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Documento: Barbara Frale e le scritte sulla sindone di Torino - 1
Messo in linea il giorno Venerdì, 08 gennaio 2010
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Barbara Frale e le scritte sulla sindone di Torino - 1

di Andrea Nicolotti.

L'incredibile teoria elaborata da Barbara Frale riguardo alle presunte iscrizioni antiche visibili sul telo della sindone di Torino. Prima parte.

(per la mancata visualizzazione dei caratteri greci, premi qui)



LA PROPOSTA

Nell'ultimo libro di Barbara Frale La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino, 2009) vengono discusse una serie di scritte che, secondo l’autrice, risulterebbero impresse sul telo della sindone di Torino. Questo libro è il seguito di un altro volume della stessa Frale pubblicato pochi mesi prima, del quale in parte abbiamo già parlato. Si prema qui per leggere. Il contenuto e l'analisi paleografica delle scritte, secondo l’autrice, permetterebbero di datare la sindone di Torino al I secolo d.C., e a collocarla in ambiente palestinese.

Questa, secondo la Frale, sarebbe l'origine delle scritte: un funzionario necroforo ebreo, prima di mettere il corpo di Gesù di Nazaret nel sepolcro, avrebbe appiccicato sulla faccia del cadavere di Gesù, già avvolto nella sindone, una serie di pezzi di papiro con alcune iscrizioni. L'inchiostro di queste iscrizioni, per un fenomeno non spiegato, avrebbe attraversato il papiro e si sarebbe impresso sul lenzuolo sottostante, lasciandone una traccia leggibile anche nel lato interno del telo che stava a contatto con il corpo.

Barbara Frale, recuperando le proposte di alcune altre persone che a partire dagli anni '70 del secolo scorso hanno tentato di leggere e interpretare scritte ricavate dall'esame di alcune fotografie della sindone, propone una propria lettura complessiva dell'intero documento sindonico. Nel presente contributo, che non vuole essere troppo esteso, mi prefiggo solamente di prendere in esame queste scritte e verificarne la portata. Non tratterò quindi di tutta l'interpretazione storica contestuale proposta dalla Frale, la quale cerca di giustificare - a mio modo in maniera inconcludente - la verosimiglianza che nella Gerusalemme della prima metà del I secolo vi sia stato un funzionario necroforo con l’incarico di appiccicare cartigli su un telo funerario di un uomo crocifisso. Anche qui, come già nell'altro contributo dedicato agli scritti della Frale, la questione dell'autenticità della sindone di Torino rimane completamente estranea alla discussione.

 

I fondamenti della teoria

La sindone è un telo di lino della lunghezza all'incirca di quattro metri e mezzo che su uno dei due lati reca impressa su di sé l'immagine del cadavere di un crocifisso. Alcuni trattamenti di vario genere ai quali sono state sottoposte certe fotografie dell'immagine del lenzuolo avrebbero evidenziato l'esistenza di segni compatibili con certe lettere dell'alfabeto greco, ebraico/aramaico e latino. Assieme all'immagine del cadavere, quindi, il lino recherebbe anche l'immagine di alcune scritte. Queste scritte sono invisibili ad occhio nudo e non si vedono sulle normali fotografie, ma risulterebbero evidenti solo da certe rielaborazioni fotografiche. Barbara Frale ritiene che queste scritte non siano state fatte sul lenzuolo, ma su un altro supporto, e che da esso per un fenomeno non chiarito si siano “spostate” anche sul tessuto.

Tutte le scritte, come già detto, non sono state identificate sul lenzuolo o sulle normali fotografie del lenzuolo, bensì su elaborazioni di alcune di queste fotografie. Le iscrizioni sono state rese percepibili partendo da stampe o elaborazioni di negativi fotografici in bianco e nero nei quali, come è noto, i chiaroscuri sono invertiti. L'effetto è che ciò che all'occhio risulta bianco, sulla stampa risulta nero, e viceversa. In questo modo le fattezze dell'uomo raffigurato sul lenzuolo risultano molto più apprezzabili. Quando si osserva una riproduzione negativa dell'immagine della sindone, bisogna sempre tener conto del fatto che essa è invertita quanto ai colori, ed è anche speculare: ciò che sull'originale sta a destra, sul negativo sta a sinistra. Nelle pubblicazioni di Barbara Frale e di chi l’ha ispirata le fotografie delle scritte sono state stampate in modo speculare, per ovviare al problema dell’inversione del negativo.

foto sindone Enrie

È interessante notare che queste presunte scritte non compaiono su un qualsiasi negativo del volto sindonico, ma in sostanza solo sui negativi ottenuti dalle fotografie scattate dal cav. Giuseppe Enrie nell'anno 1931 (sono quelle riprodotte, in piccolo, qui sopra).

Enrie

Dopo il 1931 sono state fatte delle fotografie alla sindone nel 1969 e nel 1973 (Gian Battista Judica Cordiglia), nel 1978 (Vernon D. Miller), nel 1992 (Nicola Pisano) e nel 1997 e 2002 (Gian Carlo Durante). Ognuna di queste riprese fotografiche supera tecnicamente le precedenti, come è ovvio. Però tutte le scritte, con un’unica eccezione, sono state riconosciute grazie a trattamenti di contrasto effettuati sulle fotografie scattate nel 1931; non risulta che tentativi operati sulle altre fotografie più recenti abbiano dato qualche risultato, se non mescolando i dati delle nuove foto con quella vecchia. Questa singolarità, unita al fatto che all'osservazione diretta del tessuto non si avverte la presenza di alcuna scritta, ha indotto molti studiosi che si sono occupati della sindone a scartare la possibilità che queste scritte esistano realmente. Esse sarebbero il risultato di un'interpretazione forzata di ombre e imperfezioni della ripresa fotografica che, ingrandite e sottoposte a forte contrasto, darebbero l'impressione di formare delle lettere. Questo è il motivo per cui da diversi anni, dopo un'euforia iniziale, si parla molto meno di scritte (o monete, o altro ancora) sulla sindone. Credo che quest’informazione preliminare sia necessaria affinché il lettore sappia che di qui in avanti parlerò di scritte della cui esistenza non vi è alcuna certezza. Poiché io non sono un fotografo né un esperto di immagini elettroniche, mi limiterò ad esaminare le scritte come se esse fossero esistenti, ma questo non significa assolutamente che io ritenga che esse lo siano davvero.

