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Documento: Ancora sul «Signum fusteum»
Messo in linea il giorno Lunedì, 13 settembre 2010
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Elogi, competenze, dignità e titolature

 

Un argomento molto caro a Barbara Frale è quello dei pubblici riconoscimenti, dei titoli e dei sostegni accademici. Nonostante questo genere di argomentazioni non sia molto frequentato sulle riviste scientifiche, e nemmeno molto elegante, l’autrice ci tiene ad informare i lettori che il suo libro - da me e da altri criticato - ha vinto il premio Foemina d’oro ed è stato ben recensito da “grandi firme del giornalismo culturale italiano come Michele Smargiassi e Mario Baudino”; inoltre, si sono espressi a suo favore “due esperti di storia dei Templari famosi in ambito internazionale, cioè Franco Cardini e Simonetta Cerrini”. Infine, la teoria sindonico-templare da lei esposta - e da me rigettata - sarebbe in verità “già vecchia di trent’anni” e di conseguenza del tutto rispettabile, quasi pacifica, proposta per la prima volta dallo “storico laureato ad Oxford Ian Wilson” e successivamente “ripresa in esame da Francesco Tommasi dell’Università di Perugia”[1].

Poco valore hanno invece le critiche che le sono state mosse da quello che lei ritiene essere il “polo torinese” dei suoi detrattori: oltre a me, Frale cita Massimo Vallerani, Sergio Luzzatto e Bruno Barberis, docenti presso l’Università di Torino, ai quali si aggiunge Mons. Giuseppe Ghiberti, della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Per ultima, relegata in nota, viene citata una “sporadica comparsa” nel dibattito di Luciano Canfora. L’autrice dimentica di elencare tra i suoi critici Mons. Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano presso il quale Frale lavora[2].

Il più grosso difetto degli studiosi che la criticano, come in questa occasione e altrove Frale ha voluto sottolineare, è quello di non possedere una “competenza specifica” che li autorizzi a muovere critiche nei confronti dei suoi libri. A Sergio Luzzatto in occasione del suo articolo su Aquilanti ha ricordato di essere uno “storico contemporaneo” che quindi non può avere competenza sul medioevo[3] (oggi però si è corretta, e lo chiama “docente di storia moderna”: Frale sembra avere l’abitudine di confondere cattedre ed insegnamenti[4]). Barberis, pur essendo il presidente del Centro internazionale di sindonologia, è un matematico, quindi parla di cose di cui “non risulta essere un esperto”[5]. Luciano Canfora sarebbe addirittura incompetente in papirologia. Potrei aggiungere che anch’io non sono un medievista di formazione, e che Giuseppe Ghiberti, pur essendo il Presidente del comitato diocesano per l’ostensione della sindone, è un biblista. Solo Massimo Vallerani, che insegna storia medievale, sembra essere titolato a parlare dei libri di Frale: forse è per questo che lungo tutto l’articolo Frale evita accuratamente di entrare in dialogo critico con lui.

Eppure non risulta che il comitato di assegnazione del premio Foemina d’oro, di cui Frale si vanta, sia un consesso di esperti di storia medievale; nemmeno i giornalisti della Stampa e di Repubblica sono noti come insigni medievisti. Ian Wilson, spesso presentato come “storico”, è in possesso di una laurea in storia moderna, e non penso che questo titolo o l’aver pubblicato una serie di monografie dai titoli talora francamente imbarazzanti sia sufficiente per fargli meritare la qualifica[6]. Ma la cosa più evidente è che questa propensione di Frale a delegittimare tutte le critiche che non le provengono da qualcuno che lei ritiene titolato a rivolgerle, stride fortemente con quanto ella stessa dimostra di fare in quasi tutto ciò che scrive.

