G. Castello, Genesi 1-11
Data: Domenica, 10 maggio 2015 @ 01:00:00 CEST
Argomento: Recensioni e schede bibliografiche


Gaetano Castello, Genesi 1-11, Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 2013 (Scripturae)

Recensione a cura di Armando Rolla.



 

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Questo manuale, che introduce e commenta i primi undici capitoli della Genesi, è il risultato di un insegnamento pluridecennale alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Sezione S.Tommaso). L’autore lo destina principalmente agli studenti delle ormai numerose Facoltà Teologiche italiane ma non esclude quanti desiderano accostarsi in maniera critica al testo biblico.

Consta di due parti. La prima, a carattere introduttivo, in altrettanti capitoli studia rispettivamente il racconto delle origini (Gen 1-11) nel contesto dell’intero libro della Genesi, l’architettura di questi capitoli, caratterizzata da cinque delle dieci toledot (“generazioni/discendenza”) su cui è imperniato tutto il libro, la questione delle fonti letterarie e l’apporto dell’analisi narrativa. La seconda parte riproduce innanzitutto il testo ebraico masoretico, accompagnato da una traduzione italiana che si sforza di essere letterale al massimo; in secondo luogo i sette capitoli che la compongono analizzano in maniera puntigliosa i singoli versetti dei sette brani biblici presi in esame; infine l’ottavo capitolo suggerisce le principali attualizzazioni teologiche che il lettore attuale può operare alla luce dei primi undici capitoli della Genesi. Le 381 note, che si trovano in calce di quasi ogni pagina, documentano il lungo e accurato confronto dell’autore con tutti gli studiosi ricordati nella folta bibliografia finale, che gli ha consentito di fare le sue scelte esegetiche in maniera molto oculata. Senza contare che queste note mostrano lo sforzo fatto dall’autore per attualizzare le pagine bibliche prese in esame riferendosi ai problemi più acuti del nostro tempo (ecologia, emigrazione, integrazione culturale ecc.).

Il commento del testo biblico non fa che applicare (con brevi richiami) i principi ermeneutici chiaramente espressi nell'introduzione e nella prima parte. Li espongo, possibilmente con le stesse parole di questo manuale, riconoscendo che l’autore ha saputo assumere una sua linea personale, parzialmente diversa da quella seguita dai numerosi commenti su Gen 1-11 apparsi in questi ultimi anni anche in Italia. Nell'ambito della critica letteraria, molto giustamente privilegiata dall'autore, «punto di partenza di questo commento (…) è l’esistenza di una fonte continua frutto di una stessa mano e con un intento teologico di fondo, il documento P (=Sacerdotale), mentre non si può dire altrettanto di quelle altre fonti o meglio ‘documenti’ alla base del Pentateuco, indicati tradizionalmente con E (Elohista) e J (Jahvista). L’opinione generalmente condivisa dagli studiosi riconosce in particolare per Gen 1-11 la confluenza di J e P. Con diversi altri studiosi, mi sembra di poter sostenere che il cosiddetto documento J (ritenuto il più antico e collocato anche per le sue linee stilistiche e teologiche nel passato monarchico), possa essere meglio spiegato se, contrariamente all’opinione classica di una precedenza di J rispetto a P, si considerano gli interventi J come complementi alla narrazione di base P» (pp. 8-9). Opponendosi ad alcuni biblisti attuali che rifiutano il metodo storico-critico (diacronia) nello studio della Bibbia per adottare altri metodi sincronici fra cui l’analisi narrativa, l’autore, in sintonia con il documento della Pontificia Commissione Biblica del 1993 L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, afferma decisamente che «lo studio diacronico e sincronico non si escludono a vicenda, pur rappresentando due approcci diversi del testo» (p. 26). Per questo egli dedica il capitolo quarto della prima parte all’apporto dell’analisi narrativa, convinto com'è che «gli apporti dei due metodi non solo arricchiscono le possibilità di accostare i significati dei testi ma spesso offrono elementi reciprocamente utili al di là delle interpretazioni complessive a cui essi giungono» (p. 47).

