Il Vangelo di Giuda
Data: Sabato, 29 aprile 2006 @ 07:15:42 CEST
Argomento: Gli apocrifi


di Andrea Nicolotti; aggiornamento (novembre 2010) di Matteo Grosso

Un saggio con le notizie attualmente disponibili agli studiosi su questo apocrifo di recente pubblicazione.




 Sommario

 

Risale all'aprile del 2006 la pubblicazione di un nuovo apocrifo, denominato "Vangelo di Giuda", ritrovato nel deserto dell'Egitto, .
I mezzi di comunicazione di massa hanno già dato ampia risonanza all'avvenimento, solleticando l'interesse del pubblico. La National Geographic Society, che ha preso parte all'opera di restauro e pubblicazione del documento, ha messo a disposizione dei navigatori un sito dedicato al perduto "Vangelo perduto di Giuda"; da questa fonte io stesso ho tratto le immagini che seguono.

Il codice all'interno del quale è stato ritrovato il testo del vangelo di Giuda è denominato Codex Tchacos, dal nome di Dimaratos Tchacos, il padre della signora Frieda Tchacos Nussberger che nel 3 aprile del 2000 lo ha acquistato. Esso contiene, oltre al vangelo di Giuda, altri tre trattati, due dei quali già noti perché presenti nei codici V e VIII di Nag Hammadi; si tratta di una recensione della Prima Apocalisse di Giacomo e della Lettera di Pietro a Filippo e di alcuni frammenti di un testo provvisoriamente denominato Libro dell'Allogeno. Il codice è composto di 66 pagine; il vangelo di Giuda occupa le pagine 33-58. 

Il Codex Tchacos era stato scoperto intorno al 1978 in una tomba lungo il Nilo, a 16 km da El-Minya, in alto Egitto. Dentro la tomba, accanto ad uno dei corpi, c'era una scatola di pietra calcarea, dove tra altri oggetti era stato collocato un codice papiraceo, che una volta estratto fu trasportato prima in Europa e successivamente negli Stati Uniti. Qui vi rimase per sedici anni, conservato in una cassetta di sicurezza di una banca di Long Island, in quanto il suo possessore aveva la speranza di poter ricavare molto denaro dalla sua vendita. Il brusco abbandono del clima desertico che lo aveva preservato per quasi due millenni ne ha causato un grave e veloce deterioramento, anche a causa di un congelamento che ha provocato il parziale dissolvimento della linfa che teneva legate le fibre del papiro. Il risultato è ben rappresentato da questa immagine:

Acquistato da Frieda Nussberger-Tchacos nell'aprile del 2000, fu trasportato nel febbraio del 2001 alla Maecenas Stiftung für antike Kunst (Fondazione Mecenate per l'arte antica) di Basilea, in Svizzera, per essere restaurato ed esaminato, in vista di una sua futura e definitiva collocazione al Museo Copto del Cairo.

In Svizzera il documento è stato sottoposto ad un restauro conservativo, accompagnato da accurate verifiche. La National Geographic Society ha finanziato l'opera di restauro e le indagini sul manoscritto: datazione con il radiocarbonio, analisi dell'inchiostro, indagine multispettrale, esame paleografico e contenutistico. Secondo le analisi, esso risale al III o al IV secolo d.C.

Una volta arrestato il processo di deterioramento, ogni frammento è stato ricollocato al proprio posto.

Le pagine del codice così ricomposte sono state quindi collocate tra due lastre di vetro in modo da permetterne la definitiva conservazione e l'esposizione:

Nella Pasqua del 2006 il documento è stato reso pubblico. Sono disponibili in linea una trascrizione del testo copto e la traduzione inglese del vangelo, condotte da un gruppo di studiosi capeggiati dall'insigne coptologo Rudolph Kasser (l'ultimo a destra nell'immagine qui sotto). Contemporaneamente è stato pubblicato un volume contenente la medesima traduzione del testo (ma senza originale copto) accompagnata da alcuni saggi di commento; il libro è anche uscito in versione italiana (cfr. la bibliografia al fondo). La stessa editrice ha messo a disposizione un volume, curato da Herbert Krosney, che narra l'avvincente racconto del ritrovamento del vangelo.

Va però notato che da molte parti sono state sollevate serie obiezioni alla ricostruzione ufficiale delle vicende del ritrovamento, della vendita e della pubblicazione del codice, e non mancano palesi indizi che rivelano gli sforzi fatti perché la Tchacos Nussberger, la Maecenas Stiftung e il National Geographic potessero ricavarne il maggior guadagno possibile. Il libro di Krosney, in definitiva, presenta una versione dei fatti incompleta e molto edulcorata, che va controbilanciata. Mi pare quindi opportuno, prima di passare all'esame diretto del testo, dare conto di questo dibattito.

