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Documento: Barbara Frale e le scritte sulla sindone di Torino - 1
Messo in linea il giorno Venerdì, 08 gennaio 2010
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André Marion[15]

André Marion era un membro dell’Institut d'optique théorique et appliquée di Orsay. Barbara Frale (p. 107) ricorda molti suoi meriti scientifici nel campo dell’ottica, e presenta il suo lavoro come per certi versi più affidabile rispetto a quello dei suoi predecessori, con questa motivazione:

Marastoni è un sacerdote e anche Messina e Orecchia sono cattolici: la loro formazione culturale e forse anche le convinzioni religiose possono averli resi vittima di un effetto particolare simile a quello che accade a chi guarda le famose macchie di Rorschach che si usano in psicologia: ciascuno vi vede cose diverse a seconda di ciò che desidera vedere.

Forse Marion, contattato nel 1994 da due membri del Centre International d'études sur le Linceul de Turin, poteva garantire un approccio più distaccato. Sul fatto che si trattasse di persona del tutto estranea e disinteressata al tema, io però ho i miei dubbi: a conclusione del suo studio egli si preoccupa di farci sapere di aver forse trovato “un nuovo argomento a favore dell’autenticità della sindone di Torino”. Inoltre occorrerebbe almeno segnalare che il tema gli era quantomeno congeniale, al punto che si è voluto dedicare alla scrittura di un intero libro sulla sindone - che per i tre quarti è purtroppo occupato da disquisizioni storiche che non si mostra in grado di maneggiare - allo scopo di dimostrare la forte probabilità che la sindone abbia contenuto il corpo di Gesù Cristo. Un altro suo libro si intitola Gesù e la scienza, la verità sulle reliquie di Cristo. Un terzo volume l’ha dedicato ad un'altra reliquia, la tunica di Gesù conservata ad Argenteuil: egli ritiene di poter dimostrare che la distribuzione delle macchie di sangue che si trovano sulla tunica corrispondono perfettamente alle lesioni provocate dal trasporto della croce e sono sovrapponibili con i segni delle ferite riscontrati sulla sindone di Torino[16]. In campo non cristiano, Marion è anche noto per i suoi studi ottici sulle fotografie degli oggetti volanti non identificati che si dice abbiano sorvolato il cielo del Belgio tra il 1989 e il 1990[17]. Se la Frale desidera adoperare l’argomentazione della “formazione culturale” e delle “motivazioni religiose”, non mi pare abbia scelto l’individuo giusto.

André Marion ha lavorato su immagini prodotte dalla digitalizzazione di alcune fotografie della sindone: una riproduzione su pellicola in formato 30x40 della celebre fotografia di Enrie del 1931 e altre fotografie non meglio specificate effettuate da Vernon Miller nel 1978 con diverse illuminazioni e in diverse bande dello spettro luminoso. Le foto all'ultravioletto non furono utilizzate perché esse non mostrarono informazioni significative sui segni grafici.

A partire dalle suddette fotografie ne sono state create delle nuove, riprodotte in diverse stampe a diversi gradi di ingrandimento e con procedimenti di sviluppo differenziati. Il processo di digitalizzazione elaborato da Marion è basato su due concetti fondamentali: il primo è il tentativo di eliminare l'effetto di disturbo ottico provocato dalla presenza della duplice trama del tessuto della sindone, che costituisce una specie di rumore di fondo che nuoce alla visibilità di eventuali segni grafici sovrapposti:

trama

Il secondo concetto è quello di concentrare su una sola immagine finale tutte le informazioni ricavate dalle diverse fotografie della medesima area. Per semplificare: prima occorre eliminare, con un particolare trattamento elettronico, lo sfondo a spina di pesce delle fotografie, cioè l'ordito del tessuto; poi si assemblano elettronicamente tutte le fotografie già trattate in questo modo, dando origine ad un'unica immagine; infine quest'ultima immagine prodotta dal trattamento delle precedenti viene filtrata in modo da far emergere al massimo i presunti segni grafici, che vengono resi ancora più visibili con l’aumento del contrasto.