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali (indirizzo archeologico medievale) all’Università della Tuscia di Viterbo, Frale ha studiato paleografia, diplomatica e archivistica presso la Scuola Vaticana ed ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia della società europea presso l’Università di Venezia con una tesi sul processo ai Templari. Eppure nei suoi libri mostra di potersi occupare di tutto. Esamina i testi evangelici del I secolo che trattano della sepoltura di Gesù e maneggia anche la letteratura rabbinica; è in grado di spiegare la teologia essena, anzi, di mostrare quanto essa sia stata influenzata dalla presenza della sindone a Qumran; conosce la letteratura cristiana antica e disserta di gnosticismo, concili ecumenici e crisi iconoclasta (magari confondendo i nomi dei concili, dei Padri della Chiesa e facendo di platonismo e neoplatonismo la stessa cosa[7]); è esperta di storia e teologia bizantina, conosce a fondo le vicende delle reliquie acheropite; ci spiega il contenuto della Dottrina siriaca di Addai e degli Atti greci di Taddeo, dimostrando una competenza su testi che vanno dal I al X secolo d.C. (anche se poi confonde un’opera con l’altra[8]); sa dichiarare l’autenticità sia delle lettere degli imperatori bizantini sia delle (inesistenti) scritte in ebraico del I secolo che intravede sulla sindone[9]; è esperta di antichi tessuti funerari giudaici; conosce e ci descrive lo svolgersi e i risultati degli esami chimici e fisici operati sui frammenti del tessuto sindonico; sa spiegarci con chiarezza il perché l’esame del carbonio 14 a cui è stata sottoposta la sindone è stato condotto con “procedura improvvisata e poco scientifica”[10]; può qualificare come “assurda” la metodologia di ricerca sul Gesù storico della quale gli esperti si stanno occupando da più di un secolo[11]; mostra competenze di medicina legale, chimica, fisiologia, paleografia greca, latina ed ebraica (anche se non conosce i nomi delle lettere dell’alfabeto[12]), sigillografia bizantina, diritto romano e giudaico, e molte altre cose. Non c’è da stupirci, a questo punto, se ella ha avuto l’ardire di scrivere che Luciano Canfora non è un esperto nel campo della paleografia e della papirologia, e nemmeno se ha potuto scrivere che Sergio Luzzatto “non dà sempre ottima prova di sé, come dimostrano certi svarioni contenuti nel suo libro su Padre Pio”[13]. Abbiamo dunque qualche difficoltà ad accettare da parte di Barbara Frale qualsiasi argomentazione legata alla “competenza specifica”, da chi è avvezza ad occuparsi e a giudicare gli altri su ogni aspetto dello scibile umano, e dopo i Templari si appresta a pubblicare libri sulla storia del Novecento.

Se poi volessimo davvero conoscere qual è stato l’impatto della teoria sindonico-templare di Ian Wilson, oggi seguito da Barbara Frale, nell’ambito della storiografia specialistica sull’Ordine dei Templari, potremmo citare il classico studio di Alain Demurger, che menziona Wilson tra gli autori di “elucubrazioni di ogni sorta, buone per alimentare i racconti sui misteri, i segreti e i tesori dei Templari”; oppure Malcolm Barber, secondo il quale “non un solo brandello delle minuziose prove citate consente di stabilire una connessione tra i Templari e la reliquia, mentre l’intera struttura della teoria sembra in larga misura appartenere alle fantasie che circolavano alla fine del XVIII secolo e agli inizi del successivo”[14]. Sostenere che Francesco Tommasi ha ripreso in esame la teoria di Wilson, quasi come se egli l’avesse condivisa ed incoraggiata in toto, non è corrispondente alla realtà: egli la esamina brevemente in due pagine di un suo studio, ritenendo possibile che i Templari abbiano conosciuto la tipologia del volto sindonico, ma a “a condizione di non servirsene per trarre argomento in favore della provenienza templare del santo lenzuolo”. Tommasi, infatti, ha ritenuto “sempre meno sostenibile la parte attribuita ai Templari, quali portatori della sindone in Francia”[15], il che è esattamente l’opposto di quanto Frale scrive.

Frale lamenta di essere stata sottoposta da parte mia ad un attacco aggressivo e persino offensivo. Forse dimentica le parole che ella stessa ha usato, sotto lo pseudonimo di Aquilanti, nei confronti dei suoi critici. Nonostante io abbia sempre motivato ogni mia osservazione, abbia pubblicato sia in internet sia su riviste cartacee intere pagine di motivate argomentazioni, e senza mai offendere gratuitamente, Frale tenta di far credere che io voglia evitare il serio dibattito scientifico, imbarcandomi con grande veemenza “in una specie di crociata” contro di lei (tirando in ballo anche i titoli giornalistici applicati ai miei scritti, sebbene sia noto che non spetta all’autore lo sceglierli). Non vedo il motivo di qualificare come “crociata” la semplice segnalazione di una serie di errori nei quali ritengo che Frale sia incorsa. Se ella ritiene che io abbia errato nelle mie argomentazioni, lo può far notare. Ho già fornito sufficiente materiale in diverse sedi, dimostrando - a mio modo di vedere - che Frale nei suoi libri commette numerosi errori difficilmente contestabili: traduzioni errate, citazioni sbagliate, ricopiature affrettate, errori di grammatica e ortografia, descrizioni fuorvianti di immagini ed oggetti, denominazioni scorrette, congetture ingiustificate, anacronismi storici, ed altro. Ho avuto occasione di segnalare solamente una piccola parte di tutti gli errori che ho identificato; i modi che Frale continua ad usare per zittire ed umiliare i suoi recensori sortiscono l’effetto contrario che ella vorrebbe ottenere, e spingerebbero chiunque a continuare con la lista.