Storia del ritrovamento e della pubblicazione

Il codice, come ho detto, fu ritrovato quasi sicuramente nel 1978. Finito nelle mani di un commerciante antiquario di Elipoli, di nome Hanna, fu rubato e trasportato illegalmente in Europa; soltanto nel 1982 Hanna riuscì a recuperarlo, per porsi alla ricerca di un compratore. A Ginevra per la prima volta il codice fu mostrato ad un giovane studioso, Stephen Emmel, il quale era stato inviato dal suo maestro prof. James Robinson a trattare l'acquisto, con la disponibilità di 50.000 dollari. L'affare andò in fumo, in quanto l'antiquario pretendeva una cifra enormemente più alta (3.000.000 di dollari), ma Emmel poté esaminare brevemente il manoscritto e fissare nella propria mente alcuni particolari del suo contenuto; non poté però accorgersi che il codice conteneva, tra le altre cose, il testo di maggior pregio, quello del Vangelo di Giuda. Fallito questo tentativo, il manoscritto fu depositato in una cassetta di sicurezza di una banca statunitense, ove rimase per sedici anni, sottoposto ad un inesorabile processo di deterioramento. Solo il 3 aprile del 2000 l'antiquaria Frieda Tchacos Nussberger poté acquistare il codice al prezzo di 300.000 dollari. La signora tentò di rivendere il manoscritto alla biblioteca Beincecke dell'Università di Yale, presso la quale il coptologo Bentley Layton fu in grado di identificare come Vangelo di Giuda il terzo trattato contenuto nel codice; ma l'università rifiutò di acquistare il manoscritto, in quanto esso risultava privo della regolare documentazione necessaria per stabilirne la lecita provenienza. Era evidente che il manoscritto era fuoriuscito illegalmente dall'Egitto, e non poteva essere acquistato senza problemi. La signora Nussberger lo vendette allora al collezionista statunitense Bruce Ferrini per l’astronomica cifra di 2,5 milioni di dollari; Ferrini, però, non avendo potuto completare il suo pagamento, fu in seguito costretto a restituirlo alla Nussberger, non senza averlo prima ulteriormente danneggiato: egli, infatti, per porre rimedio alla decomposizione dei fogli che visibilmente avanzava, ebbe la bella idea di metterlo in un congelatore, pensando che ciò potesse servire a ricompattare le fibre papiracee (!). Inutile dire che le conseguenze furono disastrose per l’integrità dei fogli. Ferrini, inoltre, smembrò il codice e ne trattenne presso di sé alcuni frammenti, probabilmente per venderli separatamente. Entrò allora in gioco Mario Jean Roberty, avvocato della Nussberger, che suggerì di trasferire la proprietà del manoscritto alla Maecenas Stiftung (più nota con il nome inglese di Maecenas Foundation); fondazione che, però, apparteneva a lui stesso.

Diversamente da quanto viene affermato nella ricostruzione edulcorata della National Geographic, Frieda Nussberger non ha certamente agito nel pieno rispetto della legge e con l'innocente intenzione di restituire al mondo un documento antico finora perduto (da questo punto di vista, non possono che far sorridere le dichiarazioni in cui ella si presenta come la donna prescelta da Giuda Iscariota per riabilitarlo di fronte alla storia). La Nussberger, peraltro, era già nota alle autorità giudiziarie, essendo stata arrestata a Cipro nel 2001, su mandato della polizia italiana, per aver illegalmente esportato dall’Italia e messo in vendita antico materiale etrusco, e condannata a diciotto mesi di reclusione. La disastrosa vendita del manoscritto all'antiquario Ferrini le rese otto volte il prezzo che ella aveva speso per acquisirlo dal mercante egiziano, e l'allettante prospettiva di un così ingente guadagno la spinse anche a compiere gesti inconsulti per ottenerlo (ad esempio, trasportare il manoscritto chiuso dentro una valigia tra i bagagli di un aereo). Anche la successiva vendita del contenuto del manoscritto alla National Geographic (del contenuto e non del manoscritto, perché quest'ultimo, provenendo dal mercato clandestino non può essere facilmente commercializzato!) ha aumentato i guadagni della Nussberger e della Fondazione di proprietà del suo avvocato: essi, infatti, conservano tuttora i diritti di percentuale sugli imponenti profitti editoriali. L'imponente macchina mediatica scatenata nella Pasqua del 2006 sui canali televisivi e la messa in vendita di due libri e di un documentario realizzati dalla National Geographic hanno ampiamente superato ogni più ottimistica previsione. Nel documentario e nelle presentazioni giornalistiche ci si affanna a presentare questa scoperta in maniera tendenziosa, con argomentazioni insostenibili - e altrove negate dagli stessi editori e commentatori ufficiali del testo - ma abilmente confezionate per garantire un grande successo editoriale: il Vangelo di Giuda viene così presentato come "la più grande scoperta archeologica di tutti i tempi", in grado di "sconquassare le fondamenta del cristianesimo", "riabilitare la figura di Giuda" e "mettere in crisi la Chiesa".

