Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Problemi e soluzioni per l'impostazione di una cristologia del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Venerdì, 25 aprile 2008
Pagina: 3/5
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Metodologie cristologiche.

A questo punto si pone la questione di sapere come ci si debba muovere, cioè come procedere per rendere onore alla molteplicità cristologica propria del Nuovo Testamento. I tentativi dispiegati sono vari e denotano una pluralità di ermeneutiche, che riguarda non solo i testi studiati ma pure i lavori degli studiosi[1]. Qui ne esemplifichiamo alcuni, proponendo anche la nostra scelta.

Il modo più semplice è di ricercare quali titoli nel Nuovo Testamento siano attribuiti a Gesù. Ciò può essere fatto in maniera semplicemente descrittiva, se non proprio catalogica, e allora abbiamo le pubblicazioni di Taylor, che ne elenca una quarantina, e di Sabourin, che ce ne dà una cinquantina[2]. Ma la ricerca può anche essere fatta in termini più critici, e qui si distinguono le opere di Cullmann e di Hahn. Il primo ne prende in considerazione una decina, sistematizzandone l’analisi a seconda che essi si riferiscano all’attività terrena di Gesù (profeta, servo, sacerdote), a quella futura (messia, figlio dell’uomo), a quella presente (signore, salvatore), o alla pre-esistenza (Logos, Figlio di Dio, “Dio”)[3]. Il secondo ne esamina solo cinque (Figlio dell’uomo, Signore, Cristo, figlio di Davide, e figlio di Dio)[4], adottando come criterio d’indagine il diverso background religioso-culturale, così da distinguere la semantica dei rispettivi titoli a seconda che si tratti dello sfondo veterotestamentario, dell’ambiente giudaico (palestinese ed ellenistico) e di quello dell’ellenismo gentile. Questi tentativi sono certamente utili, ma o stanno a un livello espositivo troppo superficiale (Taylor e Sabourin) o sono troppo parziali e sono comandati da pre-concetti particolari, per non dire che non comprendono la totalità della titolatura cristologica (Cullmann e Hahn). Del resto, non è senza significato che questo tipo di impostazione sia ormai abbandonato.

Apparentemente più soddisfacente è il procedimento di chi privilegia alcuni grandi temi cristologici a dimensione neotestamentaria-globale. Così abbiamo per esempio gli studi che vertono sulla pre-esistenza di Cristo[5], sulla sua umanità e divinità[6], sulla incarnazione[7], ecc. Può anche avvenire che studi del genere non riguardino l’intero Nuovo Testamento, ma si limitino a un solo autore come Paolo. Si tratta di apporti certamente interessanti, ma il loro limite è di sconfinare in una visione sistematica della tematica affrontata, o meglio di partire già da una impostazione di tal genere. In questo caso ad essere sacrificata è la visione storica delle cose, la quale nel concetto ebraico e cristiano della rivelazione è e deve restare prioritaria e fondamentale.

Un terzo modo, perciò, è quello che concede spazio al criterio dello sviluppo cronologico, ma in quanto prende in considerazione la diversità degli ambiti culturali incontrati dall’evangelo e in specie dalla fede cristologica (parzialmente sulla linea del già citato Hahn). Esempio tipico di questo procedimento è stata l’opera di Fuller, che rappresenta finora il più classico tentativo di questo genere[8]. L’Autore studia l’impiego dei maggiori titoli cristologici passando attraverso i tre ambienti distintivi delle origini cristiane: la chiesa palestinese di lingua aramaica, le comunità cristiane innestate sul giudeo-ellenismo, e quelle della missione in ambito ellenistico-pagano. Di volta in volta egli scopre uno spostamento di accento che parte da un primo, semplice interesse vertente sulla vita-morte-risurrezione di Gesù e sull’attesa della sua ultima venuta, passa attraverso una seconda fase in cui si affaccia l’idea di una missione dall’alto, per giungere poi allo stadio finale in cui di Gesù Cristo si afferma la pre-esistenza e la divinità. Questo tipo di impostazione ha certamente il merito di attirare l’attenzione sull’importanza dell’inculturazione della fede cristologica, ma ne enfatizza eccessivamente i rispettivi momenti; soprattutto tipizza in modo storicamente infondato caratteristiche ritenute esclusive di certi ambiti, che invece oggi non si ritengono più tali. La critica verte soprattutto sulla considerazione dell’ambito palestinese come se fosse chiuso e impermeabile dall’esterno. Gli studi di Hengel hanno invece dimostrato il contrario, cioè che una ellenizzazione del paese era già in atto a partire dal terzo secolo a.C.[9]; d’altronde, gli studi sul giudeo-cristianesimo hanno messo in luce il fatto che esso implicava fin dall’inizio varie possibilità ermeneutiche, compresa anche quella di una cristologia alta[10].

