F. Testaferri, I vangeli sconosciuti.
Data: Domenica, 19 ottobre 2014 @ 15:10:00 CEST
Argomento: Recensioni e schede bibliografiche


Francesco Testaferri, I vangeli sconosciuti. I vangeli apocrifi e il Gesù storico, Assisi, Cittadella Editrice, 2011

Recensione a cura di Fabio Cigognini.



 

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Francesco Testaferri, docente all’Istituto Teologico e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi, presenta, in questo agile volume, una panoramica introduttiva sulla natura e la funzione dei Vangeli Apocrifi.

Dopo una breve Premessa, il libro si snoda attorno a otto capitoli, suddivisi in due parti. Le Conclusioni e una breve Bibliografia concludono il volume.

La Prima parte rappresenta la sezione più densa dell’opera ed è composta da ben sei capitoli.  L’autore prende le mosse dalla constatazione che la letteratura apocrifa è oggi approcciata a partire da due prospettive radicalmente opposte. Da una parte, opere di carattere divulgativo, interessate maggiormente a questioni economiche e commerciali, la  propongono all’attenzione del grande pubblico, il più delle volte ignaro delle complesse questioni soggiacenti a tali scritti,  come un insieme di testi capaci di rivelazioni storiche sensazionali, tenute abilmente nascoste dal Cristianesimo “ufficiale” che li giudicherebbe in grado di minare la propria credibilità; dall’altra, occorre invece registrare “una certa resistenza agli apocrifi purtroppo presente anche in casa cattolica”, riluttanza che si rifletterebbe anche in ambito accademico, dove, a fronte di “certo cambio di rotta” manifestatosi in relazione alla “terza ricerca sul Gesù storico avviata, grosso modo, a partire dagli anni ottanta” e “a fronte della preparazione corposa e raffinata di alcuni docenti”, negli studi di settore “appare ancora troppo timido l’utilizzo di fonti non canoniche”. Dunque, il termine “apocrifo”, di per sé neutro in quanto significa semplicemente “nascosto”, viene caricato di due accezioni  profondamente diverse: nel primo caso i testi  sarebbero stati volutamente tenuti “nascosti” per ragioni che nascondono interessi  di tipo politico, nel secondo invece “apocrifo” equivale ad “eretico” e perciò dannoso o inutile per la fede. Ecco dunque l’urgenza di “diffondere una maggiore conoscenza di queste fonti, presentandole correttamente, per permettere a coloro che affrontano il discorso di avere alcuni elementi più circostanziati per sviluppare una riflessione in merito”.

