Storia della critica testuale e delle edizioni del Nuovo Testamento
Data: Sabato, 17 agosto 2002 @ 12:00:00 CEST
Argomento: Il Nuovo Testamento


di Clementina Mazzucco e Andrea Nicolotti

Il testo greco su cui basiamo le nostre traduzioni dei testi del Nuovo Testamento è stato stabilito con l'uso degli strumenti filologici e critici più affinati. Qual è la storia del testo greco del Nuovo Testamento, quali sono le prime edizioni a stampa ed i primi tentativi di ricostruire un testo filologicamente corretto, e quali sono oggi le edizioni più utilizzate?



L’articolo è sostanzialmente di Andrea Nicolotti; i paragrafi sulla Bibbia di Toledo e sull’edizione Nestle-Aland sono di Clementina Mazzucco.

Introduzione

Solo attraverso un lungo cammino si è arrivati a riconoscere l’importanza di raccogliere e utilizzare il maggior numero di testimoni della tradizione manoscritta, si è incominciato a classificarli e a stabilire il valore di ciascuno e i rapporti reciproci di parentela; anche il riconoscimento e la classificazione degli errori, così come la fissazione di regole per scegliere tra le varianti, sono frutto del lavoro svolto soprattutto in tempi recenti. Tuttavia bisogna anche ammettere che la filologia neotestamentaria nasce già nell’antichità e che rimangono validi i contributi degli studiosi del passato.

Dall’antichità al Rinascimento: i prodromi della filologia biblica

L’antichità conosce già un interesse per la critica testuale biblica e numerosi sono gli apporti che ci vengono dai Padri della Chiesa.

Già Ireneo di Lione, alla fine del II sec., nel suo Adversus Haereses, ha occasione di soffermarsi su problemi testuali: significativa è la discussione che dedica, in Adv. Haer. V,30,1, alle divergenze con cui nei mss (manoscritti) era riportato il numero della bestia del cap. 13 dell’Apocalisse: accanto a 666, in alcune copie egli aveva anche trovato 601 e porta argomenti per preferire il numero 666.

Da Eusebio di Cesarea (Historia Ecclesiastica V,28,13-19) apprendiamo che sempre alla fine del II sec., all’interno di un gruppo di dotti seguaci di Teodoto di Bisanzio, si incominciò a praticare la critica testuale biblica, ma questo tentativo fu osteggiato e condannato da altri cristiani conservatori, che ritenevano arbitrari e temerari i cambiamenti apportati ai testi.

Con Origene (prima metà del III sec.), ci troviamo di fronte a un’imponente opera di tipo schiettamente filologico su tutta la Bibbia, dove l’autore mette a frutto la competenza acquisita in un ambiente tradizionalmente impregnato di studi filologici e critici qual era quello alessandrino fin dall’età ellenistica. Dell’AT curò un’edizione monumentale, l’Hexapla, dove, in sei colonne, veniva presentato testo ebraico, traslitterazione greca dell’ebraico, e le diverse versioni greche esistenti (Settanta, Simmaco, Aquila e Teodozione), con segni diacritici per segnalare problemi testuali. Questa edizione fu consultata nella biblioteca di Cesarea per molti secoli, finché andò perduta (VII sec.). È incerto, ma improbabile, che Origene abbia curato anche un’edizione del NT, ma nei suoi commenti esegetici (a Mt, a Gv) egli dimostra comunque interessi testuali: si preoccupa di segnalare varianti da lui reperite nei mss e le discute.

Anche Eusebio di Cesarea (fine del III-inizio del IV sec.), seguace e continuatore in questo di Origene, si distinse per gli studi biblici di tipo erudito. Fu lui ad elaborare un sistema, i cosiddetti Canoni, per segnalare i passi dei Vangeli che presentano dei paralleli. Tale sistema è tuttora registrato nelle edizioni moderne con numeri a margine del testo dei Vangeli.

