Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica (recensione)
Data: Lunedì, 08 dicembre 2014 @ 02:16:51 CET
Argomento:


Recensione

Andrea Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica tra II e III secolo (Instrumenta Patristica et Mediaevalia. Research on the Inheritance of Early and Medieval Christianity, 54). Pp. 808. Brepols, Turnhout, 2011.
ISBN: 978-2-503-53193-9



Da «Teologia. Rivista della Facoltà teologica dell'Italia settentrionale» 39/1 (2014), pp. 135-137.

Enrico Mazza
Università Cattolica di Milano


Dopo lunga attesa viene pubblicata, profondamente rielaborata, la tesi di Dottorato di ricerca di Andrea Nicolotti sostenuta nel 2005 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino. Quest'opera riempie un vuoto dato che non esistono trattazioni che si occupino con rigoroso metodo storico né della pratica esorcistica né della possessione diabolica nel tardoantico e, in specie, tra il II e 111 secolo ossia tra il 150 e il 250 che è il periodo scelto dall'A. Si tratta di un'opera che è, contemporaneamente, una raccolta di testi e uno studio critico delle pratiche ivi descritte. L'individuazione e la raccolta dei testi è già un'impresa meritevole che aiuta i futuri ricercatori, ma anche la loro collocazione storica e interpretazione non potranno essere trascurate data l'accuratezza dell'indagine qui svolta, unita a una particolare sobrietà nel trarre conclusioni che, giustamente, lasciano aperto il campo a future ricerche degli specialisti nei vari settori.
L'A. prende in esame i testi cristiani che risalgono a non prima del 150 dato che a quest'epoca il cristianesimo si è ormai svincolato dal giudaismo che è il suo ambiente di origine. Il 250 è scelto in base a un criterio di periodizzazione adottato dai curatori della Histoire de l'Église di Ch. & L Pietri. Alla metà del III secolo il cristianesimo rappresenta già una forza sociologica e ideologica dall'identità già abbastanza precisa come 'grande chiesa' e, inoltre, è questa l'epoca in cui l'esorcismo battesimale - come rito specifico e distinto dal battesimo - si presenta come già configurato in un modo abbastanza preciso e diffuso in quasi tutte le chiese. Sono i diaconi e le diaconesse che praticano i riti di unzione durante il battesimo, mentre gli esorcismi extrabattesimali che riguardano i casi di possessione diabolica vengono praticati da altri 'ministri' che non sono sempre inseriti nella gerarchia ecclesiastica. È a quest'epoca che tali operatori cominciano ad essere inquadrati in quello che, poi, diventerà un vero e proprio Ordine nella 'grande chiesa'. Come d'uso nella storia letteraria, gli autori e i testi anonimi vengono raccolti secondo l'ordine cronologico. Anche questo contribuisce ad avere per la prima volta un repertorio completo di fonti. Il criterio tematico viene applicato solo all'interno del singolo autore o testo. Nel cap. Il l'A. svolge un'accurata analisi del vocabolario dell'esorcismo per il greco e per il latino facendo vedere come si sviluppano le parole che designano la possessione e gli eventuali riti connessi. Da qui, per la connessione tra storia del linguaggio e storia delle idee, si arriva a proporre una definizione di esorcismo: «Uno scongiuro pronunciato su un essere animato od inanimato in nome di una potenza sovrannaturale, allo scopo di ottenere qualche cosa. In particolare, quando indirizzato contro uno spirito malvagio, era il mezzo impiegato per allontanare la presenza o l'influsso negativo, specie per liberarne un luogo, un oggetto, un corpo che egli infestava o possedeva» (38). Ciò, da solo, non basta perché in ogni avvenimento esaminato può essere nascosto l'intervento della magia. Terminati gli aspetti metodologici, vengono introdotti vari temi come, ad esempio, le motivazioni apologetiche e propagandistiche dell'esorcismo, l'esorcismo