Chi erano gli abitanti di Qumràn
Data: Sabato, 29 settembre 2001 @ 12:00:00 CEST
Argomento: Qumràn


Elementi per l'identificazione

di Andrea Nicolotti



Introduzione

Quando si scoperse l'insediamento di Qumràn ed il prezioso contenuto delle grotte, ci si chiese chi avesse abitato quei luoghi nell'antichità, e a chi appartenessero i rotoli ritrovati. L'accordo degli studiosi nell'identificare Qumràn come un insediamento degli Esseni di cui ci parlavano le fonti antiche già note, fu immediato. Ecco un breve resoconto dei motivi che spinsero ad ipotizzare questo collegamento, ed una menzione delle posizioni contrastanti.
Abitato di Qumran Ricostruzione dell'abitato di Qumràn

Qumràn e gli esseni

Eleazar Sukenik fu il primo studioso che, dando l’annuncio del ritrovamento della Regola della Comunità nel 1947, propose l’identificazione degli autori di quel testo con gli Esseni di cui si avevano notizie dalle fonti letterarie. In particolare, ad un insediamento esseno in quei luoghi faceva riferimento un passo della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (circa 77 d.C.), che dopo aver trattato del Mar Morto e della sua riva orientale, viene a parlare degli Esseni che si trovavano sulla riva opposta:

“Ad occidente gli Esseni si tengono lontani dalle rive fin dove esse sono nocive. Popolo unico e mirabile nel mondo intiero su ogni altro, senza alcuna donna, del tutto libero dall’amore, senza denaro ed amico delle palme. Di giorno in giorno, grazie alla folla dei sopraggiunti, rinasce in egual numero, poiché affluiscono coloro che la vita spinge all’adozione dei loro costumi, stanchi delle vicende della sorte. E così, per migliaia di secoli – incredibile a dirsi – esiste un popolo eterno, in cui nessuno nasce. Tanto fecondo è per loro il pentimento della vita altrui! Al di sotto di essi vi fu la città di Engaddi, seconda a Gerusalemme per la fertilità ed i palmizi, ora anch’essa un mucchio di cenere. Quindi la fortezza di Masada, su una rupe, anch’essa poco distante dal Mar Morto” (Nat. Hist. V,15,73)1.

L’espressione “al di sotto di essi” (infra hos) fu spesso interpretata come un riferimento alle colline sopra Engaddi, peraltro prive di insediamenti, mentre qui è preferibile intenderla nel senso di “a sud di essi”, secondo l’uso di Plinio di utilizzare la particella infra per indicare la direzione discendente.

Rotolo Veduta aerea del sito di Qumràn

Il fatto che Plinio parli al presente, come se la comunità fosse ancora esistente al momento della stesura dell’opera (77, appunto; ma Qumràn era stata distrutta nel 68), non ci costringe a pensare che Plinio stesse descrivendo lo stato della regione al momento della pubblicazione della sua opera: egli ci restituisce il ritratto da lui creato al momento in cui l’aveva visitata, oppure, qualora non lo avesse fatto, riprende la citazione di qualche autore antico. Anche Flavio Giuseppe e i Rabbini talora parlano di Gerusalemme al presente, descrivendola come se non fosse stata distrutta nel 70.

La citazione geografica di Plinio è confermata anche da un passo della biografia di Dione Crisostomo scritta da Sinesio di Cirene nel 400 circa:

“Egli loda da qualche parte anche gli Esseni, che formano un’intera fiorente città presso il Mar Morto, al centro della Palestina, non lungi da Sodoma” (Dion III,8-11)2


NOTE AL TESTO

1 Ab occidente litora Esseni fugiunt usque qua nocent, gens sola et in toto orbe praeter ceteras mira, sine ulla femina, omni venere abdicata, sine pecunia, socia palmarum. In diem ex aequo convenarum turba renascitur, large frequentantibus quos vita fessos ad mores eorum fortuna fluctibus agit. Ita per saeculorum milia –incredibile dictu–gens aeterna est, in qua nemo nascitur. Tam fecunda illis aliorum vitae paenitentia est! Infra hos Engada oppidum fuit, secundum ab Hierosolymis fertilitate palmetorumque nemoribus, nunc alterum bustum. Inde Masada castellum in rupe, et ipsum haut procul Asphaltite. Ed. H. Rackham, London, 1947.

2 ”Eti kaˆ toÝj 'EsshnoÝj ™paine‹ pou, pÒlin Ólhn eÙda…mona t¾n par¦ tÕ NekrÕn “Udwr ™n tÍ mesoge…v tÁj Palaist…nhj keimšnhn par' aÙt£ pou t¦ SÒdoma. Ed. N. Terzaghi, Roma, 1944.

Le testimonianze antiche

La seconda ragione che induce ad identificare gli abitanti di Qumràn con gli Esseni, è la coincidenza notevole che vi è tra le testimonianze degli autori antichi sugli Esseni, già conosciute prima di Qumràn, e il contenuto dei rotoli ritrovati1.

Si ricordino:

Filone Alessandrino, Quod omnis probus liber sit2 e Apologia (citata dalla Praeparatio evangelica di Eusebio di Cesarea3.

Giuseppe Flavio, Bellum iudaicum4 e Antiquitates iudaicae5.

Ippolito Romano, Refutatio6.

Caio Giulio Solino, Collectanea rerum memorabilium7.

Il nome Esseni (Essênói) o Essei (Essáioi - tale variante è attestata da Filone e Giuseppe), non compare mai nei rotoli; nulla di più semplice, dato che esso è un termine greco, del quale non conosciamo con certezza l’originale semitico. Per cui, cercare la denominazione Esseni nei rotoli di Qumràn, non può dare risultati positivi.

Ma oltre alle argomentazioni geografiche, il confronto con le notizie storiche riportate dagli autori antichi ha evidenziato molte somiglianze con quanto ricavato dai rotoli.

Si potrà citare la forte idea della predestinazione dell’uomo, che secondo Giuseppe Flavio li caratterizzava (Antiquitates iudaicae III,171-173) e che ritroviamo esplicitata nel rotolo della Regola della Comunità (III,15-16), ma anche nel Rotolo degli inni (I,7-8 e 18-20) e nel Documento di Damasco (II,6-10). Secondo Giuseppe, inoltre, essi insegnavano l’immortalità dell’anima (Bellum Iudaicum II,154-155), come è affermato a Qumràn nel Rotolo degli inni (1QH III,19-23) e nel frammento 4Q521. Il rifiuto dell’uso dell’olio per l’unzione del corpo è presente in Giuseppe (Bellum II,123) e nel documento di Damasco (XII,15-17); la proprietà in comune di Giuseppe (Bellum II,122) è la stessa della Regola della Comunità (VI,18-23). Anche la descrizione dei pasti esseni (Bellum II,129-131) corrisponde alla Regola (V,13-14; VI,2-6; VI,13-23). Anche piccole usanze, quale quella del divieto di sputare o le norme per l’uso dei luoghi scelti come latrina, sono coincidenti.

Todd Beall8 ha evidenziato che vi sono 27 paralleli evidenti tra Giuseppe e i testi di Qumràn, 21 paralleli probabili, 10 casi in cui Giuseppe ci fornisce dei dati che non trovano conferma nei rotoli, e 6 discordanze, che però possono anche essere interpretate in altro modo e non risultare tali. Ad esempio, mentre Giuseppe conosce una procedura di iniziazione degli Esseni che dura tre anni (Bellum II,137-139), la Regola pare ridurla a due; ma un esame delle fonti più preciso, può far sparire la contraddizione apparente9.

Di conseguenza, l’identificazione degli abitanti di Qumràn con gli Esseni è ormai ritenuta certa.


NOTE AL TESTO

1 Per la traduzione ed un commento di questi testi, si veda l’introduzione alla versione italiana dei manoscritti di Qumràn a cura di Luigi Moraldi, I manoscritti di Qumràn, Torino, 19862, pp. 52-68. Il capitolo dedicato agli Esseni in U. HOLZMEISTER, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, Torino, 1950, pp. 187-200, ci restituisce una sintetica ricostruzione degli usi e della dottrina essena, quale ricavabile esclusivamente sulla base delle testimonianze antiche, prima della scoperta dei rotoli di Qumràn.

2 XII. Ed. L. Cohn – S. Reiter, Berlin, 1915, vol. VI, pp. 21-26.

3 XII,1-19. Ed. K. Mras, Leipzig, 1954, pp. 457-461.

4 II,119-161. Ed. B. Niese, Berlin, 1895.

5 XVIII,18-22. Ed. B. Niese, Berlin, 1895.

6 IX,18-28. Ed. P. Wendland, Leipzig, 1916, pp. 256-261.

7 XXXV,9-12. Ed. T. Mommsen, Berolini, 19582.

8 T. BEALL, Josephus’ Description of the Essenes illustrated by the Dead Sea Scrolls, Cambridge, 1988.

9 Cfr. ad esempio J. C. VANDERKAM, Manoscritti del Mar Morto, Roma, 1995, pp. 101-103.

Identificazioni rigettate

Secondo una vecchia opinione di Cecil Roth e Godfrey R. Driver, gli abitanti di Qumràn erano Zeloti. Tale opinione non è supportata dallo studio dei reperti archeologici e dalla datazione dei manoscritti.