Gerolamo (347 ca.-420) è il famoso autore della Vulgata, la revisione delle traduzioni latine precedenti che diventerà la versione ufficiale della Chiesa fino, si può dire, a oggi. Anch’egli si dimostra filologo sagace con numerose annotazioni critico-testuali nelle sue opere. Egli dimostra di conoscere esattamente un buon numero di errori di trascrizione, discute varianti a certi passi; in particolare, afferma di conoscere (in Adversus Pelagianos 2,15), attraverso mss greci, un’ampia aggiunta alla finale di Mc, che solo nel XX sec. è stata scoperta in un ms (= W) acquistato da Ch. L. Freer nel 1906 ed edito nel 1908 come Freer-Logion.

Agostino (354-430) non è da meno come filologo e biblista. Egli è autore di un trattato De consensu evangelistarum, in cui fece il punto sull’annosa questione delle discordanze tra i Vangeli e sul rapporto tra i Vangeli; in un interessante carteggio con Gerolamo sollevò numerosi rilievi critici alla sua traduzione mostrando perplessità per il fatto che le innovazioni apportate alla forma testuale comunemente diffusa potevano creare scandalo tra i fedeli. Ma anche nella discussione di varianti su punti specifici si dimostra acuto, come a proposito di Mt 27,9 (in De cons. evang. III,7,29) dove una citazione di Zaccaria viene presentata dalla maggioranza dei mss con la formula «per bocca del profeta Geremia», mentre pochi mss omettono il nome di Geremia. Agostino percepisce e formula il criterio della lectio difficilior, per cui è preferibile mantenere il nome di Geremia, in quanto è più facile che sia stato omesso che non il contrario.

Successivamente, per tutto il Medioevo e l’Umanesimo, quando non era diffusa la conoscenza del greco in Occidente, gli sforzi critici, quando ci furono, furono diretti a correggere la Vulgata sulla base di traduzioni latine più antiche provocando colossali fenomeni di contaminazione nei mss della Vulgata. Solo in età rinascimentale si incominciò a utilizzare mss greci.

Dal Cinquecento al Seicento: dalle prime edizioni a stampa al "textus receptus"

Con l’invenzione della stampa fu innanzitutto pubblicata da Gutenberg la Bibbia secondo la Vulgata di Gerolamo (Magonza, 1450-1457), e nel corso dei cinquant’anni successivi uscirono almeno un centinaio di edizioni della Vulgata. Uscirono anche edizioni della Bibbia in lingue moderne (tra cui l’italiano). Nel 1488 fu pubblicato l’AT in ebraico, mentre solo all’inizio del ‘500 si incominciò a pubblicare il NT in greco. Come mai? Sia perché era difficile e costoso l’uso dei caratteri greci, sia perché negli ambienti ecclesiastici alla Vulgata si attribuiva il massimo prestigio ed era temuta la possibilità di criticarla e correggerla sull’originale greco.

Fu il cardinale di Toledo, Gonzalo Francisco Ximénez de Cisneros a promuovere per primo, nel 1502, l’edizione a stampa del NT greco, all’interno di un’edizione in più volumi di tutta la Bibbia, che fu pubblicata nelle diverse lingue (ebraico, aramaico, greco e latino) ad Alcalà, vicino a Madrid, in latino Complutum, donde il nome di questa edizione della Bibbia: la Poliglotta Complutense. Il NT, che costituiva il V volume dell’opera, venne pubblicato per primo, nel 1514, ma solo nel 1522 avvenne la diffusione dell’intera opera, e quindi la pubblicazione ufficiale. Non si sa quali codici siano stati utilizzati, perché Ximenes, nella lettera di dedica a papa Leone X, si limita ad affermare che erano stati usati codici molto antichi provenienti dalla Biblioteca Vaticana.

