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Documento: La critica testuale e l'edizione critica del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Domenica, 21 ottobre 2001
Pagina: 2/7
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I testimoni del testo - Il genere

All’inizio la «pubblicazione» dei testi, cioè la loro diffusione sia per uso privato sia per uso pubblico (liturgico, catechetico, ecc.), avveniva attraverso la copiatura a mano, ad opera di scribi, su fogli di papiro o su pergamene (pelli di ovini o bovini conciate appositamente). Il papiro è il materiale che fu usato nei tempi più antichi; venne sostituito, già dai primi secoli, ma soprattutto a partire dal IV, dalla pergamena, che era più resistente e consentiva di scrivere più facilmente su entrambe le facciate; poteva perfino essere raschiata e riscritta (palinsesto). Proprio per la loro fragilità, i papiri si sono conservati solo in ambienti estremamente asciutti (desertici) e comunque in modo frammentario. La forma adottata era, soprattutto per i papiri, quella del rotolo (volumen), a cui si affiancò poi la forma a codex, quella dei fogli piegati in quattro, a quaternioni, rilegati insieme, da cui viene la forma attuale dei libri. Mentre gli Ebrei mantennero, per rispetto della tradizione, la forma del rotolo per le Sacre Scritture usate durante la liturgia, i Cristiani adottarono quella a codice che risultava più facile da usare e anche più economica, perché consentiva di sfruttare meglio il materiale (su questo argomento, si veda il capitolo dedicato alla filologia).

Abbiamo un centinaio di papiri, per lo più del III secolo, ma alcuni anche del II: sono i testimoni più antichi del testo, contengono però solo frammenti. Ne sono stati scoperti molti, e importanti, a partire dal 1930 (collezioni Chester-Beatty e Bodmer) ed il loro studio ha portato a modificare la valutazione dei testimoni già noti.

I manoscritti greci più antichi furono scritti con la scrittura maiuscola (detta anche onciale), che risulta molto chiara e nitida, ma più tardi, per rendere più veloce la trascrizione e per risparmiare spazio, si passò alla scrittura minuscola corsiva, che diventa comune dal IX secolo e soppianta del tutto la maiuscola. Perciò sono anche molto più numerosi i manoscritti (=mss.) in minuscola che ci sono pervenuti (sono circa tremila, contro trecento in maiuscola). Nel corso del tempo e in ambienti diversi cambiava il tipo di scrittura adottata, perciò oggi lo studio degli stili di scrittura contribuisce a datare i mss. e a stabilirne la provenienza geografica.

Il testo nei manoscritti era scritto su colonne appaiate (di numero variabile: 2,3,4) e, soprattutto nei mss. in maiuscola, non presentava separazione tra le parole (scriptio continua), né spiriti o accenti, né segni di interpunzione; inoltre erano usate volentieri abbreviazioni, specialmente a proposito dei cosiddetti nomina sacra (nomi indicanti figure divine, come Theós, Iêsoús, ma anche nomi molto comuni, come patêr, ánthrôpos), di cui si trascrivevano, ad esempio, l’iniziale e la desinenza (THS per Theós, KS per Kúrios, ecc.), con una lineetta sopra per avvertire dell’abbreviazione. Ciascuna di queste caratteristiche ha provocato errori particolari nella trascrizione da copia a copia. Non esisteva l’attuale divisione in capitoli e versetti, che fu fatta, per i capitoli, in età medievale (sul testo della Vulgata), e, per i versetti, nel ‘500, in un’edizione a stampa. Però già in antichi mss. del IV e V sec., come il Vaticano e l’Alessandrino, si trovano forme di numerazione del testo dei libri del NT; per i Vangeli molti mss. riportano il sistema dei «Canoni» elaborato da Eusebio di Cesarea, che consentiva di riconoscere a colpo d’occhio se un passo evangelico presentava paralleli negli altri Vangeli, e quanti. 1

A partire dal IV secolo soprattutto invalse l’uso di copiare i testi della Scrittura per uso liturgico, secondo l’ordine del calendario liturgico, in appositi volumi, i lezionari: anch’essi possono costituire dei testimoni utili della tradizione manoscritta, tanto più utili in quanto la tendenza è maggiormente conservatrice. Sono circa 2300, posteriori al IX secolo. Questi ultimi contengono i passi destinati all’uso liturgico (pericopi), quindi solo alcune parti dei libri del NT.

La Peshitta è una antica traduzione siriaca La Peshitta è una antica traduzione siriaca

Vi sono anche una trentina di ostraca, ossia cocci di terracotta utilizzati come materiale scrittorio.

Accanto alle copie dirette dei testi originali, fin dai primi secoli, via via che il messaggio cristiano veniva portato in paesi in cui si parlavano lingue diverse dal greco, si rese necessario tradurre i testi nelle varie lingue locali: le traduzioni in latino sono testimoniate a partire dal II secolo. Anche queste traduzioni, che a loro volta furono copiate per essere diffuse, interessano ai fini della ricostruzione degli originali, soprattutto quanto sono traduzioni antiche, che presuppongono originali antichi.

 

Infine non vanno trascurate le citazioni testuali, almeno quelle letterali, fatte dai Padri della Chiesa, specialmente quelli tra il II e il IV secolo (Giustino, Ireneo, Clemente Alessandrino, Origene, Epifanio): anche queste citazioni, che presuppongono testi greci antichi, sono importanti, sebbene comportino problemi particolari di interpretazione, perché anche all’interno di citazioni letterali, quando incontriamo espressioni diverse da quelle che troviamo nei manoscritti del testo, non si può escludere che l’autore citi a memoria, e quindi con imprecisioni.


NOTE AL TESTO

1 Eusebio aveva suddiviso il testo di ciascun Vangelo in sezioni o passi dando a ciascuno un numero progressivo (i passi risultano 355 in Mt, 233 in Mc, 342 in Lc, 232 in Gv), quindi aveva elaborato dieci tavole (kanones), dove erano riportati i numeri delle varie sezioni, così ripartiti: nella I tavola, su colonne parallele, quelli presenti in tutti e quattro i Vangeli, nelle tavv. II-IV quelli presenti in tre (Mt-Mc-Lc oppure Mt-Lc-Gv, ecc.), nelle tavv. V-IX quelli presenti in due, nella X quelli presenti in un solo Vangelo. I mss. riportano a margine del testo i numeri del passo e della tavola. Questi numeri sono riportati ancora nelle edizioni moderne (nel Nestle-Aland nel margine interno, nel Merk in quello esterno, in carattere corsivi); e le tavole vengono riprodotte nell’introduzione insieme al testo della Lettera a Carpiano in cui Eusebio spiega il suo sistema.




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