Testaferri comincia quindi con l’enucleare alcune questioni puntualmente disattese nelle opere di carattere divulgativo destinate ad esercitare una certo impatto sul grande pubblico: il genere letterario, l’epoca e l’ambiente in cui gli apocrifi nacquero, il contesto geografico e questioni generali di critica letteraria vengono solitamente eluse, finendo in tal modo per presentare gli apocrifi come un blocco letterario unitario. Così, ad esempio, la letteratura apocrifa, differenziata al suo interno quanto al genere letterario, viene nel suo complesso fatta rientrare nella categoria dei Vangeli. La questione non è di poco conto se si desidera condurre uno studio il più possibile scevro da pregiudizi. Se dunque i temi elencati non possono essere tralasciati nello studio della letteratura apocrifa – così come nell’esame di qualsiasi testo -, significative al riguardo sono pure le domande circa l’importanza dei nostri scritti e il loro valore. L’autore identifica almeno tre ragioni per cui gli apocrifi sono importanti. 1) Dal punto di vista archeologico e scientifico “la scoperta di molti frammenti e testi ‘perduti’ ha in maniera inattesa offerto al mondo accademico e scientifico la possibilità di consultare testimonianze dirette e indipendenti”, poiché “per la prima volta erano state procurate testimonianze di opere di cui prima esistevano solo ricordi indiretti all’interno degli scritti apologetici dei Padri della Chiesa”; 2) Gli apocrifi, poi, rivestono un’importanza decisiva anche a partire da una prospettiva artistica e antropologico – culturale: grazie ad essi, infatti, è stato possibile  avere un’idea più chiara del Sitz im Leben all’interno del quale si diffuse il Cristianesimo; 3) Infine, essi  sono estremamente utili per lo studio della tradizione. A questo proposito è particolarmente esemplare il modo in cui il ritrovamento del Vangelo di Tommaso ha conferito plausibilità e consistenza alla teoria  della fonte Q.  Per quanto concerne invece il valore e lo scopo degli apocrifi, Testaferri ritiene che essi ricoprano una funzione integrativa e una di auto – legittimazione. Infatti la letteratura apocrifa si forma “dopo i Vangeli canonici al fine di integrare il ritratto di Gesù in essi veicolato”. Essi, da questo punto di vista, rappresentano una sorta di “cristologia dal basso”, nel senso indicato dal noto studioso tedesco Alois Grillmeier per cui “nel mondo ellenistico del II secolo la cristologia cristiana dovette confrontarsi e incontrarsi con la cultura popolare incline alle leggende, alle apoteosi e alle narrazioni fantastiche e mitizzanti sulla vita dei personaggi e degli eroi”. Un ritratto di Gesù quindi espresso ricorrendo ad  un codice e ad un linguaggio “basso”, di carattere folkloristico/popolare, contrapposto a quello “alto” della teologia speculativa in via di formazione. Essendo poi gli apocrifi “per lo più espressione di gruppi dissenzienti o gnostici che confidavano nel possesso di una sapienza arcana da custodire gelosamente e da riservare solo agli uomini ‘spirituali’”, essi svolsero di conseguenza anche un ruolo propagandistico, per servire il quale era diffuso il ricorso alla pseudoepigrafia, fenomeno del resto conosciuto anche all’interno dello stesso Nuovo Testamento.

Dopo avere brevemente presentato “alcune recenti scoperte archeologiche significative” che riguardano gli apocrifi – in modo particolare i rinvenimenti di Ossirinco e Nag Hammadi a cui Testaferri aggiunge anche quelli di Qumran: sebbene nel noto sito “tecnicamente parlando non furono trovati vangeli apocrifi […] non scema l’importanza di un evento che per l’archeologia biblica ebbe un valore unico” -, il nostro autore dedica gli ultimi due capitoli della prima parte rispettivamente a delineare “le principali differenze fra vangeli apocrifi e canonici”  e all’individuazione di alcuni “elementi essenziali per una classificazione di base. Per quanto riguarda il primo argomento, Testaferri fa riferimento ad un articolo del celebre studioso italiano Giuseppe Segalla, che suddivide le differenze tra Vangeli canonici ed apocrifi in due grandi categorie: differenze a livello letterario (datazione, genere letterario, titolo degli scritti, fonti e destinatari)  e differenze sul piano del contenuto teologico (relative all’orizzonte interpretativo, al concetto di verità e all’interpretazione della salvezza). La conclusione di Segalla, condivisa dall’autore, è che esiste un “abisso che separa i Vangeli canonici da quelli gnostici”: sebbene tale sentenza radicale sia circoscritta ai Vangeli gnostici, argomento specifico dell’articolo di Segalla, essa rimane comunque valida in generale per tutti i Vangeli apocrifi. Testaferri può quindi affermare che le categorie attorno a cui si sviluppa il contributo citato “mettono bene in luce l’alterità dei Vangeli apocrifi rispetto a quelli canonici. Seguendo invece un altro studioso,   Luigi Moraldi, Testaferri classifica gli apocrifi in: 1)Vangeli della natività e dell’infanzia; 2)Vangeli della vita pubblica; 3)Vangeli della passione e resurrezione. Occorre però precisare che la suddivisione proposta assume un carattere indicativo in quanto “i Vangeli apocrifi sono per genere e contenuto molto variegati. Proporre un’articolazione o qualsiasi tipo di classificazione non riesce a coprire tutto lo spettro delle peculiarità dei testi né a cogliere le caratteristiche fondamentali. Aiuta però a far sintesi di alcune idee guida indispensabili per una corretta comprensione”.