Di fatto, la prima edizione che andò sul mercato fu un’altra, curata dal celebre umanista olandese Erasmo da Rotterdam, che ne aveva avuto l’idea, ma si decise all’impresa nel 1515 per sollecitazione dello stampatore J. Froben, che aveva fiutato l’affare di pubblicare per primo il NT greco. Erasmo procedette in gran fretta, usando i mss che aveva a disposizione a Basilea, ossia una mezza dozzina di minuscoli, alcuni di qualità molto scadente. La stampa del testo, accompagnato dalla versione latina del medesimo Erasmo a fronte, avvenne tra l’ottobre del 1515 e il febbraio 1516 (1º marzo 1516 è la data ufficiale dell’edizione). Approntata in tutta fretta in un anno, per anticipare quella spagnola, l’opera contiene centinaia di refusi tipografici; come ebbe a dire lo stesso Erasmo, essa fu «precipitata più che edita». Erasmo non aveva trovato mss completi per tutto il NT, ma ne aveva usati diversi per le diverse parti, mss alquanto scorretti, che aveva cercato di emendare alla meglio, ma in modo insufficiente. Addirittura, poiché per l’Apocalisse disponeva di un codice lacunoso, che mancava del foglio finale, con gli ultimi sei versetti del libro, e che in altri punti risultava confuso, fece lui stesso, per questi passi, una retroversione dal latino della Vulgata in greco, producendo un testo che non trova riscontro in alcun ms esistente.

L’edizione di Erasmo fu apprezzata da molti e già nel 1519 ebbe una seconda edizione, ma suscitò anche critiche e rifiuti, sia per le novità della sua traduzione latina, che discordava dalla Vulgata, sia per le annotazioni apposte, in cui Erasmo non mancava di lanciare caustiche critiche al clero corrotto del suo tempo. Nelle università di Cambridge e Oxford fu proibita. Ebbe più riedizioni, una terza nel 1522, in cui inserì nel testo greco di 1 Gv 5, tra i versetti 7 e 8, il passo: «il Padre, Il Verbo e lo Spirito Santo, e questi tre sono uno solo. E vi sono tre che rendono testimonianza sulla terra», passo che era presente nella Vulgata, ma mancava nei codici greci e fu proprio allora ritrovato in un ms greco, su cui lo stesso Erasmo aveva dei sospetti: il passo (sarà definito comma johanneum), di forte incidenza dogmatica, suscitò molte controversie dottrinali nei secoli successivi e ancora oggi è una questione, anche filologica, discussa. Nella quarta ediz. del 1527 Erasmo poté correggere il testo anche sulla base del confronto con la Bibbia Complutense, che forniva un testo migliore. Ci fu una quinta edizione, pressoché invariata, nel 1535, e in seguito molte ristampe, anche illegali, ovunque. L’edizione di Erasmo ebbe in definitiva maggior successo di quella di Ximenes, benché fosse meno valida criticamente, dal momento che fu la prima ad apparire sul mercato, ed in una veste più comoda ed economica, e fu alla base del textus receptus, riprodotto per molti secoli (almeno fino all’800), insieme alle manchevolezze filologiche, anche gravi, che conteneva.

Tra le edizioni successive del NT che risultano debitrici dell’edizione erasmiana, si possono menzionare le quattro edizioni di Rober Estienne, detto anche Stephanus, avvenute a Parigi (1546, 1549, 1550) e a Ginevra (1551): nella terza per la prima volta compare un apparato critico; nella quarta per la prima volta compare la suddivisione del testo in versetti numerati. Si narra che la suddivisione fu fatta durante un viaggio a cavallo, e che proprio per questo motivo, a causa degli scossoni subiti e degli spostamenti conseguenti della penna, certe ripartizioni risultano improprie!

La definizione di «textus receptus» comparve, a scopo pubblicitario, nella prefazione latina a un’edizione (molto maneggevole) del 1633 di Bonaventura e Abramo Elzevier, stampatori di Leida: «Così hai il testo attualmente accolto (textus receptus) da tutti, nel quale non diamo niente di cambiato o di corrotto». Il textus receptus si basa su pochi mss tardi, con alcune lezioni non attestate dai mss greci oggi noti, ma per secoli fu circondato da religioso e quasi superstizioso rispetto (come del resto era già capitato alla Vetus Latina nei confronti della Vulgata, e poi alla Vulgata nei confronti del testo greco e della versione latina di Erasmo!). Si evitava appositamente di ricorrere a mss che presentassero un testo troppo diverso, anche se antichi e autorevoli. I cambiamenti erano sentiti come degli attentati all’autorità della Scrittura e segni di eterodossia.

Non è possibile precisare quante edizioni furono fatte del NT dopo il 1514: certo oltre mille già prima del XX sec.

