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Introduzione: Sezione: Cristianesimo antico e reincarnazione
Messo in linea il giorno Domenica, 01 dicembre 2002
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Sezione: Cristianesimo antico e reincarnazione

In alcuni libri e siti internet si afferma che gli antichi Cristiani, per bocca di alcuni teologi tra i quali spicca Origene, predicarono la reincarnazione delle anime. In questa sezione si ospitano alcuni saggi che descrivono l'autentica posizione dei Cristiani dei primi secoli, i quali furono unanimemente contrari a questa credenza.

Ciclo delle reincarnazioni

 


Il cristianesimo nacque in un periodo storico in cui una parte del mondo greco-romano aveva accettato, sulla scia dell’orfismo, del pitagorismo e soprattutto del platonismo, una dottrina secondo cui le anime sono soggette a successive reincarnazioni (metempsicosi = passaggio delle anime).

Oltre che nella civiltà greca, la credenza nella metempsicosi è presente in altre aree culturali: il caso più notevole è costituito dal complesso teorico elaborato dall’induismo e dal buddismo, che fa perno sul concetto del samsara, il ciclo di nascite e morti, e sulle tecniche di liberazione da tale ciclo.

In età moderna, richiami a questa dottrina si ebbero in Europa nei seguaci delle diverse sette teosofiche, antroposofiche e spiritistiche.

Alcuni moderni sostenitori della teoria della reincarnazione (per lo più appartenenti alle sette succitate) per rendere maggiormente accettabile questa loro teoria hanno affermato ed affermano che anche alcuni Padri della Chiesa sono stati favorevoli alla metempsicosi 1. La medesima situazione si riflette sulla letteratura presente in internet (in nota alcuni esempi e link) 2:

Una confutazione generale di simili pretese - che spesso mancano di una esatta ambientazione storica e di una precisa interpretazione dei testi - è stata attuata in Italia da Pier Angelo Gramaglia, che vi ha dedicato un capitolo del suo libro La Reincarnazione... altre vite dopo la morte o illusione?, Piemme, Casale Monferrato 1989, pp. 339-455 (specie pp. 439-454). Più in breve, lo stesso argomento l’ha affrontato Pietro Cantoni nel suo libricino Cristianesimo e reincarnazione, Leumann, LDC, 1997.

Vale la pena di premettere alcune brevi considerazioni di Gramaglia sulla reincarnazione in ambito ebraico ed islamico3:

«L'ebraismo ha conosciuto teorie reincarnazioniste in epoca molto tardiva e nell'ambito esclusivo di correnti settarie. Certo non è comunque sostenibile la fregnaccia di non pochi reincarnazionisti, che fanno risalire la Qabbalah a Mosè o lo Zohar agli Esseni. La dottrina della trasmigrazione delle anime, detta gilgul, appare nelle fonti medioevali dell'ebraismo teosofico, confluito nello Zohar, e precisamente nel libro Bahir dei cabalisti provenzali del sec. XIII, che erano in rapporto probabilmente con i catari. Lo Zohar pareva tuttavia riservare la reincarnazione, come forma di punizione, a quanti avessero offeso il precetto giudaico della procreazione; spiega pure con la metempsicosi l'istituzione del levirato, nel senso che, quando il fratello di un morto ne sposa la vedova, egli rievocherebbe l'anima del marito defunto, conferendole un nuovo spirito in un nuovo corpo. Solo Menachem Recanati verso il 1300 pare avere ammesso una metempsicosi in forme non umane, come punizione per particolari peccati4. La teoria della reincarnazione appare di nuovo nella Qabbalah di Safed, in Luria e nell'esoterismo ebraico del sec. XVI, condensandosi infine nel Sefer ha-Gilgulim (« Libro della trasmigrazione delle anime ») di Chayyim Vital, che la presenta non più come punizione per alcune colpe sessuali, come pensavano invece i primi cabalisti, bensì come legge universale, estensibile anche agli animali, alle piante e alle pietre; si riteneva già che ogni uomo portasse con sé le tracce segrete delle peregrinazioni della propria anima nelle linee della fronte e della mano e nell'aura, che si irradia dal corpo5.

Infine pure l'attribuzione della reincarnazione al pensiero di Maometto è un grossolano falso storico, perché addirittura l'immortalità dell'anima nell'islamismo non venne per lungo tempo ammessa universalmente; per lo più si riteneva, in conformità al pensiero semitico, che corpo e anima morissero insieme e che venissero poi risuscitati ancora insieme. Si professava pertanto la risurrezione finale del corpo e non certo la reincarnazione6. Quest'ultima ideologia, che ammetteva spesso la rinascita punitiva in donne e in animali oppure si riconnetteva alla teoria della reincarnazione dell'Imām nascosto, si presentò più tardi solo in alcune sette islamiche»7.

Per ritornare in ambito cristiano, in questa sezione desidero ospitare alcuni articoli, tre dei quali del prof. Mario Maritano, che si occupano di questo tema:

  1. Giustino martire di fronte al problema della Metempsicosi. Giustino (metà del II secolo) è il primo Padre della Chiesa che si pone il problema della dottrina della metempsicosi in rapporto alla fede cristiana, e ci può fornire un’idea di quale fosse la posizione dei Cristiani del tempo. L’articolo contiene anche un panorama della credenza nella reincarnazione nel mondo greco-romano coevo, ed un’ampia bibliografia sui vari temi esaminati.

