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Documento: La filologia e i suoi problemi - Introduzione alla filologia
Messo in linea il giorno Sabato, 29 settembre 2001
Pagina: 8/10
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L'edizione critica e l'apparato

Compito del filologo è dar la caccia agli errori (quelli della tradizione manoscritta). Il risultato è l’edizione critica, nella quale il filologo, fondandosi sulla tradizione manoscritta e documentandola nell’apparato critico, mira a darci un testo più vicino possibile a quello originario.

Quando vediamo un’edizione critica moderna, rimaniamo anzitutto colpiti dalla presenza di certi segni grafici nel testo e dall’apparato critico, talora molto esteso, con le varianti dei manoscritti a piè di pagina.

L’apparato critico può essere positivo o negativo. Nell’apparato positivo si ripete, dopo aver indicato il numero della riga del testo a cui si fa riferimento, la parola o il gruppo di parole del testo per le quali esistono noi codici lezioni differenti; dopo due punti o parentesi quadra di chiusura, si segnalano le varianti con le sigle dei codici che riportano quelle varianti.

Per esempio, ecco come si presentano le prime righe dell'edizione critica dell'Ad Demetrianum di San Cipriano curata da Ezio Gallicet (Torino, 1976, Corona Patrum 4):

Ad Demetrianum

In apparato potremmo avere nell’ipotesi che i codici siano quattro (ABCF):

1. oblatrantem te: te oblatrantem CF

(in questo caso è sottinteso che A e B danno: oblatrantem te). Si potrebbero però indicare per esteso, se sono pochi, i codici che riportano la lezione accettata nell’edizione. Ad es.: 1. oblatrantem te AB: te oblatrantem CF.

L’apparato negativo non ripete invece la lezione del testo pubblicata, ma solo la variante (o le varianti). Nell’esempio citato avremmo:

1. te oblatrantem CF.

Questo tipo di apparato è più sbrigativo, occupa, meno spazio, ma richiede maggior impegno da parte dei lettore.

I principali segni critici solitamente usati nelle edizioni sono i seguenti :

[ ]

Le parentesi quadre indicavano comunemente che le parole poste tra, esse benché riportate dalla tradizione manoscritta (tutta la tradizione, di solito), secondo l’editore vanno espunte; tuttavia, oggi si va affermando l’utilizzo per indicare un danno fisico del testo, e per indicare l’espunzione dell’editore si usano le graffe {};

[[ ]]

Le doppie quadre comprendono lettere e parole espunte dal copista stesso.

< >

Le parentesi acute indicano che le parole poste tra esse vanno inserite nel testo, sono un’integrazione dell’editore;

*

Un asterisco o più asterischi segnalano una lacuna nella tradizione manoscritta, che non si sa come riempire;

† o ††

Una croce (crux desperationis) o obelos, oppure due, una all’inizio e una alla fine di un gruppo di parole, indicano che il passo è corrotto, ma è difficile correggerlo;

Parole in corsivo: sono integrazioni o correzioni dell’editore (talora possono segnalare citazioni o allusioni ad altri autori o opere).

Nelle epigrafi e nei papiri si usano invece i seguenti segni:

< >

Per integrare;

[ ]

Le parentesi quadre servono pure per integrare nelle lacune fisiche del testo;

{}

Per espungere;

<< >>

Anche le doppie parentesi acute indicano espunzione;

( )

Le parentesi tonde rappresentano delle soluzioni di abbreviazioni (nelle edizioni di testi invece hanno valore di parentesi vere e proprie e sono rare);

‹ ›

Per correggere;

Un puntino sotto una lettera indica che essa è di lettura incerta nell’originale; questo segno è sempre più utilizzato anche al di fuori dell’epigrafia e della papirologia.

Le principali abbreviazioni usate negli apparati critici sono1: add. = addidit, addiderunt; con. o ci. = coniecit; cl. = collato; con. = conexit; del. = delevit; def. = deficit; dett. = deteriores; dist. = distinxit; ins. = inseruit; ras = rasura; suppl. = supplevit; trans. o transp. = transposuit.


NOTE AL TESTO

1Cfr. F. SEMI, Manuale di filologia classica, Padova, Liviana, 1969, p. 2.




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