Il sopra citato James Robinson - già professore alla Claremont Graduate University, noto esperto del settore ed editore della più nota traduzione inglese dei manoscritti di Nag Hammadi (The Nag Hammadi Library in English) - ha ricostruito i lati più oscuri della vicenda con dovizia di particolari (vedi la bibliografia al fondo). La seconda edizione del suo libro dedicato al Vangelo di Giuda contiene numerose critiche di quella che egli nella sua prefazione chiama "una redditizia avventura" capace di creare "costernazione, perfino disgusto". La sua critica si rivolge anche al prof. Rodolphe Kasser, direttore del comitato di edizione del testo, che ha accettato di lavorare sul testo con segretezza, sottomettendosi senza riserve al desiderio espresso dai proprietari dei diritti sul manoscritto, i quali hanno voluto escludere qualunque altro studioso non autorizzato. Per lungo tempo, infatti, il codice non è stato liberamente consultabile. Ciò appare in contrasto con una risoluzione dell'Associazione Internazionale di Studi Copti (I.A.C.S.), sottoscritta dallo stesso Kasser nel 1976, secondo la quale i proprietari di materiale copto devono essere esortati a garantire “libero accesso per tutti i membri, a condizioni favorevoli per entrambi, e le massime facilitazioni possibili per il loro studio”. Inoltre, secondo la medesima risoluzione, lo I.A.C.S. si oppone “alla concessione di diritti di pubblicazione esclusiva per più di 5 anni. I membri della I.A.C.S. da questo momento rinunciano ad ogni diritto di pubblicazione esclusiva attualmente in essere, fatta eccezione per i manufatti e le altre scoperte archeologiche compiute da una spedizione autorizzata"[1]. Solo alcuni mesi dopo l’uscita delle pubblicazioni della Nag Hammadi Society sono state messe in rete, sul medesimo sito, le riproduzioni fotografiche digitali del codice (quelle che corredano l’edizione critica, uscita nel 2007, pur di buona qualità, non sono a grandezza naturale, quindi scarsamente utili).

Quella di Robinson è stata nell’immediato la pubblicazione scientifica dedicata al Vangelo di Giuda che ha manifestato più energicamente il dissenso nei confronti dei possessori e degli editori del manoscritto. La lettura di questo volume, unitamente alla lettura di quanto pubblicato dalla National Geographic, permette di farsi un'idea abbastanza equilibrata di tutta la vicenda. In questo libro, ma non solo, si troveranno tutti i riferimenti a quanto esposto finora (riferimenti che io stesso ho verificato). Quella di Robinson non fu, però, l’unica voce a denunciare dal versante accademico l’operazione messa in atto dalla Maecenas Stiftung. Nei mesi immediatamente successivi alla diffusione del testo, altri studiosi esternarono la loro perpessità sul fatto che fosse stato precluso il consueto confronto scientifico prima della comparsa di una sua traduzione, una traduzione che, peraltro, si mirava a far apparire come l’unica “autorizzata”. Fu in seguito a questa situazione, per loro comprensibilmente imbarazzante, che gli studiosi reclutati dalla Maecenas Stiftung, quale segnale di apertura, vollero diffondere tra la comunità scientifica internazionale le bozze dell’edizione critica del Codex Tchachos, a cui stavano lavorando. Il beau geste avvenne nel corso del primo convegno internazionale sul Vangelo di Giuda, organizzato da Madeleine Scopello, che si tenne nell’ottobre del 2006 alla Sorbona. Ma il vero colpo di scena del convegno fu un altro: in quell’occasione, per la prima volta, alcuni studiosi, che nel frattempo avevano tradotto per conto proprio la trascrizione del testo messa in rete, segnalarono che sulla traduzione e sulla lettura sostenute dai loro colleghi che stavano lavorando per la Maecenas Stiftung - fino ad allora generalmente prese per buone -, gravavano seri problemi fattuali. Non senza una certa sorpresa generale, questi studiosi mostrarono come, al netto di tali errori, il senso del testo fosse molto lontano da quello che si credeva. La lettura che vedeva nel testo un’inequivocabile riabilitazione di Giuda, in altre parole, fu messa in crisi. Per rendere conto della questione è opportuno fornire alcune informazioni di carattere generale.