Ritengo utile riportare che cosa ha scritto a riguardo uno dei fotografi ufficiali della sindone, Barrie Schwortz, membro dello STURP (Shroud of Turin Research Project, 1978):

Barbara Frale ha “scoperto” iscrizioni sulla sindone che provano che essa è autentica. Tuttavia ella basa le proprie conclusioni sul lavoro fatto dai ricercatori francesi Marion e Courage (pubblicato alla fine degli anni novanta) che avevano fatto le medesime affermazioni. [Seguono considerazioni negative sulla ricerca della Frale, che ometto. N.d.C.] Marion e Courage hanno basato tutto il proprio lavoro solamente sulle fotografie di Giuseppe Enrie del 1931, che sfortunatamente sono state il fondamento di una lunga serie di pretesi oggetti o scritte trovate sulla sindone. Dico “sfortunatamente” perché la pellicola ortocromatica ad alta risoluzione usata da Enrie, accoppiata con il massimo di luce radente che egli usò quando fece le fotografie, ha prodotto ovunque sulla sindone un infinito numero di sagome e figure. Siccome la pellicola ortocromatica fondamentalmente registra solo il colore bianco o il nero, ogni gradazione di tono intermedio della sindone è stata alterata o mutata a solo bianco o solo nero, tralasciando essenzialmente molti dati e MUTANDO il resto. La stessa struttura a grani della pellicola ortocromatica è caratteristica: essa non è omogenea ed è fatta di agglomerati e ammassi di grani di differenti dimensioni che, qualora vengano ingranditi, appaiono come un'infinita miriade di sagome. È facile trovare qualunque cosa si sta cercando, ingrandendo e poi duplicando l'immagine in sviluppi supplementari di pellicola ortocromatica, creando così un numero di sagome sempre maggiore. Nonostante le immagini di Enrie siano superbe per una visione generale della sindone (appaiono eccellenti), esse contengono solo una piccola parte dei dati che realmente stanno sulla sindone, ragion per cui esse sono assai poco affidabili per scopi di ricerca di immagini e hanno la tendenza a condurre ad affermazioni del tipo “Mi sembra di vedere...”. Sarei molto più fiducioso se queste affermazioni fossero basate su immagini contenenti tutti i colori della sindone, che comprendano TUTTI i dati disponibili. Come ho cercato di spiegare a Fr. Francis Filas, che per primo ha “scoperto” le piuttosto dubbie iscrizioni di moneta sugli occhi e che ha allargato e duplicato le immagini di Enrie (per almeno cinque sviluppi, e sempre su pellicola ortocromatica), il confine tra il miglioramento dell'immagine e la manipolazione è sottile. Fr. Filas presentò inizialmente le sue scoperte al gruppo dello STURP nel 1979 e, francamente, nessuno dei tecnici dell’immagine accolse le sue proposte[1].

Prima di continuare, un'osservazione di metodo. Barbara Frale ha scritto un libro di circa trecento pagine per interpretare, tradurre, datare e contestualizzare le scritte della sindone. In nessuna di queste pagine ho potuto trovare una menzione della possibilità che queste scritte non esistano. La Frale, che lavora in un prestigioso archivio pontificio e presta la sua opera all'interno di una scuola di paleografia, non può non sapere che nessuna fotografia, fatta eccezione per certi e ben precisi casi, può completamente sostituire l'osservazione diretta del supporto scrittorio. Poiché è evidente che la sindone non può essere osservata ad occhio nudo e sotto la lente di ingrandimento con tanta facilità, in quanto normalmente giace chiusa all'interno di uno scrigno a tenuta stagna, in assenza di aria e sotto gas inerte, non si può pretendere dalla Frale che si rechi sul posto ad esaminare l'oggetto; ma appare inaccettabile che si proponga la lettura di scritte ricavate da negativi di vecchissime fotografie, che al momento non risultano dalla stragrande maggioranza delle altre più moderne fotografie, e che sono il frutto di elaborazioni di contrasto operate su alcuni negativi e con il fortissimo rischio che queste elaborazioni abbiano alterato l'immagine. Il lettore avrebbe dovuto essere informato dei problemi tecnici di quest'operazione, e avrebbe dovuto essere messo al corrente del fatto che esiste una serie di studiosi della sindone, anche tra quelli più noti per essere convinti della sua antichità e autenticità, i quali hanno più volte dichiarato che non hanno visto alcuna scritta e che non ritengono che l'esame del tessuto abbia dato risultati in questo senso. Ritengo che quest’omissione di informazione sia una grave scorrettezza.

Accantonando momentaneamente la questione dell'esistenza o meno delle scritte, passo ad esaminare la loro interpretazione; mi pare necessario ricostruire cronologicamente tutte le letture che sono state proposte dagli studiosi sul cui lavoro Barbara Frale ha fatto affidamento. Ogni volta che comparirà un numero di pagina tra parentesi tonde, si tratterà di un rimando al suo volume La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino, 2009).


[1] Premi qui per vedere l’originale inglese.




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