Un ulteriore approccio all’argomento è quello di tipo kerygmatico, proprio di Bultmann e della sua scuola[11]. Assunto fondamentale di questa scelta metodologica è che la storia del Gesù terreno sta fuori di ogni teologia (detto alla tedesca, di lui si conosce sostanzialmente solo il “dass” ma non il “was”) e che perciò anche la cristologia non può essere collegata a lui; essa, invece, comincia soltanto con la fede pasquale: tutt’al più, si risale al Gesù terreno partendo da questa fede e se ne recupera la figura solo all’interno di essa. Merito incontrovertibile di questa impostazione è di sottolineare il fatto che tutte le testimonianze cristiane su Gesù sono un prodotto post-pasquale, sicché egli giunge a noi inevitabilmente ‘colorato’ dal filtro della fede della chiesa. Tuttavia, questa impostazione trascura di affrontare il problema cruciale, che sta al centro non solo degli studi neotestamentari ma della stessa fede cristiana, e che si può formulare così: il Cristo della fede post-pasquale è o non è in continuità con il Gesù della storia pre-pasquale? Quindi: la fede della chiesa rappresenta forse un inizio assoluto oppure si aggancia in qualche modo al Gesù terreno, a ciò che egli pensava e manifestava di essere? Pur sapendo, come ben diceva Bultmann, che Gesù non era un cristiano, su che cosa poggia in definitiva la fede cristiana? È forse sufficiente fare di Gesù di Nazareth un mero presupposto della fede e del kerygma pasquali? Così facendo, non si opera forse una sua riduzione a qualcosa di estrinseco o comunque di accessorio, se non addirittura di evanescente? Come superare «il largo, orrendo fossato» (der breite, garstige Graben) di lessinghiana memoria, che verrebbe a crearsi? In questo caso, infatti, non sarebbe tanto teorico il rischio di considerare come base della cristologia, non Gesù, ma la messianologia giudaica[12] o al massimo le Scritture dell’Antico Testamento[13].

L’ultimo tipo di impostazione, a cui accenniamo, è quello dello sviluppo storico, che secondo me va considerato il più pertinente. Esso ritiene che nel ricercare le origini della cristologia neotestamentaria si debba partire comunque dallo stadio gesuano, cioè dalla fase terrena dell’esistenza di Gesù. Qui si tratta di una scommessa: da una parte si è ben consapevoli che il Gesù della storia è tramandato e attestato solo dalla fede nel Cristo risorto, ma dall’altra si pretende che là si trovino almeno alcuni germi costitutivi dell’identità di lui, anzi i primi, quelli fondamentali e fondanti. Soprattutto riteniamo che là si può rinvenire ciò che egli pensava di se stesso, sicché è anche sulla sua autocomprensione di Nazareno atipico che si costruirà l’edificio della cristologia post-pasquale[14]. Inducono a questo tipo di approccio anche gli sviluppi metodologici della Leben Jesu Forschung, che sono ultimamente approdati alla cosiddetta “Third Quest”, tutta protesa a riconsiderare lo specifico ambiente giudaico in cui il Nazareno è apparso ed è vissuto[15]. L’importanza di questo settore degli studi non è solo di tipo gesuologico: essi, cioè, sono utili non soltanto per ricostruire l’arco biografico di Gesù, la cronologia e la topografia dei suoi movimenti, l’ambiente ideale e istituzionale in cui essi si sono svolti, ed eventualmente una più precisa attribuzione a lui di parole e fatti contenuti nei vangeli; in più, questi studi hanno anche un’importante valenza cristologica, in quanto ci permettono di ricostruire l’affidabilità storica dell’autocomprensione che ne risulta da parte di Gesù stesso, così da poter vedere in essa i primi fondamenti portanti degli sviluppi cristologici successivi[16].


[1] Cf. A.J. Hultgren, New Testament Christology. A Critical Assessment and Annotated Bibliography, Greenwood, New York 1988.

[2] Cf. V. Taylor, The Names of Jesus, Macmillan, London 1953; L. Sabourin, Les noms et les titres de Jésus, Desclée, Paris-Bruges 1963.

[3] Cf. O. Cullmann, Christologie du Nouveau Testament, Neuchatel-Paris 1958.

[4] Cf. F. Hahn, Christologische Hoheitstitel: Ihre Geschichte im frühen Christentum, frlant 83, Vandenhoeck, Göttingen 1963.

[5] Cf. F.B. Craddock, The Pre-existence of Christ in the New Testament, Abingdon, Nashville 1968; R.G. Hamerton-Kelly, Pre-existence, Wisdom, and the Son of Man: A Study of the Idea of Pre-existencxe in the New Testament, SNTS MS 21University Press, Cambridge 1973.

[6] Cf. J. Knox, The Humanity and Divinity of Christ: A Study of Pattern in Christology, University, Cambridge 1967; H.D. McDonald, Jesus, Human and Divine: An Introduction the New Testament Chtistology, Baker, Grand Rapids 1968.

[7] Cf. J. Hick, ed., The Myth of God Incarnate, SCM, London 1977; J.D.G. Dunn, Christology in the Making: A New Testament Inquiry into the Origins of the Doctrtine of the Incarnation, SCM, London 1980.