 


[1] Risoluzione n° 2 votata il 17 dicembre 1976: “The International Association for Coptic Studies asks its Board to contact the various authorities in charge of collections of Coptic source materials in order to arrange with them the free access, on mutually agreeable conditions, for all the members and the best possible facilities for their study. The I.A.C.S. goes on record as being opposed to giving exclusive publication rights for more than 5 years. The members of I.A.C.S. hereby renounce any exclusive publication right they may have at present, except for artifacts and other archaeological discoveries made by an authorized expedition. (Editions now in preparation are exempt if published within 12 months from the date of this resolution.) The members of I.A.C.S. urge such expedition to publish within the stated period of 5 years after the final exploration and thereafter to make their discoveries to the scholarly world at large” (International Association of Coptic Studies, Newsletter 1 (1977), p. 11, disponibile in pdf sul sito della I.A.C.S.).

Il contenuto del testo

L'esistenza del vangelo di Giuda era già nota; Ireneo vescovo di Lione nel suo trattato Contro le eresie (180 circa) ci informa che la setta gnostica dei Cainiti "ha prodotto una composizione da loro chiamata Vangelo di Giuda" (I,31,1). Si sapeva dell'esistenza di questo testo, dunque, ma fino alla scoperta del Codex Tchacos  non se ne conosceva il contenuto.

L'autore di questo Vangelo rimane ignoto, ma non si tratta certamente dell'apostolo Giuda: nell'antichità era abbastanza diffusa l'usanza di attribuire i propri scritti all'autorità di un apostolo, per conferire ad essi una maggiore credibilità. La provenienza gnostica di questo scritto e il suo contenuto ci suggeriscono di datare la stesura dell'originale non più tardi del 180 d.C. (epoca in cui Ireneo già ne testimonia l'esistenza) ma certamente non prima dell'inizio del II secolo. Una datazione probabile si aggira verso la metà del secolo. Va però detto che alcuni studiosi non sono sicuri che questo testo sia il Vangelo di cui parla Ireneo: in tal caso, la datazione sarebbe da ripensare.

L'originale fu scritto in greco, ma il codice ce ne restituisce solamente una traduzione in lingua copta (cioè egiziana). Ciò non significa che il testo copto attuale sia una precisa traduzione dell'originale greco del II secolo, per come lo conosceva Ireneo; è noto che questo genere di testi spesso subiva lungo i secoli una continua alterazione, ed è possibile che la traduzione copta ora ritrovata si distanziasse dall'originale greco a cui si ispirava. D'altra parte la medesima sorte toccò al Vangelo copto di Tommaso, la cui traduzione copta risulta non del tutto fedele a quelle parti dell'originale greco che ci sono pervenute. Occorre pertanto evitare di considerare troppo ottimisticamente il contenuto del testo, come se fosse una fedelissima traduzione di un originale più antico. Inoltre, va ancora stabilita con maggior precisione la datazione del codice Tchacos, la cui grafia secondo gli editori risale al 400 circa, secondo altri invece farebbe propendere per una data più vicina al 500.

Secondo Ireneo, la setta gnostica forniva una diversa interpretazione dell'episodio del tradimento di Giuda, descrivendolo e spiegandolo come un espediente che aveva procurato la salvezza dell'umanità. Due altri scrittori dell'antichità, Epifanio e lo pseudo-Tertulliano, avevano accennato all'esistenza di due gruppi di Cainiti, entrambi accomunati dalla positiva considerazione della figura di Giuda ma divisi sull’interpretazione di quella di Gesù, che una delle due sette non avrebbe avuto in grande stima. Secondo alcuni il gesto di Giuda sarebbe servito per favorire la redenzione del genere umano, provocando quella crocifissione che le potenze malvagie avrebbero voluto ostacolare. Secondo altri, invece, Giuda sarebbe stato indotto a tradire Gesù dopo essersi accorto che questi aveva intenzione di pervertire la verità. Se in un caso la figura di Gesù ne risulta oscurata rispetto alla tradizione, in entrambi i casi Giuda riveste un ruolo positivo e provvidenziale. C’è però da dire che il valore storico delle testimonianze di Epifanio e dello pseudo-Tertulliano è tutto da verificare: esse dipendono, infatti, da quella di Ireneo, al di fuori della quale non esiste altra documentazione sulla setta dei Cainiti. Ma, soprattutto, in nessun luogo del Vangelo di Giuda si fa accenno alle figure di Caino e degli altri “eroi” dei Cainiti (Esaù, il patriarca Kore, gli abitanti di Sodoma): per questo la testimonianza dello stesso Ireneo sul rapporto del Vangelo di Giuda con i Cainiti va considerata con la massima cautela. 

