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Documento: Nicolotti, I Templari e la Sindone (recensione)
Messo in linea il giorno Mercoledý, 17 dicembre 2014
Pagina: 1/1


Nicolotti, I Templari e la Sindone (recensione)

I peggiori incubi di Bloch
di Marco di Branco
Deutsches Historisches Institut in Rom

Recensione di A. Nicolotti, I Templari e la Sindone. Storia di un falso, Roma, Salerno, 2011.


da «L'indice dei libri del mese» 10 (2011), p. 21



Nella sua celebre Apologia della storia, Marc Bloch constatava amaramente come il pudore degli storici di professione, incapaci di mettere sotto gli occhi dei profani i dubbi e le incertezze del loro metodo, lasciasse indifesa la massa dei lettori davanti ai falsi splendori di una pretesa storiografia “la cui mancanza di serietà, il cui pittoresco dozzinale, i cui preconcetti politici credono di riscattarsi con un’immodesta sicurezza”.
Oggi i peggiori incubi di Bloch sembrano essersi avverati. Da qualche tempo a questa parte, le maggiori case editrici italiane tendono sempre più spesso a includere nei loro cataloghi saggi storici privi dei minimi requisiti scientifici, caratterizzati da superficialità e sprezzo delle più elementari regole metodologiche. Non v’è dunque da stupirsi del fatto che il Mulino, nel 2009, abbia dato alle stampe due volumi di Barbara Frale (I Templari e la sindone di Cristo e La sindone di Gesù nazareno) nei quali si registra un numero enorme di errori e fraintendimenti e si evidenzia un ulteriore fenomeno paventato da Bloch: quello di una storiografia che, alla ricerca spasmodica del successo e delle vendite, non esita a usare “il rimaneggiamento sornione, l’interpolazione di carte autentiche, gli abbellimenti con dettagli inventati, nella narrazione, su uno sfondo tutto sommato veritiero”. Un ruolo fondamentale è giocato anche dai media, sempre pronti a esaltare quelle opere che si impongono all’attenzione del grande pubblico per le loro tesi provocatorie e “rivoluzionarie”, ma che rivelano inevitabilmente agli addetti ai lavori l’assoluta inadeguatezza dei loro autori ad affrontare i temi trattati.
Di tutto ciò, e di molto altro, si occupa I Templari e la sindone di Andrea Nicolotti, salutare antidoto contro il degrado della ricerca storica. Come un detective di altri tempi, formato alla scuola di Sherlock Holmes ma anche e soprattutto a quella di Lorenzo Valla, Nicolotti conduce una vera e propria indagine sul rapporto fra i Templari e la sindone: rapporto di cui l’autore mette in luce la totale inconsistenza, guidando per mano il lettore alla scoperta delle contraddizioni e delle falsificazioni che costellano i testi di Barbara Frale. Nel compiere quest’opera preziosa, Nicolotti dispiega tutto il suo acume e la sua poliedrica dottrina, utilizzando con disinvoltura documenti latini, greci, arabi e copti. La vastità delle competenze che supportano l’analisi induce peraltro a riflettere, qualora ce ne fosse bisogno, sull’estrema complessità del lavoro dello storico, e in particolare dello storico che si muove nell’ambito del Vicino Oriente medievale, un incrocio di lingue, religioni, tradizioni culturali tanto diverse quanto interconnesse, che richiedono anni di studio paziente per essere anche solo avvicinate in modo corretto.
La storia è complessa, e bisogna tornare a diffidare di chi vuole convincerci del contrario. Ciò non significa sottrarsi al compito di divulgare le proprie scoperte. Ma va tenuto sempre presente che “la semplicità è difficile a farsi”, e che si può essere interessanti e perfino brillanti senza indulgere a scorciatoie semplificatrici e insulsi ammiccamenti. Un esempio in questo senso è proprio il lavoro di Nicolotti, contraddistinto da estremo rigore e da grande chiarezza espositiva, ma anche da divertita ironia. Un piccolo grande libro che ci dice che, per la storia, c’è ancora speranza.


 
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