Tutti i vari passaggi di questo trattamento, di cui la Frale non fa parola, li ho appresi dalla lettura di un articolo specialistico in lingua inglese e di un capitolo del libro di Marion sulla sindone, scritto assieme ad Anne-Laure Courage[18]. Non mi sento in grado di esprimere un parere tecnico risolutivo su questi complicatissimi passaggi; appare comunque evidente che la novità rispetto ai precedenti tentativi è che Marion non ha lavorato su fotografie della sindone, bensì sulla digitalizzazione elettronica di una serie di diverse fotografie della sindone, ingrandite, deformate e sviluppate con metodologie diverse, che sono poi state fuse in un'unica immagine. Quindi ogni fotografia che viene mostrata al termine dell'operazione, sulla quale qualcuno ha ritenuto di poter scorgere delle scritte, non è una originale fotografia della sindone, più o meno esasperata nei contrasti, ma il risultato di un complesso processo di manipolazione digitale che ha allontanato di molto quell'immagine dalla ripresa analogica originaria. Marion si preoccupa di far sapere al lettore che “questa metodica non viene sempre accettata, neppure dagli specialisti”, ma ha dato, secondo lui, numerosi risultati efficaci[19].

Nelle sue pubblicazioni Marion forniva un esempio fotografico di questi passaggi; si tratta delle medesime fotografie riprodotte nel libro di Barbara Frale, che lei però ristampa senza la didascalia che le spiegava una ad una. È il punto della sindone in cui Marion, seguendo un’intuizione di padre Dubois proposta nel 1982, legge la parola greca REZw, cioè un verbo le cui prime tre lettere sono scritte in capitale e l’ultima in onciale. la scritta appare di colore bianco sul negativo fotografico. Tutte le altre scritte di cui abbiamo parlato finora, e di cui parleremo, appaiono nere sul negativo, quindi dovrebbero essere chiare sul positivo (e sul tessuto). Non è stata fornita una spiegazione per questa strana scritta che la Frale dice di poter vedere anche su una qualunque stampa economica dell’Enrie; se tutte le altre scritte appaiono di un altro colore, secondo lei, è perché questa “dev’essere stata realizzata con un inchiostro o del materiale diverso” (pp. 105 e 110). Ecco dunque le immagini:

a) zona digitalizzata su una delle immagini; b) dilatazione verticale dell'immagine e lisciatura parallela alle spine di pesce; c) lisciatura perpendicolare alle spine di pesce, eliminazione dei laschi residui e riduzione verticale dell'immagine; d) prima componente principale; e) risultato dei filtraggi; f) applicazione di un filtro di diffusione sull'immagine precedente.

Il mio giudizio su queste immagini sarà necessariamente più articolato. Occorre partire dalla consapevolezza che la foto f) non è una fotografia della sindone, ma il risultato di una serie di elaborazioni operate su tante fotografie della sindone mescolate assieme. Non posso valutare la bontà di quest'operazione, ma posso dire che in quest’immagine a malapena distinguo la lettera E. La lettura della P iniziale è molto influenzata dalla presenza di una macchia nettamente evidente su quello che dovrebbe essere l'occhiello della lettera; ma la fotografia a) dimostra che si tratta di un filo che sporge dal tessuto. Eliminata quella macchia, la prima lettera più che altro mi sembra un punto interrogativo rovesciato. Della Z si vedrebbero pochi tratti, e quello orizzontale superiore è storto e più basso rispetto al calibro delle altre “lettere”; la omega finale non si può distinguere.

Per un motivo non espresso, l’unica elaborazione di cui vengono parzialmente documentati i passaggi è quella che stranamente appare in un colore diverso dalle altre (bianco in negativo); di tutte le rimanenti scritte (nere in negativo) non c’è documentazione visiva grezza. Perché è stata scelta proprio l’unica scritta bianca?