Qual è, dunque, il contenuto del Vangelo di Giuda? Tecnicamente esso si può definire un “dialogo di rivelazione”: è questo un genere letterario al quale i gruppi gnostici fioriti tra il II e il III secolo sovente hanno affidato l’esposizione delle loro dottrine, come attestano numerosi trattati della biblioteca di Nag Hammadi. Nei dialoghi di rivelazione si immagina Gesù interloquire con uno o più apostoli, i quali vengono da lui illuminati sulla cosmologia celeste, sui misteri della salvezza e sulle vie attraverso le quali perseguire la ricongiunzione con il Padre. Abbiamo, ad esempio, dialoghi tra Gesù e singoli apostoli, come Filippo (cfr. il Vangelo di Filippo), Tommaso (cfr. il Libro dell’atleta Tommaso), e Maria Maddalena (cfr. il Vangelo di Maria), oppure dialoghi nei quali Gesù parla con molti apostoli (cfr. la Pistis Sophia). Ciò che è singolare, nel Vangelo di Giuda, rispetto alla produzione letteraria nota, è che il destinatario delle rivelazioni sia Giuda Iscariota, il discepolo che la tradizione ricorda come colui che ha materialmente favorito la cattura di Gesù e, dunque, la sua esecuzione. Nel testo Giuda emerge e si differenzia dal gruppo dei discepoli perché può vantare una conoscenza più profonda di Gesù, e a Gesù domanda spiegazioni sul suo destino e su quello degli altri discepoli, dipinti come ignoranti e del tutto incapaci di comprendere il vero messaggio del Maestro. Le rivelazioni del Vangelo di Giuda, collocate nei tre giorni precedenti la morte di Gesù, risultano però molto complesse da decifrare, in quanto colme di immaginifiche descrizioni delle realtà celesti costruite con un linguaggio simbolico e allusivo.

Il testo presenta alcune coincidenze con il contenuto dei quattro vangeli canonici, che sono anteriori di alcuni decenni e che l’autore certamente conosce almeno in parte (probabilmente ha sottomano il Vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli, in quanto mostra di conoscere la vicenda della sostituzione di Giuda): vi sono la menzione dei miracoli e delle grandi meraviglie operate da Gesù per la salvezza dell'umanità, la chiamata dei dodici apostoli, il complotto dei sommi sacerdoti per catturare Gesù (però nella camera degli ospiti, anziché nel Getsemani), il consiglio degli scribi di arrestare Gesù in maniera cauta per evitare la sommossa del popolo che lo riteneva un profeta ed infine la consegna del Maestro da parte di Giuda dietro compenso di denaro. Il resto è costituito da materiale del tutto assente dai vangeli canonici. Vi è innanzitutto una scena rituale che vede i Dodici intenti in un’azione eucaristica ; poi una visione da parte dei Dodici che Gesù interpreta in maniera allegorica; poi un'altra visione avuta da Giuda, anch'essa spiegata da Gesù; soprattutto vi sono domande che Giuda rivolge a Gesù sulla generazione ”santa” e sul proprio destino, a cui Gesù risponde con una lunga rivelazione segreta riguardante il mito cosmico-antropologico tipico della gnosi sethiana. Il vangelo di Giuda mostra un intento polemico contro la cosiddetta Grande Chiesa. I responsabili della Grande Chiesa demonizzavano gli gnostici accusandoli di alterare completamente il messaggio cristiano; l'autore del nostro vangelo passa al contrattacco, affermando che gli apostoli non hanno veramente conosciuto Gesù. Essi pensano che Gesù adori il Dio dell'Antico Testamento (il Demiurgo, secondo gli gnostici) mentre in realtà Gesù adorerebbe il Dio supremo, da quello distinto. Gli apostoli e i loro successori, dunque, s'abbandonerebbero a pratiche immorali, predicando un battesimo inutile per la salvezza (quella gnostica) e perpetuando un assurdo culto sacrificale, quale era quello giudaico, che non fa altro che rendere un empio omaggio al Dio malvagio dell'Antico Testamento.

