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Il Priorato di Sion e Les Dossiers Secrets

Pagina delle "Informazioni storiche":

Il Priorato di Sion - società segreta fondata nel 1099 - è una setta realmente esistente.

Nel romanzo di Brown il Priorato di Sion è un’organizzazione nata per proteggere il Santo Graal, che non è il calice che raccolse il sangue di Cristo, ma il Sang Real, ossia la discendenza che Gesù avrebbe generato unendosi con la Maddalena e che nei secoli avrebbe dato origine alla dinastia dei Merovingi. Il Priorato lotta contro l’ostilità della Chiesa, che non si fa scrupoli di sorta per nascondere al mondo, da secoli, che Gesù ebbe dei figli; per esempio, fece assassinare molti dei Merovingi dai Carolingi, anche se questi non riuscirono pienamente nell’intento di estinguere la discendenza di Cristo. Il Priorato è collegato ai cavalieri Templari, anch’essi perseguitati dalla Chiesa in quanto braccio armato che difende l’organizzazione.

In verità il Priorato di Sion, così com’è raccontato da Brown, non è mai esistito.

Ne è esistito un altro però, fondato nel 1956 nell’alta Savoia da Pierre Plantard e André Bonhomme, e sciolto solo un anno dopo. Questo Priorato di Sion, il cui nome deriva da una montagna della zona di origine dei fondatori (il Col du Mont Sion)[1], era formato da un gruppo di giovani che si interessava di esoterismo e che, nella persona di Plantard, cercava di emergere politicamente al tempo del governo Vichy. Dopo lo scioglimento del gruppo, Plantard continuò a usare il nome del Priorato negli anni Sessanta per montare una storia connessa con la località di Rennes-le-Château[2], fino ad arrivare al punto di dichiararsi lui stesso discendente dei Merovingi (salvo poi ritrattare non solo questa notizia, ma anche la data di fondazione del Priorato[3]).

È esistito però un vero “Priorato” di Sion, dagli scopi più generosi: era un ordine religioso fondato nel 1842 da Théodore Marie Ratisbonne, e formato da due congregazioni, una maschile e una femminile, chiamate rispettivamente Preti e Suore della Nostra Signora di Sion (Congrégation des religieuses de Notre-Dame de Sion); l’ordine si occupava prevalentemente di opere missionarie nei confronti della comunità ebraica[4].

Pagina delle "Informazioni storiche":

Nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers secrets, in cui si forniva l’identità di numerosi membri del Priorato, compresi Isaac Newton, Botticelli, Victor Hugo e Leonardo da Vinci.

È ormai stato dimostrato che i documenti noti col nome di Les Dossiers secrets sono un falso moderno: lo ha affermato proprio uno degli autori delle carte, Philippe de Chérisey, morto nel 1985. Come se non bastasse, Les Dossiers secrets sono stati rinvenuti nella biblioteca proprio dalle persone che ce li avevano nascosti: Pierre Plantard, che alla fine confesserà di aver fabbricato le pergamene, e il suo gruppo[5].


[1] F. Garufi, Rennes-le-Château: un’inchiesta, Fonte Nuova (Roma), 2004, cap. 7.

[2] Il parroco di questa cittadina, Bérenger Saunière (lo stesso cognome che nel romanzo ha il nonno di Sophie), avrebbe trovato dentro le colonne della sua chiesa delle pergamene e un tesoro, identificati con il “tesoro dei Templari” di cui parla Brown (il segreto del figlio della Maddalena, il Priorato e la lista dei suoi “gran maestri”, oltre che ricchezze materiali). Una buona spiegazione delle connessioni del romanzo e più in generale dell’esoterismo con la città si trova sui siti internet http://www.renneslechateau.it e http://www.marianotomatis.it/sion/index.php?l=ITALIANO. Per un dettagliato rapporto sulla vicenda cfr. anche A. Tornielli, Processo al Codice da Vinci, Milano, 2006, pagg. 153 segg. e bibliografia relativa.

[3] Ibidem. Plantard, in una comunicazione del 1989, nega l’origine medievale del Priorato e la ritarda al 1681, ammettendo tuttavia la mancanza di prove e certezze di questa origine.

[4] Enciclopedia Universale Rizzoli Larousse, vol. XIV (1971), p. 52. Cfr. anche l’articolo della Catholic Encyclopedia e del Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon.

[5] M. Introvigne, Il Codice..., cit.




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