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Documento: La distruzione di Gerusalemme dell'anno 70
Messo in linea il giorno Domenica, 02 settembre 2007
Pagina: 7/9
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LA FAME

Il compito dei Romani diventava sempre più arduo; ma in aiuto di Tito intervenne una circostanza nuova, alla quale del resto egli aveva già pensato. La città, come si è visto, rigurgitava di pellegrini affluitivi per la Pasqua ebraica e rimasti chiusi dall'assedio; ora, tutta questa moltitudine di stranieri aveva portato con sé vettovaglie per pochi giorni confidando di rimanere brevemente in città, come al solito, e di trovarvi le cibarie ordinarie: e invece, data l'affluenza, le provviste in poco tempo mancarono del tutto e la fame divenne generale e irrimediabile. Molti pellegrini tentarono di allontanarsi dalla città, vendevano ciò che avevano, ingoiavano le poche monete d'oro ricavate, e fuggivano occultamente per la campagna o presso i Romani; poi con quelle monete, riottenute poco dopo per le vie naturali, si procuravano cibi fuori della cinta d'assedio. Altri, nottetempo, strisciando perlustravano la zona antistante alle mura fino agli avamposti romani, raccoglievano ogni minimo rifiuto di cibo sfuggito ai cani randagi ed agli sciacalli, e se riuscivano a scampare dalle frecce dei legionari rientravano rapidamente in città. Tito sapeva tutto ciò, e per intimidire gli assediati ordinò di crocifiggere dirimpetto alle mura tutti quelli che ne uscivano spinti della fame; ne furono crocifissi più di cinquecento al giorno, ma i capi dei rivoltosi risposero con la già ricordata distruzione dei quattro bastioni romani. Allora Tito, per non esporre i legionari a ulteriori perdite, e insieme per sbarrare la via a quanti uscissero per foraggiare, sottopose al consiglio di guerra la proposta di costruire tutt'intorno alla città un muro di circonvallazione, posto fuori del tiro degli assediati, che impedisse ogni minimo passaggio. La proposta, approvata dagli alti comandanti, fu subito eseguita: per i legionari, lungamente esercitati in tal genere di lavori, non era un'impresa di straordinaria difficoltà. Distesesi a catena, le legioni in soli tre giorni costruirono un muro alto 3 metri e lungo 39 stadi (più di 7 chilometri); partiva esso dal lato occidentale della città, dove Tito aveva messo il suo personale accampamento, e scendendo verso il sud piegava poi nella valle della Geenna, risaliva quindi a nord sul monte degli Olivi, puntando infine verso ovest si ricongiungeva attraverso il quartiere di Bezetha al suo punto di partenza. Lungo il percorso erano collocate 13 ridotte fortificate, con presidii armati. Al cominciare della notte, Tito in persona ispezionava tutte le ridotte; sulla metà della notte passava a ispezionare il già ricordato Tiberio Alessandro, che adesso fungeva da preside del consiglio di guerra; sul far del mattino passavano i comandanti delle legioni. Le ridotte erano munite di torrette per segnalazioni luminose durante la notte, e così erano in continuo collegamento fra loro.




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