Dal Seicento a oggi: verso un metodo scientifico

Anche se si continuava a ristampare il textus receptus, i primi tentativi di rinnovamento del metodo furono fatti quando si incominciò a prendere in considerazione, oltre ai mss, le antiche versioni e le citazioni dei Padri, quando si incominciò a raccogliere sistematicamente ed annotare in apparato le varianti, e questo avvenne a partire dalla seconda metà del ‘600. Nomi importanti furono quelli di John Fell, vescovo di Oxford (ed. 1675), e di Richard Simon, autore tra il 1689 e il 1693 di quattro monumentali volumi, che posero le basi della critica testuale scientifica del NT.

La prima edizione che cercò di allontanarsi, in alcuni punti, dal textus receptus accogliendo lezioni dai testimoni più antichi, fu quella di Edward Wells, tra il 1709 e il 1719, ma fu ignorata. Certi studiosi che intrapresero la strada della revisione critica furono per questo perseguitati.

Con Johann Albrecht Bengel, vissuto nella prima metà del ‘700, si elaborano criteri scientifici per la scelta delle varianti; per primo egli riconosce che non conta la quantità, ma la qualità dei testimoni della tradizione manoscritta e che per questo è utile classificarli in gruppi o famiglie. Per primo elabora regole per la scelta tra le varianti, tra cui quello della lectio difficilior (proclivi scriptioni praestat ardua). Egli espone tali princìpi in un saggio, Prodromus Novi Testamenti recte cauteque ordinandi, uscito nel 1725, e nella sua edizione del NT del 1734, a Tubinga. A margine dell’edizione egli segnalava con sigle il valore delle varianti. Ma la sua edizione fu a tal punto attaccata che dovette scrivere un libello apologetico.

Sorte anche più dura toccò a un altro grande critico, Johann Jakob Wettstein, che nel 1730 fu deposto dall’ufficio di pastore e mandato in esilio. Pubblicò ad Amsterdam nel 1751-1752 una magnifica edizione del NT, in cui, come Bengel, valutava le lezioni testuali ed esponeva criteri di scelta. A lui si deve l’uso di indicare in apparato i codici greci con lettere latine maiuscole e con numeri arabi.

Successivamente si procede in questa direzione, lavorando per definire le famiglie di mss, per classificare gli errori e per elaborare regole critiche. Si pubblicano edizioni in cui sempre più nettamente ci si distacca dal textus receptus.

Una svolta si ha alla fine del ‘700 con l’opera di Johann Jakob Griesbach, che pose le basi per qualsiasi lavoro successivo sul NT. Viaggiò instancabilmente per raccogliere mss, dedicò speciale attenzione alle citazioni patristiche e alle versioni antiche del NT, studiò la storia della trasmissione del testo del NT nell’antichità, approfondì la questione delle famiglie di mss e ne riconobbe tre, che denominò alessandrina, occidentale e bizantina. Fissò un canone di quindici regole da seguire nella scelta delle varianti. Per primo, in Germania, osò abbandonare il textus receptus in più punti. Pubblicò varie edizioni tra il 1775 e il 1807, che furono ristampate anche in molti altri paesi esercitando grande influenza e dando impulso allo sviluppo delle ricerche filologiche sul testo del NT.

Il primo studioso che si svincola completamente dal textus receptus e dalle edizioni precedenti è il noto filologo classico Karl Lachmann, che pubblicò nel 1831 un’edizione del NT fondata integralmente sull’applicazione della critica testuale nella valutazione delle varianti e con l’uso esclusivo di mss antichi. Una seconda edizione si ebbe nel 1842-1850, in cui l’editore replicava alle polemiche suscitate dal suo lavoro.

Lo studioso a cui i critici testuali moderni del NT devono di più è L. F. Constantin von Tischendorf, che scoprì e pubblicò il maggior numero di mss e curò il maggior numero di edizioni. Scoprì 18 mss maiuscoli (tra cui il Sinaitico) e 6 minuscoli; pubblicò per la prima volta 25 maiuscoli e ne ripubblicò altri 11 (tra cui il Vaticano); curò ben otto edizioni del NT fra il 1841 e il 1872; il numero di saggi sul NT da lui composto ammonta a oltre 150. L’edizione sua più importante è l’ottava, in due volumi, usciti a Lipsia nel 1868-1872 (editio octava critica maior): è corredata da un ricco apparato critico che riporta tutte le varianti conosciute. Un terzo volume di Prolegomena fu poi pubblicato da C. R. Gregory tra il 1884 e il 1894.