Un sistema ripetutamente adoperato da Frale per togliere credibilità alle osservazioni che le sono state fatte, è quello di qualificare i suoi critici come autori o seguaci di “alcuni blog pubblicati in rete da dilettanti della ricerca storica e scientifica”[16]. Già nell’articolo che ho precedentemente pubblicato su questa stessa rivista, avevo notato che Frale, adoperando il falso nome di Giovanni Aquilanti, aveva completamente evitato di rispondere ad una serie di corrette osservazioni che le erano state rivolte, concentrandosi invece sulla denigrazione del blog di Antonio Lombatti che tali critiche aveva solamente ripreso e pubblicizzato sul suo spazio internet personale. Ancor oggi, insistendo con questo argomento del blog, ella sostiene che il sottoscritto “fa proprie le tesi ridicole di bloggers amatoriali”: Nicolotti, lei afferma, rinuncia “a svolgere un serio lavoro di ricerca sui temi trattati (oppure dimostra di non esserne in grado)”. Sergio Luzzatto e Massimo Vallerani, dunque, avrebbero la colpa di aver voluto “avallare, mi auguro per loro senza conoscerlo, tale metodo di lavoro seguito da Nicolotti che assume quale fonte un blog di carattere satirico”[17].

Forse è arrivato il momento di smetterla con questo argomento dei blog. Massimo Vallerani ha scritto una recensione al libro di Frale su una rivista scientifica, senza essere a conoscenza dell’esistenza di alcun blog. Io ho esposto alcune considerazioni coincidenti con quelle di Vallerani, aggiungendone altre mie. Sergio Luzzatto ha dato voce sul Sole 24 Ore ad un mio articolo nel quale io, senza servirmi di alcun blog, smascheravo l’articolo di Frale pubblicato sotto falso nome: poiché la mia accusa si è rivelata corretta, e Frale ha confessato lo stratagemma, Luzzatto non ha nulla da rimproverarsi, e tantomeno c’entra qualche cosa con un blog. Se poi su internet esistono spazi nei quali le persone si esprimono liberamente, questo non è controllabile né da Vallerani, né da Nicolotti, né da Luzzatto. Ciascuno su internet scrive ciò che vuole. Far credere che io basi il mio lavoro su quello che sta scritto sui blog, non solo è falso, ma è anche poco credibile: i miei interventi hanno contenuti e toni ben diversi.

Gradirei dunque che Frale nel commentare ciò che io scrivo, si rivolga direttamente a me, senza associare le mie parole a blog o bloggers di alcun genere, e che non cerchi di accomunare i singoli individui in “poli” o “partiti”, attribuendo con disinvoltura ad uno ciò che è stato scritto da un altro. Se vuole rispondere ai blog, lo faccia sui blog. Troverà sicuramente persone con cui dialogare, che non si celano dietro pseudonimi.


 


[1] B. Frale, La crociata del «Signum fusteum». Note su alcune critiche al libro «I Templari e la sindone di Cristo», in «Giornale di Storia» 3 (2010), p. 1.

[2] Su Il Messaggero di venerdì 29 Gennaio 2010, alla domanda del giornalista: “Ultimamente un libro sulla Sindone, scritto da una vostra archivista, Barbara Frale, sta creando un caso...” così Pagano ha risposto: “Mi limito ad osservare che il metodo di scrittura della storia della dottoressa Frale non è quello della tradizione dell’Archivio Vaticano. In genere i nostri archivisti pubblicano saggi molto bene accolti poiché sono frutto di un solido metodo positivistico, di un duro e lungo lavoro di ricerca e di lima, dunque lontani mille miglia dai presunti scoop di cui il pubblico è ghiotto”.