[8] Cf. R.H. Fuller, The Foundations of New Testament Christology, Scribner’s, New York 1965. Parzialmente su questa linea si può considerare lo studio più recente di P.M. Casey, From Jewish Prophet to Gentile God. The Origins and Development of New Testament Christology, Clarke, Cambridge 1991.

[9] Cf. M. Hengel, Judentum und Hellenismus. Studien zur ihrer Begegnnung unter besonderer Berücksichtigung Palästinas bis zur Mitte des 2.Jh. v.Chr., wunt 10, Mohr, Tübingen 1969 (trad. ital., Paideia, Brescia 2001); The ‘Hellenization’ of Judaea in the First Century after Christ, SCM, London 1989 (trad. ital., Paideia, Brescia 1993). Vedi anche E.J. Bickerman, Gli Ebrei in età greca, Il Mulino, Bologna ; S. Applebaum, Judaea in Hellenistic and Roman Times. Historical and Archaeological Essays, Brill, Leiden 1989.

[10] Cf. L. Schenke, Die Urgemeinde. Geschichtliche und theologische Entwicklung, Kohlhammer, Stuttgart-Berlin 1990, 118-119. Dopo che già H. Marshall, Palestinian and Hellenistic Christianity: Some Critical Comments, NTS 19 (1972-73) 271-287, aveva criticato come gratuita la contrapposizione tra una chiesa giudeo-cristiana e un'altra ellenistico-cristiana (contro W. Heitmüller, F. Hahn, R.H. Fuller), invece C.C. Hill, Hellenists and Hebrews. Reappraising Division within the Earliest Church, Minneapolis 1992, sottolinea il fatto che anche tra gli "ebrei" e gli "ellenisti" di Gerusalemme non si devono marcare eccessivamente le differenziazioni teologiche come se gli uni fossero esclusivamente dei conservatori e gli altri solo dei «liberals».

[11] Cf. R. Bultmann, Theologie des Neuen Testaments, Mohr, Tübingen 51965 (trad.ital., Queriniana, Brescia 1993); G. Stanton, Jesus of Nazereth in New Testament Preaching, SNTS MS 27, University, Cambridge 1975; M. de Jonge, Christology in Context. The Earliest Chtistian Response to Jesus, Philadelphia 1988; C. Breitenbach & H. Paulsen, edd., Anfänge der Christologie. Festschrift F. Hahn, Vandenhoeck, Göttingen 1991.

[12] La sua importanza determinante è però ben sottolineata da G. Jossa, Dal Messia al Cristo. Le origini della cristologia, SB 88, Paideia, Brescia 1989.

[13] La loro imprescindibile funzione è stata ben rimarcata da G. Segalla, La cristologia del Nuovo Testamento. Un saggio, SB 71, Paideia, Brescia 1981, 23-67. Per quanto riguada Paolo, cf. ora F. Watson, Paul and the Hermeneutics of Faith, London-New York 2004.

[14] Cf. I.H. Marshall, The Origins of New Testament Christology, InterVarsity, Downers Grove IL-London 1976, 21990; B. Witherington, The Christology of Jesus, Fortress, Minneapolis 1990; H. Giesen, “Der irdische Jesus, Ursprung der neutestamentlichen Chistologie”, Theological Review 87 (1991) 441-460; R.E. Brown, Introduction to New Testament Christology, Chapman, London 1994, 17-102 (Part II: “The Christology of Jesus”); G. Theissen-A. Merz, Der historische Jesus. Ein Lehrbuch, Göttigen 1996, 486s (tr.it., Brescia 1999); D. Marguerat, E, Norelli, J.-M. Poffet, éds., Jésus de Nazareth. Nouvelles approches d’une énigme, Labor et Fides, Genève 1998; J. Schröter, Jesus und die Anfänge der Christologie, BTS 47, Neukirchener, Neukirchen-Vluyn 2001.

[15] Vedi B. Witherington III, The Jesus Quest. The Third Search for the Jew of Nazareth, InterVarsity, Downers Grove IL 1995; e le sintesi offerte da G. Segalla, “La verità storica dei vangeli e la ‘terza ricerca’ su Gesù”, Lateranum 41 (1995) 461-500; G. Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica, “La Bibbia nella storia” 11, Dehoniane, Bologna 2002, 17-36. Su questa linea si pongono anche i due volumi curati da J.H. Charlesworth, Gesù nel giudaismo del suo tempo, Claudiana, Torino 1994; L’ebraicità di Gesù, Claudiana, Torino 2002.

[16] Analogamente già L. Goppelt, Teologia del Nuovo Testamento -1. L’opera di Gesù nel suo significato teologico, Morcelliana, Brescia 1982 (Göttingen 1976), 70, scriveva che “dovrà apparire storicamente assurdo postulare (…) una fede pasquale a prescindere da una fondazione transsoggettiva”.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke