Giuseppe Ricciotti - vita e opere
Data: Domenica, 01 gennaio 2006 @ 18:12:26 CET
Argomento: Andrea Nicolotti: Pubblicazioni in linea




di Andrea Nicolotti.

La presente voce enciclopedica è stata pubblicata in lingua tedesca in F. W. BAUTZ (a cura di), Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon, Hamm, Bautz, vol. XXIII (2004), pp. 590-592.

Il testo è disponibile in altre tre lingue, selezionabili qui di seguito: originale tedesco, versione spagnolainglese.

Giuseppe Ricciotti, sacerdote cattolico, biblista, semitista e storico del cristianesimo, *27.2.1890, †22.1.1964, a Roma. All’età di quindici anni, il 3.3. 1905, entrò come novizio nella Congregazione agostiniana dei Canonici Regolari Lateranensi, dove emise i voti semplici il 4.3.1906. Dopo aver assolto il servizio di leva militare, fu ordinato presbitero il 30.11.1913. Terminati gli studi umanistici, si iscrisse ai corsi di filosofia e teologia della Pontificia Università Gregoriana, conseguendo la duplice laurea; nel contempo, frequentò l’Università di Roma e fu per tre anni uditore al Pontificio Istituto Biblico, dal quale nel 1919 ottenne la licenza in scienze bibliche. Tra i suoi maestri si annoverano gli insigni orientalisti Ignazio Guidi e Giorgio Levi della Vida, ed il biblista Alberto Vaccari. I suoi studi furono rallentati dallo scoppio della prima guerra mondiale, durante la quale Ricciotti servì come cappellano militare; assegnato ad un ospedale da campo, chiese ed ottenne di essere trasferito all’assistenza spirituale dei soldati in trincea, nel corpo scelto degli “Arditi”. Durante il suo incarico, fu colpito quasi mortalmente, e decorato con una medaglia d’argento al valore. Passata la guerra e terminati gli studi, Giuseppe Ricciotti ottenne nel 1924 la libera docenza in Letteratura ebraica, esercitata saltuariamente all’Università di Roma e successivamente, tra il 1926 ed il 1927, all’Università di Genova. Frattanto, tra il 1925 ed il 1927 si occupò di aprire e dirigere un modesto seminario in Liguria, ad Andora (Savona). Tornato all’Università di Roma, ricoprì la cattedra di Storia religiosa dell’Oriente cristiano (a più riprese tra il 1933 ed il 1946); all’Università di Bari fu docente di Ebraico e lingue semitiche comparate (1935-1960), di Storia del Cristianesimo (1950-1960), di Storia della filosofia antica (1950-1953) e di Storia della filosofia medievale (1951-1953). Nel 1935 Ricciotti era stato nominato Procuratore generale della propria Congregazione presso la S. Sede, carica che mantenne fino al 1946; nell’agosto del 1938 fu insignito della dignità di Abate ordinario di Gubbio e fu nominato Consultore della Congregazione dei Religiosi. Ricciotti ebbe in più occasioni la possibilità di approfondire la propria conoscenza del mondo orientale, recandosi in Libia, Egitto, Palestina, Arabia, Transgiordania, India e FIlippine; durante il secondo conflitto mondiale, presso la chiesa di S. Pietro in Vincoli a Roma, assicurò la protezione a numerosi perseguitati razziali e politici.