Tutte le altre letture proposte da Marion sono documentate solo da due fotografie accostate; la prima mostra esclusivamente il risultato dell'ultima elaborazione (il punto f), e la seconda è uguale alla prima, ma i presunti tratti visibili sono stati ripassati con una specie di pennarello. Mancando quindi le foto di partenza e la completa documentazione dei passaggi intermedi, sarebbe scorretto proporre qualunque lettura.

Mi pare significativo il giudizio di un sindonologo, Mark Guscin, che ha assistito alla proiezione delle immagini durante un simposio che si è tenuto a Nizza:

Le fotografie usate da Marion e Courage mostravano le aree della sindone dove essi potevano vedere le iscrizioni, poi i vari trattamenti ottici ai quali le avevano sottoposte e infine le iscrizioni, marcate dove essi le potevano vedere. Tali iscrizioni erano visibili solo in queste ultime fotografie. Non si vedeva assolutamente nulla su nessuna delle altre fotografie[20].

Qui mi limito ad esporre quanto è stato letto da Marion, aggiungendo un mio commento, basato sulle stesse foto elaborate, fonte che peraltro ritengo dubbia e insufficiente. Ricordo che la foto inferiore, quella con le scritte in evidenza, è stata ripassata da Marion; occorre guardare solo quella che sta sopra.

a)

 

 

 

 

 

 


Marion legge una scritta INNECEM alta circa 1 cm, segnalando però che molti tratti sono ricostruiti ipoteticamente. Della M finale, ad esempio, si vedrebbe solo uno spezzone; le lettere iniziali sono appena percepibili. Sostanzialmente è la stessa lettura di Marastoni. Io vedo altre macchie nere prima e dopo il testo ipotizzato (ad esempio, una specie di Z al fondo) che per qualche motivo non dichiarato vengono del tutto ignorate.

b)

 

 

 

 

 

 


Una doppia N sul mento, alta 2 cm, che Marastoni vedeva come ripetizione del segno NN di INNECE. Marion sostiene che il segno è simile ma non identico; non sa se si tratta di un monogramma o del frammento di una parola.

c)

 

 

 

 

 

 


Una scritta greca di 3 cm: YS KIA con la A finale dubbia, in quanto potrebbe essere una X. Marion propone l’integrazione [O]Y SKIA e traduce volto ombra, dovendo però ipotizzare un errore di spaziatura e separazione tra le parole e un uso dei casi difficilmente spiegabile (due nominativi accostati!) Nell’articolo specialistico la prima parola ipotizzata è [O]Y, che però molto raramente vuol dire volto; nel libro tradotto in italiano vedo riportato [W]Y con omega, forma molto più usata ma graficamente diversa. Marion ci tiene a sottolineare che alcuni esperti interpellati hanno proposto anche spiegazioni diverse (parola in codice, numero, etc.).

d)

 

 

 

 

 

 


Un gruppo SB, alto circa 3 cm, con base rivolta all'esterno del lenzuolo. Per Marion si può trattare di una sigla; pensa a Baldovino II che sarebbe stato uno dei proprietari del lenzuolo (notizia peraltro priva di riscontro storico certo). Quindi, Signum Baldini (che la Frale corregge in Balduini; p. 112).

e)

 

 

 

 

 

 


Nello stesso punto in cui si trova SB, girando la fotografia al contrario, si ritrova la scritta NNAZARENNOS (doppia N erronea ed E al posto di H). È la stessa scritta latina vista da Marastoni, che qui però diventa greca. Le due N sono accollate, la R potrebbe essere una R, la E è dubbia, NN pure, e poi segue uno spazio quasi vuoto, quindi un S. La Z che Marastoni diceva essere tracciata con il tratto obliquo inverso, ora è diventata diritta. Questa scritta di 3 cm sarebbe, come già detto, scritta sullo stesso spazio dell’SB già esaminato. Sempre nello stesso punto comparirebbe, sovrapposto all'ipotizzato “Nazareno”, un altro gruppo ARE in caratteri più marcati e obliqui.

f)

 

 

 

 

 

 