La seconda parte del volume è composta da due capitoli.     Nel primo l’autore illustra due esempi  particolarmente rappresentativi della “divulgazione selvaggia” dei media. Essi sono relativi alla questione della “fratellanza” tra Gesù e Tommaso nel Vangelo di Tommaso,  e alla  la figura di Giuda delineata nell’omonimo Vangelo. Se non si considera il retroterra culturale gnostico e si presenta il materiale dei due documenti come dati storici incontrovertibili, si approderà facilmente a pseudo ricostruzioni fantasiose, prive di ogni carattere scientifico, la cui finalità è esclusivamente quella di confermare e rendere note idee e preconcetti che non possono vantare alcun fondamento storico.     il capitolo conclusivo è invece dedicato agli influssi dei Vangeli apocrifi sull’arte, particolarmente incisivo, anche nelle sue conseguenze sull’immaginario collettivo, per quanto attiene al tema dei racconti dell’infanzia.

Lo scopo che il nostro autore si era prefissato, cioè quello di scrivere un’introduzione generale agli apocrifi di carattere divulgativo, capace di contrastare le tendenze oggi dominanti sovente sprovviste di ogni fondamento critico – scientifico, penso sia stato raggiunto. Il testo si può dunque considerare un valido strumento, soprattutto per quei lettori che, magari smarriti di fronte all’argomento qui trattato, desiderino costruirsi una base introduttiva solida, che possa servire come punto di partenza per ulteriori approfondimenti. Occorre però dire, per completezza di informazione, che la prospettiva a partire dalla quale il nostro autore esamina l’argomento si discosta dalla tendenza generale della ricerca. Così, ad esempio, affermazioni lapidarie secondo cui “I Vangeli apocrifi [...]non hanno la pretesa di aggiungere nulla sulla conoscenza del Gesù storico” o, ancora: “gli apocrifi non ci dicono nulla di più di Gesù. [...] Non li si deve ghettizzare, né cogliere con troppa superficialità, per poterli far fruttare per quello che realmente sono e cioè una fonte diversa, nella quale si annidano i sentimenti popolari del folklore insieme alle frustrazioni o impennate di orgoglio di un pensiero dissenziente e presuntuoso”, non credo possano essere accettate dalla maggior parte degli studiosi odierni, i quali si muovono piuttosto nella direzione opposta, vale a dire verso una sempre maggiore apertura di credito nei confronti dell’utilizzo della letteratura apocrifa. Certamente, ed in più punti, anche Testaferri riconosce che  i Vangeli apocrifi, come quelli canonici, conoscono una loro traditionsgeschichte e che, di conseguenza, possono contenere al loro interno strati molto antichi di tradizione, utili dal punto di vista storico; nonostante ciò,  come si può evincere anche dai brani citati sopra, il lettore ha comunque l’impressione che il nostro autore sia  propenso ad assegnare agli apocrifi una funzione più antropologico – culturale che storica in senso stretto: in altri termini, essi sarebbero particolarmente utili nel momento in cui si volesse conoscere più a fondo il variegato panorama  del Cristianesimo in espansione; per quanto concerne invece la figura storica di Gesù,  i Vangeli canonici rimangono l’unica fonte di base, a cui gli apocrifi non aggiungerebbero nulla. Una posizione che si potrebbe definire, in termini generali ed assolutamente neutri, come “apologetica”, confermata anche da alcune imprecisioni, relative in modo particolare alla tendenza, in alcuni punti del libro,  a sovrapporre “Cattolicesimo” e “Cristianesimo”, “pensiero cattolico” e “pensiero cristiano”. In ogni caso, raccomanderei la lettura a di questo libro a tutti coloro che, come ho detto, sentissero la necessità di avere delle coordinate generali capaci di fornire un  orientamento di fondo in un ambito in cui regna parecchia confusione e disinformazione. A partire da qui, il lettori potranno accostare altre opere – alcune delle quali citate anche nella breve bibliografia al termine del volume – più articolate e maggiormente rappresentative dell’attuale ricerca.







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