[3] Luzzatto è certamente uno storico contemporaneo (è nato nel 1963): forse Frale voleva dire “contemporaneista”. Sbagliava comunque, perché Luzzatto ha una cattedra di storia moderna.

[4] In una lettera in cui, con lo stesso grossolano sistema, desiderava attribuire valore ai suoi scritti invocando l’approvazione degli esperti, Frale aveva citato la presunta - e non dimostrata - approvazione dei “due famosi medievisti Alessandro Barbero e Andrea Merlotti” dell’Università di Torino. Ma Barbero insegna a Vercelli e Merlotti non insegna all’Università, e soprattutto non ha mai scritto una riga sul medioevo, essendo uno studioso di storia moderna. Frale però lo qualifica addirittura come medievista “famoso”. Gradiremmo proprio che Frale ci mostrasse una delle pubblicazioni sul medioevo che gli hanno meritato tanta fama  (B. Frale, I giornalisti non sono turisti privi di senso critico, 18 febbraio 2010, sul sito www.picusonline.it).

[5] B. Frale, La crociata del «Signum fusteum», op. cit., p. 1.

[6] Wilson ha scritto libri sulla vita dopo la morte, i fantasmi, le stigmate, la reincarnazione, il diluvio universale, Nostradamus, Atlantide, Shakespeare, Colombo, Caboto, etc.

[7] Qualche esempio tratto da B. Frale, La sindone di Gesù Nazareno, Bologna, Il Mulino, 2009. Alla p. 25 Frale afferma che dal IV secolo a.C. hanno preso piede in Grecia e a Roma lo stoicismo e il neoplatonismo. A quanto mi consta, lo stoicismo è stato fondato da Zenone di Cizio ad Atene nel III sec. a.C., e il neoplatonismo si diffonde a partire dalla metà del ii sec. d.C. Alla p. 35 e 127 dice che il concilio di Nicea (325) stabilisce la vera umanità e divinità di Gesù Cristo contro il monofisismo iconoclasta, cioè il fatto che egli racchiudesse in sé sia la natura umana che quella divina. Ma il rapporto tra natura umana e divina di Cristo e la crisi monofisita competono al concilio di Calcedonia (451). Alla p. 36 nomina un Atanasio di Antiochia che non esiste, perché era Atanasio di Alessandria. E così via.

[8] In uno dei suoi libri confonde sistematicamente gli Atti (in greco) con la Dottrina (in siriaco) e attribuisce a quest'ultima frasi ed espressioni tratti dai primi, scritti in un altro secolo e in un’altra lingua (B. Frale, La sindone e il ritratto di Cristo, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pp. 79-81, 95, 98, 112).

[9] Su questo, A. Nicolotti, I cavalieri Templari, la sindone di Torino e le sue presunte iscrizioni, in «Humanitas» 65/2 (2010), pp. 328-339. Per le immagini, le trascrizioni e il commento delle presunte scritte, si veda Id., Barbara Frale e le scritte sulla sindone di Torino, sul sito www.christianismus.it, oppure Id., Le iscrizioni “fantasma” sulla sindone, in «MicroMega» 4 (2010), pp. 67-79.

[10] B. Frale, La sindone di Gesù Nazareno, op. cit., p. 97.

[11] B. Frale, I Templari e la sindone di Cristo, Bologna, Il Mulino, 2009, p. 182.

[12] Come in B. Frale, La sindone di Gesù Nazareno, Il Mulino, Bologna 2009, p. 103, dove scrive tre lettere in carattere ebraico e poi le chiama per nome, sbagliando due volte su tre.

[13] B. Frale, Quelle critiche di Canfora mi ricordano Harry Potter, su «La Stampa» del 23/7/2009; A. Tornielli, La Frale a Luzzatto: «Non mi sono mai auto-recensita sotto pseudonimo», su «Il Giornale» del 1/6/2010.

[14] A. Demurger, Vie et morte de l’ordre du Temple, Paris, Éditions du Seuil, 1985, p. 32; M. Barber, La storia dei Templari, Casale, Piemme, 1997, p. 380.

[15] F. Tommasi, I Templari e il culto delle reliquie, in G. Minnucci - F. Sardi (edd.), I Templari: mito e storia. Atti del Convegno Internazionale di studi alla Magione templare di Poggibonsi-Siena, Sinalunga, Viti-Riccucci, 1989, p. 193.

[16] B. Frale, La crociata del «Signum fusteum», op. cit., p. 2.

[17] Ivi, p. 15.

 




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