La datazione dei reperti di Qumràn
Data: Martedì, 15 gennaio 2002 @ 12:00:00 CET
Argomento: Qumràn


di Andrea Nicolotti

I sistemi di datazione dei reperti e i risultati raggiunti. Esposizione di alcune proposte di datazione respinte.



Datazione dei manoscritti

Datazione o allusione interna

La datazione esplicita presente in un manoscritto è il metodo di collocazione temporale più sicuro. Ma, in mancanza di essa, anche la citazione di personaggi noti, ci permette di ricostruire la collocazione temporale di un documento. Se un documento di Qumràn cita un personaggio, esso è certamente databile tra il momento in cui tale personaggio visse, e il 68 d.C., data di distruzione della regione. Tra i personaggi citati, Demetrio III Eucero, Antioco IV, Alessandra Salome, Ircano, Emilio Scauro, re Gionata. Pare che nessun personaggio del I secolo d.C. sia stato citato nei manoscritti.

Paleografia

La paleografia si occupa di decifrare e descrivere le scritture antiche. Poiché ogni scrittura ha uno stile che si sviluppa coerentemente nel tempo, è possibile studiare l’evoluzione della medesima, e collocare i documenti ad un determinato punto di tale evoluzione. Importantissima è la presenza di documenti datati, tramite i quali si possa istituire un paragone con quelli da datare, esaminandone la scrittura e notandone le caratteristiche proprie. Il fatto che i testi antichi fossero redatti da scribi di professione con una grafia che tendeva a seguire modelli convenzionali, ci permette di ottenere datazioni con un certo grado di precisione, che aumenta a seconda della quantità di documenti consimili pervenuti.

Lo studio classico sulla paleografia degli scritti di Qumràn è stato preparato nel 1961 da Frank M. Cross1; egli ha distinto tre periodi: arcaico (250-150 a.C.), asmoneo (150-30 a.C.) ed erodiano (30-68/70 d.C.). Quanto ai tipi di scrittura, sono stati definiti quattro tipi di grafia, formale, semiformale, corsiva e semicorsiva. I pochi scritti del primo periodo probabilmente sono stati portati a Qumràn da un altro luogo; tra quelli del periodo asmoneo, si ricordano il grande rotolo di Isaia e la Regola della Comunità della grotta 1, mentre la maggior parte dei testi è di epoca erodiana. Cross ritiene che lo scarto di errore possibile nella datazione dei testi di Qumràn non superi i 25-50 anni.

Carbonio 14

Nel 1950 alcuni involucri in lino che avvolgevano i rotoli della grotta 1Q sono stati sottoposti all’esame del carbonio 14; l’indagine fu compiuta dal premio Nobel W. F. Libby, della Chicago University, l’ideatore della tecnica (1947). La datazione ottenuta fu dal 14 al 33 d.C., con uno scarto possibile di 200 anni2. Il risultato non era così preciso, ma la datazione ottenuta si mostrò attendibile. Nessun manoscritto è stato sottoposto a tale analisi, poiché essa richiedeva di sacrificare da uno a tre grammi di materiale. Si preferì ricorrere, più recentemente, alla spettrometria di massa, che necessita al massimo di un milligrammo di materiale.

Radiodatazione 

W. F. Libby durante la datazione con il C14 di un oggetto rinvenuto a Qumràn

Spettrometria di massa

Nel 1991 alcuni frammenti dei rotoli provenienti da Qumràn e dalle vicinanze sono stati sottoposti all’esame nell’Institut für Mittelenergiephysik di Zurigo. Di quattro di essi si conosceva già la datazione, e fungevano da verifica della garanzia per l'attendibilità del risultato. Nel 1994 si fece una seconda datazione alla University of Arizona, Tucson. In tutto, furono esaminati ventitrè manoscritti3. Le datazioni ottenute dalla spettrometria, che vengono fornite con un intervallo di limite massimo e minimo, hanno generalmente confermato quelle proposte dalla paleografia o dalla datazione interna.(per alcuni manufatti l'analisi è stata ripetuta due volte).

Ecco i risultati calibrati (T = Tucson; Z = Zurigo):

   

Lab

Descrizione

Datazione proposta

1

Z

Oggetti di Wadi-Daliyeh

408-203 a.C.

2

Z

Testamento di Qahat

395-181 a.C.

3

T

1QIsa

351-295 o 230-53 a.C.

4

Z

Frg. 3 (da 4Q365?)

351-296 o 230-53 a.C.

5

Z

1QIsa

351-296 o 230-48 a.C.

6

Z

4Q213

344-324 o 203-53 a.C.

7

T

4Q249

349-304 o 228 a.C.-18 d.C.

8

Z

4Q53Samc

349-318 o 228 a.C.-18 d.C.

9

T

4Q208

172-48 a.C.

10

T

4Q267

198-3 a.C.

11

T

4Q317

196-1 a.C.

12

T

1QpHab

160-148 o 111 a.C.-2 d.C.

13

T

4Q22

342-324 o 203 a.C.-83 d.C. o 105-115 d.C.

14

T

1QS

344-323 o 203 a.C.-122 d.C.

15

Z

11Q19

166 a.C.-67 d.C.

16

T

4Q22 

161-146 o 113 a.C.-70 d.C.