Ricciotti fu traduttore e commentatore di testi ebraici (Geremia, Lamentazioni, Giobbe e Cantico dei Cantici), greci (Bellum iudaicum di Giuseppe Flavio, Atti degli Apostoli, Lettere di Paolo) e siriaci (Efrem, Afraate, Bar-Hebreo). La sua opera scientificamente più originale, frutto di un periodo di lavoro al catalogo dei manoscritti siriaci della Biblioteca Vaticana, è la prima edizione critica commentata dell’Apocalisse siriaca di Paolo, con traduzione latina ed italiana, alla quale Ricciotti aggiunse anche un volume dedicato alla cosmogonia della Bibbia ed alla sua trasmissione fino a Dante (1932). Egli dedicò volumi monografici ad Efrem (1925), a Giuseppe Flavio (1937) ed a Paolo (1946); frutto delle sue lezioni di storia del Cristianesimo a Bari, sono una biografia di Giuliano l’Apostata (1956) ed una trattazione sull’era delle persecuzioni cristiane (1953). Nel libretto Bibbia e non Bibbia (1932), l’autore sottolineava la necessità di applicare il metodo storico-critico allo studio delle Scritture, abbandonando definitivamente la dipendenza dal testo latino della Vulgata, ed auspicava una maggiore educazione biblica del clero e dei fedeli. Ma il nome di Ricciotti è connesso intimamente con la sua Storia di Israele (1932-1934), e ancor più con la Vita di Gesù Cristo (1941), più volte riedite e ristampate. In due opere l’autore si distacca dai temi consueti. La prima, è una traduzione italiana delle omelie tenute nel 1933 dal cardinale bavarese Michael von Faulhaber in favore degli Ebrei, dalla cui prefazione si può ricavare la preoccupazione che Ricciotti mostrava per l’ascesa dell’ideologia razzista. La seconda, è l’edizione del Diario romano del memorialista Giacinto Gigli (1594-1671). Instancabile divulgatore, Ricciotti si dedicò alla diffusione dei temi storico-religiosi tra il grande pubblico, partecipando a trasmissioni radiofoniche culturali e firmando una lunga serie di articoli su quotidiani, settimanali e riviste di largo consumo, alcuni dei quali sono poi stati riediti sotto forma di libro (Roma cattolica e Oriente cristiano, Il cantiere di Hiram, Questioni giudaiche, La Bibbia e le scoperte moderne). Dal 1926 al 1936, Giuseppe Ricciotti fu redattore dell’Enciclopedia italiana, curandovi numerose voci di Storia del cristianesimo, Materie ecclesiastiche e Letteratura biblica. Inoltre si deve a lui ed a Mons. Pietro Barbieri la decisione di pubblicare l’Enciclopedia cattolica (1948-1954), all’interno della quale Ricciotti curò anche alcune voci.

Ricciotti iniziò la sua attività negli anni immediatamente successivi all’apice della crisi modernista; egli, che fino al momento della scomunica aveva anche intrattenuto rapporti amichevoli con Ernesto Buonaiuti, si trovò ad operare in un periodo di ristagno per gli studi biblici di matrice cattolica. Dalle prefazioni di alcune delle sue opere e da alcuni articoli di giornale di carattere apertamente polemico o indirettamente autobiografico, è possibile ricostruire quali fossero le iniziali difficoltà che Ricciotti dovette affrontare per vincere le diffidenze degli editori, e le riserve di certi suoi critici. Non diversamente dagli altri biblisti cattolici dell’epoca, Ricciotti si pose in una prospettiva estremamente polemica rispetto all’esegesi modernista (principalmente, quella di Alfred Loisy). I suoi lavori sul testo biblico, di carattere piuttosto conservatore, dimostrano una solida preparazione storica e filologica, non del tutto estranea alle contemporanee acquisizioni della critica. In tal modo Ricciotti tentava di infrangere la cortina di sospetto che in Italia gravava sugli studi biblici, attirandosi a questo proposito qualche opposizione da parte dell’ala cattolica più conservatrice. In particolare, l’opuscolo anonimo “Un gravissimo pericolo per la Chiesa” di Dolindo Ruotolo (1941), nel quale si attaccava lo studio scientifico delle Scritture, era chiaramente diretto contro Alberto Vaccari, Leone Tondelli e soprattutto contro Ricciotti medesimo. La Pontificia Commissione Biblica intervenne in loro favore con una lettera ai vescovi italiani (AAS 33, 1941, 465-472). Nel 1933 la stessa Commissione aveva invece condannato una interpretazione di due testi scritturistici, presentata dal Ricciotti nel volume Bibbia e non Bibbia, il quale fu emendato nelle successive edizioni. 

Il maggior valore scientifico dell’opera del Ricciotti va ricercato nella sua opera di editore, commentatore e soprattutto traduttore fedele. Di tenore meno specialistico e di stile volutamente semplice e comprensibile sono le sue opere più note, che ebbero larga diffusione. Questi suoi libri e gli articoli di carattere divulgativo, vergati in uno stile piacevole e brillante, contribuirono a diffondere in Italia ed altrove l’interesse per la conoscenza e lo studio delle Scritture e del cristianesimo antico.

Opere:

Bibliografia: Angelo Penna, Giuseppe Ricciotti. Profilo e bibliografia, in: Ordo Canonicus, 1974, 117-135 (508 titoli).

Letteratura:

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