Quali sono, dunque, i termini del dibattito scientifico che ha contrassegnato le ricerche su questo testo a partire dal convegno della Sorbona? Secondo l’interpretazione inizialmente fornita dagli studiosi coinvolti nel progetto della Maecenas Stiftung, e divulgata nel volume curato nel 2006 da Rodolphe Kasser, Marvin Meyer e Gregor Wurst, con la collaborazione di Bart D. Ehrman, il fatto che Giuda fosse il destinatario di una rivelazione particolare coincideva con la sua elezione a “gnostico perfetto”, modello del vero credente in quanto unico conoscitore della volontà di Gesù. Secondo questa lettura, nel testo, Giuda sarebbe stato caratterizzato quale l'unico tra gli apostoli a comprendere il messaggio di Gesù e a compiere la sua volontà. In questa versione alternativa della storia del tradimento stava il carattere potenzialmente rivoluzionario riconsciuto all’apocrifo. In quella pubblicazione si possono leggere affermazioni di questo tenore: “In contrasto con i vangeli del Nuovo Testamento, Giuda Iscariota è qui presentato come una figura interamente positiva, un modello di comportamento per tutti coloro che aspirano ad essere discepoli di Gesù (…) Il punto, qui, è la lealtà di Giuda, visto come paradigma della condizione di discepolo. Alla fin fine, egli compie esattamente ciò che Gesù vuole” (M. Meyer, pp. 8-9); “[Giuda] sarà di gran lunga superiore a tutto ciò che sta in questo mondo materiale una volta raggiunta la salvezza, fondata sulla sapienza segreta che Gesù si appresta a rivelare” (Bart Ehrman, p. 93) “Alla fine Giuda è lo gnostico perfetto, degno di essere in un certo senso “trasfigurato” con l’ascensione in una nube luminosa dove riceverà la visione del divino” (G. Wurst, p. 123). 

Come si è detto sopra, a partire dal congresso della Sorbona nel 2006, questa lettura è stata fortemente criticata. I principali sostenitori della necessità di una sua sostanziale revisione sono stati April DeConick (autrice di una serie di contributi scientifici e organizzatrice del primo congresso internazionale sull’intero Codex Tchacos, svoltosi a Houston nel 2008), e altri illustri esperti di testi gnostici, quali Louis Painchaud, Birger Pearson, John Turner. Questi hanno mostrato che affermazioni come quelle citate sopra si basavano su una traduzione arbitraria di alcuni passaggi e su un’esegesi “a senso unico”, come se nel testo si fosse voluto leggere ciò che ci si aspettava di trovarvi. 

L’immagine di Giuda che esce dallo scritto, una volta corretti gli errori, è opposta. Lungi dall’essere il discepolo più fedele di Gesù, egli appare con i contorni del traditore, l’apostata che si macchia del più orrendo dei delitti, il sacrificio del corpo del suo Maestro, e, per questo, viene escluso dall’accesso alla salvezza e condannato a un eterno tormento. Si tratta invero di questioni tecniche legate alla resa di una lingua tutt’altro che semplice, che non è possibile qui illustrare nel dettaglio. Un paio di esempi saranno sufficienti: il sostantivo greco daimon (traslitterato in copto), che in un contesto cristiano e gnostico non può che significare “demone”, nella versione della Nag Hammadi Society è stato invece tradotto con “spirito” (spirit nell’originale inglese). Si capisce che definire Giuda “tredicesimo spirito” anziché “tredicesimo demone” ne muta sostanzialmente il ritratto. Secondo il testo, dunque, Giuda conosce l’identità di Gesù proprio perché è un demone, allo stesso modo in cui nel Vangelo di Marco i demoni sono i primi a riconoscere Gesù quale figlio di Dio (cfr. Mc 1,34; 3,11; 5,6-7). Ciò è inoltre in sintonia con la possessione diabolica del traditore affermata in Lc 22,3 e Gv 13,27. L’espressione “Essi malediranno la tua ascesa alla generazione santa” che nel volume del 2006 rendeva l’ultima riga della pagina 46 del codice, va invece corretta in: “Tu non ascenderai alla generazione santa”: dove era stata implicitamente affermata l’ascesa di Giuda alla generazione santa, il testo copto, in realtà, la nega in maniera esplicita. Questi e altri rilievi dello stesso tenore sono stati tali da far sì che gli stessi responsabili di quella versione ingranassero la retromarcia: nell’edizione critica (2007) e nella seconda edizione del volume della National Geographic (2008), essi ne tengono conto e forniscono un’interpretazione in linea con questa nuova traduzione. Dopo più di quattro anni, due congressi internazionali, e numerosi confronti tra studiosi sostenitori delle opposte interpretazioni, si può dire che la tesi del Giuda “eroe gnostico” non è più sostenuta da nessuno, mentre si sottolinea ora il suo carattere totalmente negativo ora l’ambiguità intrinseca del personaggio, scelto quale destinatario di una rivelazione particolare ma escluso dalla generazione dei salvati. L’attacco rivolto contro la “Grande Chiesa” in questo trattato gnostico è dunque molto più sottile e complesso di quanto si credeva inizialmente, e si delinea, in sostanza, lungo la critica che in esso viene svolta nei confronti del culto sacrificale (eucaristico e, probabilmente, battesimale) che essa pratica. Gli esponenti della “Grande Chiesa”, in realtà, non si rendono conto che la loro devozione è basata sul sacrificio attuato dal demone Giuda a favore dell’arconte demiurgo, identificato con il dio dell’Antico Testamento a cui è legato il culto aberrante del tempio di Gerusalemme.