  2. Ermia e la metempsicosi. Di questo autore di cui conosciamo solo il nome, possediamo un’opera intitolata Scherno dei filosofi antichi, databile al 200 circa, esempio di un atteggiamento di derisione e aggressione satirica nei confronti dei filosofi che sostenevano la reincarnazione.

  3. La metensomatosi in Origene. Origene (185-253 circa) è l’autore che più è stato citato come preteso sostenitore della dottrina della reincarnazione. In questo breve articolo si espone l’autentica teoria del pensatore alessandrino.

  4. La reincarnazione ed il concilio di Costantinopoli del 553. Esame del testo in base al quale i reincarnazionisti affermano di evincere la tardiva condanna delle loro teorie da parte della Chiesa.

Si tenga presente che anche altri autori vissuti tra il II e l’inizio del III secolo, qui tralasciati, si occuparono della reincarnazione: Ireneo, Teofilo Antiocheno, Ermia, Minucio Felice, Ippolito, Clemente Alessandrino, Minucio Felice e Tertulliano8.


NOTE:

1 Bibliografia nella nota 7 dell’articolo su Giustino Martire di Mario Maritano qui riprodotto.

2 Ricerca effettuata in rete il 18 agosto 2002:

  1. http://www.viviamoinpositivo.org/spirito/articoli/reincarnazione.htm:
    “Il concetto di reincarnazione è decisamente una componente anche del primo Cristianesimo; ciò nonostante, molti cristiani moderni tendono a considerare l'idea come una buffa superstizione. I padri della Chiesa Cristiana, comunque, testimoniano che le reincarnazione era parte del pensiero cristiano primitivo. Per esempio, nel terzo sec. d.C., Origene […] Con il tempo, quando la teologia cristiana iniziò a cambiare, l'idea della reincarnazione divenne sinonimo di eresia, e nel 553 d.C., nel secondo Concilio di Costantinopoli, l'Imperatore Giustiniano proclamò il suo anatema contro Origene […] Questo pose fine ad ogni disquisizione seria sulla trasmigrazione dell'anima nella cristianità organizzata”.

  2. Nel sito di Paolo Vanoli "http://www.mednat.org/" (ricopiato da Reincarnazione.htm a cura di Mario Rizzi):
    “Origene , uno dei più dotti tra i Padri della Chiesa, che, osservando come tutti gli uomini fossero assai diversi tra loro fin dalla nascita, concluse che essi dovevano aver già vissuto in precedenza […] Da quel momento in poi (condanna di Origene, n.d.r.) furono combattute tutte le Scuole di pensiero che accettavano la dottrina della rinascita e coloro che parlavano a favore del concetto della rinascita furono etichettati come eretici e scomunicati. Anche i testi riportanti tale dottrina furono distrutti o fatti sparire, insieme a tutti i riferimenti al riguardo presenti nei testi sacri, Bibbia compresa”.

  3. Un dizionario esoterico alla voce Reincarnazione http://www.esonet.org/dizionario/r02.htm, dopo aver enumerato Origene e sant’Agostino come sostenitori della dottrina, dice:
    “Purtroppo il quinto Concilio Ecumenico, manovrato dall'imperatore Giustiniano e contro la volontà dello stesso papa Vigilio (553 d.C.), ha decretato, oltre a ben quindici diversi anatemi antiorigeniani, la totale esclusione dalla dottrina cristiana del concetto di preesistenza dell'anima e quindi, naturalmente, Reincarnazione. Al suo posto venne invece introdotto un nuovo dogma, quello riguardante la resurrezione della carne, tuttora valido ed ipersfruttato”.

3 Reincarnazione... altre vite dopo la morte o illusione?, Piemme, Casale Monferrato 1989, pp. 454-455.

4 G. SCHOLEM, Le grandi correnti della mistica ebraica, Milano, 1965, pp. 324-325.

5 G. SCHOLEM, op. cit., pp. 377-381.

6 Cfr. J. VAN ESS, Immagine di Dio e mistica islamica, immagine dell'uomo e società, in H. KÜNG, Cristianesimo e religioni universali, Milano, 1986, p. 100.

7 E. L. DIETERICH, Die Lehre von der Reinkarnation im Islam, in « Zeitschrift für Religions- und Geistesgeschichte » IX (1957), pp. 129-149, che ricorda queste sette, quali la Kaisānijja (nel sec. VIII), la Churramijja, gli Jasīdi, i Nussairī, i Drusi e alcune aderenti al Sufismo; dal punto di vista religioso la reincarnazione è tuttavia un corpo estraneo, che non trova aggancio organico con l'islamismo, incentrato sella risurrezione dei morti e sul giudizio universale da parte di Dio; pare derivare da influssi gnostici, manichei e buddhisti sulle sette islamiche.

8 Per una panoramica generale, anche oltre il II secolo, cfr. soprattutto L. SCHEFFCZYK, Die Reinkarnationsgedanke in der altchristlichen Literatur, in «Bayerische Akademie der Wissenschaften. Philosophisch- historische Klasse». Sitzungsberichchte 1985, Heft 4 (München 1985), pp. 1-39.


 
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