santa Maria (n.3); Unità e diversità della S. Scrittura: un tema dell’ermeneutica di san Tommaso (n.4); Il dialogo giudeo-cristiano nelle opere di dialogo e polemica degli scrittori cristiani preniceni delle diverse aree del Mediterraneo (n.5); Le questioni di Isaac Abrabanel su Gen 49,1-28 (Il Testamento di Giacobbe) (n.15); L’esegesi greca nei commenti dei primi scrittori di lingua latina alla benedizione di Giacobbe a Giuda(Gen 49, 8-12)(n.16); Rom 10,4 nel dialogo ebraico-cristiano(n.25); “Cristo, vero Uomo”. Il realismo storico della figura di Gesù nell’insegnamento di san Josemarìa Escrivà (n.32). 5) Teologia dell’AT: L’eccellenza del dono della vita umana nell’Antico Testamento (n.13); La fecondità, frutto della benedizione divina (n.14); Fondamenti di un’etica politica alla luce di Lv 19 (n.17); Il precetto dell’amore al prossimo come se stesso nel mondo biblico e il suo rapporto con l’amore di amicizia (n.18); Il Dio d’Israele, “ ricco di misericordia e di fedeltà” (Es 34,6): un principio basilare della religiosità storica d’Israele (n.20); Creazione e salvezza nella tradizione storico-narrativa del popolo d’Israele (n.21); La misericordia/giustizia divina e lo sheol veterotestamentario (n.22). 6) Teologia del Nuovo Testamento: Vita cristiana e speranza dell’uomo nella 2 Pietro (n.24); Lo Spirito Santo, testimone di Gesù (n.27); Legge e grazia in san Paolo. L’etica della norma e l’etica della grazia (n.37); Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento (n.38). 7) Ruolo di Paolo: San Paolo e i suoi collaboratori (n.26); San Paolo, apostolo del terzo millennio (n.36).

Non sono pochi gli aspetti positivi dei suddetti contributi. Innanzitutto, come opportunamente segnala il risvolto di copertina, il loro autore “non ha mai dimenticato che lo studio della Sacra Scrittura è l’anima della teologia e che è stato un segno di speranza per quanti aspirano a vedere realizzata nell’insegnamento e nella ricerca una più stretta unione tra gli studi biblici e quelli teologici”. In secondo luogo egli rivela una esaustiva informazione sui singoli problemi affrontati. Lo mostrano chiaramente le indicazioni bibliografiche che, nella loro ripresa in fondo al volume, occupano ben 40 pagine. Nelle questioni disputate (sono molte!) Tàbet lodevolmente adotta la posizione più equilibrata e, soprattutto, con il continuo impiego del verbo “sembra”, evita di assumere atteggiamenti intransigenti nei confronti di chi la pensa diversamente da lui. Manco a dirlo, come è richiesto ad un biblista cattolico, egli è sempre molto attento alle direttive del Magistero ecclesiastico.

Personalmente avrei qualche perplessità su alcuni punti marginali di questi studi. Innanzitutto a più riprese l’autore si mostra particolarmente favorevole verso la cosiddetta esegesi canonica. È vero che la Pontificia Commissione Biblica nel 1993 con il suo documento “L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa”riconosce la validità di questo approccio però subito dopo, ad impedire che venga compromesso il valore dell’Antico Testamento, precisa che non “bisogna privare di ogni consistenza l’interpretazione canonica anteriore, quella che ha preceduto la Pasqua cristiana, perché è necessario rispettare ogni tappa della storia della salvezza. Svuotare della sua sostanza l’Antico Testamento significherebbe privare il Nuovo Testamento del suo radicamento nella storia”. Soprattutto non penso che la trilogia di Papa Benedetto XVI “Gesù di Nazaret”, chiamata in causa nell’articolo dedicato all’esegesi canonica (n.11), che impiega insistentemente questo approccio, anche a scapito del metodo storico-critico, abbia favorito lo studio scientifico dei Vangeli nel nostro tempo. Riguardo poi alla presentazione di JHWH come sorgente della vita e della fecondità (nn.13 e 14), nonché come Dio ricco di misericordia (nn.20 e 22), non si dovrebbe dimenticare che l’Antico Testamento ha parecchi “elementi imperfetti e temporanei” (Dei Verbum n.15) tra cui vanno inclusi la concezione di Dio interventista in tutti gli ambiti dell’individuo e della collettività e, soprattutto, quella di un Dio che non lascia mai impunito il peccato umano qui sulla terra e solo dopo perdona, se l’uomo si pente. Infine sui salmi cosiddetti “mistici” (16,49,73) mi sembra che la prospettiva ultraterrena sia tutt’altro che sicura.







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