Come d’obbligo, la traduzione segue il testo ebraico masoretico, però con maggiore insistenza di altri studiosi, Castello fornisce anche emendamenti testuali fondati sulle versioni antiche, specialmente quella greca dei Settanta, che, dopo la scoperta dei manoscritti di Qumran, è sempre più considerata una traduzione condotta su un testo ebraico diverso da quello masoretico. L’interpretazione del testo biblico è prevalentemente quella cristiana, a cominciare da quella dei Padri della chiesa, però non trascura l’interpretazione giudaica, purtroppo disattesa dai cristiani per troppi secoli e contenuta principalmente nei midrashim.

Nel delicato e controverso ambito della critica storica l’autore adotta la prospettiva dell’eziologia metastorica, la cui formulazione risale al gesuita Karl Rahner. Secondo questa concezione Gen 1-11 è il tentativo di dare una spiegazione alla vicenda umana e alle condizioni storiche dell’uomo, a partire dai primordi dell’umanità. Perciò «le origini umane hanno in tal senso un valore archetipo, presentano cioè delle costanti che riappaiono nel concreto comportamento umano universalmente sperimentato» (p. 17). Chi ha redatto Gen 1-11 ignorava le modalità oggettive degli avvenimenti narrati, perciò «il linguaggio di Gen 1-11 ha a che fare con le rappresentazioni del mito. Il materiale disponibile all’agiografo porta i segni delle rappresentazioni mitiche che intesero, nel Vicino Oriente antico come altrove, offrire risposte a domande fondamentali dell’esistenza non come modo fantasioso di raccontare favole, quanto piuttosto come la maniera pre-scientifica e pre-filosofica di dare una spiegazione alle grandi questioni del vivere» (p. 17). Ancora: «Si tratta di racconti nati e trasmessi rielaborando creativamente miti e leggende, attraverso un processo di condivisione e riscrittura conosciuto anche dagli altri popoli come testimoniano la grande quantità di tavolette di diverse epoche e diversi ambienti che riprendono quegli stessi motivi, personaggi e situazioni di più antiche storie. L’autore biblico, niente affatto estraneo allo stesso tipo di lavoro, lo ha compiuto a partire dalla fede in YHWH e, agli occhi del credente, sotto il carisma dell’ispirazione divina, eppure condividendo per molti versi i linguaggi del suo tempo» (pp. 286-287).

Stando così le cose, è comprensibile che Castello dedichi particolare attenzione lungo tutto il commento di Gen 1-11 ai testi, per lo più cuneiformi, dell’Antico Vicino Oriente che gli scavi archeologici, iniziati nel 1842, ci hanno fornito in abbondanza. Utilizzando le raccolte di questi testi che esistono anche in traduzione italiana, la sua documentazione è praticamente esaustiva. Solo riguardo all’arcobaleno utilizzato da Dio come pro-memoria (Gen 9,15) si poteva ricordare che anche nel mito babilonese di Atrahasis: la dea-madre Nintu fabbrica una collana di lapislazzuli per ricordarsi di non inviare più il diluvio.

Nel commento l’autore utilizza pure a più riprese l’orientamento sapienziale proposto dal gesuita spagnolo Luis Alonso Schökel in un famoso articolo della rivista Biblica dell’ormai lontano 1962, citato nella bibliografia finale.

Quasi tutte le proposte esegetiche di Castello mi trovano consenziente. Scorrendo il suo commento, appare evidente che egli privilegia l’analisi del testo con una minuziosa utilizzazione della grammatica ebraica. Ciò facendo egli conferma il principio classico secondo cui l’analisi letteraria è indispensabile per l’esatta comprensione di un testo. Così è lodevole l’attenzione dedicata all'insegnamento religioso e all'attualizzazione del testo biblico per l’uomo attuale. Mi sorprende, invece, la disattenzione per i rapporti fra Gen 1-11 e le scienze umane (evoluzionismo, poligenismo, preistoria ecc.) che tanto hanno interessato i lettori della Bibbia in passato e soprattutto oggi.

Per finire, una mia perplessità. La mia lunga esperienza didattica nell'ambito dell’Antico Testamento mi fa pensare che i destinatari di questo manuale, specialmente gli studenti delle Facoltà Teologiche italiane, non siano in grado (salvo qualche eccezione) di utilizzare il testo ebraico posto all'inizio di ogni brano, preso in esame, nonché le dettagliate analisi grammaticali di questo testo, fornite lungo tutto il commento. Naturalmente sarei ben lieto di dovermi ricredere!







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