Marion ritiene che la sua tecnica di elaborazione sia poco adatta all'analisi di particolari piccoli, ma vuole comunque tentare di leggere una piccola scritta che comparirebbe sempre nella medesima zona: ADA o ALA seguita da una non meglio identificata lettera (U?). Viene proposto ADA[M] (Adamo), perché Gesù era soprannominato il Novello Adamo.

g)

 

 

 

 

 

 


In corrispondenza del collo Marion “sospetta” la presenza di segni grafici di circa 3 cm: è forse riconoscibile una H, una S, una O pochissimo visibile e una U. L’accostamento rimanda immediatamente a [I]HSOU[S], cioè Gesù, ma Marion ritiene che su questo punto occorra “attenersi alla massima prudenza”. La Frale abbandona ogni anche minima prudenza e legge ciò che Marion non si sentiva di leggere a cuor leggero, e che io non leggo in alcun modo.

h)

 

 

 

 

 

 


Sulla fronte sarebbero visibili le due lettere IC, che Marion interpreta come le iniziali di Iesus Chrestos (sic!).

 

Questo sarebbe il risultato finale, con le scritte sovrapposte da rimettere mentalmente al loro posto seguendo le frecce:

Secondo Marion la natura fisica delle scritte non è conosciuta, ma dalle fotografie la loro struttura risulta essere uguale a quella che compone l'immagine del corpo impresso[21]: la colorazione di quest’ultima è data dalla presenza di piccole fibrille superficiali del tessuto che sono più scure delle altre. Le variazioni di intensità della colorazione sono dovute alla densità delle fibrille colorate, cioè al numero di fibrille ingiallite per unità di area. Se Marion ha ragione, il processo che ha provocato la formazione dell’immagine dell’uomo sulla sindone è il medesimo che ha creato le tracce delle iscrizioni.

Marion ha pure individuato la presenza di zone rettilinee più scure che circondano il viso formando due U dal preciso disegno geometrico, l’una interna all'altra, disposte simmetricamente intorno al viso. Marion ricorda l'ipotesi di Marcel Alonzo e Grégoire Kaplan secondo cui questi segni potrebbero essere dovuti all'azione di qualche prodotto spalmato sull'esterno del tessuto, una specie di appretto per rendere possibile l'apposizione delle scritte. Qualcuno ha pensato ad una intelaiatura utilizzata per tenere in posizione la testa del defunto. Un'altra ipotesi parla dell'esistenza di cornici con iscrizioni, che avrebbero lasciato l'impronta a causa di un prolungato contatto[22].

Il saggio prosegue in un nuovo documento. Premere qui per continuare.


[15] A. Marion, Discovery of inscriptions on the shroud of Turin by digital image processing, in «Optical Engineering» 37/8 (1998), pp. 2308-2313; Id., La sacra Sindone, Vicenza, Neri Pozza, 1998, pp. 162-184.

[16] A. Marion - A. L. Courage, Nouvelles découvertes sur le suaire de Turin, Paris, A. Michel, 1997 (trad. ital. La sacra Sindone. Nuove scoperte, Vicenza, Neri Pozza, 1998); A. Marion, Jésus et la science. La vérité sur les reliques du Christ, Paris, Presses de la Renaissance, 2000; A. Marion - G. Lucotte, Le Linceul de Turin et la Tunique d'Argenteuil, Paris, Presses de la Renaissance, 2006.

[17] Premi qui per il documento.

[18] A. Marion, Discovery of inscriptions on the shroud of Turin by digital image processing, in «Optical Engineering» 37/8 (1998), pp. 2308-2313; Id., La sacra Sindone, Vicenza, Neri Pozza, 1998, pp. 162-184.

[19] A. Marion, La sacra Sindone, op. cit., p. 163.

[20] Premi qui per il documento

[21] A. Marion, Discovery of inscriptions, op. cit., p. 2310; Id., La sacra Sindone, Vicenza, Neri Pozza, 1998, pp. 156 e 173.

[22] A. Marion, La sacra Sindone, op. cit., pp. 155 e 186-188.







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