A Caspar René Gregory, un americano che nel 1889 si trasferì in Germania diventando docente di NT, si deve il sistema moderno di classificazione dei testimoni della tradizione manoscritta, operata perfezionando il sistema già inventato da Wettstein.

Un’ottima edizione del NT fu pubblicata nel 1881 da Brooke Foss Westcott e Fenton John Antony Hort, a Cambridge e Londra, dopo una trentina di anni di lavoro. L’edizione era in due volumi, uno conteneva il testo, l’altro un’introduzione e un’appendice, con i princìpi critici seguiti e la discussione di passi controversi. Il loro merito è stato quello di perfezionare la metodologia critica dei predecessori (Griesbach, Lachmann, ecc.). A loro si deve il riconoscimento che il testo bizantino (da loro chiamato siriaco) è il più tardo e anche il meno affidabile, donde l’inaffidabilità anche del textus receptus che ne deriva e che ancora a quel tempo era quello accettato ufficialmente dalle chiese cristiane. Successivamente si avranno aggiustamenti dovuti al reperimento di nuovi testimoni della tradizione manoscritta, e alcuni correttivi alla teoria elaborata dai due studiosi in merito alla scelta delle varianti; ma l’opera di Westcott e Hort rimane tuttora valida.

L’edizione più monumentale del XX sec. fu quella di Hermann Freiherr von Soden, in 4 volumi, usciti a Berlino e Gottinga tra il 1902 e il 1913, il quale attraverso suoi allievi poté consultare un gran numero di testimoni mai prima esaminati ed approntare un apparato critico imponente, ma assai complicato e difficile da consultare a causa dell’uso di sigle per i mss che non furono accolte dagli studiosi e risultano ostiche. I risultati critici di tanto lavoro furono però limitati, anche perché von Soden attribuì un’importanza eccessiva al testo bizantino.

Fondandosi sull’ed. Westcott-Hort, Nel 1935 e 1940 Stanley Charles Edmund Legg ha pubblicato a Oxford due volumi dedicati rispettivamente ai testi di Mc e Mt, con apparati molto vasti, i più completi che possediamo per questi due Vangeli.

Intorno al 1940 è sorto l’Institut für neutestamentliche Textforschung (Istituto per la ricerca testuale neotestamentaria), a Münster, che sta lavorando al progetto della pubblicazione di «un NT su papiro», cioè del testo del NT quale è possibile ricostruire attraverso i papiri scoperti.

Un’altra iniziativa è stata assunta da un gruppo di studiosi inglesi e americani (American and British Committees of the International Greek New Testament Projet) per preparare edizioni dei libri del NT con un apparato critico ampio e documentato. È uscito per ora il Vangelo di Lc, in due volumi (Oxford 1984-1987), e si sta ora lavorando al Vangelo di Gv.

Le edizioni manuali recenti del NT

Le principali usate in Italia sono quelle del Nestle-Aland e del Merk.

L’edizione Nestle-Aland, oggi la più diffusa nel mondo e continuamente aggiornata, ha una lunga storia. Iniziò Eberhard Nestle con la sua ed. del 1898, comparsa a Stoccarda, presso la Württembergische Bibelanstalt. Si fondava sulle grandi edizioni allora esistenti, ossia l’8ª del Tischendorf e quelle di Westcott-Hort e di R. F. Weymouth (1886), quest’ultima sostituita con l’ed. B. Weiss (1894-1900) a partire dalla 3ª ed. del 1901. Le edizioni di riferimento venivano messe a confronto e si sceglieva la lezione adottata da due edizioni su tre. Il lavoro editoriale passò al figlio, Erwin Nestle, a partire dalla 13ª ed. (1927). Dal 1952 fu associato all’impresa Kurt Aland, e si incominciò a collezionare direttamente mss e papiri. Una nuova edizione, ormai Nestle-Aland, si ebbe con la 25ª del 1963, più volte ristampata e diventata una sorta di nuovo textus receptus.