Secondo Lawrence H. Schiffman della New York University gli abitanti di Qumràn erano Sadducei1; tale posizione deriva da un suo studio della Lettera del Maestro di Giustizia (4QMMT). In essa, che contiene un elenco di prescrizioni giuridiche sulla purità, quattro di esse coincidono con alcune istruzioni citate nei codici rabbinici della Mišnah nel contesto delle dispute tra Farisei e Sadducei, e attribuite a quest’ultimi. Ma la coincidenza su alcuni punti di due correnti distinte, non basta a stravolgerne l’identificazione, né fa specie, essendo sia Esseni sia i Sadducei movimenti di origine sacerdotale. I Sadociti di Qumràn concordavano certamente su alcuni punti con i Sadducei, ma su altri le opinioni sono assai differenti, come nell’angelologia, nell’escatologia e riguardo al problema della predestinazione. La vita comune, la povertà e la castità degli Esseni è ben diversa dai costumi dei Sadducei di cui ci parla il Nuovo Testamento e Giuseppe Flavio.

Anche l’identificazione con i Farisei è stata tentata negli anni ’50 da Chaim Rabin2. Egli ha identificato nei qumraniani una corrente farisaica purista e originaria, che si oppose inutilmente, con una spaccatura, al fariseismo che divenne trionfante, più annacquato, largheggiante. Anche Rabin è costretto però a spostare la datazione dei manoscritti al I sec. d.C. La sua teoria non si preoccupò di identificare le persone citate dai manoscritti, e ritenne la differenza di calendario tra le due correnti di Farisei una aggiunta posteriore. Anche questa identificazione non ebbe seguito.

Norman Golb ha proposto una insostenibile identificazione delle rovine di Qumràn con una fortezza. Le grotte, a suo parere, sarebbero svincolate dal sito abitativo di Qumràn, e sarebbero servite solamente come nascondiglio di manoscritti di varia provenienza trasportati qui da Gerusalemme prima dell’assedio del 70 d.C3. È una ipotesi già ventilata da Karl H. Rengstorf, che parlava di un trasferimento a Qumràn della biblioteca del Tempio4. In questo modo Golb spiegherebbe alcune difficoltà mosse all’ipotesi essena. La sua ricostruzione si basa sul fatto che a Qumràn manchino testi di natura documentaria (lettere, contratti), cosa insolita per una biblioteca di una comunità organizzata, e che ad eccezione del Rotolo di Rame non vi siano documenti di prima mano, autografi, ma solo copie trascritte da altri modelli. Mentre la seconda affermazione non può essere certo sostenuta con tanta sicurezza, a causa dello stato in cui ci sono pervenuti i manoscritti, è certo che sono stati ritrovati a Qumràn testi di natura documentaria (Q342-358). È poi assai strano che in quelle grotte, piene di documenti salvati dalla descrizione di Gerusalemme, ci siano moltissimi testi chiaramente riconducibili alla setta essena, e nessun testo chiaramente fariseo o sadduceo; si dovrebbe pensare che dalla biblioteca del Tempio siano stati messi in salvo i documenti esseni “eretici”, e lasciati quelli “ortodossi”. Il ritrovamento di materiale scrittorio nelle rovine di Qumràn, inoltre, conferma l’ipotesi dell’esistenza di uno scriptorium.

La difficoltà della tesi aumenta quando Golb è costretto a ribadire l’erronea convinzione secondo cui le rovine di Qumràn siano una fortezza, e quando cerca di togliere valore alla testimonianza di Plinio sulla localizzazione degli Esseni sul Mar Morto.


NOTE AL TESTO

1 L. H. SCHIFFMAN, The New Halakhic Letter (4QMMT) and the Origins of the Dead Sea Sect, in «Biblical Archaeologist» LIII (1990), pp. 64-73. Una risposta critica è quella di J. C. VANDERKAM, The Qumràn Residents: Essenes not Sadducees!, in Z. J. KAPERA (a cura di), Qumràn Cave 4. Special Report on 4QMMT, Cracovia, 1991, pp. 105-108.

2 C. RABIN, Qumràn Studies, Oxford, 1957.

3 Cfr. ad esempio N. GOLB, Who Wrote the Dead Sea Scrolls? The Search for the Secret of Qumràn , New York, 1995. Una breve critica alle sue tesi in con indicazioni bibliografiche in O. BETZ – R. RIESNER, Gesù, Qumràn e il Vaticano. Chiarimenti, Roma, 1995, pp. 80-86.

4 K. H. RENGSTORF, Hirbet Qumràn und die Bibliotek vom Totem Meer, Stuttgart, 1960.







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