Secondo questa lettura, nel suo dialogo con Giuda, Gesù gli predice con insistenza che egli è destinato a soffrire, diverrà il «tredicesimo apostolo», sarà rigettato dai Dodici, maledetto da loro, lapidato e poi rimpiazzato da un altro. Gesù lo chiama il «tredicesimo demone». A dispetto di tutte le difficoltà e resistenze che incontrerà, Gesù promette a Giuda che l'avvenire gli porterà benedizione e gioia, e lo invita a guardare in alto e osservare che tra tutte le stelle c'è la sua stella natale che gli indica la via: tutti gli uomini hanno la loro stella, afferma infatti Gesù, ma quella di Giuda è benedetta.

Il vangelo di Giuda costituisce un'importante testimonianza della dottrina gnostica. Negli anni a venire gli studiosi avranno modo di collocare meglio questo documento all'interno di quanto già si conosce dell'ideologia gnostica[2]. Gli editori ufficiali hanno pensato ad una provenienza sethiana, basandosi soprattutto sulla parte centrale del testo; altri ipotizzano una origine basilidiana. Trattasi comunque di un documento che non apporta modificazioni alla nostra conoscenza del Gesù storico: siamo di fronte ad elaborazioni gnostiche, non a una nuova testimonianza storica da paragonarsi o contrapporsi efficacemente a quella delle fonti tradizionali, in particolare i quattro vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni o quello di Tommaso, che nella ricerca contemporanea sul Gesù storico viene affiancato ai canonici. Gli avvenimenti raccontati nel Vangelo di Giuda, pertanto, vanno ricondotti all'ambiente in cui è stato prodotto, come già è stato fatto con gli altri testi gnostici finora ritrovati e già da tempo disponibili.

 


[2] Lo gnosticismo è una concezione dualistica del mondo che si diffuse principalmente in Siria e in Egitto intorno alla metà del II secolo, la cui origine è ancora discussa (fenomeno religioso proveniente dalla tradizione orientale oppure eresia cristiana?). Si caratterizza per un infinito disprezzo del mondo creato, descritto come una prigione in cui gli uomini - che conservano nel loro profondo una traccia della luce celeste - sono costretti a vivere, in seguito ad una degradazione o disintegrazione della realtà celeste, un dramma cosmico che li ha allontanati dalla loro naturale dimora. Il creatore del mondo non sarebbe stato l'unico Dio onnipotente dei cristiani, ma una seconda divinità, detta demiurgo, invidiosa dell'uomo; il demiurgo è spesso identificato con il Dio dell'Antico Testamento, parte della Bibbia che per questo motivo viene rigettata come falsa e ingannevole. Di qui ne derivano un'assoluta condanna del corpo e della carne umana, viste come prigioni dalle quali occorre fuggire, e spesso un rifiuto della riproduzione ed anche della sessualità, intesa come impurità. Mezzo di salvezza è la conoscenza (“gnosi”, appunto) della propria natura fondamentalmente divina; questa conoscenza si ottiene grazie alla rivelazione da parte di un redentore celeste (spesso, ma non sempre, identificato non con il Gesù terreno figlio di Maria, ma con un invisibile Cristo disceso dall'alto).

Bibliografia 

Rodolphe Kasser, Marvin Meyer, Gregor Wurst, Bart D. Ehrman (a cura di), Il Vangelo di Giuda, Vercelli, National Geographic Society - White Star, 2006. È la versione italiana della traduzione "ufficiale" del testo, accompagnata da alcuni saggi.

Herbert Krosney, Il Vangelo perduto: l'avvincente racconto del ritrovamento del vangelo di Giuda Iscariota, Vercelli, National Geographic Society - White Star, 2006. La versione ufficiale dei possessori del manoscritto.

