Nicolotti, I Templari e la Sindone (recensione)
Data: Giovedì, 18 dicembre 2014 @ 00:32:34 CET
Argomento:


Recensione di Andrea Nicolotti, I Templari e la Sindone. Storia di un falso, Roma, Salerno, 2011.

Tratto da «Vetera Christianorum» 48 (2011), pp. 392-393.


Alessandro Rossi, dott. ric.


È un curioso volume, questo di Nicolotti: in bilico tra il pamphlet “da battaglia” e la seria indagine storiografica, risente inevitabilmente del contesto pubblicistico con il quale si assume la responsabilità di confrontarsi. L’impressionante fioritura di pubblicazioni su argomenti tanto cari al grande pubblico, come la “misteriosa” origine della Sindone di Torino, ha ormai prodotto una tale varietà di ipotesi interpretative per le quali, forse più che in qualsiasi altro campo di indagine, occorre disporre almeno di un attendibile portolano: già solo per aver assolto a questo impegno, il volume presentato da Nicolotti merita attenzione. Gli ultimi anni hanno visto realizzarsi, come spesso accade in una produzione pseudo-scientifica che fa del “mistero” la propria musa e della fascinazione il proprio criterio di discernimento, una vera e propria contaminatio: ecco quindi i “misteriosi” Templari chiamati a costituire l’anello mancante tra una presunta – e quanto meno mal dimostrata – origine orientale della Sindone e la sua “misteriosa” comparsa in Occidente nel XIV secolo; Nicolotti si è impegnato, in questo contesto, a fornire una disamina puntigliosa e accurata delle varie ipotesi formulate sul presunto ruolo giocato dai Cavalieri del Tempio nella trasmissione della preziosa reliquia tra la quarta Crociata e la sua esposizione in una chiesa della Champagne nel XIV secolo: il disarmante confronto con la produzione “scientifica” esistente rende ragione, in primo luogo, di quella che a prima vista potrebbe sembrare una pecca di questo volume, cioè dell’assenza di una bibliografia strutturata.
Dunque, Nicolotti non propone un nuovo studio sulla Sindone o sui Templari: si tratta invece di una preziosa riaffermazione delle necessità di un metodo storiografico che non può essere sostituito dall’ermeneutica della fascinazione. La polemica di Nicolotti si esercita ad esempio quando “il testo viene piegato a uso e consumo della teoria che sul momento si vuole sostenere” (p. 43), perché altrimenti “si può far dire alla fonte ciò che si desidera, senza controllo alcuno, mediante l’epurazione degli aspetti sgraditi e contraddittori” (p. 48). La disamina diretta delle fonti gli consente di evidenziare come spesso esse siano state tradotte con eccessiva disinvoltura, o con ingiustificabili omissioni: si vedano ad esempio, alle pp. 50 ss., l’analisi del verbale di un processo contro i Templari celebrato nel 1307 a Carcassonne e nel quale secondo alcuni si troverebbe testimonianza dell’adorazione di un idolo di stoffa da parte dei Cavalieri (quanto alla disinvoltura nelle traduzioni qui viene criticata, ad esempio, la resa di ymaginem hominis come “figura intera del corpo di un uomo”), o la questione relativa al signum fustanium che da p. 59 in poi conduce l’A. ad affermare che, al di là di possibili errori di lettura dei manoscritti, si è costretti a riconoscere i tratti di una esplicita e cosciente manipolazione delle fonti (p. 62).
Articolato su quattro capitoli (“La Sindone di Torino e la sua comparsa in Occidente”; “Il misterioso idolo dei Templari”; “La Sindone dei Templari”; “Templari, crociati, vescovi e imperatori”) e corredato da tavole genealogiche che aiutano a mettere chiarezza anche su supposte trasmissioni per via ereditaria della Sindone, il lavoro di Nicolotti costituisce decisamente qualcosa di più che un portolano, come s’è detto all’inizio: oltre a offrire questo quadro d’insieme, l’A. si propone di sottoporre a meticolosa analisi tutte le fonti invocate dai suoi bersagli polemici al fine di sostenere il ruolo dei Cavalieri del Tempio nella trasmissione della Sindone. Questa disamina critica delle fonti conduce a un sostanziale nulla di fatto: dopo la meticolosa pars destruens condotta da Nicolotti, metodologicamente esemplare, occorre concludere che quella pista di ricerca, se mai avesse potuto avere dignità scientifica al suo avvio, ormai può essere battuta solo da chi – coscientemente e volutamente – tende a sfocare fino all’annullamento i confini tra storiografia scientifica e una libertà di congettura orientata più al romanzo che alla ricerca.
I Templari e la Sindone. Storia di un falso, dunque, costituisce un valido esercizio di metodo, e sarebbe lettura raccomandabile per quanti, “affascinati” da questi temi, vogliano affrontare una disamina delle fonti che si proponga di rispondere alle esigenze della ricostruzione storica e non a quelle di una inattendibile realtà “virtuale”, giustificata nella propria edificazione solo dal fascino che può esercitare sul pubblico.







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