17

Z

1QApGen

89 a.C.-118 d.C.

18

T

4Q521

49 a.C.-116 d.C.

19

Z

1QH

47 a.C.-118 d.C.

20

T

4Q258

50 a.C.-130 d.C.

21

T

4Q266

44 a.C.-129 d.C.

22

T

4Q171

3-126 d.C.

23

T

4Q258

129-255 o 303-318 d.C.

24

T

4Q lini e cintura di cuoio

197 a.C.-46 d.C.

Conclusioni

In conclusione, tutte le analisi convergono a confermare la datazione paleografica proposta dagli studiosi: tra il III sec. a.C. e il I sec. d.C. La maggior parte dei testi è collocabile tra l’ultimo terzo del II sec. a.C e il I sec. d.C.


1 F. M. CROSS, The Development of the Jewish Scripts, in G. E. WRIGHT (a cura di), The Bible and the Ancient Near East: Essays in Honour of W. F. Albright, Doubleday, 1961, pp. 133-202.

2 W. F. LIBBY, Radiocarbon Dating, Chicago, 1952, p. 72.

3 Risultati in G. BONANI – S. IVY – W. WÖLFLI – M. BROSHI – I. CARMI – J. STRUGNELL, Radio Carbon Dating of Fourteen Dead Sea Scrolls, in «Radiocarbon» XXXIV (1992), pp. 843-849; A.J.T. JULL -  D.J. DONAHUE - M. BROSHI - E. TOV, Radiocarbon Dating of Scrolls and Linen Fragments from the Judean Desert, in «Radiocarbon» XXXVII(1995), pp. 11-19.

Proposte di datazioni dei rotoli respinte

Solomon Zeitlin

Questo professore del Dropsie College, direttore della rivista Jewish Quarterly Review, subito dopo il ritrovamento dei rotoli sostenne che risalivano al medioevo, all’epoca dell’occupazione persiana della Palestina (611-629)1. Sebbene egli non abbia mai ritrattato tale opinione, essa è risultata immediatamente non sostenibile.

Cecil Roth

Il prof. Roth, dell’università di Oxford, fu convinto sostenitore dell’origine zelota dei manoscritti. Gli Zeloti erano un movimento di resistenza antiromana, che giocò un ruolo fondamentale dopo il 66 d.C., fino alla ultima disfatta della fortezza di Masada nel 73. Secondo Roth, dopo il terremoto del 31 a.C. gli Esseni abbandonarono Qumràn, che venne occupato dagli Zeloti fino al 73. Tutti i manoscritti ritrovati sarebbero quindi di origine zelota, scritti nei primi 70 anni del I secolo d.C. La Regola della Comunità, ad esempio, sarebbe databile nella prima metà del I secolo d.C2.

Godfrey R. Driver

Sulla stessa scia si collocò il grande semitista Driver, arrivando a collocare gli scritti dalla prima metà del secolo I agli inizi del secolo II d.C. A suo parere, gli abitanti di Qumràn sono gli Zeloti più fanaticamente nazionalisti, legati alla resistenza di Masada3.

Altre

Alcune datazioni tardive dei manoscritti sono state riproposte recentemente da Robert Eisenman e Barbara Thiering.

Conclusioni

Tutte queste ricostruzioni contrastano con le datazioni paleografiche ed archeologiche, e con le nuove analisi spettrometriche le quali, come visto, nei pochi casi in cui differiscono dalle datazioni proposte finora, tendono a anticipare, e non a posticipare i manoscritti.


1 Il suo primo articolo fu Scholarship and the Hoax of Recent Discoveries, in «Jewish Quarterly Review» XXXIX (1948/1949), pp. 337-363.

2 Cfr. C. ROTH, The Historical Background of the Dead Sea Scrolls, Oxford, 1958.

3 G. R. DRIVER, The Judaean Scrolls. The Problem and a Solution, Oxford, 1964.

Datazione di altri oggetti

Ceramiche

Vasellame rinvenuto a Qumràn Vasellame rinvenuto a Qumràn

I numerosissimi frammenti di ceramica ritrovati tra le rovine di Qumràn appartengono alla tarda epoca ellenistica e alla prima età romana, a cavallo tra i primi secoli prima e dopo Cristo. Padre de Vaux suddivise i ritrovamenti tra le varie fasi archeologiche del sito, anche se per la prima fase è incerta l’attribuzione di eventuali reperti.

Monete

Monete ritrovate a Qumràn Monete ritrovate a Qumràn

Tra le rovine di Qumràn (non nelle grotte) sono state trovate centinaia di monete. Poiché esse riportano una data, normalmente l’anno di regno del re che le coniava, ci danno informazioni importantissime sull’epoca di occupazione del sito in cui sono ritrovate. Occorre però tenere presente che una moneta ci indica che il luogo è stato occupato non prima dell’età del conio delle medesime, ma non abbiamo informazioni sufficienti per sapere per quanto tempo esse potevano restare in circolazione. De Vaux ha identificato monete dell’epoca seleucide, monete giudaiche (dal regno di Giovanni Ircano), monete erodiane, monete dei procuratori romani, monete delle rivolte giudaiche. Anche le monete, che vanno dai primi due secoli a.C. al primo d.C., confermano la datazione del sito.







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