Il vangelo di Giuda, documentario prodotto e diretto da James Barrat, Vercelli, National Geographic Society - White Star, 2006. Il criticabile documentario, disponibile in DVD, che presentò il nuovo Vangelo al grande pubblico (venduto assieme al libro).

J. M Robinson, I segreti del Vangelo di Giuda. Negli scritti ritrovati la verità sull'apostolo che tradì Gesù, Milano, Sperling & Kupfer, 2007. Questo noto esperto di letteratura gnostica dedica la prima parte del libro ad una avvincente ricostruzione "giornalistica" delle vicende che hanno portato alla pubblicazione del Vangelo, in stridente opposizione e polemica con la presentazione ufficiale delle medesime fatta dalla National Geographic. La seconda parte si occupa della figura di Giuda, quello storico e quello gnostico, e propone un'interpretazione del suo Vangelo che in certi particolari differisce da quella diffusa dagli editori.

E. Noffke, Il vangelo di Giuda. La verità storica tra scoop e pregiudizi, Torino, Claudiana, 2006. Uno dei primi saggi italiani diretti al grande pubblico che si premura di rifuggire da ogni inutile senzazionalismo. Leggi l'introduzione del libro.

Tom Wright, Giuda e il vangelo di Gesù. Comprendere un antico testo recentemente scoperto e il suo significato contemporaneo, Brescia, Queriniana, 2007.

F. García Bazán, El evangelio de Judas, Madrid, Trotta, 2006. Edizione e commentario del testo curata da uno specialista dello gnosticismo, che non ha però voluto fornire una vera e propria traduzione, attenendosi alle richieste monopolistiche della National Geographic.

J. Montserrat Torrents, Evangelio de Judas. Versión directa del copto, estudio y comentario, Madrid, Edaf, 2006. Questa pubblicazione, invece, opera di un altro esperto che con García Bazán ha già curato un commentario degli scritti gnostici di Nag Hammadi, contiene anche una traduzione indipendente da quella ufficiale.

S. E. Porter - G. L. Heath, The Lost Gospel of Judas. Separating Fact from Fiction, Grand Rapids, Eedermans, 2007. Una chiara presentazione del Vangelo e del suo contenuto, opportunamente inserito all'interno del proprio contesto gnostico al quale vengono dedicate numerose pagine del libro.

A. D. DeConick, The Thirteenth Apostle: What the Gospel of Judas Really Says, London, Continuum, 2007. Si accusano gli studiosi del National Geographic di aver maltradotto ed alterato alcune parti del testo, mutandone il senso. Si può leggere una sintesi qui e una risposta qui da parte degli interessati.

Vangelo di Giuda. Introduzione, traduzione e commento di Domenico Devoti, Roma, Carocci, 2012. Edizione e traduzione di riferimento per il pubblico italiano, con l'aggiunta di alcuni frammenti successivamente ricomparsi. 

In linea è consultabile un efficace articolo del professor G. Biguzzi: Un vangelo apocrifo: il vangelo gnostico di Giuda ed i vangeli canonici.

Un articolo di Ennio Sanzi, con alcune parti del Vangelo in traduzione: Il Vangelo di Giuda: questioni storico-religiose.

Una raccolta di studi a più voci in M. Scopello (a cura di), The Gospel of Judas in context: proceedings of the first international conference on the Gospel of Judas (Paris, Sorbonne, october 27- 28, 2006), Leiden, Brill, 2008. Si tratta degli Atti del congresso della Sorbona, la prima occasione ufficiale di confronto tra studiosi sul Vangelo di Giuda.

J. Brankaer - H. -G. Bethge (edd.), Codex Tchacos: Texte und Analysen, Berlin, de Gruyter, 2007. Si tratta di un’edizione critica dell’intero Codex realizzata da una giovane studiosa insieme all’eminente coptologo H. -G. Bethge. Essa comprende ampie introduzioni e note di commento ai testi. Per quanto riguarda l’esegesi del Vangelo di Giuda, si sostiene la tesi opposta a quella del Giuda eroe.

E. Pagels - K. King, Reading Judas: The Gospel of Judas and the Shaping of Christianity, London, Penguin, 2007. Benché influenzato dall’interpretazione inizialmente fornita nelle pubblicazioni della National Geographic Society, si segnala per il fatto che le autrici vi sostengono una tesi che è stata molto discussa in ambito accademico, quella secondo la quale il Vangelo di Giuda conterrebbe una critica al martirio.

Roger Pearse ha raccolto numeroso materiale di eterogenea provenienza sul Vangelo di Giuda e le polemiche ad esso correlate.







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