nell'economia degli Atti apocrifi degli apostoli, il quadro dello gnosticismo, in rapporto alla possessione e all'esorcismo; non manca una impostazione della teologia e delle caratteristiche della possessione diabolica e dell'allontanamento del demone. Si passa poi alla questione del formulario, dei gesti esorcistici e della scena dell'esorcismo. Da ultimo viene presentato lo sfondo teologico dell'esorcismo battesimale. Con la presentazione degli antichi testimoni sull'esorcismo dei catecumeni vediamo la comparsa dell'esorcismo battesimale che merita particolare interesse stanti le specifiche caratteristiche di questo rito. Dopo avere parlato degli «Antecedenti e paralleli», come l'esorcismo in ambiente giudaico, a Qumran, nell'ambiente gesuano e nel mondo greco, si passa ad Alcibiade di Apamea con l'analisi di una abluzione battesimale elcasaita (cap. 4). L'autore romano dell'Elenchos vuole confutare l'insegnamento di Alcibiade fondato su di un libro di rivelazioni di Elcasai. Abbiamo la descrizione di un rito di immersione (battesimo) che viene utilizzato anche per la cura di certe malattie e soprattutto della rabbia contratta
da un cane idrofobo. L'attestazione di questo rito è presente anche in Epifanio di Salamina che tratta dei seguaci di Ebion i quali, a un certo punto, sarebbero stati in contatto con gli elcasaiti. Il rito è il medesimo. AI di là delle contestazioni dell'autore dell'Elenchos, si deve riconoscere che il bagno .è accompagnato da una formula che è chiaramente una promessa di non commettere più peccati,. (131). Per Nicolotti, il rito descritto é chiaramente un rito di esorcismo per la guarigione degli energumeni; l'argomentazione è ben fondata e pienamente condivisibile. Aggiungo che questo rito può aver avuto origine in una pratica battesimale che, successivamente, è stata adattata a usi esorcistico-terapeutici; alcuni elementi, poi, difficilmente trasformabili in esorcismo, hanno conservato le loro caratteristiche battesimali come l'impegno di non peccare che - a mio parere - è molto interessante perché è un'ulteriore testimonianza di un arcaica pratica liturgica successivamente abbandonata.
È d'obbligo far l'elenco degli autori (o testi) trattati (capp. 5-23): Giustino martire, Taziano il Siro, Teofilo di Antiochia, Teodoto gnostico, Il secondo libro di Jeu, Ireneo di Lione, gli Atti di Giovanni, Atti di Andrea, Atti di Pietro, Atti di Paolo, Atti di Tommaso, Celso filosofo, Clemente alessandrino, Origene, Tertulliano, Minucio Felice, Cipriano e l'Africa settentrionale, Firmiliano di Cesarea, Cornelio e Novaziano. Da ultimo, in appendice, la Traditio apostolica e le Epistole ai vergini. Le conclusioni finali, giustamente, non riguardano le 626 pagine precedenti dato che, in una storia letteraria, sarebbe impossibile trarre conclusioni bensì un rapido sguardo su ciò che viene dopo, dato che l'opera termina quando gli esorcismi battesimali acquistano una loro stabile identità. In Occidente l'esorcista diventerà presto un ordine minore incaricato del trattamento dei catecumeni e dei posseduti e, a partire dal 475 circa, con gli Statuta ecclesiae antiqua, verrà stabilito che l'ordinazione dell'esorcista avvenga mediante la consegna di un libro di formule esorcistiche. È una pratica che si è perpetuata nei libri liturgici fino alla riforma del Pontificale romanum nel 1972. In Oriente, invece, l'esorcismo degli energumeni continuò a esistere principalmente come carisma spontaneo; non si poteva diventare esorcisti grazie a una ordinazione, ma il carisma andava verificato. Purtroppo non conosciamo i libri più antichi in uso nell'esorcistato ufficiale date che i formulari sopravvissuti fino a oggi non risalgono a prima del quarto secolo, contenuti negli eucologici o nei papiri magici.






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