La fortuna di questa edizione era dovuta al fatto che rendeva accessibili, in un volume molto maneggevole ed economico, le più importanti acquisizioni critiche sul testo del NT e, con un sistema essenziale di segni grafici, consentiva di fornire in apparato, in uno spazio concentrato, una ricchezza straordinaria di informazioni. A partire dalla 25ª ed., l’ed. Nestle-Aland diventa una vera edizione critica e la più aggiornata sul mercato.

Nel 1979 si ha una 26ª ed., a cura di una équipe costituita, oltre che da Kurt Aland, da Matthew Black, Carlo M. Martini, Bruce M. Metzger, Allen Wikgren. In essa vengono apportati numerosi cambiamenti in apparato, perché si tiene conto del progresso degli studi, e cambiamenti si hanno anche nelle scelte delle varianti del testo rispetto all’ed. precedente. Di questa ed. del 1979, curata dalla Deutsche Bibelgesellschaft, a Stoccarda, si sono avute anche edizioni bilingui, in greco-inglese (1981), greco-tedesco (1986) e greco-latino (con la Neovulgata: 1983).

Una 27ª ed. ha avuto luogo nel 1993, ma ha riguardato in questo caso soltanto la sistemazione dell’apparato; ora siamo giunti all’edizione 27ª rivista (Novum Testamentum graece, Stuttgart, 1999).

Un’edizione semplificata per traduttori e studenti, dal titolo The Greek New Testament, è stata curata dalla medesima équipe di filologi (K. Aland, M. Black, B. M. Metzger, A. Wikgren, e poi anche C. M. Martini, B. Aland), per iniziativa di cinque società bibliche di varie nazioni (United Bible Societies). E’ uscita nel 1966, ha avuto una seconda ed. nel 1968, una terza nel 1975, con profonde modifiche (il testo coincide con quello della 26ª ed. Nestle-Aland). È stata ripubblicata una terza edizione corretta nel 1983 e una quarta nel 1993. Il Metzger ha elaborato un commento filologico alla terza ed. nel 1971, 19752.

Il gesuita Augustin Merk pubblicò la sua edizione, che riporta testo greco e Vulgata latina a fronte, per la prima volta nel 1933, a Roma, per i tipi del Pontificio Istituto Biblico. Si basava sull’apparato del von Soden, integrato con nuove testimonianze manoscritte e modificato nel sistema di sigle, che è quello del Gregory. Merk curò altre quattro edizioni del suo lavoro; dopo la sua morte, avvenuta nel 1945, altri gesuiti curarono le edizioni successive: la 7ª, Stanislav Lyonnet; l’8ª, J. P. Smith; la 9ª, Carlo M. Martini. La nona edizione è uscita nel 1964 e riporta in appendice alcune varianti contenute nei papiri di recente scoperta.

Il testo bilingue del Merk è stato ristampato da Gianfranco Nolli, a Roma nel 1955, e poi ancora nel 1981, con l’aggiunta della Nova Vulgata. Una nuova edizione si è avuta nel 1990 (2ª ed. 1991), a Bologna, presso il Centro Dehoniano, a cura di Giuseppe Barbaglio (Nuovo Testamento greco e italiano): accanto al testo greco del Merk, fornisce la traduzione italiana della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), e in calce alla traduzione pone note che dànno conto delle varianti dei papiri e delle differenze tra l’ed. Merk e l’ed. Nestle-Aland (la 26ª). L’ultima edizione (l’11a) del Merk è del 1992, sempre a cura del Pontificio Istituto Biblico (Novum Testamentum graece et latine, apparatu critico instructum).

Alcune di queste edizioni hanno a fronte del testo greco la traduzione latina (Vulgata Xisto-Clementina (15923) o Neovulgata (1979, 19862).

Ci sono poi progetti di edizioni elettroniche del Nuovo Testamento; se ne veda una (in costruzione) a cura di Davi Harley, studente della University of Queensland in Australia, che permette di visionare per ogni passo la fotografia di alcuni manoscritti. 

Per una trattazione di queste ed altre edizioni critiche, cfr la pagina di Rich Elliott, della Simon Greenleaf University.







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